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2025-01-26
Polizia ancora in balia dei criminali: due agenti aggrediti da 20 maranza
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Continuano le aggressioni alle forze dell’ordine, segno che il costante innalzamento dei toni sta mettendo sempre più alla prova la coesione sociale del Paese. A Torino, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, Enrico Aimi, membro laico del Csm, ha constatato come il capoluogo piemontese sia segnato da «manifestazioni violente», che hanno provocato numerosi feriti tra le forze dell’ordine, «cui va tutta la nostra solidarietà». «Se non si interviene in maniera determinata», continua, «rischiamo un ritorno agli anni di piombo». Ma Torino, ha anche osservato Aimi, «non è un caso isolato».
Giovedì sera, nel corso di Dritto e rovescio (trasmissione condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4), alcuni ragazzi immigrati e figli di seconda generazione, residenti a Milano, hanno sostenuto che, secondo loro, soltanto il 30% delle forze dell’ordine sarebbe «buono», mentre il restante 70% è «corrotto» (per alcuni addirittura il 100%). Convinzioni, come anche quella secondo cui i carabinieri avrebbero incentivi economici ad arrestare le persone, radicate dentro gli animi di tanti giovani, che vedono negli agenti - e nello Stato - il loro principale nemico. E che segnano il clima dentro cui si avvicendano le continue aggressioni di cui sono piene le pagine dei giornali. Le ultime due, in ordine cronologico, riguardano Brescia e Vicenza.
Nella città lombarda, il fatto ha avuto luogo giovedì scorso nella zona della stazione ferroviaria, area ormai un po’ ovunque associata a disordini e pericolo. Due agenti di polizia, nel corso di alcuni controlli, hanno fermato due ragazzi per portarli in Questura al fine di condurre alcune verifiche e notificare una elezione di domicilio legata a una precedente vicenda giudiziaria.
I due giovani, secondo le ricostruzioni, sarebbero saliti sulla volante senza opporre resistenza. Tuttavia, un gruppetto di amici (la cronaca locale parla di circa una ventina di minori) ha accerchiato i poliziotti nel tentativo di liberarli. Prima qualche insulto, poi è stata colpita la vettura e, infine, sono passati alle mani: un diciassettenne di origini tunisine ha provato a colpire un agente, atto da cui è originata una colluttazione per cui entrambi sono finiti a terra, terminata con l’arresto dell’aggressore. Determinante, in questo senso, l’intervento del collega, che ha provveduto ad ammanettarlo per renderlo inoffensivo.
Poco dopo sono arrivati i rinforzi, prontamente chiamati dai poliziotti non appena capito che la situazione stava per precipitare. Al vedere le volanti arrivare, il gruppo di ragazzi si è disperso, ma gli agenti sono comunque riusciti a identificare una decina di essi. I due agenti che hanno subito l’aggressione sono poi finiti all’ospedale per farsi medicare qualche escoriazione, insieme anche al diciassettenne arrestato (che, una volta dimesso, è finito in carcere).
A Vicenza, sempre giovedì, altri due agenti della polizia locale sono rimasti feriti in uno scontro con due cittadini stranieri. L’episodio ha avuto luogo intorno alle 17.30 in una zona, quella del Quadrilatero, che il Giornale di Vicenza definisce una delle «più calde della città». In quel momento, il Nucleo operativo speciale (Nos) e una pattuglia di servizi anti-degrado stavano effettuando controlli mirati contro il traffico di sostanze stupefacenti.
Durante le verifiche, un uomo di origini africane avrebbe opposto resistenza, rifiutandosi di fornire i propri documenti. A quel punto, un altro connazionale sarebbe intervenuto in suo soccorso: da lì è partita la colluttazione. Per evitare conseguenze peggiori, nel parapiglia la polizia locale ha fatto ricorso allo spray al peperoncino, ma ciò non è stato bastato a impedire che i due agenti rimanessero feriti: uno è caduto e ha sbattuto la schiena, l’altro è comunque finito in ospedale, benché anch’egli in condizioni non gravi. Con l’intervento delle pattuglie di supporto, i due stranieri sono stati fermati e denunciati. Episodio, questo a Vicenza, che non giunge nuovo: basta fare una semplice ricerca sulla cronaca locale per trovare diversi titoli che denunciano l’ennesima aggressione alle forze dell’ordine.
Due vicende, una in Lombardia l’altra in Veneto, che si inseriscono dunque in un clima sempre più deteriorato. E da cui poi nascono proposte come quella dello scudo penale, di cui probabilmente in un Paese normale non ci sarebbe la minima necessità.
