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2021-01-20
Berlino ce lo scrive nero su bianco. «Da Biontech 30 milioni di dosi extra»
Angela Merkel (Getty images)
«La Germania si è assicurata la fornitura di 30 milioni di dosi aggiuntive da Biontech». Più chiaro di così si muore, specialmente se a parlare è un portavoce del governo capitanato da Angela Merkel. Contattato dalla Verità, il ministero della Salute tedesco ha confermato senza troppi giri di parole un sospetto che aleggiava ormai da svariate settimane. Lo scorso 8 gennaio, Reuters aveva fornito alcuni importanti dettagli riguardanti la trattativa svoltasi in estate tra l'esecutivo di Berlino e le due case farmaceutiche tedesche Curevac e Biontech, per l'approvvigionamento rispettivamente di 20 milioni e 30 milioni di dosi di vaccino anti Covid. Tutte rigorosamente fuori dagli accordi Ue. Nella sua inchiesta, l'agenzia di stampa londinese aveva tirato in ballo come fonti un leak del ministero e la testimonianza di un funzionario che aveva chiesto di rimanere anonimo. Nelle mani del nostro quotidiano, invece, c'è addirittura un messaggio di posta elettronica firmato da un addetto del dicastero guidato da Jens Spahn.
Secondo le indiscrezioni riportate da Reuters, l'esecutivo avrebbe firmato due distinti «memorandum of understanding»: il primo con Curevac risalente al 31 agosto 2020, e l'altro con Biontech, datato 8 settembre. E un'attenzione particolare va riservata proprio alle date, perché in entrambi i casi i contratti con l'Unione europea non erano ancora stati firmati. L'intesa definitiva con Pfizer-Biontech, infatti, è stata firmata l'11 novembre, mentre quella con Curevac otto giorni più tardi. Quindi, mentre la Commissione trattava con i produttori per «tirare» i prezzi del vaccino, Berlino si muoveva per conto proprio. Tutto ciò in barba all'articolo 7 della «Strategia sui vaccini contro il coronavirus» condivisa dai partner dell'Ue il 18 giugno scorso, con la quale gli Stati membri si impegnavano a «non avviare procedure di acquisto preliminare (i cosiddetti Apa, ndr) per un determinato vaccino con il medesimo produttore». Una norma solo in apparenza chiara e tra le cui pieghe, come vedremo più avanti, la Germania si sarebbe insinuata senza violare gli accordi continentali.
Contestato in patria per aver negoziato un numero insufficiente di dosi a favore del proprio Paese, Jens Spahn si è difeso tirando fuori dal cilindro gli accordi con le case farmaceutiche per accaparrarsi fiale extra. Ora che Pfizer e Biontech sono finite nell'occhio del ciclone per aver tagliato le forniture in tutta Europa, però, il sospetto è che le due aziende abbiano chiuso accordi per un quantitativo di dosi superiore alla propria capacità produttiva. Magari finendo per dare priorità al migliore offerente. Non va dimenticato, d'altronde, che quello strappato dalla Commissione europea dovrebbe essere - almeno sulla carta - un prezzo di favore. Se invece la cancelliera avesse messo sul piatto più soldi, quella di una corsia preferenziale per Berlino non si rivelerebbe un'ipotesi poi tanto assurda. Un'eventualità ancora più grave se inserita nell'attuale contesto di scarsità del vaccino, dal momento che equivarrebbe di fatto a sottrarre dosi agli altri Paesi. Alla faccia della solidarietà europea.
L'imbarazzo di Biontech è palpabile. Contattato dal nostro quotidiano, un responsabile dell'azienda tedesca ha prima negato qualsiasi tipo di accordo preliminare di acquisto con il governo tedesco: «Non esiste alcun contratto e nessuna dose è stata acquistata, tutti gli accordi di fornitura sono stati firmati con la Commissione europea per conto degli Stati membri». Poi, una precisazione sibillina. «Un memorandum of understanding è cosa diversa da una procedura preliminare di acquisto». E qui torniamo alla normativa europea, perché in effetti a essere proibiti sono gli Apa, e non le altre tipologie di accordo. Paradossalmente, dunque, sfruttando questo cavillo il governo tedesco avrebbe evitato di violare formalmente gli accordi. Rimane il fatto che così facendo, a prescindere dall'aver infranto o meno le regole, la Merkel ha tradito la fiducia delle istituzioni europee e dei Paesi partner.
