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2024-12-05
Bergoglio «santifica» la ciurma di Casarini che al posto della fede predica la rivolta
Luca Casarini e Papa Francesco (Ansa)
Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.
Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.
Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...
La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?
I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?
«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.
Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?
Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi
Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza.
Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue.
Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio.
Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora.
Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
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I testi del Papa nei libri dell’ex tuta bianca e di don Mattia Ferrari, tra contraddizioni sull’immigrazione e apologie di chi viola la legge.Ira del Csm per la norma che trasferisce le competenze sui migranti alle Corti d’Appello.Lo speciale contiene due articoli.Rivoluzione, occupazione, disobbedienza: è il Vangelo secondo i Casarini boys. Chissà se il Papa, prima di autorizzare l’ex no global e don Mattia Ferrari, il cappellano della nave Ong, a pubblicare i suoi scritti nei loro libri, si è reso conto di quale fede professino costoro. Ormai affiancati, in mare, pure da un veliero messo a disposizione dalla Cei. Francesco ha consentito di piazzare in apertura di La cospirazione del bene, saggio che il gruppettaro del G8 2001 ha firmato insieme a Gianfranco Bettin, la sua catechesi del 28 agosto scorso. Nella quale emerge una grande contraddizione.Da un lato il Pontefice ribadisce la condanna di chi «opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti»: è «un peccato grave», ammonisce, «il Signore è con loro, non con quelli che li respingono». Dall’altro lato, però, il successore di Pietro ammette che occorre unire «le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui». Secondo Jorge Mario Bergoglio, non servono leggi restrittive e rimpatri, bensì più «vie di accesso sicure» e «regolari […] per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità». Così sia. Ma siamo sicuri che i «buoni samaritani» delle Ong offrano corridoi protetti e legali, piuttosto che rendere un servizio, sia pure involontariamente e in buona fede, a chi gestisce il crudele mercato dei disperati? Uomini privi di scrupoli guidano le carovane di migranti, li stipano e li torturano nelle carceri del Nord Africa, li mettono su imbarcazioni di fortuna facendosi pagare a peso d’oro, li lasciano in balìa delle onde; e i «bravi che stanno lì in prima linea» pattugliano le acque, in attesa di caricare le vittime di un commercio che, intanto, può continuare a prosperare.Ospite del Sinodo, pubblicamente elogiato dal vicario di Cristo, Luca Casarini è ormai un prediletto del Papa. «Sei parte dell’equipaggio», gli avevano detto gli attivisti di Saving Humans durante un incontro riservato in Vaticano, del quale l’ex tuta bianca ha dato conto nel volume Feltrinelli da poco in vendita. «Certo che lo sono!», avrebbe esclamato Francesco. Occhio alla gente con cui ci si accompagna...La filosofia di Casarini, che nel frattempo si è messo a studiare da teologo, in realtà è rimasta più o meno la stessa del periodo genovese: «Cospirare» significa, si legge nel suo libro, «studiare le tecniche per sfuggire al controllo, spesso oppressivo e sempre insistente, degli apparati che avevano il compito istituzionale di non farci agire». Per la precisione, i magistrati, le forze dell’ordine, le autorità pubbliche. E quali imprese i cattivi hanno sempre voluto vietare ai «buoni samaritani»? «Occupare uno spazio abbandonato da trasformare in un centro sociale, o una casa sfitta da restituire alla sua funzione: essere abitata da qualcuno che ne ha bisogno»; sbafare le consumazioni al ristorante che ospitava il gala della Nato; invadere una base militare. Tutte incursioni che, negli anni, hanno dato ai professionisti della protesta «un peculiare know-how», cioè una certa abilità a infrangere la legge. La legge italiana, la legge di uno Stato straniero che forse, dal Vaticano, meriterebbe rispetto. A meno che, come scrive don Ferrari nella sua raffinata disamina politologica - Salvato dai migranti, Edb, presentazione di Bergoglio e postfazione di Marco Damilano, a proposito di ottime compagnie - la legalità non sia un concetto opinabile: funziona solo «se è al servizio di leggi che tutelano la giustizia e l’umanità». Certo, l’ordine costituito non può silenziare la voce della coscienza. Ma in democrazia, le leggi sarebbe meglio cambiarle che violarle. Specie se la coscienza coincide con l’arbitrio di una ciurma delle Ong. Anzi, di una «banda», come la definisce l’ex leader dei Disobbedienti citando il film The Blues brothers. Si sentirà pure lui in missione per conto di Dio?I preferiti del Pontefice