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2024-12-05
Bergoglio «santifica» la ciurma di Casarini che al posto della fede predica la rivolta
Luca Casarini e Papa Francesco (Ansa)
Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.
Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.
Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...
La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?
I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?
«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.
Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?
Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi
Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza.
Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue.
Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio.
Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora.
Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
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I testi del Papa nei libri dell’ex tuta bianca e di don Mattia Ferrari, tra contraddizioni sull’immigrazione e apologie di chi viola la legge.Ira del Csm per la norma che trasferisce le competenze sui migranti alle Corti d’Appello.Lo speciale contiene due articoli.Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bergoglio-santifica-la-ciurma-casarini-2670324624.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="apostolico-lascia-la-magistratura-via-libera-in-aula-al-decreto-flussi" data-post-id="2670324624" data-published-at="1733395458" data-use-pagination="False"> Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza. Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue. Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio. Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora. Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
Due immagini del cherubino raffigurato in un affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina (Ansa)
Ce n’è a sufficienza per convocare la segreteria del Pd, gridare in una nota all’«affronto per la grave violazione del codice dei Beni culturali», sollecitare l’intervento della Soprintendenza per far scomparire il cherubino fascista. Oppure, in nome della par condicio, auspicare che sulla Venere del Botticelli venga pittato il profilo svizzero di Elly Schlein.
Purtroppo è tutto vero. E dopo avere chiesto spiegazioni al ministro Alessandro Giuli, la capogruppo dem in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, aggiunge: «L’ipotesi che un intervento di restauro possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo rappresenta una grave violazione. Il patrimonio culturale non può essere piegato a letture improprie, non si può comprometterne l’identità e il valore storico». È consolante notare che il partito della cancel culture - fiancheggiatore di Ultima generazione che deturpava dipinti e sculture - è passato dalla distruzione sistematica delle «icone suprematiste» al culto dell’arte classica.
Al tempo stesso è evidente l’ossessione dell’opposizione per il premier, sottolineata dalla replica di Susanna Campione (Fdi), in commissione Cultura del Senato: «Siamo al delirio mistico. Pur di attaccare il governo, la sinistra chiede al ministro di controllare come mai il volto di un affresco sia somigliante a quello di Giorgia Meloni. Il livello di ossessione è totale, in assenza di idee a loro non resta che disquisire sul sesso degli angeli, anzi sul volto. Voglio sperare che l’opposizione non chieda di inserire nell’affresco anche i volti di Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte».
Poiché i cherubini nel dipinto murale sono due, qualcuno constata che l’altro abbia proprio il ciuffo di Giuseppe Conte, in alternativa a Bobby Solo o Elvis Presley. Si chiama pareidolia, la tendenza istintiva del cervello a riconoscere nei profili casuali, comprese le nuvole, forme familiari. Così parte l’embolo artistico: ma davvero il viso è quello del premier? Lei interviene divertita su X: «No, decisamente non somiglio a un angelo» risponde con la faccina che se la ride. Ma la somiglianza c’è e la storia è presto raccontata.
Infiltrazioni dalle fondamenta e dal tetto avevano danneggiato la cappella con l’affresco della Vittoria alata attorno al busto di re Umberto II. Monsignor Daniele Micheletti (rettore del Pantheon e della basilica) aveva affidato il restauro all’artigiano decoratore Bruno Valentinetti, che lo ha pianificato nel 2002 e l’ha finito lo scorso Natale. «Informai la Soprintendenza e partirono i lavori. In effetti le somiglia molto», constata il sacerdote. «Se anche fosse che male c’è? Non per questo siamo meloniani. Quelle sono anime del Purgatorio. Le chiese di Roma sono piene di ritratti di famiglie nobili non sempre irreprensibili. Noi abbiamo il busto di Umberto II ma non per questo siamo monarchici. Anche Caravaggio dipinse il volto di una prostituta. Ma non vorrei far passare la parrocchia come meloniana, se la cosa scandalizza la faremo modificare».
Mentre il Vicariato promette un’indagine e la soprintendente di Roma Capitale, Daniela Porro, pianifica una visita già domani, l’autore del restauro Valentinetti (82 anni) cade dalle nuvole: «Chi lo dice che è Meloni? Tutte invenzioni. L’ho riprodotto uguale a 25 anni fa, ricalcando il profilo dopo aver ripreso i disegni e i colori». Valentinetti ha lavorato al restauro della Cappella Sistina, alla reggia del sultano di Giordania e nella villa Belvedere della famiglia Berlusconi a Macherio. Sull’eventuale simpatia per il premier ereditata da una lontana vicinanza al Msi, aggiunge: «Da anni non voto, tanto la pensione non aumenta. Mi piaceva la Dc di Giulio Andreotti». Poi per prendere in giro i giornalisti: «E anche Pol Pot».
