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2022-06-11
Comuni, le sfide calde. Chi non fa alleanze conta sui ballottaggi
Quasi 9 milioni di italiani chiamati alle urne: domani, domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23 si vota per eleggere i sindaci e rinnovare i consigli comunali di 978 Comuni, tra i quali 22 capoluoghi di provincia (Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona, Viterbo) e quattro capoluoghi anche di Regione: Genova, Palermo, Catanzaro e L’Aquila. I Comuni con più di 15.000 abitanti, nei quali si andrà al ballottaggio tra i primi due candidati domenica 26 giugno se nessuno otterrà il 50% più uno dei voti, sono 142. Per i Comuni con meno di 15.000 abitanti queste amministrative introducono una novità: se alle elezioni risulta ammessa una sola lista, e fermo restando che i voti validi all’unica lista ammessa non devono essere inferiori al 50% dei votanti, sarà sufficiente che il numero dei votanti non sia inferiore al 40% degli elettori.
Passiamo sinteticamente in rassegna le sfide principali. A Genova i candidati sono 7: i favoriti sono il sindaco uscente Marco Bucci, sostenuto dal centrodestra, da Carlo Calenda e Matteo Renzi, e Ariel Dello Strologo, alla guida di una coalizione giallorossa con Pd, M5s e altre liste di sinistra; giallorossi compatti anche a Catanzaro, a sostegno di Nicola Fiorita, mentre il centrodestra si divide: Valerio Donato è sostenuto da Forza Italia, Lega, Italia viva e Udc mentre Fratelli d’Italia tenta la corsa in solitaria candidando Wanda Ferro. A L’Aquila in gara il sindaco uscente di centrodestra, Pierluigi Biondi, che sfida la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, sostenuta anche dal M5s. A Palermo, dopo un lungo tira e molla, il centrodestra ha trovato l’intesa su Francesco Lagalla, mentre Pd e M5s schierano Franco Miceli e Azione di Calenda e +Europa di Emma Bonino sostengono Fabrizio Ferrandelli.
Il doppio turno finisce come di consueto per agevolare le spaccature interne alle coalizioni, che poi di solito si riuniscono al ballottaggio, e così, oltre che a Catanzaro, il centrodestra si presenta diviso anche a Verona, Parma e Viterbo. A Verona l’altro ieri sera c’è stato finalmente un abbraccio pubblico tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini: Lega e Fratelli d’Italia sostengono la ricandidatura del sindaco uscente Federico Sboarina, insieme ai centristi dell’Udc, Noi con l’Italia e alla lista del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Forza Italia invece si è schierata con l’ex sindaco Flavio Tosi, mentre il centrosinistra sostiene l’ex calciatore Damiano Tommasi (ma il M5s non ha presentato la lista).
Centrodestra diviso pure a Parma, dove i cittadini sono chiamati a eleggere il nuovo sindaco dopo i due mandati Federico Pizzarotti, eletto nel 2012 con il M5s e poi di nuovo nel 2017 come civico. Pizzarotti e il Pd sostengono Michele Guerra, Forza Italia e Lega schierano l’ex sindaco Pietro Vignali, mentre Fratelli d’Italia candida Priamo Bocchi. Il M5s non ha presentato la lista. A Viterbo, Fdi schiera Laura Allegrini; Lega, Udc e un pezzo di Forza Italia sostengono Claudio Ubertini; Italexit appoggia Marco Cardona e per finire Chiara Frontini ha il sostegno di Rinascimento di Vittorio Sgarbi e alcune civiche di area moderata. I giallorossi sostengono Alessandra Troncarelli.
