2023-04-01
«Con la carne sintetica il cibo finirà in mano a Big Pharma»
Il presidente Coldiretti, Ettore Prandini: «Big Pharma vuole imporre una dieta unica a tutta l’umanità. Una bugia la perdita di competitività per l’Italia. Inquinamento, nessuna differenza con gli allevamenti».«I Paesi ricchi dovrebbero mangiare carne sintetica al 100 per cento. Ci si può abituare alla differenza di gusto, senza contare che, nel tempo, verrà resa ancora più appetitosa». Così dichiarava Bill Gates, nel febbraio del 2021, alla MIT Technology Review. Le abitudini alimentari del mondo intero, ha teorizzato serenamente il creatore di Microsoft, vanno del tutto modificate. E tra i cambiamenti è ovviamente previsto il passaggio dalla dieta carnivora «al consumo di manzo sintetico e a prodotti alternativi a base vegetale». Gates, manco a dirlo, si è nascosto dietro la tutela dell’ambiente: «Le mucche allevate per la carne bovina contribuiscono fortemente alle emissioni di gas metano. La cui quantità nell’atmosfera, tra il 2000 e il 2017, è cresciuta a dismisura arrivando a eguagliare i livelli dell’industria dei combustibili fossili», ha detto. Insomma, l’invito al grande reset alimentare è esplicito, e ormai va avanti da tempo. Appena meno note sono le questioni economiche. Nel corso degli anni, infatti, il vecchio Bill ha investito parecchio denaro in varie startup che si occupano di prodotti sintetici e alimentazione artificiale.Per la precisione, il nostro ha versato milioni di dollari a società come Nobell Foods, produttrice di proteine artificiali (75 milioni di dollari nel 2021), Nature’s Fynd (80 milioni nel 2020), Upside Foods (400 milioni), Motif Foodworks (226 milioni), Eat Just (200 milioni) e Impossible Foods (50 milioni). Soprattutto, Gates ha investito una cifra sconosciuta, ma si suppone notevole, in Beyond Meat, marchio leader nel settore della carne artificiale di cui si sono fatti sostenitori personaggi come Kim Kardashian e Snoop Dogg. E il cui presidente esecutivo, tale Seth Goldman, rivelò di avere «la presunzione di voler trasformare il sistema alimentare mondiale» (lo ricorda Gilles Luneau in Carne artificiale? No grazie, edito da Castelvecchi).Dunque ha perfettamente ragione Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, quando spiega cosa si nasconda dietro le campagne a favore delle bistecche in vitro. «Di aziende italiane che lavorino sul business della carne sintetica ce n’è soltanto una: una startup trentina», mi ha detto ieri durante un confronto avuto a Punto e a capo su Radio Radio. «Si tratta di una startup che non ha alcuna capacità di realizzazione produttiva, quindi si occupa solo di studio. Poi ci sono i grandi player a livello mondiale - parliamo di dieci persone nel mondo - che controllano oggi tutto il sistema della produzione e commercializzazione dei cibi sintetici: carne, latte e pure pesce».Secondo Prandini, il problema sta nella «concentrazione di ricchezza nelle mani di poche persone, tra cui Bill Gates che guida la cordata. Queste persone detengono già il controllo delle piattaforme social e delle maggiori Big Pharma a livello mondiale. Se arrivassero a imporre una dieta omologata - che è quella alla quale loro puntano, e lo dicono apertamente - arriverebbero ad avere anche il controllo del cibo, oltre a cancellare la varietà dei prodotti agroalimentari, cosa che danneggerebbe particolarmente l’Italia, cioè la nazione che ne ha più al mondo. Non è quindi una questione solo economica o di opportunità, ma è anche una questione geopolitica».Come abbiamo avuto modo di notare, il problema della carne sintetica è che non si tratta di un prodotto alternativo alla carne vera, ma sostitutivo. E infatti - proprio come fa Gates - chi fabbrica questi surrogati punta tutto sull’attacco ai cibi tradizionali. «Assistiamo in questi giorni a una demonizzazione della carne e dei suoi derivati», dice Prandini. «Nella realtà, la situazione è molto diversa da come viene descritta. Parliamo ad esempio di allevamenti zootecnici. Da questo punto di vista, l’Italia è la nazione più sostenibile a livello mondiale: ha un impatto che è inferiore al 5% per quanto riguarda le emissioni, e comunque le emissioni che vengono rilasciate dagli allevamenti sono di ammoniaca, che rimane nell’atmosfera per non più di dieci anni». Peraltro, anche la carne sintetica produce emissioni: «Sono prodotte dal bioreattore che serve per la