Mentre si solleva il polverone pittorico, torna alla mente un precedente a suo modo religioso. Una decina d’anni fa si scoprì che il crocifisso della cappella dell’Ospedale papa Giovanni di Bergamo aveva qualcosa di estemporaneo: il volto di Gesù somigliava maledettamente a quello del Bocia, storico capo ultrà dell’Atalanta, recordman di Daspo. Dopo polemiche e smentite («È giusto confondere carità e prepotenza?»), l’artista Andrea Mastrovito ammise la licenza artistica in nome del tifo. E il manufatto con lampi curvaioli è ancora lì. Episodio che dev’essere sfuggito al cardinale vicario del Papa, Baldo Reina, che ieri invece ha espresso «amarezza»: «Le immagini d’arte sacra non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni».
Anche se «la bellezza è negli occhi di chi guarda» (William Shakespeare), la sinistra iconoclasta cerca i colpevoli con la lente. Monsignor Micheletti non ci sta: «Fra Meloni e Schlein non scelgo nessuna delle due. Se ci sarà una crescita nei fedeli di destra nessun problema, li aspetto a messa». Lui ha capito tutto. L’affresco della discordia è già una calamita, si prevedono solo posti in piedi sul sagrato. Rimane in piedi l’altro dilemma di queste ore drammatiche: «Chi è titolato a stabilire ufficialmente che il volto è quello della Meloni?». Risposta facile: un giudice con la sindrome da Achille Bonito Oliva e la smania di finire sui giornali si trova ovunque.
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(Ansa)
La sottoscrizione serve per avviare il processo della proposta per contenere le migrazioni massive che secondo i promotori (tra cui Casapound) «sono un fenomeno disastroso e deleterio per le nazioni e i popoli» perché generano problemi sociali, culturali ed economici e compromettono la sovranità e l’identità nazionale. L’Italia e l’Europa fronteggiano ormai da decenni un fenomeno migratorio di dimensioni enormi che si inserisce in un quadro più ampio di processi geopolitici ed economici, molto spesso, se non sempre, incentivati da centri di interesse che perseguono interessi e obiettivi contrari a quelli di nazioni e popoli.
Epperò in Europa il clima sta cambiando visto che la stessa Commissione europea ha delineato un nuovo approccio alla gestione delle migrazioni che mette al centro la sicurezza degli ingressi, la cooperazione con i Paesi terzi e un maggiore controllo dei flussi, cercando un equilibrio tra canali legali e contrasto all’irregolarità.
Legalità e sicurezza nazionali restano le priorità per ogni Stato con l’obiettivo di ridurre i disagi per i cittadini. Come spiegato dal direttore Maurizio Belpietro un’idea finalizzata sempre al contenimento della presenza dei migranti arriva dalla socialdemocratica Danimarca dove la premier Mette Frederiksen ha annunciato un irrigidimento delle norme che prevede l’espulsione dei cittadini stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi, accelerando i meccanismi di allontanamento di soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza interna. Nei reati gravi ha spiegato il ministero dell’immigrazione rientrano «aggressione aggravata e stupro».
«Le parole di Frederiksen certificano il fallimento di un sistema giunto inesorabilmente al capolinea», dice l’europarlamentare leghista Paolo Borchia. «Se anche le socialdemocrazie scandinave, storicamente generosissime in termini di welfare, si rendono conto di essere diventate un bancomat per migliaia di immigrati che non hanno saputo, o voluto, imbracciare la via dell’integrazione, significa che tutta Europa deve imparare a selezionare chi merita l’accoglienza e chi no», prosegue l’europarlamentare.
In termini generali, al di là delle procedure, aggiunge Borchia, «è evidente che ci sia la necessità di non consentire a chi commette reati di rimanere sui nostri territori. La sicurezza è diventato uno dei diritti principali da tutelare per il futuro. Un approccio più muscolare è necessario, anche a scopi di deterrenza».
