
Silvio Berlusconi ieri ha sparato a zero contro i 5 stelle. «Sono un pericolo per l'Italia», ha dichiarato mentre faceva campagna elettorale in Molise, «e bisogna evitare che prendano il potere». Poi, non contento, ha rincarato la dose: «È gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi». Parole dure, definitive, che non lasciano margine ad alcuna marcia indietro. Tuttavia, si ha la sensazione che il leader di Forza Italia abbia sparato a pallettoni contro i grillini ma che avesse intenzione di colpire Matteo Salvini. È il leader della Lega il vero obiettivo del Cav? In effetti, rileggendo con attenzione i passaggi che hanno fatto naufragare la possibilità di un esecutivo di cui avrebbero fatto parte Luigi Di Maio e Salvini, con dentro in maniera poco visibile alcuni esponenti di Forza Italia, sembrerebbe di sì.
Giovedì pomeriggio tutto sembrava fatto. Di Maio dopo lunghi contorcimenti aveva accettato di dire sì a una presenza di persone riconducibili al partito di Silvio Berlusconi. Il veto rimaneva sugli ex ministri e gli uomini più vicini al Cavaliere, ma era caduto nei confronti di esponenti dell'area di Forza Italia. Sembrava una mediazione accettabile, in grado di spianare la strada alla formazione di un esecutivo guidato da Di Maio o molto più probabilmente da una figura terza, tanto che i mediatori si erano messi alla ricerca di un tipo alla Antonio Maccanico. Poi invece tutto si è complicato. Il candidato pentastellato per la presidenza del Consiglio nell'incontro con Maria Elisabetta Alberti Casellati pare che si sia visto presentare dall'esploratrice in gonnella alcuni nomi di berlusconiani da nominare ministri e abbia cominciato a innervosirsi. Anche il leader leghista sembra che non abbia preso benissimo la notizia dell'incidente di Palazzo Madama. Ma poi, mentre ancora si discuteva dell'intoppo, ecco arrivare una nota dell'entourage del Cavaliere che sbarrava la strada a un accordo in cui Forza Italia non fosse rappresentata con dignità. Insomma, quello che a mezza giornata sembrava fatto, a sera era disfatto.E di qui le domande sulla strategia di Berlusconi, ma anche sulle mosse degli altri partiti, primo fra tutti il Pd, che secondo alcuni era pronto a uscire dal freezer in cui si era autocollocato, per trovare un'intesa con i 5 stelle. Giovedì mattina, in un'intervista radiofonica, Danilo Toninelli, l'uomo che per conto dei grillini nella precedente legislatura aveva trattato la riforma elettorale, dialogando anche con il Partito democratico, aveva aperto uno spiraglio, quasi che i pentastellati fossero pronti a un'intesa con Renzi e compagni. Che l'apertura fosse stata fatta da Toninelli e non da Di Maio alimentava il sospetto che il patto prevedesse anche un passo indietro del candidato grillino, che poi era una delle condizioni fatte trapelare dal Nazareno. A un certo punto si era perfino sparsa la voce di un intervento di Matteo Renzi, a La7, in cui l'ex segretario ma attuale proprietario del Pd avrebbe dettato la nuova linea del partito. Basta Aventino, per senso di responsabilità e con il beneplacito dell'Europa e, soprattutto dell'America, il Pd sosterrà il nuovo governo. Questo sarebbe stato il succo dell'intervista tv. Invece, a guastare tutto a un certo punto pare sia avanzata l'intesa Lega - 5 stelle. Salvini e Di Maio, due che il patto grillini-pd avrebbe tagliato fuori, si sono messi d'accordo, scompaginando i giochi degli avversari interni di Di Maio e dei renziani. Intrigo sventato, dunque? Eh, no, perché a questo punto è entrata in scena la lista dei berlusconiani da mettere al governo e l'accordo è tornato in alto mare, con Berlusconi a sparare a zero sui 5 stelle, colpevoli di non farlo sedere al tavolo con i grandi.Gli ultimi sviluppi di questo grande Gioco dell'oca che in palio ha il futuro del Paese è l'uscita del Cav di ieri, con la possibilità di un'intesa con il Partito democratico, o, come poi ha detto correggendo il tiro, di un governo di centrodestra che abbia l'appoggio esterno anche dei dem. «Sono contrario al no secco al Pd per un discorso sul programma. Dal punto di vista della responsabilità e della democrazia, il Pd è anni luce davanti ai 5 stelle». Se il Cavaliere voleva aprire un forno a sinistra, il risultato è stato invece un incendio nel centrodestra, perché Salvini gli ha risposto a stretto giro di posta, adombrando la rottura della coalizione. E allora si torna alla domanda di partenza? Ma quello di Berlusconi è fuoco amico? Cioè, spara sui 5 stelle ma vuole colpire la Lega, ritenendo di non essere sufficientemente tutelato da un governo in cui ci sia Salvini? E in tal caso, il Carroccio che fa? Le ultime notizie dicono che il capo della Lega sia pronto allo strappo, cioè a stringere un patto con Di Maio chiedendo a Giorgia Meloni di seguirlo. Sarà vero? Di sicuro c'è solo che dopo le dichiarazioni pro Putin, gli Stati Uniti sarebbero contenti di vedere un Carroccio parcheggiato fuori da Palazzo Chigi.