produzione di cibo sintetico, e sono di anidride carbonica, che rimane in atmosfera per millenni. Le percentuali di emissioni di un bioreattore, sulla stessa quantità di prodotto, sono molto più alte a quelle di un allevamento. Quindi anche il tema della sostenibilità è un falso tema. E non è tutto. L’acqua che vien utilizzata da un bioreattore è proporzionale a quella di un allevamento, quindi non abbiamo nessun tipo di risparmio, mentre il residuo della lavorazione è paragonato al prodotto farmaceutico, quindi altamente inquinante».A questo punto, occorre spiegare come venga prodotta la carne sintetica. Per prima cosa, serve una «coltura basale» (procedimento complesso per cui si utilizzano soia e mais). Dopodiché, come spiegano Robb Wolf e Diana Rodgers, autori di Sacred Cow (Ab Ovo edizioni), «si riempie un grosso bioreattore con questa “coltura basale” […]. Si accumula ammoniaca, che poi andrà eliminata. Le cellule “donate” dagli animali si moltiplicano nelle prime 72 ore, e a questo punto si aggiunge una miscela di glucosio, ossigeno e glutammina per stimolare ulteriori duplicazioni. […] Si aggiunge un concentrato di soia idrolizzata; la miscela rilascia alanina, ammoniaca e lattato, e questo punto si sviluppa su una “impalcatura” che imita la struttura del tessuto animale». «Si dice che sia carne coltivata», commenta Prandini. «No, di coltivato non c’è niente, questo prodotto non c’entra assolutamente niente con l’agricoltura. Qui parliamo nella maggior parte dei casi di cellule staminali, che vengono asportate dalla ricerca più avanzata dal muscolo degli animali, ma in tanti casi dai feti dei vitellini che sono ancora nel grembo delle vacche. Dopodiché vengono portate in questo bioreattore, vengono “alimentate” con prodotti artificiali e vengono moltiplicate. Le cellule staminali non sono stabili: c’è quindi il rischio di situazioni di carattere cancerogeno nel momento in cui questo alimento dovesse essere consumato in modo continuativo da parte delle popolazioni, da qui la necessità di ulteriori approfondimenti sul piano sanitario. Il cosiddetto bioreattore», prosegue Prandini, «in alcune pubblicità appare come una centrifuga o un piccolo forno a microonde. In realtà parliamo di stabilimenti di grandissime dimensioni, particolarmente impattanti. E qui si capisce che chi sostiene che stiamo perdendo una opportunità commerciale dice una falsità. Le società di carne sintetica non verranno mai a produrre qui in Italia: i costi energetici qui sono più alti che altrove, per dirne una. In secondo luogo, non hanno bisogno di venire qui: bastano pochi siti produttivi per realizzare grandi quantità di prodotto. Faccio un esempio: in Danimarca stanno realizzando un centro produttivo per il cosiddetto latte artificiale. In quell’unico stabilimento si riuscirà a produrre bevanda sintetica in quantità tale da coprire la maggior parte del fabbisogno europeo». Quali potrebbero essere le conseguenze è abbastanza ovvio. Con un solo stabilimento che produce latte artificiale sufficiente per tutta Europa, «si cancellerebbero le imprese agricole e tutto l’indotto, tutto quel valore economico sostiene l’Italia. L’agroalimentare è la prima voce del Pil italiano se lo consideriamo come aggregato rispetto a tutto quello che muove».Il danno economico sarebbe enorme. Ma c’è un altro aspetto particolarmente rilevante. Il prodotto artificiale potrebbe modificare la nostra stessa concezione di alimentazione: «Continuiamo a parlare di cibo e di carne», spiega Prandini, «però non abbiamo davanti prodotti alimentari, bensì prodotti farmaceutici. Per questo noi abbiamo plaudito alla scelta del governo, perché utilizza il principio di precauzione e tutela la salute pubblica dicendo: facciamo tutte le analisi e, invece di paragonare il prodotto sintetico al cibo, lo paragoniamo alla farmaceutica, con tutto quello che ne deriva nelle fasi autorizzative e di controllo». Ecco cos’è la carne sintetica: un mezzo per distruggere il tessuto produttivo nazionale, trasformare il cibo in prodotto farmaceutico e per concentrare nelle mani di pochi (sì: Big Pharma) il dominio del cibo. Se vi sembra un progresso, tanti auguri.ha collaborato Matteo Lorenzi
Foto @Elena Oricelli
Dal 6 dicembre il viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 toccherà 60 città italiane tra concerti, sportivi e iniziative sociali, coinvolgendo le comunità in vista dei Giochi.