Tuttavia, questi sono di risultati di anni di immigrazione incontrollata: la distruzione del più elementare tessuto sociale, quello basato sul rispetto delle banali regole di civiltà e convivenza. Se nel lungo periodo l’obiettivo deve essere quello di ripristinarlo, anche attraverso la trasmissione di cultura ed educazione (ma quando qualcuno che non sia di sinistra prova a farlo, come nel caso del festival GiovaniAdulti di Torino - sostenuto dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Piemonte -, viene arbitrariamente accusato a reti unificate di fare l’evento «balilla»), nel breve chi si trova tutti i giorni a dover lavorare in un contesto simile - le forze dell’ordine - merita protezione.
Altri migranti imbarcati per l’Albania
Dopo oltre due mesi di stalli politici e giudiziari è ripresa l’operazione Albania. Stando a quanto si apprende, tra venerdì e ieri ci sarebbero state due operazioni di trasbordo di clandestini a bordo della Cassiopea, il pattugliatore della marina militare utilizzato per quello che sarà il terzo trasferimento di richiedenti asilo in Albania, dopo i primi due di ottobre e novembre scorsi.
Nel momento in cui scriviamo, gli stranieri a bordo sono undici, bengalesi ed egiziani, mentre la nave continua a stazionare in acque internazionali a una ventina di miglia a sud di Lampedusa in attesa di caricare altre persone prima di dirigersi verso il porto di San Giovanni di Medua (Shengjin), nell’Albania settentrionale.
Le precedenti volte che il governo aveva tentato di portare i clandestini nelle strutture albanesi deputate al rimpatrio, a ottobre e novembre scorsi, i giudici del tribunale di Roma avevano negato il fermo oltre l’Adriatico dei richiedenti asilo, dichiarando «Paesi non sicuri» quelli da cui quegli immigrati provenivano. Non solo, ne era nato un braccio di ferro tra le toghe e l’esecutivo, ma si era scatenata anche una vera e propria tempesta mediatica.
Questa volta, però, pare che ci si possa attendere un esito diverso, poiché la decisione non spetterà più ai magistrati della sezione immigrazione, ma a quelli della Corte d’appello, come prevede la nuova norma entrata in vigore l’11 gennaio scorso. Il 19 dicembre c’è stata una sentenza della Cassazione che il governo ha valutato come «molto favorevole»: era stato riconosciuto al governo il diritto di stabilire un regime differenziato delle domande di asilo per chi provenga da Paesi designati come sicuri. I giudici non possono quindi sostituirsi al ministro degli Esteri; possono, al più, valutare se la designazione sia legittima ed eventualmente disapplicare il decreto sui Paesi sicuri. Caso per caso, cioè. Maggiori certezze potranno aversi in primavera, quando sarà la Corte europea di giustizia ad esprimersi in materia dei Paesi sicuri. L’iniziativa incassa intanto l’ok del commissario europeo per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica, secondo cui l’accordo Italia-Albania «è una delle idee innovative che avrebbe potuto aiutare non solo l’Italia, ma anche altri Paesi». Quel che si sa, intanto, è che il piano Albania riparte e punta tutto sull’«effetto deterrenza», quello di cui ha sempre parlato il governo spiegando la ratio dell’accordo promosso con il premier albanese Edi Rama.
Nei primi 24 giorni del 2025 sono sbarcate 1.742 persone, in aumento rispetto alle 1.298 dello stesso periodo del 2024. Il picco si è avuto il 20 gennaio (494 arrivi), mentre il comandante della polizia giudiziaria libica, Osama Njeem Almasri, si trovava nel carcere delle Vallette a Torino. Per contrastare i flussi irregolari è necessaria un’adeguata collaborazione tra Paesi da cui partono le imbarcazioni usate da scafisti e trafficanti di uomini, Libia e Tunisia in primis.
Come funziona adesso? Maschi, adulti, senza vulnerabilità, in buona salute e provenienti da Paesi sicuri che verranno soccorsi in acque territoriali italiane o sbarcheranno sulle nostre coste saranno trasferiti a bordo del Cassiopea, dove si svolgerà un primo screening sommario con una verifica delle loro condizioni. Il pattugliatore li porterà quindi nel porto di Schengjin, dove è stato allestito l’hotspot italiano. Poi si avvieranno le procedure di identificazione. Nella stessa giornata i richiedenti asilo saranno trasferiti nel vicino centro di Gjader, dove saranno trattenuti in attesa dell’esito delle loro domande.
Intanto sono 127 i migranti sbarcati ieri a Lampedusa, mentre venerdì ci sono stati 10 approdi, per un totale di 469 persone. Dopo i trasferimenti disposti dalla prefettura di Agrigento, il centro ospita 386 persone. Ieri sera sono stati spostati 290 migranti.