Non si tratta di un caso isolato, perché nella serata di ieri anche Curevac ha confermato alla Verità i contatti con Spahn e soci in merito alle dosi extra accordo Ue: «Le trattative con il governo tedesco sono ancora in corso e non possiamo commentare». Forse a stupire maggiormente è proprio l'atteggiamento della Commissione. Nel corso dell'audizione di fronte al Parlamento europeo svoltasi la scorsa settimana, il direttore della Direzione generale Salute e sicurezza alimentare nonché capo dei negoziati con le case farmaceutiche, Sandra Gallina, ha negato tutto: «Dal mio punto di vista, sulla base di quanto mi è stato detto, questi presunti contratti bilaterali stipulati dagli Stati membri non esistono». Se a noi è stato sufficiente inviare una e-mail per scoprire come stanno le cose, perché il presidente Ursula von der Leyen non ha indagato più a fondo? Viene da pensare che, pur di non dare contro alla Germania, Bruxelles abbia preferito ancora una volta mettere la testa sotto la sabbia.
Curevac, la trasparenza è una farsa
L'operazione trasparenza si è rivelata una farsa. Avevamo dato notizia delle restrizioni imposte la scorsa settimana agli europarlamentari che volevano visionare a Bruxelles, per pochi giorni e in soli 50 minuti, il primo contratto sui vaccini non segretato. Si tratta dell'accordo della Commissione europea con Curevac, società biofarmaceutica domiciliata nei Paesi Bassi ma con sede a Tubinga, in Germania, che sta ancora sperimentando il suo vaccino, noto per ora con la sigla CVnCoV. L'azienda aveva firmato lo scorso luglio un contratto di prestito da 75 milioni di euro con la Banca europea per gli investimenti, per lo sviluppo e la produzione su larga scala di vaccini, e a novembre si era impegnata a fornire 225 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'Ue, più altri 180 milioni se necessari.
Quell'Advance purchase agreement (Apa), l'accordo di acquisto anticipato stipulato con il presidente Ursula von der Leyen, è da ieri consultabile sul sito della Commissione. Peccato che le 67 pagine in inglese siano di utilità zero. Come già denunciato da alcuni eurodeputati, il documento è stato infatti sbianchettato in molte parti, togliendo riferimenti fondamentali per la comprensione della natura dell'accordo. I primi, clamorosi omissis sono quelli relativi al vaccino. Leggiamo che «verrà fornito sotto forma di [***] che richiederà un [***]. Il [***] sarà probabilmente presentato in [***] scatole e [***]. L'imballaggio includerà anche [***]». Insomma, non viene spiegato nulla e ben 15 pagine dell'allegato numero 4, sulle caratteristiche del prodotto, sono state oscurate. Nemmeno è dato sapere quante saranno le dosi necessarie per una vaccinazione: figurano depennate.
La tabella dei quantitativi di vaccino che Curevac, sostenuta anche da Bayer nell'ulteriore sviluppo e per le operazioni nei Paesi dell'Unione europea (oltre che in mercati aggiuntivi selezionati), si è impegnata a fornire dal primo trimestre 2021 a quello del 2021, è inutilmente a due colonne perché la seconda l'hanno annerita. Alla voce «il prezzo del vaccino per dose sarà di euro», una manina ha cancellato l'importo. Impossibile sapere quanto dovrà pagare, al momento dell'ordine, il Paese che vuole dosi aggiuntive, ed entro quanti giorni lo Stato membro potrà fare la sua segnalazione all'azienda se ci saranno stati problemi con il farmaco.
