Voli chiusi 
ai bengalesi tanto arrivano sui barconi
Siamo alle comiche: con tutti gli infetti che abbiamo in Italia, organizziamo anche un viaggio speciale dal Bangladesh in piena crisi. Risultato: importiamo nuovi malati per poi correre ai ripari. Nel frattempo, gli immigrati del Paese asiatico arrivano sui barconi.

Siccome da quando è scoppiata la pandemia abbiamo avuto «solo» 241.000 contagiati, 35.000 dei quali sono deceduti, qualcuno nei giorni scorsi deve aver pensato bene di importare qualche persona già infettata per incrementare un po’ i numeri e non fare sì che l’Italia fosse scavalcata nella classifica dei Paesi a rischio Covid. Sì, lo so che sembra assurdo, ma in realtà è ciò che è successo: ritenendo di non avere malati a sufficienza, c’è chi ha pensato bene di andarsene a cercare altri, organizzando un volo speciale per farli giungere in Italia. Vi pare impossibile? Leggere per credere. Dal Bangladesh è giunto un aereo che ha portato nel nostro Paese alcune centinaia di bengalesi. Peccato che sul velivolo in arrivo da Dacca ci fossero almeno 36 positivi al coronavirus e dunque, appena sbarcati a Fiumicino, i malati siano stati dirottati allo Spallanzani, mentre chi viaggiava con loro – cioè oltre 200 persone – siano stati messi in quarantena. Insomma, siccome i focolai non ci bastavano, siamo andati a cercarli. E per di più in uno dei Paesi a più alto rischio.

Già, perché il Bangladesh, oltre ad avere standard sanitari non proprio europei, è anche uno dei posti che sono indicati fra quelli da cui tenersi alla larga, perché di questi tempi si rischia di beccarsi il coronavirus. Che il pericolo non sia una delle solite invenzioni dell’Oms, che sulla pandemia ha detto tutto e il suo contrario e tra un po’ ci dimostrerà che la Cina non è stata l’untrice del mondo ma una vittima, lo dimostra il tasso con cui, nonostante le misure messe in campo, continuano ad aumentare i contagiati. Nell’ultimo giorno i nuovi malati sarebbero oltre 3.000, un incremento che si registra solo in Paesi dove il virus non è ancora sotto controllo. C’è poi da considerare che queste sono le cifre ufficiali, fornite in un posto dove se ci si azzarda a parlare troppo dell’epidemia e di come sia stata gestita finora si rischia la galera, come è successo a qualche giornalista che non si è limitato alle veline.

Del resto, che fosse necessario prendere qualche cautela lo dimostra il fatto che già altre persone arrivate dal Bangladesh si erano rivelate positive al virus. In Veneto, a Jesolo, pochi giorni fa era stato registrato un focolaio, anche in questo caso fra lavoratori arrivati da Dacca. In genere si tratta di stagionali, che vengono impiegati in bar e ristoranti, ma anche di braccianti agricoli, che trovano posto nelle campagne, per le raccolte estive. A questo proposito, Coldiretti stima che prima del lockdown fossero oltre 5.000 i bengalesi al lavoro nei campi, ma c’è da giurare che per i periodi di raccolta il numero si accresca. E infatti, da quando si sono riaperte le frontiere, gli arrivi da Dacca sono aumentati, perché gli immigrati che nel periodo antecedente all’epidemia erano tornati nel loro Paese ora premono per rientrare. Con i risultati che si registrano in questi giorni. Il ministro della Salute, dopo l’arrivo di un aereo carico di positivi al coronavirus, ha annunciato che bloccherà i voli diretti dal Bangladesh, ma come sempre il divieto scatta dopo che in molti sono già sbarcati e per di più senza controlli, perché al massimo a chi atterrava si misurava la febbre, metodo che, come abbiamo visto, non serve praticamente a nulla, se non a stabilire che la persona non manifesti già sintomi evidenti di contagio. Così sono entrate nel territorio nazionale alcune migliaia di cittadini provenienti da Dacca e dintorni. Con il risultato incredibile che mentre si accolgono i bengalesi si respingono gli americani.

Come abbiamo scritto ieri, ai dieci che si sono presentati con volo privato all’aeroporto di Cagliari è stato impartito il foglio di via, mentre a chi è arrivato direttamente dal Bangladesh sono stati stesi tappeti rossi. Perché nella lista nera dell’Europa è segnata l’America, mentre la Cina e i Paesi asiatici non sembrano essere considerati eccessivamente a rischio: risultato, porte aperte anche se nessuno è in grado di testare realmente quanti siano i contagiati in quella zona, a causa della penuria di informazioni attendibili. Ciò detto, Speranza decreta il blocco degli arrivi da Dacca, misura tardiva e anche un po’ inutile, visto che in Italia i bengalesi sbarcano anche in altri modi, oltre che con i voli aerei.

Già, perché tra gli immigrati che sbarcano qui e sono accolti con tutti gli onori, molti provengono proprio dal Bangladesh e dopo aver attraversato mezzo mondo, compresi alcuni Paesi africani a rischio Covid, eccoli entrare da noi. Certo, i profughi soccorsi al largo vengono visitati da personale medico e se positivi al tampone vengono messi in isolamento. Tuttavia, al di là della giusta decisione di curare chi è malato o si sospetta che lo sia, visto che su sollecitazione del governatore Luca Zaia e del ministro della Salute si parla di trattamento sanitario obbligatorio per chi non si sottopone alle cure necessarie, rischiando di infettare altri, vogliamo davvero prevedere un Tso anche per chi ci governa? Visto ciò che sta accadendo, sarebbe la misura precauzionale migliore.

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