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2023-01-31
La Cina: «Basta con gli aiuti militari all'Ucraina»
Xi Jinping (Ansa)
La Cina rompe gli indugi e, dopo aver cercato di mantenere un equilibrio di facciata sulla guerra tra Mosca e Kiev, lancia accuse all’indirizzo degli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, senza mezzi termini, definisce gli Usa «il più grande promotore della crisi in Ucraina» e ufficializza la netta contrarietà del Dragone all’invio di nuove armi da parte dell’Occidente. Gli Stati Uniti, tuona Ning, «dovrebbero smettere di inviare armi e raccogliere i frutti della guerra».
La tensione tra i due giganti cresce sempre di più e i due temi della guerra in Ucraina da un lato e dell’appartenenza di Taiwan dall’altro, restano al centro della contesa. La rottura nasce soprattutto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, che hanno manifestato timori e sospetti circa la posizione di Pechino, con Washington che ha indicato alcuni gruppi statali cinesi come sostenitori della Russia nel conflitto ucraino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non accetterà «ricatti infondati» e che non starà seduta a guardare gli Usa.
Come si stiano riposizionando le pedine sullo scacchiere mondiale sembra chiaro al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non a caso ha «cercato sponda» nella Corea del Sud, esortandola ad aumentare il suo sostegno militare all’Ucraina. Mentre a Est si delineano i diversi approcci al conflitto, anche a Sud dell’Europa i contendenti cercano di capire su chi contare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, terrà oggi colloqui con il capo della diplomazia egizian,a Sameh Shoukry. L’ultimo incontro tra i due risale al 17 dicembre. Ieri Shoukry ha dialogato al Cairo con il Segretario di Stato americano, Antony Blinken. Shoukry ha chiesto agli Usa sostegno per la crisi che sta attraversando l’Egitto. I due hanno discusso la situazione in Libia e in Sudan e ribadito la «necessità di lavorare insieme per superare sfide comuni». Tra le sfide, c’è il mantenimento degli equilibri tra Israele e Palestina che impegna i due Paesi. Insomma, ognuno cerca di cementare i rapporti con i partner usuali e meno usuali, al fine di mantenere un peso negli scenari futuri. In quest’ottica il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. La conversazione ha riguardato la cooperazione nell’ambito dell’organizzazione Opec+ per assicurare la stabilità del mercato petrolifero globale. In questo quadro, Mosca rilancia la sua disponibilità al dialogo con i partner europei. «Restiamo fiduciosi di vedere prima o poi forze politiche in Europa in grado di agire in base ai propri interessi nazionali e non per l’ambizione di compiacere qualcuno dall’altra parte dell’Oceano», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «Non abbiamo mai saltato né un dialogo paritario con i nostri partner europei né una ricerca dei modi per affrontare le questioni di sicurezza», ha ricordato.
L’Ue intanto prosegue sulla sua linea. «In merito alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, l’azione dell’Ue, sostenuta dall’Italia, è quella di lavorare per garantire la nostra sicurezza e aiutare l’Ucraina con misure che facciano pressioni per mettere fine alla guerra il prima possibile e avviarsi verso un processo di pace», ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier, Giorgia Meloni. Il presidente ceco uscente Milos Zeman ha lodato l’aiuto che Nato e Ue offrono all’Ucraina e ha aggiunto di aver avuto di recente un colloquio in videocollegamento con il presidente cinese, Xi Jinping, al quale ha detto che la Cina potrebbe svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace.
La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori
Della mobilitazione russa e dei rischi per chi tenta di sottrarsi alle sue regole si è parlato più volte. Ma la legge marziale è stata istituita ed è dura anche in Ucraina, tanto che sta iniziando già a produrre i primi effetti in tutto il Paese. I tribunali ucraini hanno infatti cominciato a emettere le prime sentenze per chi si è sottratto alla mobilitazione generale indetta dal presidente Volodymyr Zelensky per «preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina» a fronte dell’aggressione russa.
Il primo a sperimentare l’inflessibilità delle norme marziali è stato un cittadino che ha deciso di non presentarsi sul luogo che gli era stato assegnato per il servizio, ossia l’Accademia nazionale delle forze di terra a Leopoli. Il tribunale interdistrettuale di Okhtyr, nella regione di Sumy, gli ha inflitto una pena detentiva di tre anni per non aver risposto alla «chiamata» alle armi. Come noto, alla legge marziale ucraina è stato dato l’ok dalla Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, che ha approvato all’unanimità l’estensione nel corso dei mesi, su proposta di Zelensky, del provvedimento che era entrato in vigore lo scorso 24 febbraio, nelle ore immediatamente successive all’invasione russa. Grazie a questo provvedimento, sono stati messi fuori legge i partiti dell’opposizione e avviato il reclutamento obbligatorio di tutti i maschi considerati abili a prestare servizio militare.
