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2023-07-25
Contesta i dogmi sul clima: censurato il Nobel in carica
John F. Clauser (Getty Images)
Prima che la comunità scientifica ufficiale silenziasse, durante la pandemia, gli scienziati non allineati o semplicemente dubbiosi - perfino quelli più autorevoli come Luc Montagnier o John Ioannidis - bisognava risalire al fascismo per ritrovare clamorosi esempi di censura come quello che ha colpito qualche giorno fa il premio Nobel per la Fisica 2022 John F. Clauser. Il fisico americano, che ha ereditato il titolo dell’Accademia di Stoccolma da Giorgio Parisi, doveva presentare un seminario sui modelli climatici al Fondo monetario internazionale (Fmi) proprio oggi, ma il suo discorso è stato bruscamente cancellato. La decisione eclatante è stata comunicata a Clauser giovedì scorso, con un’email inviata dal direttore dell’Ufficio di valutazione indipendente del Fmi: allo zelante Pablo Moreno è bastato leggere la locandina che annunciava l’intervento, via Zoom, del Premio Nobel per annullarlo; tecnicamente, è stato «rimandato» sine die.
Cos’ha detto Clauser di tanto grave? Semplice: ha osato confutare, dati alla mano, la tesi dell’emergenza climatica di origine antropica che i governi occidentali stanno cavalcando, con la complicità dei media, per stravolgere le politiche energetiche perseguite negli ultimi 70 anni e sanzionare i comportamenti non corretti dei cittadini. Lo stesso copione del Covid, per intenderci.
Nella fattispecie, il Nobel 2022 ha categoricamente contestato le tesi di Parisi sul clima e ha criticato l’assegnazione del premio conferito l’anno precedente allo scienziato italiano e ai ricercatori Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann per il lavoro nello sviluppo di modelli informatici che prevedono il riscaldamento globale, equiparate a poco più di pronostici da stregoni. «La narrazione popolare sul climate change»; ha dichiarato Clauser , «riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. La fuorviante “scienza del clima” si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica choc. A sua volta», ha aggiunto il fisico, «la pseudoscienza è diventata capro espiatorio di un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stata promossa da agenti di marketing aziendale altrettanto fuorvianti, da politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti. I processi chiave sono manipolati e amplificati di almeno 200 volte». Non solo: lo scienziato ha detto al presidente Usa, Joe Biden, di non essere d’accordo con le sue politiche climatiche. La chiosa del discorso di Clauser è molto chiara: «A mio parere», ha azzardato il Nobel, «non c’è una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire un tenore di vita dignitoso alla popolazione mondiale nel corso di una crisi energetica associata. Questo problema viene inutilmente esacerbato da quella che è una scienza del clima errata».
Apriti cielo: allo sconosciuto Pablo Moreno non è parso vero di cogliere la palla al balzo per censurare il «negazionista» Clauser. Il Fmi, partner del World economic forum di Klaus Schwab, è un’organizzazione internazionale pubblica che concede prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il Fondo sottoscrive in toto la narrazione ufficiale sui cambiamenti climatici e persegue la mitigazione della CO2 sollecitando una tassa sul carbonio entro il 2030 per le aziende dei «grandi Paesi che emettono anidride carbonica». Una posizione diametralmente opposta a quella di Clauser, che recentemente è diventato membro del cda della CO2 Coalition, organizzazione che sostiene che le emissioni di biossido di carbonio sono benefiche per la vita sulla Terra.
Secondo il Fmi, guidato dalla bulgara Kristalina Georgieva, i cambiamenti climatici sono «una grave minaccia per la crescita e la prosperità a lungo termine e hanno un impatto diretto sul benessere economico di tutti i Paesi». Cosa rischia chi confuta queste teorie? La stessa feroce punizione che subirono, 90 anni fa, i dodici professori universitari italiani (su 1.225) che non accettarono di firmare il regio decreto n. 1227, che all’articolo 18 obbligava i docenti a giurare devozione «alla Patria e al regime fascista»: censura e licenziamento.