Al capitolo «Responsabilità» non appare il nome della società farmaceutica ma solo che [***] assieme alla «Commissione e gli Stati membri partecipanti, non sono responsabili per eventuali danni o perdite». Ma è forse la sezione «Indennizzi», la più scandalosa, in quanto quasi completamente coperta. «Esistono delle clausole di deresponsabilizzazione per i produttori del vaccino, come temevamo, ma non è dato saperle perché non sono leggibili. Le hanno oscurate», tuona Vincenzo Sofo, eurodeputato della Lega. «L'accordo non fa chiarezza nemmeno sul costo vaccini e se i prezzi cambieranno, alla data di scadenza della pandemia. Dopo mesi di battaglie per avere queste informazioni, la Commissione presenta un documento censurato in tutte le parti sensibili», protesta Sofo che nei prossimi giorni realizzerà un video nel quale mostrerà «la vergogna di questo contratto, di cui anche il nostro Paese è responsabile perché non riesce a pretendere trasparenza dall'Ue».
Intanto Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa, ha espresso dubbi su Astrazeneca che «aveva promesso di arrivare primo nella corsa al vaccino, invece sarà probabilmente il terzo. I dati andranno confrontati, anche se indirettamente, con gli altri due vaccini che si sono dimostrati molto efficaci».
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È bastata una nostra mail al ministero della Salute per aver conferma del memorandum firmato una settimana prima dell'accordo Ue. L'azienda in difficoltà nicchia. Il governo rivela: «Noi in trattative con un altro fornitore»La Commissione pubblica il contratto ma l'operazione è risibile. Le parti cruciali (costi, effetti avversi, indennizzi ) sono cancellate. Dubbi dell'Aifa su AstrazenecaLo speciale contiene due articoli«La Germania si è assicurata la fornitura di 30 milioni di dosi aggiuntive da Biontech». Più chiaro di così si muore, specialmente se a parlare è un portavoce del governo capitanato da Angela Merkel. Contattato dalla Verità, il ministero della Salute tedesco ha confermato senza troppi giri di parole un sospetto che aleggiava ormai da svariate settimane. Lo scorso 8 gennaio, Reuters aveva fornito alcuni importanti dettagli riguardanti la trattativa svoltasi in estate tra l'esecutivo di Berlino e le due case farmaceutiche tedesche Curevac e Biontech, per l'approvvigionamento rispettivamente di 20 milioni e 30 milioni di dosi di vaccino anti Covid. Tutte rigorosamente fuori dagli accordi Ue. Nella sua inchiesta, l'agenzia di stampa londinese aveva tirato in ballo come fonti un leak del ministero e la testimonianza di un funzionario che aveva chiesto di rimanere anonimo. Nelle mani del nostro quotidiano, invece, c'è addirittura un messaggio di posta elettronica firmato da un addetto del dicastero guidato da Jens Spahn. Secondo le indiscrezioni riportate da Reuters, l'esecutivo avrebbe firmato due distinti «memorandum of understanding»: il primo con Curevac risalente al 31 agosto 2020, e l'altro con Biontech, datato 8 settembre. E un'attenzione particolare va riservata proprio alle date, perché in entrambi i casi i contratti con l'Unione europea non erano ancora stati firmati. L'intesa definitiva con Pfizer-Biontech, infatti, è stata firmata l'11 novembre, mentre quella con Curevac otto giorni più tardi. Quindi, mentre la Commissione trattava con i produttori per «tirare» i prezzi del vaccino, Berlino si muoveva per conto proprio. Tutto ciò in barba all'articolo 7 della «Strategia sui vaccini contro il coronavirus» condivisa dai partner dell'Ue il 18 giugno scorso, con la quale gli Stati membri si impegnavano a «non avviare procedure di acquisto preliminare (i cosiddetti Apa, ndr) per un determinato vaccino con il medesimo produttore». Una norma solo in apparenza chiara e tra le cui pieghe, come vedremo più avanti, la Germania si sarebbe insinuata senza violare gli accordi continentali. Contestato in patria per aver negoziato un numero insufficiente di dosi a favore del proprio Paese, Jens Spahn si è difeso tirando fuori dal cilindro gli accordi con le case farmaceutiche per accaparrarsi fiale extra. Ora che Pfizer e Biontech sono finite nell'occhio