- Il procuratore di Bergamo va in pensione e ammette: «Sceglierlo non ci ha aiutato». Intanto il governo studia nuove tutele per i lavoratori fragili. Sulla scuola la sottosegretaria Paola Frassinetti rassicura: «Non c’è allarme».
- Con la pandemia si è dato il via libera all’assunzione di dottori stranieri. I quali, nel pronto soccorso di Latisana (Udine) prescrivono radiografie all’utero agli uomini…
Lo speciale contiene due articoli.
Il governo di centrodestra alle prese con il rialzo dei casi di Covid ha la necessità di mantenere un equilibrio tra la sua storica propensione (almeno per quel che riguarda Lega e Fdi) a non esasperare il timore del virus e la necessità di non essere accusato di non aver fatto nulla nel malaugurato caso che dovessero sorgere problemi. Si parte dalle scuole: oggi, nel tardo pomeriggio, è in programma il tavolo fra tecnici del ministero della Salute e dell’Istruzione sulla situazione dell’evoluzione del Covid e le eventuali misure nelle scuole.
«Il 5 maggio scorso», dice a La Stampa il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, «l’Oms ha decretato la fine della pandemia da Covid evidenziando che la patologia dovrà essere controllata e gestita al pari di altre malattie infettive. Nel quadro costituzionale della garanzia del diritto allo studio e del diritto alla salute, ho già avviato un confronto con il ministro della Salute riguardo alle misure di prevenzione sanitaria ritenute utili da adottare nelle scuole, secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, per prevenire il rischio diffusivo di contagi da Covid-19, in particolare per gli studenti e il personale scolastico che versano in condizioni di fragilità. Abbiamo anche deciso», aggiunge Valditara, «la istituzione di un tavolo interministeriale che si riunirà con cadenza periodica per monitorare l’evolversi della situazione in base ai riscontri scientifici relativi all’andamento del virus . Adotteremo insomma tutte le misure che gli esperti giudicheranno utili a contenere il contagio a tutela in particolare degli studenti ed il personale fragile. Per le nuove scuole si è disposta la necessità di adeguati sistemi di aerazione così da ridurre l’impatto della circolazione dei vari virus respiratori».
«Non mi sembra che al momento ci siano condizioni allarmanti», sottolinea la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, «i presidi sanno comunque, rispetto a due anni e mezzo fa, quali sono le procedure di emergenza, la distribuzione delle mascherine e dei disinfettanti. Non abbiamo ragioni per avere preoccupazioni che vadano oltre un normale controllo della situazione». Messaggi distensivi arrivano anche dai presidi: «Non esiste alcun allarme Covid», sottolinea all’Agi il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, «si sono diffuse delle preoccupazioni, è vero che qualche caso in più c’è stato ma dopo l’estate ce lo aspettavamo. Siamo ormai in una fase di endemizzazione. Le mascherine a scuola? Assolutamente no, certo serve molta attenzione per i fragili e intendo le persone molto anziane o gli immunodepressi. Naturalmente se uno studente vorrà indossare la mascherina perché ha una situazione delicata a casa, lo farà tranquillamente».
Un altro aspetto da tenere presente è quello che riguarda le persone fragili che si recano al lavoro: «Presenterò un’interrogazione ai ministri Schillaci e Zangrillo», ha detto il capogruppo del M5S in commissione Affari sociali e sanità al Senato, Orfeo Mazzella, «per richiamare all’attenzione del governo la delicata tematica dello smart working semplificato per i lavoratori fragili, in scadenza il prossimo 30 settembre. Al momento, solo due categorie di lavoratori possono usufruire di questa tipologia di lavoro sino al termine dell’anno, ma, come suggerito da numerosi esperti, è necessario prorogare la misura per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato, in considerazione di un aumento dei contagi. Inoltre, dato che non è chiaro», aggiunge Mazzella, «ho chiesto all’esecutivo di chiarire se, fino al termine dell’anno, è consentito lavorare in smart working sia ai lavoratori dipendenti del settore pubblico che privato esposti a rischio di contagio dal virus, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o comunque da comorbilità che possano caratterizzare una situazione di maggiore rischio».
Non ripetere gli errori del passato è la parola d’ordine, e a proposito di errori del passato suscita molta curiosità quanto affermato al Corriere da Antonio Chiappani, procuratore di Bergamo, da ieri in pensione. La Procura orobica, ricordiamolo, ha curato l’inchiesta sulla pandemia che ha l’archiviazione da parte del Tribunale dei Ministri del filone che coinvolgeva l’ex premier Giuseppe Conte, l’ex ministro Roberto Speranza e il governatore Attilio Fontana. Alla domanda se risceglierebbe il microbiologo Andrea Crisanti, oggi senatore del Pd, come consulente della Procura nelle indagini sui primi mesi della pandemia, l’ex procuratore di Bergamo risponde così: «Io non ho fatto la scelta di Crisanti, che stimo (l’indagine è in capo all’aggiunto Maria Cristina Rota, ndr). Evidentemente è una scelta che non ci ha aiutato. Il presidente della Regione della Lega che si vede accusato da un senatore del Pd può avere da ridire. Però con noi Crisanti si è sempre comportato in modo obiettivo, da consulente. Del resto, uno degli accusati era del suo partito, il ministro (Speranza, ndr)».
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