True
2023-01-31
La Cina: «Basta con gli aiuti militari all'Ucraina»
Xi Jinping (Ansa)
La Cina rompe gli indugi e, dopo aver cercato di mantenere un equilibrio di facciata sulla guerra tra Mosca e Kiev, lancia accuse all’indirizzo degli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, senza mezzi termini, definisce gli Usa «il più grande promotore della crisi in Ucraina» e ufficializza la netta contrarietà del Dragone all’invio di nuove armi da parte dell’Occidente. Gli Stati Uniti, tuona Ning, «dovrebbero smettere di inviare armi e raccogliere i frutti della guerra».
La tensione tra i due giganti cresce sempre di più e i due temi della guerra in Ucraina da un lato e dell’appartenenza di Taiwan dall’altro, restano al centro della contesa. La rottura nasce soprattutto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, che hanno manifestato timori e sospetti circa la posizione di Pechino, con Washington che ha indicato alcuni gruppi statali cinesi come sostenitori della Russia nel conflitto ucraino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non accetterà «ricatti infondati» e che non starà seduta a guardare gli Usa.
Come si stiano riposizionando le pedine sullo scacchiere mondiale sembra chiaro al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non a caso ha «cercato sponda» nella Corea del Sud, esortandola ad aumentare il suo sostegno militare all’Ucraina. Mentre a Est si delineano i diversi approcci al conflitto, anche a Sud dell’Europa i contendenti cercano di capire su chi contare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, terrà oggi colloqui con il capo della diplomazia egizian,a Sameh Shoukry. L’ultimo incontro tra i due risale al 17 dicembre. Ieri Shoukry ha dialogato al Cairo con il Segretario di Stato americano, Antony Blinken. Shoukry ha chiesto agli Usa sostegno per la crisi che sta attraversando l’Egitto. I due hanno discusso la situazione in Libia e in Sudan e ribadito la «necessità di lavorare insieme per superare sfide comuni». Tra le sfide, c’è il mantenimento degli equilibri tra Israele e Palestina che impegna i due Paesi. Insomma, ognuno cerca di cementare i rapporti con i partner usuali e meno usuali, al fine di mantenere un peso negli scenari futuri. In quest’ottica il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. La conversazione ha riguardato la cooperazione nell’ambito dell’organizzazione Opec+ per assicurare la stabilità del mercato petrolifero globale. In questo quadro, Mosca rilancia la sua disponibilità al dialogo con i partner europei. «Restiamo fiduciosi di vedere prima o poi forze politiche in Europa in grado di agire in base ai propri interessi nazionali e non per l’ambizione di compiacere qualcuno dall’altra parte dell’Oceano», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «Non abbiamo mai saltato né un dialogo paritario con i nostri partner europei né una ricerca dei modi per affrontare le questioni di sicurezza», ha ricordato.
L’Ue intanto prosegue sulla sua linea. «In merito alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, l’azione dell’Ue, sostenuta dall’Italia, è quella di lavorare per garantire la nostra sicurezza e aiutare l’Ucraina con misure che facciano pressioni per mettere fine alla guerra il prima possibile e avviarsi verso un processo di pace», ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier, Giorgia Meloni. Il presidente ceco uscente Milos Zeman ha lodato l’aiuto che Nato e Ue offrono all’Ucraina e ha aggiunto di aver avuto di recente un colloquio in videocollegamento con il presidente cinese, Xi Jinping, al quale ha detto che la Cina potrebbe svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace.
La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori
Della mobilitazione russa e dei rischi per chi tenta di sottrarsi alle sue regole si è parlato più volte. Ma la legge marziale è stata istituita ed è dura anche in Ucraina, tanto che sta iniziando già a produrre i primi effetti in tutto il Paese. I tribunali ucraini hanno infatti cominciato a emettere le prime sentenze per chi si è sottratto alla mobilitazione generale indetta dal presidente Volodymyr Zelensky per «preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina» a fronte dell’aggressione russa.
