True
2023-06-21
Senza ristori gli alluvionati del 2019 e Bonaccini oggi parla di ritardi
Stefano Bonaccini (Ansa)
Gli interventi per adeguare il territorio a eventi meteorologici estremi risultano scarsi. I lavori per mitigare il dissesto idrogeologico, ridotti. E le pratiche di sostegno a chi è stato in passato colpito dalle calamità, da sempre lunghe e farraginose. Il governatore dem della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da qualche giorno, si lagna col governo per i tempi d’intervento, ma sembra non aver fatto i conti con il suo passato. L’analisi dell’attività della Regione per gli interventi post alluvione del 2019 dovrebbe imbarazzare non poco la giunta emiliana. La Regione ha approvato le pratiche per gli aiuti a metà 2020. Il termine ultimo per presentare le istanze di collaudo era fissato al 31 gennaio 2022. Da quella data sarebbero dovuti partire i pagamenti, per i quali, di solito, spiegano i tecnici, ci vogliono circa quattro o cinque mesi. Una delle pratiche esaminate dalla Verità, che riguarda un'azienda colpita, è rimasta in piedi per circa tre anni. Grazie a un’istruttoria rompicapo: si parte da una perizia, almeno tre preventivi, un quadro di raffronto sulla congruità e un computo metrico estimativo. Alla richiesta di collaudo bisogna allegare, poi, le fatture quietanzate e la copia dei bonifici. Ai richiedenti-danneggiati, insomma, viene fatto pelo e contro pelo. Poi, però, i rossi bofonchiano quando il viceministro alle Infrastrutture Galeazzo Bignami afferma che dalla Regione Emilia Romagna sono stati chiesti «2,3 miliardi subito, sulla fiducia (perché non è stato presentato alcun elenco degli interventi da eseguire, ndr)» e quando il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci sostiene che il governo è stato preso per «un bancomat». Ma basta tornare agli aiuti per gli alluvionati del 2019 per scoprire anche qualcos'altro. Una premessa è d'obbligo: non è detto che tutte le richieste debbano essere accolte così come vengono presentate. Ma alla pagina 17 della determina della Regione che contiene il riepilogo dei pagamenti, e che elenca le 22 aziende ammesse (nei territori delle province di Reggio Emilia, Piacenza, Bologna, Forlì-cesena e Modena), si apprende che le indennità liquidate sono pari al 43 per cento del contributo richiesto. Un bel taglio praticato da Bonaccini, che a un mese dall’alluvione pianta grane, lamentando la mancata nomina del commissario per l’emergenza. Ieri il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha ribadito: «Il commissario arriverà, l’importante è che siano arrivati i soldi. Il commissario senza soldi non serve. Attualmente c’è e si chiama Bonaccini». Ma il governatore dem continua anche a ripetere che ci sono presunti ritardi nell’arrivo dei fondi. Basta tornare al 2019, però, per scoprire che, dopo l’alluvione di febbraio, i primi fondi arrivarono a giugno 2020, 130 milioni di euro, ovvero 14 mesi dopo la richiesta dello stato d’emergenza. Tutto contento, all’epoca, Bonaccini disse: «Noi riusciremo a risarcire tutte le famiglie e le imprese che hanno avuto danni. E riusciremo anche ad avere risorse per proseguire in quella grande azione di intervento ordinario e straordinario sul nodo idraulico di Modena, Secchia e Panaro». Il Comune di Nonantola, particolarmente colpito, però, nel 2021 uscì allo scoperto: «Amministrazione e cittadini hanno completato la fase di ricognizione in tempi strettissimi per accelerare l'iter. Abbiamo avuto rassicurazioni e letto annunci, che sono però caduti in un silenzio non più accettabile». Insomma, il turbo Bonaccini lo pretende solo ora. Anche perché i fiumi straripati nel 2019 sono gli stessi che hanno investito con acqua e fango i centri urbani anche un mese fa. Le ricerche della Verità trovano conferma anche negli interventi per l'alluvione del 2014, che causò la rottura degli argini