Se non fosse ancora chiaro cosa sta succedendo alla libertà di pensiero nel mondo occidentale, e se non bastassero le grottesche intemerate di Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio, oltre ai proclami di Maurizio Molinari, basti andare al di là dell’oceano per constatare quanto ormai il dogma climatico faccia proseliti: negli Stati Uniti si stanno compilando le top ten dei cosiddetti «negazionisti del clima», liste di proscrizione non dissimili a quella dei «Putinversteher» ideata da Gianni Riotta, mentre le università organizzano campus estivi sulle fake news climatiche per i ragazzi della «Greta Thunberg generation». Certo, la (ancora) democratica America ha qualche anticorpo in più, rispetto all’Italia, nei confronti della pericolosa censura che ha ormai preso piede. Il presidente Biden, dopo la causa intentata dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana insieme con alcuni scienziati come l’epidemiologo di Stanford Jay Bhattacharya, è sulla graticola per violazione del Primo Emendamento, attuata censurando sui social gli scienziati che diffondevano evidenze scientifiche diverse da quelle imposte dal governo. Il giudice Doughty ha parlato di «scenario distopico» e ha emesso un’ingiunzione preliminare radicale che d’ora in poi limiterà a numerosi funzionari della Casa Bianca e ad agenzie federali come la Homeland Security, l’Fbi e i Cdc qualsiasi contatto con le piattaforme social che hanno consentito questa censura. E il senatore repubblicano Rand Paul, il cui ufficio nel Kentucky è stato distrutto tre giorni fa da un incendio con danni per 750.000 dollari, ha fatto in tempo a deferire alla giustizia Anthony Fauci, consulente scientifico di Biden, accusandolo di aver mentito davanti al Congresso. È ancora poco, ma il Fondo monetario internazionale è avvisato.
Il bavaglio non è una sorpresa ma i luminari non hanno più paura
Il riscaldamento antropico di globale ha solo la sua natura di essere forse la più colossale balla raccontata negli ultimi 30 anni. Vi chiederete come sia stato possibile farla durare così a lungo.
Nacque come legittima congettura - la CO2 è un gas serra, noi immettiamo CO2 in atmosfera, questa si riscalda. Il metodo scientifico, però, richiede che per dar forza a una congettura essa deve reggere agli attacchi della falsificazione. Personalmente, mi occupai per la prima volta del problema 23 anni fa. Nulla sapevo di clima, però da chimico conoscevo lo spettro di assorbimento in infrarosso della CO2: quanto bastava per farmi concludere che la congettura del riscaldamento globale antropico era falsa. Una volta capita la falsità della congettura, non è stato difficile trovare altri motivi di falsificazione, e posso dire che ve n’è almeno una dozzina.
Tornando alla domanda: come mai la bugia regge ancora? La risposta è: il denaro. Si tratta di trilioni di dollari coi quali, potete ben immaginare, si può comprare tanta gente: politici, giornalisti, scienziati. S’è creata così una faraonica bolla che è difficilissimo sgonfiare: chi di essa si nutre non intende mollare l’osso. Le azioni messe in atto per controllare la situazione sono molteplici, ma le più gettonate sono la macchina del fango e il silenziatore. Ne ho diretta esperienza personale. Scusate se parlo di me, ma quel che segue vale per chiunque altro si trovi nella mia posizione.
Nel 2019 sono stato invitato da Lilli Gruber a dibattere di clima a Otto e mezzo: nel giro di pochi giorni, attivisti specializzati a gettar fango inviarono una lettera alla giornalista lamentandosi che non avrebbe dovuto invitarmi perché io collaborerei con una «lobby del carbone e del petrolio finanziata dalla Exxon Mobil». L’infamante monito deve aver impensierito la Gruber.
Lo stesso anno l’Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul clima al quale i professori Nicola Scafetta e Uberto Crescenti e io avanzammo la richiesta di presentare una relazione. La richiesta fu accolta dal Comitato scientifico del convegno, ma non appena la cosa arrivò alle orecchie della macchina del fango, questa si mise in moto. Repubblica titolò: «I Lincei organizzano un convegno e fanno parlare il negazionista Battaglia». La cosa inorgoglì me, perché non pensavo di essere così importante, ma impaurì alcune cariatidi dell’Accademia, che cancellarono addirittura l’intera conferenza.
