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2022-03-18
Cipro è ancora la cassaforte dei russi: tiene in pancia più di 200 miliardi
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Continuano le tensioni geopolitiche a causa dell’invasione dell’Ucraina, da parte della Russia. Una guerra, quella voluta da Vladimir Putin, che non si sta però combattendo solo con le armi ma anche economicamente. L’Occidente ha infatti risposto alle mosse russe imponendo sanzioni, via via sempre più severe, con l’obiettivo di indebolire fortemente l’economia russa e portare Putin a un tavolo di confronto per trovare un accordo con l’Ucraina. Mosse, quelle dell’Occidente, che stanno iniziando a dare i frutti, dato che le principali agenzie di rating hanno deciso di tagliare il rating sovrano della Russia, portandolo al livello «spazzatura» (l’anticamera del default).
Una situazione che economicamente sta dunque andando a pesare sempre di più sulla patria di Putin che non è riuscito a spezzare i legami economici con l’Occidente, nonostante i suoi sforzi degli anni passati. Se infatti si guardano gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale russa, gli investimenti diretti esteri che la Russia fa verso l'estero ammontano a 391.112 miliardi di dollari al 30 settembre 2021 (ultimi dati disponibili). Circa 103.589 miliardi sono direttamente legati a Paesi europei (69.589 riguardano stati membri dell’Ue). Se si entra nel dettaglio degli investimenti diretti esteri si nota come il primo paese di destinazione dei soldi russi è Cipro (201.190 miliardi). Con il Paese c’è un legame di lunga data, tanto che nel 2012 Moody’s aveva stimato come i depositi di aziende e banche russe a Cipro superassero il Pil del Paese. Ma non solo perché negli anni Cipro è stata usata dagli oligarchi russi anche per riciclare il denaro proveniente da attività illecite, oltre che per il suo regime fiscale di favore. L’isola è infatti presente tra i maggiori paradisi fiscali a livello internazionale ed è stata coinvolta in diversi scandali. Ultimo fra tutti, la vendita dei passaporti d’oro. Cipro (insieme a Malta) sono finite sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue proprio per queste loro pratiche poco «pulite» (si sono concessi i passaporti Ue anche a persone che per i loro trascorsi, seguendo le procedure standard, non avrebbero mai ottenuto la cittadinanza). In cambio di investimenti nell’economia nazionale si davano dunque passaporti ai cittadini extra Ue, tipicamente russi, per quanto riguarda Cipro, in modo che questi potessero avere libero accesso al mercato dei capitali e non solo dell’Ue.
Nel 2020 a causa della pandemia si è registrato un aumento del 49% di queste richieste. Questa volta però l’obiettivo era ottenere la cittadinanza di un paese Ue che avesse un buon sistema sanitario, rispetto al proprio. A fine 2020 il governo di Cipro ha dichiarato di voler sospendere il programma visti d’oro, dopo i diversi scandali venuti alla luce. Il Paese rimane comunque una delle mete preferite dei soldi provenienti dalla Russia. Al secondo posto, per quanto riguarda gli Ide, troviamo l’Austria con 27.677 miliardi di dollari, al terzo l’Olanda con 24.636 miliardi e al quarto la Svizzera con 20.033 miliardi. Importante anche il legame con la Confederazione elvetica dove molti oligarchi russi hanno diversi conti correnti. La decisione della Svizzera di unirsi alle sanzioni economiche dell’Ue contro la Russia ha rappresentato infatti un passo molto importante, perché si sono andate a bloccare possibili vie di fuga finanziarie attraverso il Paese. Se si va avanti nella lista, troviamo in quinta posizione un altro paradiso fiscale, finito più volte al centro di diversi scandali: il Jersey (18.731 miliardi di dollari), seguito dal Regno Unito (13.969 miliardi) e Singapore (10.790). Per quanto riguarda la patria di sua maestà Elisabetta II, c’è da sottolineare il forte legame esistente con la Russia, iniziato a deteriorarsi nel 2018. Il mercato immobiliare inglese è infatti stato sfruttato per diversi anni dai russi (anche) per riciclare denaro sporco, oltre che per ottenere il visto inglese. Andando avanti nella classifica, all’ottavo posto si trova la Germania (8.344 miliardi), poi la Turchia (6.512 miliardi), gli Usa (6.163), la Spagna (6.244) e poi il nostro Paese con 2.688 miliardi di dollari in arrivo dalla Russia.
