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2024-12-05
Bergoglio «santifica» la ciurma di Casarini che al posto della fede predica la rivolta
Luca Casarini e Papa Francesco (Ansa)
Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.
Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.
Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...
La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?
I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?
«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.
Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?
Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi
Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza.
Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue.
Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio.
Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora.
Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
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I testi del Papa nei libri dell’ex tuta bianca e di don Mattia Ferrari, tra contraddizioni sull’immigrazione e apologie di chi viola la legge.Ira del Csm per la norma che trasferisce le competenze sui migranti alle Corti d’Appello.Lo speciale contiene due articoli.Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bergoglio-santifica-la-ciurma-casarini-2670324624.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="apostolico-lascia-la-magistratura-via-libera-in-aula-al-decreto-flussi" data-post-id="2670324624" data-published-at="1733395458" data-use-pagination="False"> Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza. Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue. Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio. Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora. Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
Raphaël Arnault (Ansa)
C’è un possibile filo rosso che lega la violenza antifascista che insanguina le strade in Italia e Francia. E ora dal Parlamento si chiede al Viminale di approfondire la questione. Il linciaggio che ha portato alla morte del giovane militante identitario Quentin Deranque, a Lione, sta inducendo sempre più osservatori a interrogarsi sulla presenza di una possibile rete internazionale di picchiatori rossi, che potrebbe aver colpito anche in Italia.
Per l’omicidio di Quentin ieri la polizia francese ha fermato sei persone tra cui un assistente parlamentare del deputato della France Insoumise (Lfi) Raphaël Arnault. «L’indagine procede molto bene, si tratta ora di stabilire i vari gradi di responsabilità. Questo genere di verifiche non può essere svolto dopo gli interrogatori», aveva spiegato un altro investigatore, riportato da Le Figaro. Gli inquirenti confermano che l’ambiente di riferimento dei sospettati sarebbe «l’ultrasinistra» e che alcuni di loro si fregerebbero della fiche S (il «bollino» che lo Stato francese mette sulle persone pericolose per la sicurezza dello Stato). Non si tratta tuttavia di un grande scoop: che l’ambiente in cui andare a cercare sia quello dell’estremismo di sinistra appare chiaro. Molti puntano il dito contro la Jeune garde antifasciste, movimento noto per le aggressioni violente, sciolto dal Consiglio dei ministri il 12 giugno 2025. Sui social si trova ancora la pagina Antifa squads, riconducibile allo stesso gruppo, che postava tranquillamente cose come «Il best of del 2025», ovvero un collage di filmati delle migliori aggressioni compiute a Lione, senza che nessun censore del Web abbia mai avuto nulla da obiettare.
Capo della Jeune garde era Raphaël Arnault, 31 anni, oggi deputato sotto le insegne de La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, già condannato in passato per aggressione. Tra i fermati c’è un suo collaboratore, Jacques Elie Favrot, che era stato indicato da molti come presente sul luogo del delitto, e e Adrian B., membro del movimento Jeune Garde e vicino al rappresentante della Lfi. L’Assemblea nazionale ieri ha osservato un minuto di raccoglimento per Quentin, anche se La France insoumise si è premurata di specificare che non dovevano esserci speculazioni politiche. Insomma, il giovane va trattato come uno morto cadendo dal motorino. Ma ecco il punto: Arnault sembra avere un certo legame con l’Italia.
La Verità lo aveva segnalato per prima: nei giorni dell’Epifania, il deputato picchiatore era a Roma. Erano i giorni del «presente» per i morti di Acca Larentia, che porta nella capitale centinaia di militanti identitari da più parti d’Europa. Ma anche, novità di questi ultimi anni, un’analoga mobilitazione antifascista. Arnault si era fatto fotografare al presidio antifascista, postando anche un pistolotto sul ritorno delle camicie nere e sulla necessità di combatterle. «Siamo pronti ad affrontarli», concludeva. Che non fosse una frase meramente retorica era stato subito chiaro. Ma c’è un altro fatto accaduto nella capitale nelle stesse ore: quattro militanti di Gioventù nazionale erano stati aggrediti da un gruppo di 30 antifascisti, peraltro respinto in maniera abbastanza indecorosa nonostante la schiacciante superiorità numerica. Nel nostro articolo ci eravamo limitati a far notare come l’abbigliamento di Arnault e dei suoi amici, nei selfie postati da Roma, fosse proprio nello stile dei picchiatori della Tuscolana, immortalati dai video. Una contiguità stilistica, nulla di più, ovviamente. Dalle denunce, tuttavia, emerge che alcuni degli aggressori non parlassero italiano. E allora qualcuno ha cominciato a chiedersi se non sia il caso di fare due più due.
Fabio Rampelli, esponente di Fdi e vicepresidente della Camera, ha presentato una interrogazione al Viminale per cercare di vederci più chiaro sulla possibile presenza di militanti stranieri nel gruppo di assalitori. E se, eventualmente, qualcuno possa essere ricondotto al giro della dissolta Jeune garde francese. Giova peraltro ricordare che, tra le sue «medaglie», Arnault gode anche di una delle suddette fiche S. Uno status condiviso con altri estremisti di opposto colore, ma anche con jihadisti vari, motivo per cui, quando si viaggia all’estero con quel «marchio», i controlli di polizia sono decisamente più accurati del normale. Chi ha la fiche S e deve prendere un aereo, per dire, sa già che deve recarsi in aeroporto ore prima, ore in cui, si spera, le autorità avvertano del suo arrivo anche i colleghi del Paese di destinazione del soggetto. Ecco: sarebbe interessante sapere se le autorità italiane abbiano monitorato gli spostamenti di questo notorio picchiatore su suolo italiano.