Non solo, un senatore M5s, il compianto Franco Ortolani, organizzò in un’auletta del Senato la presentazione di un libro titolato Clima: basta catastrofismi, scritto a più mani da quelli che poi avrebbero costituito il think tank Clintel-Italia. Stavolta la macchina del fango partiva da una nota di Angelo Bonelli, rilanciata dall’Ansa: «Vergogna! Il M5s fa parlare i negazionisti climatici». Non si è mai capito su che basi Bonelli, che è un geometra, poteva contestare Scafetta e Ortolani, entrambi professori all’università di Napoli. Quanto a me, la macchina del fango messa in moto da Bonelli suonava il disco rotto del denaro che qualche multinazionale mi elargirebbe. Alla fine, i dirigenti del M5s bloccarono la presentazione del libro.
L’ultima non riguarda me ma John Clauser, premio Nobel per la Fisica che, studiando a fondo la questione climatica, ha concluso non solo che «non vi è alcuna crisi climatica», ma anche che «una più alta concentrazione atmosferica di CO2 può solo essere di beneficio per l’umanità». Clauser ha affermato: «La narrazione sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione nella comunità scientifica, che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. Non esiste alcuna crisi climatica. Esiste, invece, il vero problema di garantire uno standard di vita decente alla numerosa popolazione mondiale. Esiste una crisi energetica, aggravata da una scienza climatica errata». Clauser aveva anche avuto l’occasione di dire al presidente americano Biden di non concordare con la politica climatica di questi. Secondo voi, se non l’ho passata liscia io che sono un nessuno, poteva passarla liscia un premio Nobel per la fisica? Certo che no. In questi giorni, Clauser avrebbe dovuto presentare una conferenza organizzata dal Fondo monetario internazionale (Fmi). E tale Pablo Moreno, responsabile dell’Ufficio di valutazione del Fmi ha pensato bene di cancellare la conferenza. Ufficialmente è stata posposta a data futura. Anche quella del Lincei era stata ufficialmente «posposta».
Clauser non è l’unico Nobel a essersi accorto della balla del clima. Qualche anno fa Ivar Giaever ha strappato la sua tessera di membro della American physics society perché questa aveva dichiarato che «è incontrovertibile che l’uomo cambia il clima», affermazione di cui Giaever si vergognava, tanto è stupida. E Robert Laughlin, altro Nobel per la fisica, dichiarava già nel 1998: «Il clima è fuori dal nostro controllo e non possiamo, né dobbiamo, far nulla per tentare di evitarne il cambiamento». Ma volete mettere tutti costoro, con Greta, Bonelli e Pecoraro Scanio? Non sia mai.
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Come moltissimi altri scienziati, il fisico John F. Clauser, insignito l’autunno scorso, non crede che il riscaldamento dipenda dall’uomo e che la CO2 sia dannosa per l’ambiente. Il Fmi cancella il suo intervento con una email.Anche Ivar Giaever e Robert Laughlin si erano ribellati, andando incontro all’emarginazione.Lo speciale contiene due articoli.Prima che la comunità scientifica ufficiale silenziasse, durante la pandemia, gli scienziati non allineati o semplicemente dubbiosi - perfino quelli più autorevoli come Luc Montagnier o John Ioannidis - bisognava risalire al fascismo per ritrovare clamorosi esempi di censura come quello che ha colpito qualche giorno fa il premio Nobel per la Fisica 2022 John F. Clauser. Il fisico americano, che ha ereditato il titolo dell’Accademia di Stoccolma da Giorgio Parisi, doveva presentare un seminario sui modelli climatici al Fondo monetario internazionale (Fmi) proprio oggi, ma il suo discorso è stato bruscamente cancellato. La decisione eclatante è stata comunicata a Clauser giovedì scorso, con un’email inviata dal direttore dell’Ufficio di valutazione indipendente del Fmi: allo zelante Pablo Moreno è bastato leggere la locandina che annunciava l’intervento, via Zoom, del Premio Nobel per annullarlo; tecnicamente, è stato «rimandato» sine die.Cos’ha detto Clauser di tanto grave? Semplice: ha osato confutare, dati alla mano, la tesi dell’emergenza climatica di origine antropica che i governi occidentali stanno cavalcando, con la complicità dei media, per stravolgere le politiche energetiche perseguite negli ultimi 70 anni e sanzionare i comportamenti non corretti dei cittadini. Lo stesso copione del Covid, per intenderci.Nella fattispecie, il Nobel 2022 ha categoricamente contestato le tesi di Parisi sul clima e ha criticato l’assegnazione del premio conferito l’anno precedente allo scienziato italiano e ai ricercatori Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann per il lavoro nello sviluppo di modelli informatici che prevedono il riscaldamento globale, equiparate a poco più di pronostici da stregoni. «La narrazione popolare