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L’ultimo caso violento a Brescia, dove un gruppo di stranieri ha accerchiato una volante durante un arresto, ferendo i tutori dell’ordine. A Vicenza un’operazione anti droga è finita con l’assalto da parte di due africani.Altri migranti imbarcati per l’Albania. Secondo trasferimento sulla Cassiopea, che porterà gli irregolari a Shengjin. Per ora a bordo in 11, tra egiziani e bengalesi. Oltre 450 sbarcati a Lampedusa in due giorni.Lo speciale contiene due articoli.Continuano le aggressioni alle forze dell’ordine, segno che il costante innalzamento dei toni sta mettendo sempre più alla prova la coesione sociale del Paese. A Torino, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, Enrico Aimi, membro laico del Csm, ha constatato come il capoluogo piemontese sia segnato da «manifestazioni violente», che hanno provocato numerosi feriti tra le forze dell’ordine, «cui va tutta la nostra solidarietà». «Se non si interviene in maniera determinata», continua, «rischiamo un ritorno agli anni di piombo». Ma Torino, ha anche osservato Aimi, «non è un caso isolato». Giovedì sera, nel corso di Dritto e rovescio (trasmissione condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4), alcuni ragazzi immigrati e figli di seconda generazione, residenti a Milano, hanno sostenuto che, secondo loro, soltanto il 30% delle forze dell’ordine sarebbe «buono», mentre il restante 70% è «corrotto» (per alcuni addirittura il 100%). Convinzioni, come anche quella secondo cui i carabinieri avrebbero incentivi economici ad arrestare le persone, radicate dentro gli animi di tanti giovani, che vedono negli agenti - e nello Stato - il loro principale nemico. E che segnano il clima dentro cui si avvicendano le continue aggressioni di cui sono piene le pagine dei giornali. Le ultime due, in ordine cronologico, riguardano Brescia e Vicenza. Nella città lombarda, il fatto ha avuto luogo giovedì scorso nella zona della stazione ferroviaria, area ormai un po’ ovunque associata a disordini e pericolo. Due agenti di polizia, nel corso di alcuni controlli, hanno fermato due ragazzi per portarli in Questura al fine di condurre alcune verifiche e notificare una elezione di domicilio legata a una precedente vicenda giudiziaria. I due giovani, secondo le ricostruzioni, sarebbero saliti sulla volante senza opporre resistenza. Tuttavia, un gruppetto di amici (la cronaca locale parla di circa una ventina di minori) ha accerchiato i poliziotti nel tentativo di liberarli. Prima qualche insulto, poi è stata colpita la vettura e, infine, sono passati alle mani: un diciassettenne di origini tunisine ha provato a colpire un agente, atto da cui è originata una colluttazione per cui entrambi sono finiti a terra, terminata con l’arresto dell’aggressore. Determinante, in questo senso, l’intervento del collega, che ha provveduto ad ammanettarlo per renderlo inoffensivo. Poco dopo sono arrivati i rinforzi, prontamente chiamati dai poliziotti non appena capito che la situazione stava per precipitare. Al vedere le volanti arrivare, il gruppo di ragazzi si è disperso, ma gli agenti sono comunque riusciti a identificare una decina di essi. I due agenti che hanno subito l’aggressione sono poi finiti all’ospedale per farsi medicare qualche escoriazione, insieme anche al diciassettenne arrestato (che, una volta dimesso, è finito in carcere). A Vicenza, sempre giovedì, altri due agenti della polizia locale sono rimasti feriti in uno scontro con due cittadini stranieri. L’episodio ha avuto luogo intorno alle 17.30 in una zona, quella del Quadrilatero, che il Giornale di Vicenza definisce una delle «più calde della città». In quel momento, il Nucleo operativo speciale (Nos) e una pattuglia di servizi anti-degrado stavano effettuando controlli mirati contro il traffico di sostanze stupefacenti. Durante le verifiche, un uomo di origini africane avrebbe opposto resistenza, rifiutandosi di fornire i propri documenti. A quel punto, un altro connazionale sarebbe intervenuto in suo soccorso: da lì è partita la colluttazione. Per evitare conseguenze peggiori, nel parapiglia la polizia locale ha fatto ricorso allo spray al peperoncino, ma ciò non è stato bastato a impedire che i due agenti rimanessero feriti: uno è caduto e ha sbattuto la schiena, l’altro è comunque finito in ospedale, benché anch’egli in condizioni non gravi. Con l’intervento delle pattuglie di supporto, i due stranieri sono stati fermati e denunciati. Episodio, questo a Vicenza, che non giunge nuovo: basta fare una semplice ricerca sulla cronaca locale per trovare diversi titoli che denunciano l’ennesima aggressione alle forze dell’ordine. Due vicende, una in Lombardia l’altra in Veneto, che si inseriscono dunque in un clima sempre più deteriorato. E da cui poi nascono proposte come quella dello scudo penale, di cui probabilmente in un Paese normale non ci sarebbe la minima necessità. Tuttavia, questi sono di risultati di