Il settore delle macchine agricole sta vivendo una rivoluzione grazie alle nuove tecnologie digitali che controllano i campi in modo mirato tagliando i costi. Le azioni volano: rendimenti fino a +154%.

Il boom delle materie prime agricole non ha solo effetti negativi sui mercati, ma c’è chi si sfrega le mani come le società specializzate nelle macchine agricole che, in tempi di crisi come questi, ha visto gli ordini balzare come non capitava da tempo. D’altronde, l’aumento dei prezzi delle materie prime ha determinato un’impennata delle attrezzature. «Un mercato in mano a pochi produttori e dove la tecnologia sta diventando sempre più importante come ha confermato l’operazione portata a segno di recente da Cnh industrial (del gruppo Exor) che ha acquisito per 2 miliardi di dollari Usa Raven, società operante nell’agricoltura di precisione», dice Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf.

Per il gruppo della galassia AgnelliElkann (confluito nel colosso Stellantis) che produce macchine agricole (oltre a escavatori, camion, bus, mezzi militari e motori) è la più importante acquisizione dalla costituzione nel 2013.

Un’acquisizione a caro prezzo dettata anche dall’esigenza di Cnh (quotata a Piazza Affari) di colmare il gap che divide la propria divisione agricola con la concorrente John Deere, fortissima proprio nelle tecnologie dell’agricoltura di precisione e dei mezzi agricoli autonomi. L’operazione ha portato in «casa» sistemi che permettono all’imprenditore di stabilire con la massima precisione quanto fertilizzante, quanta acqua, quante sementi servono per una determinata area da coltivare, evitando sprechi e aiutando l’ambiente.

Così, il mondo dell’agritech si mostra sempre più in crescita e i costruttori di macchine agricole ne beneficiano, con colossi come John Deere che impiegano più programmatori che ingegneri meccanici.

Le macchine John Deere di nuova generazione utilizzano l’intelligenza artificiale (Ai) per aumentare in modo esponenziale l’efficienza, consentendo agli agricoltori di ottenere maggiori raccolti con meno lavoro e costi inferiori.

In Italia nel settore è quotata a Piazza Affari anche Carraro group, ma l’azienda è in procinto di lasciare la Borsa anche se finalmente il settore sembrava vicino a una svolta significativa.

A ogni modo, il comparto delle macchine agricole è un vero e proprio gioiello in Borsa. In piena pandemia ci sono titoli che sono cresciuti anche più del 100% fino a toccare picchi del 150%. È il caso di Deer & Co (+154%) o di Agco (+111%), di The toro company (+91,7%) e di Caterpillar (+58,4%). Per chi non ama prendersi i rischi di una esposizione diretta ai titoli azionari ci sono anche fondi ed Etf (molto pochi, a dire il vero) che permettono di entrare nel settore: è il caso dell’iShares stoxx Europe 600 auto&parts (+15,1% in tre anni) o di alcuni prodotti legati al mondo dell’alimentare come il Dpam invest b eq sustainable food trends (+29,8% in 36 mesi) o Lyxor stoxx Europe 600 food & bev ucits etf (+24,1%).

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