sul climate change»; ha dichiarato Clauser , «riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. La fuorviante “scienza del clima” si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica choc. A sua volta», ha aggiunto il fisico, «la pseudoscienza è diventata capro espiatorio di un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stata promossa da agenti di marketing aziendale altrettanto fuorvianti, da politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti. I processi chiave sono manipolati e amplificati di almeno 200 volte». Non solo: lo scienziato ha detto al presidente Usa, Joe Biden, di non essere d’accordo con le sue politiche climatiche. La chiosa del discorso di Clauser è molto chiara: «A mio parere», ha azzardato il Nobel, «non c’è una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire un tenore di vita dignitoso alla popolazione mondiale nel corso di una crisi energetica associata. Questo problema viene inutilmente esacerbato da quella che è una scienza del clima errata».Apriti cielo: allo sconosciuto Pablo Moreno non è parso vero di cogliere la palla al balzo per censurare il «negazionista» Clauser. Il Fmi, partner del World economic forum di Klaus Schwab, è un’organizzazione internazionale pubblica che concede prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il Fondo sottoscrive in toto la narrazione ufficiale sui cambiamenti climatici e persegue la mitigazione della CO2 sollecitando una tassa sul carbonio entro il 2030 per le aziende dei «grandi Paesi che emettono anidride carbonica». Una posizione diametralmente opposta a quella di Clauser, che recentemente è diventato membro del cda della CO2 Coalition, organizzazione che sostiene che le emissioni di biossido di carbonio sono benefiche per la vita sulla Terra.Secondo il Fmi, guidato dalla bulgara Kristalina Georgieva, i cambiamenti climatici sono «una grave minaccia per la crescita e la prosperità a lungo termine e hanno un impatto diretto sul benessere economico di tutti i Paesi». Cosa rischia chi confuta queste teorie? La stessa feroce punizione che subirono, 90 anni fa, i dodici professori universitari italiani (su 1.225) che non accettarono di firmare il regio decreto n. 1227, che all’articolo 18 obbligava i docenti a giurare devozione «alla Patria e al regime fascista»: censura e licenziamento. Se non fosse ancora chiaro cosa sta succedendo alla libertà di pensiero nel mondo occidentale, e se non bastassero le grottesche intemerate di Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio, oltre ai proclami di Maurizio Molinari, basti andare al di là dell’oceano per constatare quanto ormai il dogma climatico faccia proseliti: negli Stati Uniti si stanno compilando le top ten dei cosiddetti «negazionisti del clima», liste di proscrizione non dissimili a quella dei «Putinversteher» ideata da Gianni Riotta, mentre le università organizzano campus estivi sulle fake news climatiche per i ragazzi della «Greta Thunberg generation». Certo, la (ancora) democratica America ha qualche anticorpo in più, rispetto all’Italia, nei confronti della pericolosa censura che ha ormai preso piede. Il presidente Biden, dopo la causa intentata dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana insieme con alcuni scienziati come l’epidemiologo di Stanford Jay Bhattacharya, è sulla graticola per violazione del Primo Emendamento, attuata censurando sui social gli scienziati che diffondevano evidenze scientifiche diverse da quelle imposte dal governo. Il giudice Doughty ha parlato di «scenario distopico» e ha emesso un’ingiunzione preliminare radicale che d’ora in poi limiterà a numerosi funzionari della Casa Bianca e ad agenzie federali come la Homeland Security, l’Fbi e i Cdc qualsiasi contatto con le piattaforme social che hanno consentito questa censura. E il senatore repubblicano Rand Paul, il cui ufficio nel Kentucky è stato distrutto tre giorni fa da un incendio con danni per 750.000 dollari, ha fatto in tempo a deferire alla giustizia Anthony Fauci, consulente scientifico di Biden, accusandolo di aver mentito davanti al Congresso. È ancora poco, ma il Fondo monetario internazionale è avvisato.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/clauser-fmi-clima-2662332178.