Ormai sono tanti i cittadini che cercano di sottrarsi al servizio militare, mentre sul campo infuria la battaglia. Il governatore ucraino Oleh Syniehubov ha affermato che la Russia ha preso di mira la regione della città di Kharkiv con un missile S-300. Tre civili sono rimasti feriti e uno è stato ucciso nel bombardamento, che ha colpito un edificio residenziale. Precedenti allarmi di raid aerei erano attivi nei territori di Kharkiv, Sumy, Poltava, Donetsk, Lugansk, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Zaporizhzhia e Kirovohrad. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che l’esercito ha conquistato «posizioni più vantaggiose» nell’area di Vuhledar, nella regione di Donetsk.
Zelensky si è recato ieri nella regione ucraina meridionale di Mykolaiv, dove ha incontrato la premier danese, Mette Frederiksen. Secondo quanto riferito da Zelensky i due hanno visitato un ospedale per incontrare i soldati feriti durante l’invasione, per poi recarsi al porto marittimo commerciale di Mykolaiv. «Fin dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, la Danimarca ha aiutato e sostenuto Mykolaiv», ha sottolineato il presidente ucraino. All’inizio di questo mese il ministero della Difesa danese ha annunciato che il Paese avrebbe donato all’Ucraina 19 sistemi di artiglieria obice Caesar di fabbricazione francese. Nel corso della visita a Mykolaiv, Zelensky ha riferito di aver incontrato i funzionari regionali. «Abbiamo discusso della situazione operativa nel Sud dell’Ucraina, delle conseguenze degli attacchi missilistici e dei droni della Russia. Abbiamo anche esaminato lo stato dell’infrastruttura energetica della regione, i mezzi della sua protezione e il ritmo della ripresa», ha sottolineato.
Israele ha intanto inviato in Ucraina tre ambulanze blindate. Un’altra di queste ambulanze, spedita nelle scorse settimane, è già operativa sul campo «in attività di salvataggio di vite».
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Il ministero degli Esteri del Dragone invita Washington «a pensare ai negoziati». Sergej Lavrov intanto cerca la sponda dell’Egitto e all’Ue dice: «Il dialogo è sempre aperto».La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori. Tre anni di carcere a un cittadino che non si era presentato al fronte, a Leopoli.Lo speciale contiene due articoli.La Cina rompe gli indugi e, dopo aver cercato di mantenere un equilibrio di facciata sulla guerra tra Mosca e Kiev, lancia accuse all’indirizzo degli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, senza mezzi termini, definisce gli Usa «il più grande promotore della crisi in Ucraina» e ufficializza la netta contrarietà del Dragone all’invio di nuove armi da parte dell’Occidente. Gli Stati Uniti, tuona Ning, «dovrebbero smettere di inviare armi e raccogliere i frutti della guerra».La tensione tra i due giganti cresce sempre di più e i due temi della guerra in Ucraina da un lato e dell’appartenenza di Taiwan dall’altro, restano al centro della contesa. La rottura nasce soprattutto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, che hanno manifestato timori e sospetti circa la posizione di Pechino, con Washington che ha indicato alcuni gruppi statali cinesi come sostenitori della Russia nel conflitto ucraino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non accetterà «ricatti infondati» e che non starà seduta a guardare gli Usa. Come si stiano riposizionando le pedine sullo scacchiere mondiale sembra chiaro al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non a caso ha «cercato sponda» nella Corea del Sud, esortandola ad aumentare il suo sostegno militare all’Ucraina. Mentre a Est si delineano i diversi approcci al conflitto, anche a Sud dell’Europa i contendenti cercano di capire su chi contare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, terrà oggi colloqui con il capo della diplomazia egizian,a Sameh Shoukry. L’ultimo incontro tra i due risale al 17 dicembre. Ieri Shoukry ha dialogato al Cairo con il Segretario di Stato americano, Antony Blinken. Shoukry ha chiesto agli Usa sostegno per la crisi che sta attraversando l’Egitto. I due hanno discusso la situazione in Libia e in Sudan e ribadito la «necessità di lavorare insieme per superare sfide comuni». Tra le sfide, c’è il mantenimento degli equilibri tra Israele e Palestina che impegna i due Paesi. Insomma, ognuno cerca di cementare i rapporti con i partner usuali e meno usuali, al fine di mantenere un peso negli scenari futuri. In quest’ottica il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. La conversazione ha riguardato la cooperazione nell’ambito dell’organizzazione Opec+ per assicurare la stabilità del mercato petrolifero globale. In questo quadro, Mosca rilancia la sua disponibilità al dialogo con i partner europei. «Restiamo fiduciosi di