Frantumato il centrosinistra (o campo largo, o giallorossi, come preferite): solo in 18 capoluoghi su 26 Pd e M5s sono compatti a sostegno dello stesso candidato a sindaco. Il crollo più vistoso è quello dei pentastellati guidati da Giuseppe Conte, che in moltissimi Comuni non schierano il simbolo (i casi più clamorosi sono Parma e Verona) e vedono i loro militanti sparpagliati in varie civiche. Il M5s non presenta il simbolo neanche a Lucca, mentre a Cuneo corre da solo con Silvia Cina che sfida la candidata di Pd e centrosinistra Patrizia Manassero. Per comprendere immediatamente la situazione disastrosa del M5s, basta pensare che in Sicilia, un tempo granaio elettorale dei grillini, Conte è riuscito a presentare la lista in coalizione con il Pd solo in 3 Comuni su 120 (Palermo, Messina e Scordia in provincia di Catania). A proposito di Messina: qui la Lega, con il simbolo Prima l’Italia, sostiene Federico Basile mentre il resto del centrodestra appoggia Federico Croce. Basile è il candidato dell’ex sindaco Cateno De Luca, in corsa per le regionali del prossimo autunno. Regionali che rappresentano un nodo intricato da sciogliere per il centrodestra: Fratelli d’Italia spinge per la ricandidatura del governatore Nello Musumeci, ma la Lega fa muro. Nel 2023, invece, si svolgeranno invece le regionali in Lombardia. Ieri Carlo Calenda, leader di Azione, ha sparigliato le carte: «Ci sono persone di grandissima qualità», ha detto Calenda, «anche nel campo avverso: Letizia Moratti sarebbe un’ottima candidata a fare il presidente della Regione. Lo farebbe molto bene». La Moratti ha ringraziato Calenda, aggiungendo che «ci sono diverse ipotesi e riflessioni in corso». Il governatore Attilio Fontana, in corsa per la ricandidatura, si è limitato a una battuta: «Vuol dire che Carlo Calenda chiederà di entrare nel centrodestra, e la cosa mi fa piacere».
Giustizia, corsa all’ultimo votante. Ma l’obiettivo quorum resta difficile
Sarà una corsa all’ultimo voto. O meglio: all’ultimo votante. Stiamo parlando dei cinque referendum sulla giustizia, per i quali l’attenzione domani sarà concentrata sull’affluenza ai seggi. Trattandosi di un referendum abrogativo e non di un referendum costituzionale, affinché sia valida, la consultazione ha bisogno che vi prendano parte la metà più uno degli aventi diritto al voto. Da questo punto di vista, la concomitanza con le elezioni amministrative in numerosi comuni può certamente rappresentare un aiuto, ma l’obiettivo resta comunque difficile. Anche perché i seggi saranno aperti una sola giornata, dalle 7 alle 23, a differenza che in altre occasioni, quando si è votato per due giorni o in periodi dell’anno meno soggetti alla tentazione balneare. Ad alleggerire il fardello per chi sta tentando di raggiungere il quorum, è arrivata in extremis la revoca dell’obbligo di mascherina nei seggi, inizialmente previsto da una circolare congiunta del ministero dell’Interno e della Salute e poi caduto in seguito alle proteste della Lega.
Quanto ai quesiti, come è noto riguardano tutti la giustizia, visto che a suo tempo la Consulta dichiarò non ammissibili quelli sulla legalizzazione della cannabis e sull’eutanasia. Giova ricordare che nei referendum abrogativi all’elettore si chiede se vuole mantenere o cancellare una legge o parte di essa, per cui chi è favorevole alla modifica deve barrare il sì, mentre chi vuole conservare lo status quo deve barrare il no.
Il primo (scheda rossa) riguarda la legge Severino sull’incandidabilità e la decadenza dalle cariche pubbliche anche in assenza di una condanna definitiva: votando sì a decidere l’interdizione dai pubblici uffici per il politico condannato non in via definitiva sarebbe il giudice, valutando caso per caso senza alcun automatismo. Il secondo quesito (scheda arancione) riguarda la custodia cautelare e il suo possibile abuso: se prevarranno i sì questa non potrà più applicarsi per il rischio di reiterazione del reato, con l’eccezione di reati che prevedono l’uso della violenza o delle armi oppure legati alla criminalità organizzata. Il terzo quesito (scheda gialla) è quello sulla separazione dei ruoli per i magistrati. Chi non vuole che le toghe possano passare dal ruolo di giudice a quello di pm e viceversa, ma che facciano una scelta definitiva a inizio carriera, dovranno votare sì. Riguarda invece i criteri di valutazione dei magistrati il quarto quesito, quello con la scheda grigia: qui la vittoria del sì permetterebbe anche ai professori universitari e agli avvocati facenti parte dei Consigli giudiziari di esprimere il proprio parere sull’operato delle toghe. Infine, il quinto quesito (scheda verde) interviene sul sistema elettorale del Csm. Se vincerà il sì, un magistrato che volesse candidarsi non avrebbe bisogno di essere supportato da almeno 25 colleghi, di norma riferibili a una corrente.