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-bavaglio-non-e-una-sorpresa-ma-i-luminari-non-hanno-piu-paura" data-post-id="2662332178" data-published-at="1690228072" data-use-pagination="False"> Il bavaglio non è una sorpresa ma i luminari non hanno più paura Il riscaldamento antropico di globale ha solo la sua natura di essere forse la più colossale balla raccontata negli ultimi 30 anni. Vi chiederete come sia stato possibile farla durare così a lungo. Nacque come legittima congettura - la CO2 è un gas serra, noi immettiamo CO2 in atmosfera, questa si riscalda. Il metodo scientifico, però, richiede che per dar forza a una congettura essa deve reggere agli attacchi della falsificazione. Personalmente, mi occupai per la prima volta del problema 23 anni fa. Nulla sapevo di clima, però da chimico conoscevo lo spettro di assorbimento in infrarosso della CO2: quanto bastava per farmi concludere che la congettura del riscaldamento globale antropico era falsa. Una volta capita la falsità della congettura, non è stato difficile trovare altri motivi di falsificazione, e posso dire che ve n’è almeno una dozzina. Tornando alla domanda: come mai la bugia regge ancora? La risposta è: il denaro. Si tratta di trilioni di dollari coi quali, potete ben immaginare, si può comprare tanta gente: politici, giornalisti, scienziati. S’è creata così una faraonica bolla che è difficilissimo sgonfiare: chi di essa si nutre non intende mollare l’osso. Le azioni messe in atto per controllare la situazione sono molteplici, ma le più gettonate sono la macchina del fango e il silenziatore. Ne ho diretta esperienza personale. Scusate se parlo di me, ma quel che segue vale per chiunque altro si trovi nella mia posizione. Nel 2019 sono stato invitato da Lilli Gruber a dibattere di clima a Otto e mezzo: nel giro di pochi giorni, attivisti specializzati a gettar fango inviarono una lettera alla giornalista lamentandosi che non avrebbe dovuto invitarmi perché io collaborerei con una «lobby del carbone e del petrolio finanziata dalla Exxon Mobil». L’infamante monito deve aver impensierito la Gruber. Lo stesso anno l’Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul clima al quale i professori Nicola Scafetta e Uberto Crescenti e io avanzammo la richiesta di presentare una relazione. La richiesta fu accolta dal Comitato scientifico del convegno, ma non appena la cosa arrivò alle orecchie della macchina del fango, questa si mise in moto. Repubblica titolò: «I Lincei organizzano un convegno e fanno parlare il negazionista Battaglia». La cosa inorgoglì me, perché non pensavo di essere così importante, ma impaurì alcune cariatidi dell’Accademia, che cancellarono addirittura l’intera conferenza. Non solo, un senatore M5s, il compianto Franco Ortolani, organizzò in un’auletta del Senato la presentazione di un libro titolato Clima: basta catastrofismi, scritto a più mani da quelli che poi avrebbero costituito il think tank Clintel-Italia. Stavolta la macchina del fango partiva da una nota di Angelo Bonelli, rilanciata dall’Ansa: «Vergogna! Il M5s fa parlare i negazionisti climatici». Non si è mai capito su che basi Bonelli, che è un geometra, poteva contestare Scafetta e Ortolani, entrambi professori all’università di Napoli. Quanto a me, la macchina del fango messa in moto da Bonelli suonava il disco rotto del denaro che qualche multinazionale mi elargirebbe. Alla fine, i dirigenti del M5s bloccarono la presentazione del libro. L’ultima non riguarda me ma John Clauser, premio Nobel per la Fisica che, studiando a fondo la questione climatica, ha concluso non solo che «non vi è alcuna crisi climatica», ma anche che «una più alta concentrazione atmosferica di CO2 può solo essere di beneficio per l’umanità». Clauser ha affermato: «La narrazione sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione nella comunità scientifica, che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. Non esiste alcuna crisi climatica. Esiste, invece, il vero problema di garantire uno standard di vita decente alla numerosa popolazione mondiale. Esiste una crisi energetica, aggravata da una scienza climatica errata». Clauser aveva anche avuto l’occasione di dire al presidente americano Biden di non concordare con la politica climatica di questi. Secondo voi, se non l’ho passata liscia io che sono un nessuno, poteva passarla liscia un premio Nobel per la fisica? Certo che no. In questi giorni, Clauser avrebbe dovuto presentare una conferenza organizzata dal Fondo monetario internazionale (Fmi). E tale Pablo Moreno, responsabile dell’Ufficio di valutazione del Fmi ha pensato bene di cancellare la conferenza. Ufficialmente è stata posposta a data futura. Anche quella del Lincei era stata ufficialmente «posposta». Clauser non è l’unico Nobel a essersi accorto della balla del clima. Qualche anno fa Ivar Giaever ha strappato la sua tessera di membro della American physics society perché questa aveva dichiarato che «è incontrovertibile che l’uomo cambia il clima», affermazione di cui Giaever si vergognava, tanto è stupida. E Robert Laughlin, altro Nobel per la fisica, dichiarava già nel 1998: «Il clima è fuori dal nostro controllo e non possiamo, né dobbiamo, far nulla per tentare di evitarne il cambiamento». Ma volete mettere tutti costoro, con Greta, Bonelli e Pecoraro Scanio? Non sia mai.