del ciclone per aver tagliato le forniture in tutta Europa, però, il sospetto è che le due aziende abbiano chiuso accordi per un quantitativo di dosi superiore alla propria capacità produttiva. Magari finendo per dare priorità al migliore offerente. Non va dimenticato, d'altronde, che quello strappato dalla Commissione europea dovrebbe essere - almeno sulla carta - un prezzo di favore. Se invece la cancelliera avesse messo sul piatto più soldi, quella di una corsia preferenziale per Berlino non si rivelerebbe un'ipotesi poi tanto assurda. Un'eventualità ancora più grave se inserita nell'attuale contesto di scarsità del vaccino, dal momento che equivarrebbe di fatto a sottrarre dosi agli altri Paesi. Alla faccia della solidarietà europea. L'imbarazzo di Biontech è palpabile. Contattato dal nostro quotidiano, un responsabile dell'azienda tedesca ha prima negato qualsiasi tipo di accordo preliminare di acquisto con il governo tedesco: «Non esiste alcun contratto e nessuna dose è stata acquistata, tutti gli accordi di fornitura sono stati firmati con la Commissione europea per conto degli Stati membri». Poi, una precisazione sibillina. «Un memorandum of understanding è cosa diversa da una procedura preliminare di acquisto». E qui torniamo alla normativa europea, perché in effetti a essere proibiti sono gli Apa, e non le altre tipologie di accordo. Paradossalmente, dunque, sfruttando questo cavillo il governo tedesco avrebbe evitato di violare formalmente gli accordi. Rimane il fatto che così facendo, a prescindere dall'aver infranto o meno le regole, la Merkel ha tradito la fiducia delle istituzioni europee e dei Paesi partner. Non si tratta di un caso isolato, perché nella serata di ieri anche Curevac ha confermato alla Verità i contatti con Spahn e soci in merito alle dosi extra accordo Ue: «Le trattative con il governo tedesco sono ancora in corso e non possiamo commentare». Forse a stupire maggiormente è proprio l'atteggiamento della Commissione. Nel corso dell'audizione di fronte al Parlamento europeo svoltasi la scorsa settimana, il direttore della Direzione generale Salute e sicurezza alimentare nonché capo dei negoziati con le case farmaceutiche, Sandra Gallina, ha negato tutto: «Dal mio punto di vista, sulla base di quanto mi è stato detto, questi presunti contratti bilaterali stipulati dagli Stati membri non esistono». Se a noi è stato sufficiente inviare una e-mail per scoprire come stanno le cose, perché il presidente Ursula von der Leyen non ha indagato più a fondo? Viene da pensare che, pur di non dare contro alla Germania, Bruxelles abbia preferito ancora una volta mettere la testa sotto la sabbia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/berlino-ce-lo-scrive-nero-su-bianco-da-biontech-30-milioni-di-dosi-extra-2650030685.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="curevac-la-trasparenza-e-una-farsa" data-post-id="2650030685" data-published-at="1611095973" data-use-pagination="False"> Curevac, la trasparenza è una farsa L'operazione trasparenza si è rivelata una farsa. Avevamo dato notizia delle restrizioni imposte la scorsa settimana agli europarlamentari che volevano visionare a Bruxelles, per pochi giorni e in soli 50 minuti, il primo contratto sui vaccini non segretato. Si tratta dell'accordo della Commissione europea con Curevac, società biofarmaceutica domiciliata nei Paesi Bassi ma con sede a Tubinga, in Germania, che sta ancora sperimentando il suo vaccino, noto per ora con la sigla CVnCoV. L'azienda aveva firmato lo scorso luglio un contratto di prestito da 75 milioni di euro con la Banca europea per gli investimenti, per lo sviluppo e la produzione su larga scala di vaccini, e a novembre si era impegnata a fornire 225 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell'Ue, più altri 180 milioni se necessari. Quell'Advance purchase agreement (Apa), l'accordo di acquisto anticipato stipulato con il presidente Ursula von der Leyen, è da ieri consultabile sul sito della Commissione. Peccato che le 67 pagine in inglese siano di utilità zero. Come già denunciato da alcuni eurodeputati, il documento è stato infatti sbianchettato in