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Nove milioni di italiani alle urne. Carlo Calenda mette un piede nel campo del centrodestra e lancia Letizia Moratti in Lombardia.Cinque referendum abrogativi per riformare un sistema ingessato ormai da decenni.Lo speciale contiene due articoli.Quasi 9 milioni di italiani chiamati alle urne: domani, domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23 si vota per eleggere i sindaci e rinnovare i consigli comunali di 978 Comuni, tra i quali 22 capoluoghi di provincia (Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona, Viterbo) e quattro capoluoghi anche di Regione: Genova, Palermo, Catanzaro e L’Aquila. I Comuni con più di 15.000 abitanti, nei quali si andrà al ballottaggio tra i primi due candidati domenica 26 giugno se nessuno otterrà il 50% più uno dei voti, sono 142. Per i Comuni con meno di 15.000 abitanti queste amministrative introducono una novità: se alle elezioni risulta ammessa una sola lista, e fermo restando che i voti validi all’unica lista ammessa non devono essere inferiori al 50% dei votanti, sarà sufficiente che il numero dei votanti non sia inferiore al 40% degli elettori.Passiamo sinteticamente in rassegna le sfide principali. A Genova i candidati sono 7: i favoriti sono il sindaco uscente Marco Bucci, sostenuto dal centrodestra, da Carlo Calenda e Matteo Renzi, e Ariel Dello Strologo, alla guida di una coalizione giallorossa con Pd, M5s e altre liste di sinistra; giallorossi compatti anche a Catanzaro, a sostegno di Nicola Fiorita, mentre il centrodestra si divide: Valerio Donato è sostenuto da Forza Italia, Lega, Italia viva e Udc mentre Fratelli d’Italia tenta la corsa in solitaria candidando Wanda Ferro. A L’Aquila in gara il sindaco uscente di centrodestra, Pierluigi Biondi, che sfida la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, sostenuta anche dal M5s. A Palermo, dopo un lungo tira e molla, il centrodestra ha trovato l’intesa su Francesco Lagalla, mentre Pd e M5s schierano Franco Miceli e Azione di Calenda e +Europa di Emma Bonino sostengono Fabrizio Ferrandelli.Il doppio turno finisce come di consueto per agevolare le spaccature interne alle coalizioni, che poi di solito si riuniscono al ballottaggio, e così, oltre che a Catanzaro, il centrodestra si presenta diviso anche a Verona, Parma e Viterbo. A Verona l’altro ieri sera c’è stato finalmente un abbraccio pubblico tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini: Lega e Fratelli d’Italia sostengono la ricandidatura del sindaco uscente Federico Sboarina, insieme ai centristi dell’Udc, Noi con l’Italia e alla lista del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Forza Italia invece si è schierata con l’ex sindaco Flavio Tosi, mentre il centrosinistra sostiene l’ex calciatore Damiano Tommasi (ma il M5s non ha presentato la lista).Centrodestra diviso pure a Parma, dove i cittadini sono chiamati a eleggere il nuovo sindaco dopo i due mandati Federico Pizzarotti, eletto nel 2012 con il M5s e poi di nuovo nel 2017 come civico. Pizzarotti e il Pd sostengono Michele Guerra, Forza Italia e Lega schierano l’ex sindaco Pietro Vignali, mentre Fratelli d’Italia candida Priamo Bocchi. Il M5s non ha presentato la lista. A Viterbo, Fdi schiera Laura Allegrini; Lega, Udc e un pezzo di Forza Italia sostengono Claudio Ubertini; Italexit appoggia Marco Cardona e per finire Chiara Frontini ha il sostegno di Rinascimento di Vittorio Sgarbi e alcune civiche di area moderata. I giallorossi sostengono Alessandra Troncarelli.Frantumato il centrosinistra (o campo largo, o giallorossi, come preferite): solo in 18 capoluoghi su 26 Pd e M5s sono compatti a sostegno dello stesso candidato a sindaco. Il crollo più vistoso è quello dei pentastellati guidati da Giuseppe Conte, che in moltissimi Comuni non schierano il simbolo (i casi più clamorosi sono Parma e Verona) e vedono i loro militanti sparpagliati in varie civiche. Il M5s non presenta il simbolo neanche a Lucca, mentre a Cuneo corre da solo con Silvia Cina che sfida la candidata di Pd e centrosinistra Patrizia Manassero. Per comprendere immediatamente la situazione disastrosa del M5s, basta pensare che in Sicilia, un tempo granaio elettorale dei grillini, Conte è riuscito a presentare la lista in coalizione con il Pd solo in 3 Comuni su 120 (Palermo, Messina e Scordia in provincia di Catania). A proposito di Messina: qui la Lega, con il