La copertina del catalogo Lima del 1964
Quanti bambini (e non solo) avranno sognato la scatola con il ferroviere baffuto la notte di Natale? Quel desiderio non era neppure lontanamente nei cuori dei ragazzi italiani nel «magro» 1946, con le ferite della guerra ancora tutte aperte. Ma proprio dalle rovine nacque la storia di uno dei marchi di giocattoli italiani di maggior successo a livello mondiale, la Lima di Vicenza. Fu un parente del conte Marzotto, l’industriale della lana, a dare il via alla «Lavorazione Italiana Metalli Affini» che si occupò proprio di riparare i danni causati dal conflitto appena terminato. La prima attività di Lima fu infatti la riparazione del materiale rotabile delle Ferrovie dello Stato danneggiato dai pesanti bombardamenti che la città berica subì tra il 1944 e il 1945, creando su misura le parti in alluminio mancanti. L’attività sui veri treni durò tuttavia poco, perché le Fs avocarono presto a sé tutte le attività di manutenzione e riparazione e proprio a Vicenza furono stabilite le officine per le grandi riparazioni (Ogr). Rimasta senza commesse, la Lima corse ai ripari con un atto di rapida riconversione nel settore dei giocattoli tradizionali come automobiline e motoscafi rigorosamente in metallo stampato, ma anche pentole e cucine economiche in scala, già nel 1948. Dalle officine di via Massaria uscirono modellini di barche con motore a batterie e automobiline con meccanismo a frizione o filoguidate, oltre ad armi giocattolo. I trenini arrivarono solo successivamente, dopo il cambio al vertice tra la prima proprietà e Ottorino Bisazza a partire dal 1954. Il nuovo management puntò ad allargare il catalogo includendo i primi trenini sicuramente a partire dal 1957 con la riproduzione di una semplice locomotiva a vapore, la 0-3-0 con i primi motori elettrici a cascata di ingranaggi. Semplice era anche il livello delle finiture, che anticipò la filosofia dell’azienda vicentina: rendere i trenini accessibili a tutti, un gioco prima di allora riservato ad una clientela abbiente. Dal 1962 iniziarono a comparire le prime riproduzioni di locomotive e carrozze moderne come la E424 delle Fs, la tedesca DB 60 e la francese BB 9200 delle Sncf. Gli anni Sessanta furono il decennio dell’introduzione dei materiali plastici, che permise a Lima di abbassare ulteriormente i prezzi, dando il via al successo mondiale. Nel 1962 viene affiancata alla tradizionale scala HO anche la piccola scala N (1:160) oltre all’allargamento del catalogo agli accessori per plastici. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta vengono prodotti a Vicenza anche modelli in scala O (1:43) funzionanti a batterie (Jumbo Train). Per un periodo Lima realizzò anche mattoncini simili a quelli della Lego, con i quali era possibile costruire locomotori e vagoni funzionanti sui binari costruiti dalla ditta di Vicenza. I dipendenti degli anni d’oro sono centinaia, la produzione vede l’apertura di un nuovo stabilimento a Isola Vicentina e Lima è presente a tutte le fiere internazionali del settore. Negli anni d’oro l’azienda ha un catalogo vastissimo di treni moderni e d’epoca, tra cui il mitico Pendolino Etr 300 e i TGV francesi. Nel 1980 gli articoli nel catalogo Lima sono ben 1.147, tra rotabili e accessori. Praticamente in tutte le case d’Italia c’è una confezione con il ferroviere baffuto «Beppe». La formula della semplicità progettuale e costruttiva aveva pagato, rendendo Lima il trenino per eccellenza anche se non paragonabile alla qualità costruttiva e ai dettagli delle blasonate Rivarossi e Màrklin, più rivolte ad una nicchia di appassionati adulti.