Nel frattempo oltre a Danimarca, che ha un 8% di immigrati, Germania, primo paese Ue per immigrazione, Austria, Paesi bassi e Grecia stanno valutando la creazione di centri di rimpatrio al di fuori dell’Unione europea, i cosiddetti «return hub», per trasferire i richiedenti asilo irregolari verso Paesi terzi. Lo riferisce il portale tedesco Tagesschau, citando il ministero dell’Interno di Berlino. Secondo quanto riportato, dai centri verrebbero poi organizzati i rientri nei Paesi d’origine o negli Stati confinanti dei migranti cui è stata respinta la domanda di asilo nell’Ue. I cinque Paesi hanno istituito un gruppo di lavoro dedicato alla questione e, sempre secondo Tagesschau, accordi concreti dovrebbero essere raggiunti nel corso del 2026, confermando quindi che i centri immigrati in Albania voluti dal premier Giorgia Meloni sono un modello che ha anticipato le linee del Patto immigrazione e asilo dell’Unione europea.
Peraltro le politiche di contenimento secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), hanno provocato nel 2025 una diminuzione degli ingressi irregolari nell’Unione del 26%, il livello più basso registrato dal 2021, con cali significativi lungo le rotte dei Balcani e dell’Africa occidentale, al contrario del Mediterraneo centrale che resta la rotta più attiva verso l’Ue.
Tornando alla proposta di una legge su Remigrazione e riconquista che rafforza la normativa vigente in materia di governo dei flussi migratori, tutela della sicurezza pubblica e politiche demografiche e prevede il rientro volontario e assistito di cittadini stranieri regolarmente presenti, mediante incentivi economici, il presidente del Comitato Luca Marsella, ha rivendicato il risultato come risposta ai tentativi di bloccare politicamente l’iniziativa e ha invitato a proseguire la sottoscrizione per presentarsi in Parlamento con una platea di sostenitori ancora più ampia. La partita ora non è più simbolica ma procedurale: la proposta entra nel perimetro istituzionale e costringe il sistema politico a confrontarsi nel merito.
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C’è poco da fare: pensi gnocchi e ti viene fame. Sono probabilmente il primo piatto più apprezzato dai bambini e sono una ricetta che risolve tutti i problemi. Siamo abituati a pensarli di patate (alla sorrentina sono di una golosità solare!) ma in realtà si possono fare con tanti frutti dell’orto: a esempio in autunno con zucca e castagne e un sugo di funghi diventano sublimi. Noi oggi ve ne proponiamo alcuni leggerissimi, di gran gusto e di sicuro effetto: ingrediente base il cavolfiore!
Ingredienti – Cavolfiore 600 gr, farina tipo0 500 gr, un uovo,150 gr di gorgonzola, 12 noci, 150 gr di Parmigiano reggiano o Grana padano o altro formaggio da grattugia (tipo Montasio stravecchio), un bicchiere scarso di latte, sale e pepe qb
Procedimento – Tagliate a dadoni il cavolfiore e poi col il mixer riducetelo in una sorta di poltiglia. In una ciotola grande unite il cavolfiore grattugiato a ¾ della farina e lavoratelo con energia, aggiungete l’uovo e impastate ben bene, volendo anche con pizzico di sale. Fate riposare l’impasto poi infarinate il tagliere, date una forma cilindrica all’impasto lavorandolo ulteriormente e ricavatene tanti bastoncini che taglierete a pezzetti lunghi circa mezzo centimetro. E gli gnocchi sono fatti, sistemateli in un vassoio spolverizzando con altra farina. Mettete a bollire una pentola capiente con l’acqua e un po’ di sale e nel frattempo in una padella capiente – ci dovrete mantecare gli gnocchi – fate fondere a fiamma moderata il gorgonzola nel latte aggiungendo una metà circa de formaggio grattugiato. Lessate gli gnocchi (sono pronti quando vengono a galla, ci vorranno un paio di minuti) poi passateli nella crema di formaggio aggiungendo un pizzico di pepe se vi va, i gherigli delle noci, che avrete nel frattempo sgusciato, tritati grossolanamente. Aggiungete altro formaggio grattugiato e servite.
Come far divertire i bambini – Fate sistemare a loro gli gnocchi man mano che si fanno, nel piatto dove riposeranno.
Abbinamento – Abbiamo scelto un Teroldego trentino, vanno benissimo Merlot o Cabernet Sauvignon o volendo anche una Barbera.
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