simbolo Prima l’Italia, sostiene Federico Basile mentre il resto del centrodestra appoggia Federico Croce. Basile è il candidato dell’ex sindaco Cateno De Luca, in corsa per le regionali del prossimo autunno. Regionali che rappresentano un nodo intricato da sciogliere per il centrodestra: Fratelli d’Italia spinge per la ricandidatura del governatore Nello Musumeci, ma la Lega fa muro. Nel 2023, invece, si svolgeranno invece le regionali in Lombardia. Ieri Carlo Calenda, leader di Azione, ha sparigliato le carte: «Ci sono persone di grandissima qualità», ha detto Calenda, «anche nel campo avverso: Letizia Moratti sarebbe un’ottima candidata a fare il presidente della Regione. Lo farebbe molto bene». La Moratti ha ringraziato Calenda, aggiungendo che «ci sono diverse ipotesi e riflessioni in corso». Il governatore Attilio Fontana, in corsa per la ricandidatura, si è limitato a una battuta: «Vuol dire che Carlo Calenda chiederà di entrare nel centrodestra, e la cosa mi fa piacere».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/comuni-le-sfide-calde-chi-non-fa-alleanze-conta-sui-ballottaggi-2657494395.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="giustizia-corsa-allultimo-votante-ma-lobiettivo-quorum-resta-difficile" data-post-id="2657494395" data-published-at="1654930939" data-use-pagination="False"> Giustizia, corsa all’ultimo votante. Ma l’obiettivo quorum resta difficile Sarà una corsa all’ultimo voto. O meglio: all’ultimo votante. Stiamo parlando dei cinque referendum sulla giustizia, per i quali l’attenzione domani sarà concentrata sull’affluenza ai seggi. Trattandosi di un referendum abrogativo e non di un referendum costituzionale, affinché sia valida, la consultazione ha bisogno che vi prendano parte la metà più uno degli aventi diritto al voto. Da questo punto di vista, la concomitanza con le elezioni amministrative in numerosi comuni può certamente rappresentare un aiuto, ma l’obiettivo resta comunque difficile. Anche perché i seggi saranno aperti una sola giornata, dalle 7 alle 23, a differenza che in altre occasioni, quando si è votato per due giorni o in periodi dell’anno meno soggetti alla tentazione balneare. Ad alleggerire il fardello per chi sta tentando di raggiungere il quorum, è arrivata in extremis la revoca dell’obbligo di mascherina nei seggi, inizialmente previsto da una circolare congiunta del ministero dell’Interno e della Salute e poi caduto in seguito alle proteste della Lega. Quanto ai quesiti, come è noto riguardano tutti la giustizia, visto che a suo tempo la Consulta dichiarò non ammissibili quelli sulla legalizzazione della cannabis e sull’eutanasia. Giova ricordare che nei referendum abrogativi all’elettore si chiede se vuole mantenere o cancellare una legge o parte di essa, per cui chi è favorevole alla modifica deve barrare il sì, mentre chi vuole conservare lo status quo deve barrare il no. Il primo (scheda rossa) riguarda la legge Severino sull’incandidabilità e la decadenza dalle cariche pubbliche anche in assenza di una condanna definitiva: votando sì a decidere l’interdizione dai pubblici uffici per il politico condannato non in via definitiva sarebbe il giudice, valutando caso per caso senza alcun automatismo. Il secondo quesito (scheda arancione) riguarda la custodia cautelare e il suo possibile abuso: se prevarranno i sì questa non potrà più applicarsi per il rischio di reiterazione del reato, con l’eccezione di reati che prevedono l’uso della violenza o delle armi oppure legati alla criminalità organizzata. Il terzo quesito (scheda gialla) è quello sulla separazione dei ruoli per i magistrati. Chi non vuole che le toghe possano passare dal ruolo di giudice a quello di pm e viceversa, ma che facciano una scelta definitiva a inizio carriera, dovranno votare sì. Riguarda invece i criteri di valutazione dei magistrati il quarto quesito, quello con la scheda grigia: qui la vittoria del sì permetterebbe anche ai professori universitari e agli avvocati facenti parte dei Consigli giudiziari di esprimere il proprio parere sull’operato delle toghe. Infine, il quinto quesito (scheda verde) interviene sul sistema elettorale del Csm. Se vincerà il sì, un magistrato che volesse candidarsi non avrebbe bisogno di essere supportato da almeno 25 colleghi, di norma riferibili a una corrente.
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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