Il primo a sperimentare l’inflessibilità delle norme marziali è stato un cittadino che ha deciso di non presentarsi sul luogo che gli era stato assegnato per il servizio, ossia l’Accademia nazionale delle forze di terra a Leopoli. Il tribunale interdistrettuale di Okhtyr, nella regione di Sumy, gli ha inflitto una pena detentiva di tre anni per non aver risposto alla «chiamata» alle armi. Come noto, alla legge marziale ucraina è stato dato l’ok dalla Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, che ha approvato all’unanimità l’estensione nel corso dei mesi, su proposta di Zelensky, del provvedimento che era entrato in vigore lo scorso 24 febbraio, nelle ore immediatamente successive all’invasione russa. Grazie a questo provvedimento, sono stati messi fuori legge i partiti dell’opposizione e avviato il reclutamento obbligatorio di tutti i maschi considerati abili a prestare servizio militare.
Ormai sono tanti i cittadini che cercano di sottrarsi al servizio militare, mentre sul campo infuria la battaglia. Il governatore ucraino Oleh Syniehubov ha affermato che la Russia ha preso di mira la regione della città di Kharkiv con un missile S-300. Tre civili sono rimasti feriti e uno è stato ucciso nel bombardamento, che ha colpito un edificio residenziale. Precedenti allarmi di raid aerei erano attivi nei territori di Kharkiv, Sumy, Poltava, Donetsk, Lugansk, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Zaporizhzhia e Kirovohrad. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che l’esercito ha conquistato «posizioni più vantaggiose» nell’area di Vuhledar, nella regione di Donetsk.
Zelensky si è recato ieri nella regione ucraina meridionale di Mykolaiv, dove ha incontrato la premier danese, Mette Frederiksen. Secondo quanto riferito da Zelensky i due hanno visitato un ospedale per incontrare i soldati feriti durante l’invasione, per poi recarsi al porto marittimo commerciale di Mykolaiv. «Fin dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, la Danimarca ha aiutato e sostenuto Mykolaiv», ha sottolineato il presidente ucraino. All’inizio di questo mese il ministero della Difesa danese ha annunciato che il Paese avrebbe donato all’Ucraina 19 sistemi di artiglieria obice Caesar di fabbricazione francese. Nel corso della visita a Mykolaiv, Zelensky ha riferito di aver incontrato i funzionari regionali. «Abbiamo discusso della situazione operativa nel Sud dell’Ucraina, delle conseguenze degli attacchi missilistici e dei droni della Russia. Abbiamo anche esaminato lo stato dell’infrastruttura energetica della regione, i mezzi della sua protezione e il ritmo della ripresa», ha sottolineato.
Israele ha intanto inviato in Ucraina tre ambulanze blindate. Un’altra di queste ambulanze, spedita nelle scorse settimane, è già operativa sul campo «in attività di salvataggio di vite».
Continua a leggereRiduci
Il ministero degli Esteri del Dragone invita Washington «a pensare ai negoziati». Sergej Lavrov intanto cerca la sponda dell’Egitto e all’Ue dice: «Il dialogo è sempre aperto».La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori. Tre anni di carcere a un cittadino che non si era presentato al fronte, a Leopoli.Lo speciale contiene due articoli.La Cina rompe gli indugi e, dopo aver cercato di mantenere un equilibrio di facciata sulla guerra tra Mosca e Kiev, lancia accuse all’indirizzo degli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, senza mezzi termini, definisce gli Usa «il più grande promotore della crisi in Ucraina» e ufficializza la netta contrarietà del Dragone all’invio di nuove armi da parte dell’Occidente. Gli Stati Uniti, tuona Ning, «dovrebbero smettere di inviare armi e raccogliere i frutti della guerra».La tensione tra i due giganti cresce sempre di più e i due temi della guerra in Ucraina da un lato e dell’appartenenza di Taiwan dall’altro, restano al centro della contesa. La rottura nasce soprattutto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, che hanno manifestato timori e sospetti circa la posizione di Pechino, con Washington che ha indicato alcuni gruppi statali cinesi come sostenitori della Russia nel conflitto ucraino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non accetterà «ricatti infondati» e che non starà seduta a