L’epoca d’oro finì poco più tardi, e per l’azienda di trenini fu il binario morto. Dopo la metà degli anni ’80 le prime consolle e i personal computer misero i videogiochi al primo posto nei desideri di bambini e ragazzi e alla fine del decennio l’azienda vicentina finì in amministrazione controllata prima di essere rilevata nel 1992 dalla rivale Rivarossi, che nel 2004 cederà l’attività al colosso inglese dei giocattoli Hornby, che tuttora detiene il glorioso marchio del più importante produttore di trenini elettrici del mondo.
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Per Lazio-Inter del 13 maggio torna il progetto «Road to Zero»: trasporti pubblici gratuiti per i tifosi, biglietti solo digitali e raccolta dati sugli spostamenti. Previsti anche sconti sui treni e il recupero delle eccedenze alimentari.
La sostenibilità entra ancora una volta al centro della Finale di Coppa Italia. In vista dell’atto conclusivo dell’edizione 2025/2026, in programma mercoledì 13 maggio allo stadio Olimpico di Roma tra Lazio e Inter, prende forma la terza edizione del progetto «Road to Zero».
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Lega Serie A, Sport e Salute, Roma Capitale e Roma Servizi per la Mobilità, con il supporto della Uefa, e si inserisce nel solco delle edizioni precedenti con l’obiettivo di rendere l’evento sempre più attento all’impatto ambientale e sociale. L’idea è quella di integrare in modo strutturale i principi della sostenibilità nell’organizzazione di una grande manifestazione sportiva, lavorando su più livelli e seguendo un approccio progressivamente più sistemico.
Per la finale dell’Olimpico, le azioni previste si muovono lungo le direttrici ambientali, sociali e di governance, in linea con il framework ESG della Uefa adattato al contesto italiano. Un percorso che punta non solo a garantire continuità alle iniziative già avviate, ma anche a rendere sempre più misurabili gli effetti delle scelte adottate e a diffondere pratiche sostenibili nel mondo del calcio.
Sul piano operativo, la Lega Serie A si è avvalsa anche quest’anno della collaborazione del dipartimento sostenibilità ambientale e sociale della Uefa e del supporto strategico di Cristiana Pace, advisor ESG nello sport e fondatrice di Enovation Consulting.
Tra le misure più rilevanti c’è il tema della mobilità. I tifosi in possesso del biglietto potranno richiedere l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici – metro, bus e ferrovie urbane – nel giorno della partita. Sarà inoltre disponibile un documento dedicato con tutte le informazioni utili per organizzare gli spostamenti, tra parcheggi per mezzi condivisi, aree per biciclette e hub intermodali.
Si rinnova anche la collaborazione con Frecciarossa, title sponsor della competizione, che mette a disposizione un codice promozionale per favorire gli spostamenti in treno verso Roma a condizioni agevolate.
Un’altra novità riguarda la raccolta dei dati sugli spostamenti dei tifosi. Dopo l’acquisto del biglietto, sarà possibile compilare un questionario volontario per indicare le modalità di viaggio utilizzate per raggiungere la capitale e lo stadio. Le informazioni serviranno ad analizzare una delle principali voci dell’impatto ambientale legato agli eventi sportivi, con l’obiettivo di migliorare le strategie future e affinare i sistemi di misurazione.
Sul fronte tecnologico, la finale segna anche un passaggio importante per la biglietteria: per la prima volta in Italia, l’accesso allo stadio avverrà esclusivamente tramite biglietti digitali su smartphone con tecnologia NFC. Una scelta che punta a ridurre l’uso di carta e, allo stesso tempo, a rendere più rapida e sicura l’esperienza di ingresso.
Infine, anche la gestione del cibo rientra tra le iniziative previste. Il fornitore di catering attiverà infatti un programma di donazione delle eccedenze alimentari, in linea con i principi dell’economia circolare.
Un insieme di interventi che conferma la volontà degli organizzatori di trasformare la finale di Coppa Italia in un laboratorio di sostenibilità applicata allo sport, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’impatto complessivo dell’evento.
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Per gli inquirenti, Andrea Sempio è stato il solo a uccidere Chiara Poggi. Convocato in Procura il prossimo 6 maggio per l’ultimo interrogatorio prima della chiusura delle indagini, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.