anni di immigrazione incontrollata: la distruzione del più elementare tessuto sociale, quello basato sul rispetto delle banali regole di civiltà e convivenza. Se nel lungo periodo l’obiettivo deve essere quello di ripristinarlo, anche attraverso la trasmissione di cultura ed educazione (ma quando qualcuno che non sia di sinistra prova a farlo, come nel caso del festival GiovaniAdulti di Torino - sostenuto dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Piemonte -, viene arbitrariamente accusato a reti unificate di fare l’evento «balilla»), nel breve chi si trova tutti i giorni a dover lavorare in un contesto simile - le forze dell’ordine - merita protezione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/brescia-agenti-aggrediti-da-maranza-2670996842.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="altri-migranti-imbarcati-per-lalbania" data-post-id="2670996842" data-published-at="1737851698" data-use-pagination="False"> Altri migranti imbarcati per l’Albania Dopo oltre due mesi di stalli politici e giudiziari è ripresa l’operazione Albania. Stando a quanto si apprende, tra venerdì e ieri ci sarebbero state due operazioni di trasbordo di clandestini a bordo della Cassiopea, il pattugliatore della marina militare utilizzato per quello che sarà il terzo trasferimento di richiedenti asilo in Albania, dopo i primi due di ottobre e novembre scorsi. Nel momento in cui scriviamo, gli stranieri a bordo sono undici, bengalesi ed egiziani, mentre la nave continua a stazionare in acque internazionali a una ventina di miglia a sud di Lampedusa in attesa di caricare altre persone prima di dirigersi verso il porto di San Giovanni di Medua (Shengjin), nell’Albania settentrionale. Le precedenti volte che il governo aveva tentato di portare i clandestini nelle strutture albanesi deputate al rimpatrio, a ottobre e novembre scorsi, i giudici del tribunale di Roma avevano negato il fermo oltre l’Adriatico dei richiedenti asilo, dichiarando «Paesi non sicuri» quelli da cui quegli immigrati provenivano. Non solo, ne era nato un braccio di ferro tra le toghe e l’esecutivo, ma si era scatenata anche una vera e propria tempesta mediatica. Questa volta, però, pare che ci si possa attendere un esito diverso, poiché la decisione non spetterà più ai magistrati della sezione immigrazione, ma a quelli della Corte d’appello, come prevede la nuova norma entrata in vigore l’11 gennaio scorso. Il 19 dicembre c’è stata una sentenza della Cassazione che il governo ha valutato come «molto favorevole»: era stato riconosciuto al governo il diritto di stabilire un regime differenziato delle domande di asilo per chi provenga da Paesi designati come sicuri. I giudici non possono quindi sostituirsi al ministro degli Esteri; possono, al più, valutare se la designazione sia legittima ed eventualmente disapplicare il decreto sui Paesi sicuri. Caso per caso, cioè. Maggiori certezze potranno aversi in primavera, quando sarà la Corte europea di giustizia ad esprimersi in materia dei Paesi sicuri. L’iniziativa incassa intanto l’ok del commissario europeo per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica, secondo cui l’accordo Italia-Albania «è una delle idee innovative che avrebbe potuto aiutare non solo l’Italia, ma anche altri Paesi». Quel che si sa, intanto, è che il piano Albania riparte e punta tutto sull’«effetto deterrenza», quello di cui ha sempre parlato il governo spiegando la ratio dell’accordo promosso con il premier albanese Edi Rama. Nei primi 24 giorni del 2025 sono sbarcate 1.742 persone, in aumento rispetto alle 1.298 dello stesso periodo del 2024. Il picco si è avuto il 20 gennaio (494 arrivi), mentre il comandante della polizia giudiziaria libica, Osama Njeem Almasri, si trovava nel carcere delle Vallette a Torino. Per contrastare i flussi irregolari è necessaria un’adeguata collaborazione tra Paesi da cui partono le imbarcazioni usate da scafisti e trafficanti di uomini, Libia e Tunisia in primis. Come funziona adesso? Maschi, adulti, senza vulnerabilità, in buona salute e provenienti da Paesi sicuri che verranno soccorsi in acque territoriali italiane o sbarcheranno sulle nostre coste saranno trasferiti a bordo del Cassiopea, dove si svolgerà un primo screening sommario con una verifica delle loro condizioni. Il pattugliatore li porterà quindi nel porto di Schengjin, dove è stato allestito l’hotspot italiano. Poi si avvieranno le procedure di identificazione. Nella stessa giornata i richiedenti asilo saranno trasferiti nel vicino centro di Gjader, dove saranno trattenuti in attesa dell’esito delle loro domande. Intanto sono 127 i migranti sbarcati ieri a Lampedusa, mentre venerdì ci sono stati 10 approdi, per un totale di 469 persone. Dopo i trasferimenti disposti dalla prefettura di Agrigento, il centro ospita 386 persone. Ieri sera sono stati spostati 290 migranti.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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