molte parti, togliendo riferimenti fondamentali per la comprensione della natura dell'accordo. I primi, clamorosi omissis sono quelli relativi al vaccino. Leggiamo che «verrà fornito sotto forma di [***] che richiederà un [***]. Il [***] sarà probabilmente presentato in [***] scatole e [***]. L'imballaggio includerà anche [***]». Insomma, non viene spiegato nulla e ben 15 pagine dell'allegato numero 4, sulle caratteristiche del prodotto, sono state oscurate. Nemmeno è dato sapere quante saranno le dosi necessarie per una vaccinazione: figurano depennate. La tabella dei quantitativi di vaccino che Curevac, sostenuta anche da Bayer nell'ulteriore sviluppo e per le operazioni nei Paesi dell'Unione europea (oltre che in mercati aggiuntivi selezionati), si è impegnata a fornire dal primo trimestre 2021 a quello del 2021, è inutilmente a due colonne perché la seconda l'hanno annerita. Alla voce «il prezzo del vaccino per dose sarà di euro», una manina ha cancellato l'importo. Impossibile sapere quanto dovrà pagare, al momento dell'ordine, il Paese che vuole dosi aggiuntive, ed entro quanti giorni lo Stato membro potrà fare la sua segnalazione all'azienda se ci saranno stati problemi con il farmaco. Al capitolo «Responsabilità» non appare il nome della società farmaceutica ma solo che [***] assieme alla «Commissione e gli Stati membri partecipanti, non sono responsabili per eventuali danni o perdite». Ma è forse la sezione «Indennizzi», la più scandalosa, in quanto quasi completamente coperta. «Esistono delle clausole di deresponsabilizzazione per i produttori del vaccino, come temevamo, ma non è dato saperle perché non sono leggibili. Le hanno oscurate», tuona Vincenzo Sofo, eurodeputato della Lega. «L'accordo non fa chiarezza nemmeno sul costo vaccini e se i prezzi cambieranno, alla data di scadenza della pandemia. Dopo mesi di battaglie per avere queste informazioni, la Commissione presenta un documento censurato in tutte le parti sensibili», protesta Sofo che nei prossimi giorni realizzerà un video nel quale mostrerà «la vergogna di questo contratto, di cui anche il nostro Paese è responsabile perché non riesce a pretendere trasparenza dall'Ue». Intanto Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa, ha espresso dubbi su Astrazeneca che «aveva promesso di arrivare primo nella corsa al vaccino, invece sarà probabilmente il terzo. I dati andranno confrontati, anche se indirettamente, con gli altri due vaccini che si sono dimostrati molto efficaci».
«È arrivato il giorno della verità». Maurizio Belpietro presenta così la terza edizione dell’evento in programma domani all’Acquario Romano di Roma.
Dalla geopolitica all'economia, dall'energia all'agroalimentare, fino al lavoro e all'innovazione. Saranno le grandi sfide che stanno ridefinendo il ruolo dell'Italia e dell'Occidente al centro dell'evento promosso dal quotidiano. Una giornata di confronto che vedrà alternarsi sul palco esponenti delle istituzioni, leader politici, ministri, imprenditori e manager chiamati a discutere i temi che più incidono sul presente e sul futuro del Paese.
Ad aprire i lavori, dopo i saluti del direttore Belpietro, sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L'intervista dedicata alla crisi globale affronterà i dossier internazionali più delicati, tra conflitti, diplomazia e tutela degli interessi italiani in uno scenario internazionale sempre più instabile. Subito dopo sarà la volta del presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte, protagonista di un confronto dedicato agli equilibri politici e alle prospettive del Paese. Il pomeriggio entrerà nel vivo con un approfondimento sul nuovo disordine mondiale e sulle sfide della sicurezza. Al centro del dibattito il rapporto tra guerre, difesa, approvvigionamenti energetici e competizione globale. È prevista l'intervista al ministro della Difesa Guido Crosetto. I temi economici saranno invece al centro dell'incontro con il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Debito pubblico, dazi, crescita industriale e competitività del sistema produttivo saranno alcuni degli argomenti affrontati nel corso del confronto.