Coca-Cola, partner del viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026, ha presentato le iniziative che accompagneranno il percorso della torcia attraverso l’Italia, un itinerario di 63 giorni che partirà il 6 dicembre e toccherà 60 città. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’attesa dei Giochi in un momento di partecipazione diffusa, con eventi e attività pensati per coinvolgere le comunità locali.
Le celebrazioni si apriranno il 5 dicembre a Roma, allo Stadio dei Marmi, con un concerto gratuito intitolato The Coca-Cola Music Fest – Il viaggio della Fiamma Olimpica. Sul palco si alterneranno Mahmood, Noemi, The Kolors, Tananai e Carl Brave. L’evento, secondo l’azienda, vuole rappresentare un omaggio collettivo all’avvio del percorso che porterà la Fiamma Olimpica in tutta Italia. «Il viaggio della Fiamma unisce storie, territori e persone, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza che appartiene a tutti», ha dichiarato Luca Santandrea, general manager olympic and paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola.
Come in altre edizioni, Coca-Cola affiancherà il percorso selezionando alcuni tedofori. Tra i nomi annunciati compaiono artisti come Noemi, Mahmood e Stash dei The Kolors, volti dell’intrattenimento come Benedetta Parodi e The Jackal, e diversi atleti: Simone Barlaam, Myriam Sylla, Deborah Compagnoni, Ivan Zaytsev, Mara Navarria e Ciro Ferrara. La lista include anche associazioni attive nel sociale – dalla Croce Rossa al Banco Alimentare, passando per l’Unione italiana dei ciechi e ipovedenti – a cui viene attribuito il compito di rappresentare l’impegno civile legato allo spirito olimpico.
Elemento ricorrente di ogni tappa sarà il truck Coca-Cola, un mezzo ispirato alle auto italiane vintage e dotato di schermi led e installazioni luminose. Il convoglio, accompagnato da dj e animatori, aprirà l’arrivo della torcia nelle varie città. Accanto al truck verrà allestito il Coca-Cola Village, spazio dedicato a musica, cibo e attività sportive, compresi percorsi interattivi realizzati sotto il marchio Powerade. L’azienda sottolinea anche l’attenzione alla sostenibilità: durante il tour saranno distribuite mini-lattine in alluminio e, grazie alla collaborazione con CiAl, sarà organizzata la raccolta dei contenitori nelle aree di festa. Nelle City Celebration sarà inoltre possibile sostenere il Banco Alimentare attraverso donazioni.
Secondo un sondaggio SWG citato dall’azienda, due italiani su tre percepiscono il Viaggio della Fiamma Olimpica come un’occasione per rafforzare i legami tra le comunità locali. Coca-Cola richiama inoltre la propria lunga presenza nel Paese, risalente al 1927, quando la prima bottiglia fu imbottigliata a Roma. «Sarà un viaggio che attraverserà territori e tradizioni, un ponte tra sport e comunità», ha affermato Maria Laura Iascone, Ceremonies Director di Milano Cortina 2026.
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Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Ansa)