del Secchia e del San Matteo: «Per gli aiuti si è arrivati a coprire più o meno la metà dei richiedenti e per sbrigare le pratiche ci sono voluti circa tre anni», spiega l’ex consigliere comunale di Bastiglia Antonio Spica, autore anche di esposti in Procura sui flop degli interventi post alluvione ma anche post terremoto. Secondo Spica «i fondi arrivati furono irrisori rispetto ai danni subiti da una zona che contribuiva per il 2 per cento al pil nazionale. Vero è che all'epoca il presidente era Vasco Errani, ma l’assessore con delega al territorio era Paola Gazzolo, oggi nello staff di Bonaccini, quindi una sorta di continuità politica c’è». E i dati sembrano dimostrarlo. Nel frattempo la Regione cosa ha fatto? La piattaforma Rendis di Ispra ricostruisce che in Emilia Romagna sono stati messi in cantiere 529 interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico tra il 1999 e il 2022, ma solo 368 risultano conclusi. Inoltre, da quando Bonaccini fa il governatore sono stati stanziati 190 milioni di euro per costruire 23 nuove opere idrauliche. Il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, però, ha scoperto che ne funzionano soltanto 12. E c’è ancora da chiarire una restituzione di fondi, per 55 milioni di euro, certificati dalla Corte dei conti come inutilizzati, che erano destinati alla manutenzione e alla messa in sicurezza dei corsi d’acqua.
L’Ue a Lampedusa vede solo le Ong
Difficile pensare che non vi sia il dolo, dietro l’atteggiamento assunto ieri dal presidente della Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo, il socialista spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar nella sua visita istituzionale a Lampedusa. Una visita programmata per toccare con mano le criticità legate alla situazione cronica di collasso, dovuta alla mole di sbarchi illegali nell’isola siciliana e alle condizioni inumane in cui versa il locale hotspot, perennemente al limite della capienza.In barba a ogni cerimoniale, infatti, Lopez Aguilar ha cambiato il programma della sua visita, evitando di essere accolto dal primo cittadino Filippo Mannino che lo ha aspettato invano all’aeroporto assieme al suo vice Attilio Lucia. Non pago del primo sgarbo, l’eurodeputato iberico ha poi iniziato la conferenza stampa senza attendere il resto della delegazione che lo ha accompagnato a Lampedusa, di cui facevano parte gli eurodeputati italiani di centrodestra Alessandra Mussolini (Fi), Giuseppe Milazzo (FdI) e Annalisa Tardino (Lega). Un atteggiamento che è apparso immediatamente strumentale a livello politico, visto che Lopez Aguilar, dopo aver «dribblato» le autorità locali, ha preferito incontrare i rappresentanti delle Ong che operano nel Mediterraneo (spesso non seguendo le norme vigenti sui soccorsi in mare e qualche volta intrattenendo contatti non leciti con gli scafisti). La giornata del presidente della commissione europarlamentare doveva iniziare, come accade sempre in queste occasioni, con il benvenuto ufficiale da parte del sindaco nello scalo dell’isola, a cui avrebbe dovuto seguire un breve colloquio tra i due. Colloquio che non ha avuto luogo, poiché il presidente ha rilasciato delle dichiarazioni senza attendere i suoi colleghi delle altri componenti politiche, e poi è salito assieme a questi ultimi sulla nave Dattilo della Guardia costiera per partecipare ad una dimostrazione di un'operazione Sar, senza coinvolgere Mannino che quindi è rimasto a terra. Non appena informati dell’accaduto, gli eurodeputati italiani e le segreterie dei rispettivi partiti hanno manifestato il proprio stupore e la propria contrarietà per l'atteggiamento tenuto da Lopez Aguilar, ritenuto scorretto anche dalla sua compagna di partito francese Sylvie Guillaume. Ma il massimo della scorrettezza è stato raggiunto nel corso dell'incontro con le Ong, per il quale lo stesso Lopez-Aguilar ha organizzato una «coreografia» in cui si è messo al tavolo assieme alle organizzazioni non governative, relegando i membri del centrodestra nel pubblico e polemizzando violentemente con loro quando questi ultimi gli hanno fatto presente lo sgarbo. L’eurodeputato Milazzo, interpellato direttamente dal nostro giornale, ha raccontato che alle 9 di ieri mattina era in aeroporto per incontrare il sindaco assieme agli altri membri della commissione, quando è stato «preso dallo staff del presidente e catapultato al porto» per la dimostrazione sulla Dattilo. «L’Ammiraglio ci ha detto che se fosse stato avvertito avrebbe atteso il sindaco, Lopez ha stravolto tutto il calendario e non ha avuto l’accortezza di fissare un nuovo appuntamento col sindaco». Milazzo è stato anche testimone di come Lopez ha condotto l'incontro con le Ong: «Li ha fatti sedere sul tavolo riservato a noi e si è messo in mezzo a loro, dando la stura a una sorta di processo contro il governo italiano e le legge italiani, a partire dal Dl Cutro». Il sindaco Mannino e i deputati italiani presenti sull'isola hanno immediatamente protestato con un nota, riservandosi anche di investire della questione la presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola, così come ha fatto i rispettivi partiti: «Grave - ha osservato il Carroccio - che le sinistre Ue e il Parlamento Europeo strumentalizzino una missione della commissione Libe a Lampedusa per farla diventare una passerella e un palcoscenico per le Ong per attaccare il governo italiano».
Continua a leggereRiduci
Il governatore si lagna con Giorgia Meloni per i mancati rimborsi, ma le indennità liquidate per il dramma di quattro anni fa sono solo il 43% del richiesto. Ed è mancata la manutenzione: i fiumi straripati sono gli stessi di allora.Il presidente socialista della commissione per i diritti, in visita all’isola per gli sbarchi, snobba il sindaco e inizia la conferenza stampa senza gli eurodeputati del centrodestra.Lo speciale contiene due articoli. Gli interventi per adeguare il territorio a eventi meteorologici estremi risultano scarsi. I lavori per mitigare il dissesto idrogeologico, ridotti. E le pratiche di sostegno a chi è stato in passato colpito dalle calamità, da sempre lunghe e farraginose. Il governatore dem della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da qualche giorno, si lagna col governo per i tempi d’intervento, ma sembra non aver fatto i conti con il suo passato. L’analisi dell’attività della Regione per gli interventi post alluvione del 2019 dovrebbe imbarazzare non poco la giunta emiliana. La Regione ha approvato le pratiche per gli aiuti a metà 2020. Il termine ultimo per presentare le istanze di collaudo era fissato al 31 gennaio 2022. Da quella data sarebbero dovuti partire i pagamenti, per i quali, di solito, spiegano i tecnici, ci vogliono circa quattro o cinque mesi. Una delle pratiche esaminate dalla Verità, che riguarda un'azienda colpita, è rimasta in piedi per circa tre anni. Grazie a un’istruttoria rompicapo: si parte da una perizia, almeno tre preventivi, un quadro di raffronto sulla congruità e un computo metrico estimativo. Alla richiesta di collaudo bisogna allegare, poi, le fatture quietanzate e la copia dei bonifici. Ai richiedenti-danneggiati, insomma, viene fatto pelo e contro pelo. Poi, però, i rossi bofonchiano quando il viceministro alle Infrastrutture Galeazzo Bignami afferma che dalla Regione Emilia Romagna sono stati chiesti «2,3 miliardi subito, sulla fiducia (perché non è stato presentato alcun elenco degli interventi da eseguire, ndr)» e quando il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci sostiene che il governo è stato preso per «un bancomat». Ma basta tornare agli aiuti per gli alluvionati del 2019 per scoprire anche qualcos'altro. Una premessa è d'obbligo: non è detto che tutte le richieste debbano essere accolte così come vengono presentate. Ma