L'attenzione si sposterà quindi sulla trasformazione digitale e sulle infrastrutture che sostengono la crescita del Paese. Nel panel dedicato alla «Fabbrica del futuro» dialogherà con Belpietro l'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Arrigo Emilio Giana. Porteranno inoltre il loro contributo Georg Gufler, amministratore delegato di Doppelmayr Italia, Fulvio Giuliani, responsabile della comunicazione di Interporto Rivers, e Stefano Paggi, chief technology and operation officer di Fibercop.
Uno dei momenti centrali della giornata sarà dedicato all'agroalimentare, settore strategico per l'economia nazionale. Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida sarà intervistato dal condirettore Massimo de' Manzoni, mentre Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF Spa, offrirà il punto di vista di una delle principali realtà del comparto.
Ampio spazio sarà riservato anche al nodo energetico, considerato decisivo per il futuro dell'Europa e per la competitività del sistema industriale. Nel panel dedicato a «L'energia del potere», condotto dal vicedirettore Giuliano Zulin, interverrà Regina Corradini D'Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Seguiranno gli interventi di Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/digital di Eni, e Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali Torino. Sempre sul fronte energetico è prevista l'intervista al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
La riflessione proseguirà con un focus dedicato alle infrastrutture strategiche e alla sicurezza degli approvvigionamenti. Nel panel «Le reti della sovranità» interverranno rappresentanti di alcune delle principali realtà del settore: Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Aeroporti di Roma, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2A, ed Enrico Pezzoli, amministratore delegato di Acea Acqua.
La parte finale della manifestazione sarà dedicata al mercato del lavoro e alle trasformazioni in corso nel mondo dell'occupazione. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone discuterà di salari, formazione e sviluppo economico. Al dibattito parteciperanno inoltre Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie dell'Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net. A condurre l'evento lungo i diversi momenti della giornata sarà la giornalista Rai Manuela Moreno, chiamata a guidare il confronto tra istituzioni, politica e mondo delle imprese.
A chiudere la terza edizione de «Il Giorno della Verità» sarà l'intervista del direttore Belpietro al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un confronto conclusivo che offrirà l'occasione per affrontare i principali dossier politici, economici e internazionali che attendono l'Italia nei prossimi mesi.
«Un appuntamento ormai fisso, lo facciamo da alcuni anni – spiega il direttore – l’abbiamo tenuto a Milano nei primi anni ma ultimamente lo facciamo a Roma e invitiamo ministri, personalità, uomini dell’economia, uomini dell’opposizione, perché no? E quindi discutiamo con loro del futuro che ci attende»
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La mamma, il suo compagno e il nonno delle due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate ieri sera a Formia, a quindici giorni dalla loro scomparsa da una casa famiglia di Civitella Alfedena, sono stati fermati all'alba con l'accusa di sequestro di persona in concorso.
La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze sono in quello di Sulmona. È indagata a piede libero l'anziana nel cui appartamento di Formia sono state ritrovate le due sorelle. Secondo quanto si apprende, la donna sarebbe una lontana parente della madre delle ragazze, fermata nella notte insieme con il compagno e il nonno con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta». Sono queste le parole dell'anziana che in questi giorni ha ospitato Sarah e Alisya, intervistata da Rainews24.
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Giovanni Malagò durante l'Assemblea elettorale della Figc (Getty Images)
L'ex numero uno del Coni è il nuovo presidente della Figc, eletto con il 68,58% dei voti dopo le dimissioni di Gravina. Ora la Federazione apre la fase delle riforme e della scelta del nuovo ct della Nazionale.
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva riunita oggi a Roma lo ha eletto con il 68,58% dei voti, affidandogli la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2026.
La votazione ha chiuso una giornata iniziata nella tarda mattinata all’hotel Astoria, dove i delegati delle diverse componenti federali si sono riuniti per ridisegnare gli equilibri del calcio italiano. In corsa per la presidenza c’erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, due profili diversi per esperienza e percorso, ma entrambi interni al sistema sportivo.