Ma i legami tra quell’ambiente transalpino e l’estremismo antifascista italiano sono intanto acclarati. Non solo perché Raphaël ama passare le vacanze estive a Napoli, ospite del centro sociale Mensa Occupata. Ieri Il Giornale ricordava come, il 12 ottobre 2024, il presidente dell’VIII municipio di Roma Amedeo Ciaccheri di Avs, vicino ai centri sociali capitolini, avesse conferito una targa di riconoscimento, con il logo ufficiale del Comune e la scritta ben poco istituzionale «Al compagno de La France insoumise. Uniti nella battaglia», allo stesso Arnault. In quella circostanza sarebbe stato presente anche Favrot. Non è chiaro se quest’ultimo fosse venuto in Italia, al seguito del suo liderino, anche nel gennaio scorso, quando ci fu l’aggressione ai militanti di Gioventù nazionale. Interrogativi a cui qualcuno dovrà dare una risposta.
Arrestati 6 sospetti per l’omicidio di Lione, uno della France insoumise
Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato della France insoumise (Lfi) Raphaël Arnault è uno dei quattro fermati perché sospettati di aver partecipato, giovedì scorso, al linciaggio del ventitreenne Quentin Deranque, poi deceduto per le ferite riportate. La conferma è arrivata in serata dopo che per tutto il giorno si erano rincorse voci sull’appartenenza politica dei presunti assalitori. In un primo tempo si era parlato dell’identificazione di sei presunti responsabili dell’omicidio del giovane Quentin Deranque, e vicini all’ultrasinistra». Le informazioni sono state attribuite a fonti anonime citate da France Presse, Franceinfo e Le Figaro. Per vari media, tra cui il quotidiano lionese Progres, tra i sospetti ci sarebbero altri membri del gruppo antifa La Jeune Garde.
In giornata, Le Figaro aveva citato una fonte anonima secondo cui la morte di Quentin fosse ormai divenuta un caso politico. «La polizia cammina sulle uova», dato che «sa di non potersi permettere errori». In effetti, se le indagini contenessero qualche imprecisione, potrebbero forse essere invalidate da certi giudici politicizzati. I sospetti nei confronti di Favrot erano sempre più forti, tanto che già prima della conferma Le Figaro citava un’altra fonte anonima secondo la quale Favrot, la sera della morte di Quentin, si trovasse davanti a Sciences Po Lione.
Sul fronte politico, durante la giornata si è assistito nuovamente al tentativo, da parte di Lfi, di scrollarsi di dosso i legami con i picchiatori rossi de La Jeune Garde e le presunte responsabilità per la morte di Quentin. Legami e responsabilità sottolineati dal resto della classe politica francese, a cominciare dai macronisti. Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha affermato che esiste una forma di «brutalità» politica «nel giustificare le azioni della Jeune Garde e nell’appoggiare il suo leader (Raphaël Arnaud, ndr) già condannato per violenza fisica, alle elezioni legislative.». Il premier Sébastien Lecornu ha invitato Lfi a «fare pulizia» al proprio interno. Durissimo il capogruppo de Les Républicains (Lr), Laurent Wauquiez, secondo il quale «l’estrema sinistra ha del sangue sulle mani». Parole forti, peccato che sia i macronisti che la destra moderata dimentichino che molti deputati Lfi sono stati eletti proprio perché i loro due partiti hanno ritirato i propri candidati al secondo turno delle legislative anticipate del 2024. Ritiri decisi per fare «barriera» contro dei rappresentanti del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen in nome del cosiddetto «fronte repubblicano».
Le esternazioni più sorprendenti sono arrivate dalla deputata Lfi Mathilde Panot, la quale su Lcp ha affermato che il collettivo femminista di destra Nemesis deve stare lontano «dalle nostre riunioni» e «conferenze, altrimenti finirà male». Il presidente Rn, Jordan Bardella, ha scritto su X che «la morte di Quentin non è un incidente, ma un atto deliberato». L’eurodeputata Marion Marechal ha ipotizzato una forma di «responsabilità penale» della sua omologa Lfi, Rima Hassan, perché quest’ultima utilizzerebbe la Jeune Garde «come un servizio di sicurezza informale». La tensione resta altissima e c’è chi, come l’avvocato specializzato in terrorismo Thibault de Montbrial, ritiene che la scomparsa Quentin possa trasformarsi in un pericoloso «punto di svolta» per la società francese. Sarà forse anche per calmare le acque che, da un lato, l’Assemblea nazionale ha osservato un minuto di silenzio in onore di Quentin Deranque, mentre il prefetto di Tolosa ha vietato assembramenti in omaggio al giovane deceduto per il «rischio di scontri violenti».
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