vedere prima o poi forze politiche in Europa in grado di agire in base ai propri interessi nazionali e non per l’ambizione di compiacere qualcuno dall’altra parte dell’Oceano», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «Non abbiamo mai saltato né un dialogo paritario con i nostri partner europei né una ricerca dei modi per affrontare le questioni di sicurezza», ha ricordato. L’Ue intanto prosegue sulla sua linea. «In merito alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, l’azione dell’Ue, sostenuta dall’Italia, è quella di lavorare per garantire la nostra sicurezza e aiutare l’Ucraina con misure che facciano pressioni per mettere fine alla guerra il prima possibile e avviarsi verso un processo di pace», ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier, Giorgia Meloni. Il presidente ceco uscente Milos Zeman ha lodato l’aiuto che Nato e Ue offrono all’Ucraina e ha aggiunto di aver avuto di recente un colloquio in videocollegamento con il presidente cinese, Xi Jinping, al quale ha detto che la Cina potrebbe svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cina-basta-con-aiuti-militari-2659330012.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-legge-marziale-colpisce-gli-invasi-prime-condanne-per-i-disertori" data-post-id="2659330012" data-published-at="1675109192" data-use-pagination="False"> La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori Della mobilitazione russa e dei rischi per chi tenta di sottrarsi alle sue regole si è parlato più volte. Ma la legge marziale è stata istituita ed è dura anche in Ucraina, tanto che sta iniziando già a produrre i primi effetti in tutto il Paese. I tribunali ucraini hanno infatti cominciato a emettere le prime sentenze per chi si è sottratto alla mobilitazione generale indetta dal presidente Volodymyr Zelensky per «preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina» a fronte dell’aggressione russa. Il primo a sperimentare l’inflessibilità delle norme marziali è stato un cittadino che ha deciso di non presentarsi sul luogo che gli era stato assegnato per il servizio, ossia l’Accademia nazionale delle forze di terra a Leopoli. Il tribunale interdistrettuale di Okhtyr, nella regione di Sumy, gli ha inflitto una pena detentiva di tre anni per non aver risposto alla «chiamata» alle armi. Come noto, alla legge marziale ucraina è stato dato l’ok dalla Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, che ha approvato all’unanimità l’estensione nel corso dei mesi, su proposta di Zelensky, del provvedimento che era entrato in vigore lo scorso 24 febbraio, nelle ore immediatamente successive all’invasione russa. Grazie a questo provvedimento, sono stati messi fuori legge i partiti dell’opposizione e avviato il reclutamento obbligatorio di tutti i maschi considerati abili a prestare servizio militare. Ormai sono tanti i cittadini che cercano di sottrarsi al servizio militare, mentre sul campo infuria la battaglia. Il governatore ucraino Oleh Syniehubov ha affermato che la Russia ha preso di mira la regione della città di Kharkiv con un missile S-300. Tre civili sono rimasti feriti e uno è stato ucciso nel bombardamento, che ha colpito un edificio residenziale. Precedenti allarmi di raid aerei erano attivi nei territori di Kharkiv, Sumy, Poltava, Donetsk, Lugansk, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Zaporizhzhia e Kirovohrad. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che l’esercito ha conquistato «posizioni più vantaggiose» nell’area di Vuhledar, nella regione di Donetsk. Zelensky si è recato ieri nella regione ucraina meridionale di Mykolaiv, dove ha incontrato la premier danese, Mette Frederiksen. Secondo quanto riferito da Zelensky i due hanno visitato un ospedale per incontrare i soldati feriti durante l’invasione, per poi recarsi al porto marittimo commerciale di Mykolaiv. «Fin dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, la Danimarca ha aiutato e sostenuto Mykolaiv», ha sottolineato il presidente ucraino. All’inizio di questo mese il ministero della Difesa danese ha annunciato che il Paese avrebbe donato all’Ucraina 19 sistemi di artiglieria obice Caesar di fabbricazione francese. Nel corso della visita a Mykolaiv, Zelensky ha riferito di aver incontrato i funzionari regionali. «Abbiamo discusso della situazione operativa nel Sud dell’Ucraina, delle conseguenze degli attacchi missilistici e dei droni della Russia. Abbiamo anche esaminato lo stato dell’infrastruttura energetica della regione, i mezzi della sua protezione e il ritmo della ripresa», ha sottolineato. Israele ha intanto inviato in Ucraina tre ambulanze blindate. Un’altra di queste ambulanze, spedita nelle scorse settimane, è già operativa sul campo «in attività di salvataggio di vite».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».