- Il comitato dei familiari delle vittime di coronavirus lo chiama in causa davanti a un giudice. E persino gli alleati chiedono la sua testa per via delle misure di protezione mancanti: «Conte deve rimuoverlo»
- Dopo il ricorso di Fdi, l’avvocatura dello Stato finalmente lo mette nero su bianco: non esiste alcun protocollo «completo e formale» oltre a quello vecchio di 14 anni
Lo speciale contiene due articoli
Fedele a quel suo cognome che, sin dall’inizio della pandemia, ha avuto un suono beffardo, il ministro della Salute Roberto Speranza continua a non scomporsi. Non risponde, non spiega, non dà chiarimenti. Magari starà persino scrivendo il seguito del suo libro: Perché siamo guariti, immancabile secondo capitolo del già leggendario Perché guariremo, ritirato prima ancora di uscire per manifesta intempestività.
Lo scandalo del report dell’Oms censurato, la vergogna del piano pandemico mai aggiornato dal 2006 e della mancata applicazione di quello vecchio, i verbali della sua task force secretati e negati ai parlamentari dell’opposizione che vorrebbero consultarli: nulla, finora, ha indotto Speranza a uscire dal suo splendido isolamento fatto di sorrisetti, raccomandazioni paternalistiche e fuga dalla trasparenza. Peccato che ignorare i problemi si riveli sempre un pessimo modo per farli sparire.
E così, adesso, sul serafico ministro si abbatte anche il fuoco amico. «Se nel governo della salute pubblica la responsabilità politica non è un’opinione, davanti alle inchieste di Report e alle dichiarazioni del ricercatore dell’Oms Francesco Zambon che il programma Rai ha trasmesso ieri sera (lunedì, ndr), il presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve sostituire subito il ministro della Salute». La bordata non arriva dai banchi di Fratelli d’Italia o della Lega, ma da quelli della maggioranza. A chiedere la testa di Speranza è infatti il deputato del M5s Francesco Sapia, che alla Camera siede in commissione Affari sociali e che sull’argomento ha presentato un’interrogazione allo stesso Conte.
L’esponente grillino non le manda a dire: «Di fronte al dolore, alla sofferenza e alla crisi sanitaria, economica e sociale del Paese, non è ammissibile che vi siano sospetti di condizionamenti politici dell’Oms, chiamata a svolgere un ruolo essenziale per la tutela della salute pubblica. La vicenda raccontata dalla stampa è troppo grave, per cui va affrontata con azioni immediate, compresa, come ho chiesto nella mia interrogazione al presidente Conte, la verifica di eventuali responsabilità dirigenziali all’interno del ministero della Salute». Per Sapia, «qui ci troviamo innanzi ad un problema serissimo, che rischia di compromettere la credibilità dell’intero governo italiano. La questione è molto più grave di quella per cui si dimise il commissario alla Sanità calabrese, Saverio Cotticelli. Ritengo», incalza l’onorevole pentastellato, «che il ministro Roberto Speranza non possa più restare al suo posto. La politica deve dare segnali inequivocabili, intanto ai più alti livelli istituzionali». Certo, ai grillini si potrebbe pur sempre ricordare che per circa 16 mesi al ministero della Salute c’è stata una di loro, Giulia Grillo, senza che anch’ella mettesse mano al piano pandemico. Ma, coerenza a parte, la presa di posizione resta forte.
È tuttavia probabile che presto non siano solo le aule della politica a ospitare le spiegazioni di Speranza, ma anche quelle della giustizia. Il comitato dei familiari delle vittime del Covid ha infatti citato in giudizio il ministro della Salute, Giuseppe Conte e la Regione Lombardia «per aver leso il diritto alla salute ed alla vita costituzionalmente garantito». Il testo della citazione è un vero atto d’accusa contro le istituzioni. «È evidente, è incontestabile, è un obbligo morale e giuridico», vi si legge, «stabilire quali responsabilità vi siano state in una gestione della pandemia che ha provocato una strage, che ha provocato migliaia di morti che reclamano verità e giustizia e prima ancora chiarezza». Sul fronte governativo, l’attenzione del comitato e dei suoi legali si concentra proprio documento pubblicato e poi rimosso dall’Oms e sulle rivelazioni che esso conteneva in merito al nostro piano pandemico. Secondo la citazione in giudizio, «è un dato incontrovertibile, ormai, l’assenza di un piano pandemico italiano adeguato così come risulta inconfutabile che se ci fosse stato un piano pandemico adeguato ed aggiornato secondo le direttive date dal Parlamento europeo a far data dal 22 ottobre 2013 e dalle successive direttive dell’Oms fino al 2018 si sarebbero risparmiate, almeno nella prima fase pandemica, circa 10.000 mite umane». Insomma, l’arma del delitto, in questa vicenda, è proprio «ciò che noi non avevamo, ma che eravamo tenuti ad avere come obbligo giuridico, e che altri avevano: un sistema efficace di sorveglianza sanitaria integrata e piani pandemici armonizzati a livello centrale, regionale e di comunità locale. Lo scopo di un piano pandemico è mitigare, non annullare, le conseguenze di una pandemia. Contribuisce cioè a ridurre sia il numero di vittime, sia le conseguenze economiche sul sistema Paese», si legge ancora nella citazione in giudizio. Per Speranza, fare finta di niente sarà sempre più difficile.
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