guardare gli Usa. Come si stiano riposizionando le pedine sullo scacchiere mondiale sembra chiaro al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non a caso ha «cercato sponda» nella Corea del Sud, esortandola ad aumentare il suo sostegno militare all’Ucraina. Mentre a Est si delineano i diversi approcci al conflitto, anche a Sud dell’Europa i contendenti cercano di capire su chi contare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, terrà oggi colloqui con il capo della diplomazia egizian,a Sameh Shoukry. L’ultimo incontro tra i due risale al 17 dicembre. Ieri Shoukry ha dialogato al Cairo con il Segretario di Stato americano, Antony Blinken. Shoukry ha chiesto agli Usa sostegno per la crisi che sta attraversando l’Egitto. I due hanno discusso la situazione in Libia e in Sudan e ribadito la «necessità di lavorare insieme per superare sfide comuni». Tra le sfide, c’è il mantenimento degli equilibri tra Israele e Palestina che impegna i due Paesi. Insomma, ognuno cerca di cementare i rapporti con i partner usuali e meno usuali, al fine di mantenere un peso negli scenari futuri. In quest’ottica il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. La conversazione ha riguardato la cooperazione nell’ambito dell’organizzazione Opec+ per assicurare la stabilità del mercato petrolifero globale. In questo quadro, Mosca rilancia la sua disponibilità al dialogo con i partner europei. «Restiamo fiduciosi di vedere prima o poi forze politiche in Europa in grado di agire in base ai propri interessi nazionali e non per l’ambizione di compiacere qualcuno dall’altra parte dell’Oceano», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «Non abbiamo mai saltato né un dialogo paritario con i nostri partner europei né una ricerca dei modi per affrontare le questioni di sicurezza», ha ricordato. L’Ue intanto prosegue sulla sua linea. «In merito alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, l’azione dell’Ue, sostenuta dall’Italia, è quella di lavorare per garantire la nostra sicurezza e aiutare l’Ucraina con misure che facciano pressioni per mettere fine alla guerra il prima possibile e avviarsi verso un processo di pace», ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier, Giorgia Meloni. Il presidente ceco uscente Milos Zeman ha lodato l’aiuto che Nato e Ue offrono all’Ucraina e ha aggiunto di aver avuto di recente un colloquio in videocollegamento con il presidente cinese, Xi Jinping, al quale ha detto che la Cina potrebbe svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cina-basta-con-aiuti-militari-2659330012.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-legge-marziale-colpisce-gli-invasi-prime-condanne-per-i-disertori" data-post-id="2659330012" data-published-at="1675109192" data-use-pagination="False"> La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori Della mobilitazione russa e dei rischi per chi tenta di sottrarsi alle sue regole si è parlato più volte. Ma la legge marziale è stata istituita ed è dura anche in Ucraina, tanto che sta iniziando già a produrre i primi effetti in tutto il Paese. I tribunali ucraini hanno infatti cominciato a emettere le prime sentenze per chi si è sottratto alla mobilitazione generale indetta dal presidente Volodymyr Zelensky per «preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina» a fronte dell’aggressione russa. Il primo a sperimentare l’inflessibilità delle norme marziali è stato un cittadino che ha deciso di non presentarsi sul luogo che gli era stato assegnato per il servizio, ossia l’Accademia nazionale delle forze di terra a Leopoli. Il tribunale interdistrettuale di Okhtyr, nella regione di Sumy, gli ha inflitto una pena detentiva di tre anni per non aver risposto alla «chiamata» alle armi. Come noto, alla legge marziale ucraina è stato dato l’ok dalla Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, che ha approvato all’unanimità l’estensione nel corso dei mesi, su proposta di Zelensky, del provvedimento che era entrato in vigore lo scorso 24 febbraio, nelle ore immediatamente successive all’invasione russa. Grazie a questo provvedimento, sono stati messi fuori legge i partiti dell’opposizione e avviato il reclutamento obbligatorio di tutti i maschi considerati abili a prestare servizio militare. Ormai sono tanti i cittadini che cercano di sottrarsi al servizio militare, mentre sul campo infuria la battaglia. Il governatore ucraino Oleh Syniehubov ha affermato che la Russia ha preso di mira la regione della città di Kharkiv con un missile S-300. Tre civili sono rimasti feriti e uno è stato ucciso nel bombardamento, che ha colpito un edificio residenziale. Precedenti allarmi di raid aerei erano attivi nei territori di Kharkiv, Sumy, Poltava, Donetsk, Lugansk, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Zaporizhzhia e Kirovohrad. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che l’esercito ha conquistato «posizioni più vantaggiose» nell’area di Vuhledar, nella regione di Donetsk. Zelensky si è recato ieri nella regione ucraina meridionale di Mykolaiv, dove ha incontrato la premier danese, Mette Frederiksen. Secondo quanto riferito da Zelensky i due hanno visitato un ospedale per incontrare i soldati feriti durante l’invasione, per poi recarsi al porto marittimo commerciale di Mykolaiv. «Fin dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, la Danimarca ha aiutato e sostenuto Mykolaiv», ha sottolineato il presidente ucraino. All’inizio di questo mese il ministero della Difesa danese ha annunciato che il Paese avrebbe donato all’Ucraina 19 sistemi di artiglieria obice Caesar di fabbricazione francese. Nel corso della visita a Mykolaiv, Zelensky ha riferito di aver incontrato i funzionari regionali. «Abbiamo discusso della situazione operativa nel Sud dell’Ucraina, delle conseguenze degli attacchi missilistici e dei droni della Russia. Abbiamo anche esaminato lo stato dell’infrastruttura energetica della regione, i mezzi della sua protezione e il ritmo della ripresa», ha sottolineato. Israele ha intanto inviato in Ucraina tre ambulanze blindate. Un’altra di queste ambulanze, spedita nelle scorse settimane, è già operativa sul campo «in attività di salvataggio di vite».
content.jwplatform.com
A Milano, sul palco dell’evento Your Next Milano 2026 alla Triennale, si è acceso il dibattito sul futuro di San Siro, tra esigenze sportive, ricadute economiche e una forte componente di memoria storica. Protagonisti del dibattito sono stati i presidenti di Inter e Milan, Giuseppe Marotta e Paolo Scaroni, e il presidente del Senato Ignazio La Russa.
Per Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, lo stadio nuovo non è solo un’opportunità sportiva, ma un investimento fondamentale per la città e per i tifosi. «Lo stadio nuovo è un’esigenza che sentivamo di avere, ringraziamo il Sindaco Sala per la determinazione nell’aver raggiunto questo obiettivo ricco di insidie», ha detto, ricordando con nostalgia i suoi primi passi allo storico impianto: «Ho visto la mia prima partita a San Siro quando avevo 8 anni, dimenticare quelle emozioni è impossibile». Marotta ha sottolineato anche la modernità: «L’innovazione porta a dire che ci sono degli standard che vanno rispettati. Per il tifoso avere una casa è qualcosa di importante. Oggi andare allo stadio non è solo vedere una partita, ma assistere anche a uno spettacolo prima e dopo».
Sul lato economico e urbano, Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha spiegato come il nuovo stadio rappresenti una risorsa per tutta Milano e ha evidenziato l’impatto economico del calcio sulla città. «Quando si svolge una partita di Champions League a Milano, gli esercizi commerciali aumentano il loro fatturato del 30%. E anche per le partite del campionato: quando vedete i 75.000 a San Siro, mica sono tutti milanesi ma vengono da tutta Italia a vedere le partite. Il nuovo impianto promette di raddoppiare le entrate dei club senza aumentare i prezzi dei biglietti popolari» - ha detto Scaroni che ha poi spiegato il progetto dello stadio nuovo - «La zona sarà molto verde: più del 50% della zona sarà verde. Ci saranno ristoranti, luoghi di ritrovo, bar, tante attività sportive». Per i club, ha precisato, «lo stadio rappresenta circa il 20% delle nostre entrate. Con un nuovo stadio, senza aumentare i prezzi dei biglietti popolari, noi contiamo di raddoppiare le nostre entrate». L'obiettivo è, insomma, trasformare l’area di San Siro in un polo vissuto tutto l’anno, capace di combinare sviluppo urbano, sport e intrattenimento.
