
Io credo che prima o poi lei debba essere chiamato a rendere conto al Paese: per tutti quei morti lei ha di certo responsabilità gravissime, almeno dal punto di vista politico. Ed è giusto non dimenticarlo mai, nonostante i suoi tentativi di mantenere un profilo basso, meno esposto. Per questo mi sono permesso di ricordarle subito i suoi errori e le sue mancanze, ormai purtroppo noti. Ma non è per questo che le scrivo oggi. Le scrivo a proposito dell'obbligo vaccinale. Perché l'ho vista l'altro giorno in conferenza stampa, mentre il premier Draghi annunciava che saremmo andati in quella direzione. Lei stava al suo fianco. E mi sono stupito che non abbia sollevato nemmeno una piccola obiezione. Non abbia sentito il bisogno nemmeno di una piccola precisazione.
Le dico questo perché io l'ho sempre seguita con attenzione. E pur diffidando un pochetto di lei per i motivi di cui sopra, ho sempre creduto che un ministro quando parla in pubblico dovrebbe dire la verità. Ora io ricordo che lei sempre ha escluso l'idea dell'obbligo vaccinale. Fin dall'inizio. Era l'8 luglio 2020 e lei andava a farsi bello a In onda su La7: «Non punterei sull'obbligo dei vaccini anti Covid». Poi il 29 novembre 2020 lo ha ripetuto a Canale 5 a Live Non è la D'Urso: «Non si porrà il tema dell'obbligo dei vaccini». Poi, con ancor più solennità, lo ha ribadito in Senato il 2 dicembre 2020: «Il vaccino sarà gratuito ma non obbligatorio». E poi, il 13 gennaio 2021, alla Camera: «Puntiamo sul dialogo senza ricorrere all'obbligo». E ancora poche settimane fa, all'inizio dell'estate, il 18 giugno 2021, rassicurava tutti: «Nessun obbligo, a parte operatori sanitari». Ora, siccome invece Draghi annuncia il sì all'obbligo e lei non batte ciglio, non vorrei che qualcuno pensasse che alla guida della Salute abbiamo una persona con una certa propensione a raccontare balle. Nel caso si spiegherebbero un po' dei misteri di cui parlavamo all'inizio. Ma non si spiegherebbe il motivo per cui lei continua a essere ministro.