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Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale russa, gli investimenti diretti che il Paese fa verso l'estero ammontano a 391.112 miliardi di dollari. Circa 103.589 sono direttamente legati a Paesi europei, di cui 69.589 riguardano stati membri dell’Ue. Tra questi Cipro rimane la prima destinazione con 201.190 miliardi. Completano il podio Austria con 27.677 e Olanda con 24.636.Continuano le tensioni geopolitiche a causa dell’invasione dell’Ucraina, da parte della Russia. Una guerra, quella voluta da Vladimir Putin, che non si sta però combattendo solo con le armi ma anche economicamente. L’Occidente ha infatti risposto alle mosse russe imponendo sanzioni, via via sempre più severe, con l’obiettivo di indebolire fortemente l’economia russa e portare Putin a un tavolo di confronto per trovare un accordo con l’Ucraina. Mosse, quelle dell’Occidente, che stanno iniziando a dare i frutti, dato che le principali agenzie di rating hanno deciso di tagliare il rating sovrano della Russia, portandolo al livello «spazzatura» (l’anticamera del default).Una situazione che economicamente sta dunque andando a pesare sempre di più sulla patria di Putin che non è riuscito a spezzare i legami economici con l’Occidente, nonostante i suoi sforzi degli anni passati. Se infatti si guardano gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale russa, gli investimenti diretti esteri che la Russia fa verso l'estero ammontano a 391.112 miliardi di dollari al 30 settembre 2021 (ultimi dati disponibili). Circa 103.589 miliardi sono direttamente legati a Paesi europei (69.589 riguardano stati membri dell’Ue). Se si entra nel dettaglio degli investimenti diretti esteri si nota come il primo paese di destinazione dei soldi russi è Cipro (201.190 miliardi). Con il Paese c’è un legame di lunga data, tanto che nel 2012 Moody’s aveva stimato come i depositi di aziende e banche russe a Cipro superassero il Pil del Paese. Ma non solo perché negli anni Cipro è stata usata dagli oligarchi russi anche per riciclare il denaro proveniente da attività illecite, oltre che per il suo regime fiscale di favore. L’isola è infatti presente tra i maggiori paradisi fiscali a livello internazionale ed è stata coinvolta in diversi scandali. Ultimo fra tutti, la vendita dei passaporti d’oro. Cipro (insieme a Malta) sono finite sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue proprio per queste loro pratiche poco «pulite» (si sono concessi i passaporti Ue anche a persone che per i loro trascorsi, seguendo le procedure standard, non avrebbero mai ottenuto la cittadinanza). In cambio di investimenti nell’economia nazionale si davano dunque passaporti ai cittadini extra Ue, tipicamente russi, per quanto riguarda Cipro, in modo che questi potessero avere libero accesso al mercato dei capitali e non solo dell’Ue.Nel 2020 a causa della pandemia si è registrato un aumento del 49% di queste richieste. Questa volta però l’obiettivo era ottenere la cittadinanza di un paese Ue che avesse un buon sistema sanitario, rispetto al proprio. A fine 2020 il governo di Cipro ha dichiarato di voler sospendere il programma visti d’oro, dopo i diversi scandali venuti alla luce. Il Paese rimane comunque una delle mete preferite dei soldi provenienti dalla Russia. Al secondo posto, per quanto riguarda gli Ide, troviamo l’Austria con 27.677 miliardi di dollari, al terzo l’Olanda con 24.636 miliardi e al quarto la Svizzera con 20.033 miliardi. Importante anche il legame con la Confederazione elvetica dove molti oligarchi russi hanno diversi conti correnti. La decisione della Svizzera di unirsi alle sanzioni economiche dell’Ue contro la Russia ha rappresentato infatti un passo molto importante, perché si sono andate a bloccare possibili vie di fuga finanziarie attraverso il Paese. Se si va avanti nella lista, troviamo in quinta posizione un altro paradiso fiscale, finito più volte al centro di diversi scandali: il Jersey (18.731 miliardi di dollari), seguito dal Regno Unito (13.969 miliardi) e Singapore (10.790). Per quanto riguarda la patria di sua maestà Elisabetta II, c’è da sottolineare il forte legame esistente con la Russia, iniziato a deteriorarsi nel 2018. Il mercato immobiliare inglese è infatti stato sfruttato per diversi anni dai russi (anche) per riciclare denaro sporco, oltre che per ottenere il visto inglese. Andando avanti nella classifica, all’ottavo posto si trova la Germania (8.344 miliardi), poi la Turchia (6.512 miliardi), gli Usa (6.163), la Spagna (6.244) e poi il nostro Paese con 2.688 miliardi di dollari in arrivo dalla Russia.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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