Caro presidente Zelensky, mi scusi se disturbo il suo tour nei salotti europei, ma avrei una domanda da porle: potrebbe appurare se è vero che sono i suoi guastatori a far saltare le petroliere nel Mediterraneo?
E se fosse vero, come pare, potrebbe dire loro che causare la più grande catastrofe ambientale nel Mare Nostrum non è un bel modo di ringraziare chi in questi anni l’ha riempita di soldi? Mi scusi se mi permetto, ma l’idea che 900 tonnellate di nafta finiscano sulle coste della Sicilia o della Puglia rovinando quel che resta della pesca e affossando definitivamente la stagione turistica che sta per iniziare ci inquieta assai. Non a caso l’altro giorno a Palazzo Chigi è stato convocato un vertice urgente per affrontare l’emergenza. Si teme un disastro. E, purtroppo, ancora una volta il disastro porta il suo nome.
La Arctic Metagaz è una petroliera che fa parte della cosiddetta «flotta ombra» di Mosca. Da un po’ di tempo voi ucraini vi divertite a colpirle qua e là, rivendicando solo ufficiosamente gli attentati. È successo anche qualche tempo fa a una nave ormeggiata a Vado Ligure. I sabotatori di Kiev, riportano le cronache, sono entrati in azione contro la Arctic Metagaz a inizio marzo: vari droni sottomarini hanno colpito la nave, squarciandone la fiancata. C’è stato un incendio. I trenta uomini dell’equipaggio sono stati portati in salvo, e da allora la petroliera vaga alla deriva fra Malta e Lampedusa. Una specie di bomba nel cuore del Mediterraneo. Se dovesse sversare in mare le sue 900 tonnellate di nafta ci troveremmo di fronte al più grande disastro ambientale mai visto da queste parti. Le sembra il modo, caro Zelensky, di ringraziarci per tutti i soldi che le abbiamo dato?
L’altro giorno lei era a Parigi. Dopo aver tubato un po’ con Macron, è andato a fare lezione agli studenti di SciencesPo. Ho letto resoconti commoventi del suo modo «amabile» di rispondere alle domande degli studenti parlando «di morale, sentimenti e valori». «La sua narrazione è quella di un percorso di elevazione morale», ha scritto La Stampa. «È un leader che parla alla nostalgia». E noi siamo lieti, naturalmente, di osservare tutta questa sua amabilità per gli studenti. Non potrebbe averne un po’ anche per il nostro mare? Nel suo percorso di elevazione morale deve proprio rientrare la catastrofe ambientale nel Mediterraneo? Mi scusi, ma visto che si parla alla nostalgia, ecco: noi abbiamo nostalgia di quando gli ucraini non usavano i nostri soldi per venire a sabotare le navi davanti alle nostre coste. Ci tenevo a dirglielo.
Anche per lei, sa. In questi anni, infatti, gli italiani sono stati costretti a perdonarle di tutto. La corruzione, i cessi d’oro dei suoi amici, le leggi liberticide, i ministri ladri, il passato da clown. Sono stati costretti a credere che lei fosse il simbolo della libertà e della democrazia anche quando mandava i suoi sicari in giro a massacrare giovani donne come la figlia di Dugin. Hanno chiuso un occhio di fronte al sabotaggio del North Stream, al caro petrolio, alle sanzioni alla Russia che hanno affossato la nostra economia. Ma se dovessero vedere tonnellate di greggio distruggere il Mediterraneo, chissà, forse aprirebbero gli occhi pure loro. E capirebbero finalmente chi lei è davvero. E cioè un’onda nera come il petrolio.