alla pagina 17 della determina della Regione che contiene il riepilogo dei pagamenti, e che elenca le 22 aziende ammesse (nei territori delle province di Reggio Emilia, Piacenza, Bologna, Forlì-cesena e Modena), si apprende che le indennità liquidate sono pari al 43 per cento del contributo richiesto. Un bel taglio praticato da Bonaccini, che a un mese dall’alluvione pianta grane, lamentando la mancata nomina del commissario per l’emergenza. Ieri il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha ribadito: «Il commissario arriverà, l’importante è che siano arrivati i soldi. Il commissario senza soldi non serve. Attualmente c’è e si chiama Bonaccini». Ma il governatore dem continua anche a ripetere che ci sono presunti ritardi nell’arrivo dei fondi. Basta tornare al 2019, però, per scoprire che, dopo l’alluvione di febbraio, i primi fondi arrivarono a giugno 2020, 130 milioni di euro, ovvero 14 mesi dopo la richiesta dello stato d’emergenza. Tutto contento, all’epoca, Bonaccini disse: «Noi riusciremo a risarcire tutte le famiglie e le imprese che hanno avuto danni. E riusciremo anche ad avere risorse per proseguire in quella grande azione di intervento ordinario e straordinario sul nodo idraulico di Modena, Secchia e Panaro». Il Comune di Nonantola, particolarmente colpito, però, nel 2021 uscì allo scoperto: «Amministrazione e cittadini hanno completato la fase di ricognizione in tempi strettissimi per accelerare l'iter. Abbiamo avuto rassicurazioni e letto annunci, che sono però caduti in un silenzio non più accettabile». Insomma, il turbo Bonaccini lo pretende solo ora. Anche perché i fiumi straripati nel 2019 sono gli stessi che hanno investito con acqua e fango i centri urbani anche un mese fa. Le ricerche della Verità trovano conferma anche negli interventi per l'alluvione del 2014, che causò la rottura degli argini del Secchia e del San Matteo: «Per gli aiuti si è arrivati a coprire più o meno la metà dei richiedenti e per sbrigare le pratiche ci sono voluti circa tre anni», spiega l’ex consigliere comunale di Bastiglia Antonio Spica, autore anche di esposti in Procura sui flop degli interventi post alluvione ma anche post terremoto. Secondo Spica «i fondi arrivati furono irrisori rispetto ai danni subiti da una zona che contribuiva per il 2 per cento al pil nazionale. Vero è che all'epoca il presidente era Vasco Errani, ma l’assessore con delega al territorio era Paola Gazzolo, oggi nello staff di Bonaccini, quindi una sorta di continuità politica c’è». E i dati sembrano dimostrarlo. Nel frattempo la Regione cosa ha fatto? La piattaforma Rendis di Ispra ricostruisce che in Emilia Romagna sono stati messi in cantiere 529 interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico tra il 1999 e il 2022, ma solo 368 risultano conclusi. Inoltre, da quando Bonaccini fa il governatore sono stati stanziati 190 milioni di euro per costruire 23 nuove opere idrauliche. Il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, però, ha scoperto che ne funzionano soltanto 12. E c’è ancora da chiarire una restituzione di fondi, per 55 milioni di euro, certificati dalla Corte dei conti come inutilizzati, che erano destinati alla manutenzione e alla messa in sicurezza dei corsi d’acqua.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bonaccini-oggi-parla-di-ritardi-2661621581.