
La Commissione europea sta ancora lavorando al sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, ma un elemento appare ormai certo: entro la fine dell’anno sarà posto l’embargo al petrolio russo, secondo indiscrezioni di Bloomberg, con restrizioni alle importazioni che verranno introdotte gradualmente fino ad allora. È un ulteriore passo che accelera la crisi tra i due blocchi. Ma non è l’unico divieto allo studio. L’Unione europea spingerà anche affinché un maggior numero di banche di Russia e Bielorussia vengano escluse dal sistema di pagamento internazionale Swift. Altri passi nella guerra delle sanzioni che si svolge parallela a quella combattuta con le armi. Bruxelles dovrebbe prendere la decisione di bloccare il petrolio russo già nella prossima settimana; al momento non ci sarebbe ancora l’accordo tra tutti gli ambasciatori dei 27 Paesi membri. La discussione è in atto da qualche giorno. L’ultimo pacchetto di sanzioni approvato dall’Ue, il quinto, risale agli inizi di aprile ma non ha ottenuto risultati apprezzabili sulla strada della distensione. Di certo, a risentirne sono state le economie e le imprese europee, penalizzate dalle minore forniture dall’Est.
Un embargo sul petrolio inasprirebbe drasticamente i rapporti tra il blocco occidentale e Mosca. L’Ue è il maggior consumatore di greggio e carburante dalla Russia. Nel 2019 quasi due terzi delle importazioni europee di petrolio giungeva dal Paese in guerra con l’Ucraina. Con la minaccia di tagliare anche queste forniture, sia pure progressivamente, l’Ue intensifica le pressioni su Vladimir Putin dopo avere già ridotto le forniture di gas. Sul tappeto ci sono anche altre ipotesi, per esempio la possibilità di fissare dazi all’importazione, un tetto di prezzo e limitazioni nei meccanismi di pagamento interbancario. Gli Stati Uniti e il Regno Unito avevano già imposto sanzioni a Sberbank, il maggiore istituto finanziario della Russia.
Putin aveva reagito imponendo che i conti venissero regolati non più in euro ma in rubli, e a sua volta l’Unione europea ha affermato che questo meccanismo richiesto dalla Russia vìola le sanzioni del blocco. Al che Mosca ha ribattuto che avrebbe tagliato le forniture di gas senza preavviso, come ha già fatto con la Polonia e la Bulgaria, Paesi che si sono rifiutati di effettuare i pagamenti nella valuta russa. Per gli altri Stati dell’Ue, invece, i gasdotti non sono mai stati chiusi. Dal 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina, sono transitati combustibili fossili per un valore di circa 44 miliardi di euro. Altre proposte in discussione nell’ambito del sesto pacchetto di sanzioni includono limitazioni alla consulenza e ai servizi basati su cloud, nonché agli acquisti immobiliari a danno di una «black list» composta da oligarchi, magnati e funzionari militari russi, come pure potrebbero essere inasprite le restrizioni esistenti per il commercio marittimo e i porti.
La revoca delle sanzioni è un obiettivo della Russia e fa parte dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev. Le trattative continuano ogni giorno ma sono «difficili»: lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov in un’intervista. Lavrov ha confermato che «al momento le delegazioni russa e ucraina stanno discutendo in videoconferenza una bozza di un possibile trattato». Ma l’Ucraina si oppone con forza alla richiesta, come ha ripetuto ancora una volta il presidente ucraino. Per Volodymyr Zelensky. le sanzioni non possono far parte dei negoziati. Anche Mikhail Podolyak, consigliere di Zelensky e negoziatore con i russi, ha detto che «servono sanzioni sull’energia e più armi». E nel pacchetto delle ripicche si è aggiunto ieri l’annuncio che la Russia lascerà la Stazione spaziale internazionale a causa delle sanzioni imposte a Mosca per l’invasione dell’Ucraina.



Una delle operazioni di pulizia ambientale condotte da Plastic Free Onlus in Giordania