La procedura di voto è stata aperta poco dopo le 14, con la presenza di 266 delegati su 273 aventi diritto. I voti complessivi erano 502,946: per essere eletti era necessaria la soglia dei 252. Un passaggio tecnico che ha preceduto l’esito finale arrivato nel primo pomeriggio. Nel corso dell’assemblea non sono mancati gli interventi dei principali rappresentanti del calcio italiano. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha parlato di una «ferita profonda» lasciata dalle mancate qualificazioni ai Mondiali, sottolineando la necessità di trasformare la crisi in un punto di ripartenza. «Serve il coraggio delle riforme e la volontà di lavorare insieme», ha detto. Più duro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, che ha richiamato un «declino che dura da trent’anni» e una difficoltà strutturale del sistema nel trovare responsabilità condivise. Dal fronte dei calciatori, il presidente dell’Aic Umberto Calcagno ha parlato di «odio» che ha colpito il presidente dimissionario Gravina, indicando la necessità di una guida forte e di un cambiamento profondo.
Anche la Uefa, con il vicepresidente Armand Duka, ha richiamato l’Italia all’urgenza delle infrastrutture in vista di Euro 2032, sottolineando la necessità di un intervento strutturale per garantire un’eredità duratura al sistema. Nel suo intervento in assemblea, Malagò ha rivendicato il proprio legame con la federazione: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia». Ha poi aggiunto di sentire «fortissimo il peso delle responsabilità», ricordando di essere arrivato a questa candidatura dopo una lunga esperienza nel mondo dello sport e della dirigenza.
Dalla parte opposta, Giancarlo Abete ha contestato il metodo che ha portato all’elezione, definendolo «un percorso incomprensibile», e ha criticato la gestione della fase successiva alle dimissioni di Gravina, sottolineando la necessità di affrontare i problemi del calcio italiano con un confronto più diretto sui contenuti.
Proprio Gravina, nel suo intervento di apertura, ha difeso la scelta delle dimissioni come «convinta, meditata e sofferta», rivendicando un atto di responsabilità istituzionale e personale. Ha poi parlato di un sistema attraversato da tensioni e da una forte polarizzazione, che avrebbe reso necessario un passo indietro per evitare ulteriori divisioni.
A chiudere la giornata, l’esito del voto ha consegnato a Giovanni Malagò la guida della Federcalcio con una maggioranza netta, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ora a confrontarsi con le riforme e le criticità emerse nel corso dell’assemblea. Il primo nodo da sciogliere per Malagò, sarà ora la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Tra i favoriti sembrerebbe esserci Roberto Mancini, pronto a tornare dopo l'addio burrascoso dell'estate 2023. Sul piano operativo, la nuova gestione avrebbe già individuato alcune priorità su cui intervenire a stretto giro. Tra queste, la volontà di inserire nell’organigramma federale una figura di raccordo tecnico tra presidenza e area sportiva, con competenze calcistiche specifiche, chiamata a incidere sia sulla scelta dei commissari tecnici delle varie nazionali sia sul rapporto quotidiano con lo staff della Nazionale maggiore. Tra i profili presi in considerazione circolano quelli di Paolo Maldini e di Frederic Massara, mentre l’impostazione complessiva rimanda anche all’idea, sostenuta da diverse componenti del mondo dei calciatori, di rafforzare la struttura tecnica del Club Italia e valorizzare figure come Sara Gama. La scelta del nuovo commissario tecnico non sarà comunque immediata e richiederà ulteriori settimane di confronto interno.
Sul fronte politico-istituzionale, l’agenda del nuovo presidente dovrebbe aprirsi con un confronto con il governo su alcuni dossier ritenuti strategici per il sistema calcio: dalla possibile reintroduzione di un meccanismo simile al Decreto Crescita, alla revisione del divieto di pubblicità legato al betting, fino all’ipotesi di destinare una quota dei proventi delle scommesse sul calcio a un fondo dedicato allo sviluppo del movimento. Risorse che, nelle intenzioni, verrebbero poi indirizzate soprattutto su settori giovanili e infrastrutture, considerate le due criticità strutturali su cui il sistema viene chiamato da tempo a intervenire.
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