Dal palco è intervenuto poi Ignazio La Russa, presidente del Senato, con un tono più nostalgico: «Oggi si parla di Your Next Milano 2026, ma io sono d'accordo con quel che ha detto il presidente del Milan Scaroni, che dice che Milano aveva e ha assolutamente bisogno di un nuovo stadio. Io l'ho sempre sostenuto, sarà un grande regalo per Milano» - ha affermato La Russa prima di lanciare una stoccata all'amministrazione comunale - «C'è voluta una fatica infinita e avremmo dovuto farlo molto prima. Il sindaco Sala ce l'ha messa tutta, la sua giunta un po' meno, molto meno». Il presidente del Senato ha poi aggiunto: «Lo stadio nuovo si costruirà e il progetto vuole che dopo che sarà costruito si abbatta San Siro. Ma io ho sempre un sogno e lo devo dire: che si possa in futuro decidere di tenere due stadi, chi lo sa, magari utilizzando il vecchio San Siro per altri compiti, magari cedendolo, magari realizzando quei due stadi che in tante parti del mondo restano. Uno sarà uno spazio moderno, che serve al Milan e all'Inter, uno sarà uno spazio per noi nostalgici, che non vorremmo mai che uno stadio come quello che abbiamo visto alla inaugurazione delle Olimpiadi venga abbattuto, era così bello che io me lo terrei per tutta la vita». Infine La Russa ha voluto sottolineare l’importanza della città: «Milano, lo dico davanti al sindaco Sala, può essere migliorata sulla sicurezza, soprattutto sulla viabilità, però Milano già così com'è… è l'unica vera città europea d'Italia».
Continua a leggereRiduci
iStock
I fatti contestati risalgono al 2021. Il protagonista, come detto, viene dal Pakistan, ma è residente da oltre 10 anni in Brianza. L’uomo arriva al pronto soccorso per una brutta caduta, la seconda in pochi mesi. I medici gli diagnosticano la cecità dell’occhio sinistro con la perdita della vista. Stesa cosa era già successa in precedenza all’occhio destro. Lo straniero avvia le pratiche per il riconoscimento dell’invalidità, sottoponendosi alle visite di rito. La diagnosi è chiara: da un occhio è buio pesto, cecità totale. Dall’altro può percepire solo vaghe luci o movimenti a breve distanza. Nel 2022 la pratica per l’invalidità civile è accettata: per lo Stato italiano, il pakistano è cieco assoluto. Gli spetta quindi la relativa pensione.
Nel 2024, tuttavia, la guardia di finanza di Seveso, durante un controllo, lo vede camminare da solo e «guidare con disinvoltura un’auto di sua proprietà». Un impegnativo Suv, per giunta. Tutte abitudini incongruenti con il suo status medico e civile. La Procura di Monza lo accusa di essere un falso invalido e lo fa arrestare: passa un anno fra carcere e domiciliari, con conti correnti e beni sequestrati. La pensione è, ovviamente, revocata. Parte il processo, la Procura chiede la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. Il giudice, però, lo assolve «perché il fatto non sussiste». Il falso cieco è cieco per davvero.
Perché ci sia stato bisogno di andare a processo non è chiaro: un non vedente è un non vedente, non si tratta di una condizione che si presta a molte ambiguità. Ad ogni modo, i medici chiamati a verificare la situazione dell’uomo hanno confermato: cecità assoluta. Quindi non c’è truffa all’Inps.
Resta da capire la vicenda del Suv. I legali del pachistano hanno fatto presente che la questione non è dirimente a fini legali: «I requisiti per il riconoscimento dello status di cieco assoluto sono esclusivamente di carattere medico e non importa se l’invalido, in qualche modo, per la propria capacità di adattamento o per incoscienza, riuscisse comunque a compiere determinate azioni, anche complesse, Un residuo visivo, ammesso dalla legge al di sotto del 3%, può consentire in alcuni casi anche di muoversi in autonomia, di leggere o compiere alcuni atti di vita quotidiana».
Insomma, se guidava la macchina, non per questo vuol dire che non fosse davvero cieco. Forse era solo incosciente. O magari aveva una forte «capacità di adattamento». Una magra consolazione per pedoni e altri automobilisti brianzoli, che per anni hanno condiviso le strade con un guidatore che si affidava al sesto senso per percepire stop e attraversamenti sulle strisce.
In pratica, una sorta di Daredevil, il supereroe Marvel privo di vista ma dotato di un super senso dell’orientamento. Ma in versione brianzolo-pakistana.
Continua a leggereRiduci