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lue-a-lampedusa-vede-solo-le-ong" data-post-id="2661621581" data-published-at="1687345544" data-use-pagination="False"> L’Ue a Lampedusa vede solo le Ong Difficile pensare che non vi sia il dolo, dietro l’atteggiamento assunto ieri dal presidente della Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo, il socialista spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar nella sua visita istituzionale a Lampedusa. Una visita programmata per toccare con mano le criticità legate alla situazione cronica di collasso, dovuta alla mole di sbarchi illegali nell’isola siciliana e alle condizioni inumane in cui versa il locale hotspot, perennemente al limite della capienza.In barba a ogni cerimoniale, infatti, Lopez Aguilar ha cambiato il programma della sua visita, evitando di essere accolto dal primo cittadino Filippo Mannino che lo ha aspettato invano all’aeroporto assieme al suo vice Attilio Lucia. Non pago del primo sgarbo, l’eurodeputato iberico ha poi iniziato la conferenza stampa senza attendere il resto della delegazione che lo ha accompagnato a Lampedusa, di cui facevano parte gli eurodeputati italiani di centrodestra Alessandra Mussolini (Fi), Giuseppe Milazzo (FdI) e Annalisa Tardino (Lega). Un atteggiamento che è apparso immediatamente strumentale a livello politico, visto che Lopez Aguilar, dopo aver «dribblato» le autorità locali, ha preferito incontrare i rappresentanti delle Ong che operano nel Mediterraneo (spesso non seguendo le norme vigenti sui soccorsi in mare e qualche volta intrattenendo contatti non leciti con gli scafisti). La giornata del presidente della commissione europarlamentare doveva iniziare, come accade sempre in queste occasioni, con il benvenuto ufficiale da parte del sindaco nello scalo dell’isola, a cui avrebbe dovuto seguire un breve colloquio tra i due. Colloquio che non ha avuto luogo, poiché il presidente ha rilasciato delle dichiarazioni senza attendere i suoi colleghi delle altri componenti politiche, e poi è salito assieme a questi ultimi sulla nave Dattilo della Guardia costiera per partecipare ad una dimostrazione di un'operazione Sar, senza coinvolgere Mannino che quindi è rimasto a terra. Non appena informati dell’accaduto, gli eurodeputati italiani e le segreterie dei rispettivi partiti hanno manifestato il proprio stupore e la propria contrarietà per l'atteggiamento tenuto da Lopez Aguilar, ritenuto scorretto anche dalla sua compagna di partito francese Sylvie Guillaume. Ma il massimo della scorrettezza è stato raggiunto nel corso dell'incontro con le Ong, per il quale lo stesso Lopez-Aguilar ha organizzato una «coreografia» in cui si è messo al tavolo assieme alle organizzazioni non governative, relegando i membri del centrodestra nel pubblico e polemizzando violentemente con loro quando questi ultimi gli hanno fatto presente lo sgarbo. L’eurodeputato Milazzo, interpellato direttamente dal nostro giornale, ha raccontato che alle 9 di ieri mattina era in aeroporto per incontrare il sindaco assieme agli altri membri della commissione, quando è stato «preso dallo staff del presidente e catapultato al porto» per la dimostrazione sulla Dattilo. «L’Ammiraglio ci ha detto che se fosse stato avvertito avrebbe atteso il sindaco, Lopez ha stravolto tutto il calendario e non ha avuto l’accortezza di fissare un nuovo appuntamento col sindaco». Milazzo è stato anche testimone di come Lopez ha condotto l'incontro con le Ong: «Li ha fatti sedere sul tavolo riservato a noi e si è messo in mezzo a loro, dando la stura a una sorta di processo contro il governo italiano e le legge italiani, a partire dal Dl Cutro». Il sindaco Mannino e i deputati italiani presenti sull'isola hanno immediatamente protestato con un nota, riservandosi anche di investire della questione la presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola, così come ha fatto i rispettivi partiti: «Grave - ha osservato il Carroccio - che le sinistre Ue e il Parlamento Europeo strumentalizzino una missione della commissione Libe a Lampedusa per farla diventare una passerella e un palcoscenico per le Ong per attaccare il governo italiano».
iStock
Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
Continua a leggereRiduci
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
Continua a leggereRiduci
Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
Continua a leggereRiduci