sono maestri nel ribaltare il mondo. Nell’opera di don Barchino, Casarini diventa uno che «ha sempre lottato dalla parte degli ultimi»; lo Spin Time, il palazzo occupato di Roma al quale l’Elemosiniere della Santa Sede riallacciò la corrente, un «centro di rigenerazione urbana», in cui «si svolgono attività e laboratori che costruiscono fraternità e giustizia». A essere sinceri, ci si svolgono dei rave party, ma pazienza. E il cardinale Konrad Krajewski, ricollegando l’alimentazione elettrica, «ha fatto quello che avrebbe fatto Gesù». Il quale, però, non elargiva la carità a spese dei contribuenti e, anzi, invitava a pagare le tasse. In nome dei migranti, Bergoglio compra il pacchetto completo? Traversate nel Mediterraneo più scorribande al fianco dei centri sociali?«Fare il bene oggi vuol dire fare la rivoluzione», aveva dichiarato Casarini alla presentazione del libro a Milano, una ventina di giorni fa. Don Mattia, abbeveratosi alla fonte dei sociologi della sinistra radicale, ne teorizza addirittura una doppia: «La sovversione politica richiede una sovversione cognitiva». Siamo a un passo dalla «rivolta sociale» della Cgil. Ci manca che Francesco scriva un’introduzione per un testo di Maurizio Landini e poi il cerchio sarà chiuso.Sono questi gli esempi da presentare ai fedeli? È da loro che dovremmo imparare a rispettare l’undicesimo comandamento sull’accoglienza? Sarà mica che nel nuovo corso teologico regna la confusione? Viene proprio spontanea una domanda semplice, umile, magari ingenua: ai cattolici serve la rivoluzione, oppure la conversione?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bergoglio-santifica-la-ciurma-casarini-2670324624.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="apostolico-lascia-la-magistratura-via-libera-in-aula-al-decreto-flussi" data-post-id="2670324624" data-published-at="1733395458" data-use-pagination="False"> Apostolico lascia la magistratura. Via libera in Aula al decreto Flussi Colpo di scena: ieri il plenum Csm ha accolto le dimissioni dalla magistratura di Iolanda Apostolico, la giudice che, a settembre 2023, aveva disapplicato una norma del governo Meloni sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr e che, pochi giorni dopo, era finita nella bufera per un video del 2018, che la ritraeva durante una protesta a Catania contro i decreti Salvini sulla sicurezza. Intanto, con il via libera in Senato, il decreto Flussi è diventato legge. Oltre al nuovo elenco di Paesi considerati sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia), c’è anche quello che l’ opposizione ha ribattezzato «emendamento Musk», ovvero l’affidamento alle Corti d’Appello della valutazione su convalida o proroga dei trattenimenti dei migranti che chiedono la protezione internazionale. Il Csm ha espresso parere negativo all’emendamento, citando, fra le motivazioni, l’allungamento dei tempi e il rischio che a giudicare siano magistrati privi delle competenze necessarie. La competenza prima spettava ai tribunali specializzati che fin qui hanno negato le convalide di fermo nei Cpr albanesi. Decisioni che da alcuni sono state definite politiche. I magistrati da settimane sostengono di non aver fatto altro che disapplicare misure non compatibili con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Anche se sono molti i pareri di giuristi che considerano sbagliata l’interpretazione della sentenza della Corte Ue. Per sciogliere il nodo che si è creato sul tema delle politiche migratorie dovrebbe intervenire una pronuncia della Corte di Cassazione. I sostituti procuratori generali della prima sezione civile, Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, nell’udienza di ieri mattina hanno chiesto di sospendere i trattenimenti dei migranti in Albania in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci in merito alla questione dei Paesi sicuri, il 25 febbraio del 2025. Il verdetto dovrebbe arrivare ad aprile, la procedura d’urgenza inizierà il 25 febbraio. Rispetto a queste novità restano confermate tutte le altre misure, come la riduzione da 60 a 10 giorni del termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo delle navi Ong. Il questore potrà disporre l’ispezione dei telefoni dei migranti per accertarne l’identità; saranno secretati i contratti per la cessione di mezzi e materiali a Paesi terzi fatti per rafforzare il controllo delle frontiere e dei flussi migratori, e per le attività di ricerca e soccorso in mare. E altro ancora. Per quanto riguarda l’Albania, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendo in Aula ha detto: «Siamo al lavoro per superare gli ostacoli incontrati e garantirne piena funzionalità». A chi accusa il governo di spendere troppo per questa operazione, ha risposto: «È un investimento che consentirà di abbattere le spese di accoglienza, che solo nel 2023 sono state di circa 2 miliardi di euro».
La staffetta italiana festeggia dopo aver vinto il bronzo nella finale maschile della staffetta 5000 metri delle gare di pattinaggio di velocità su pista corta ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Fontana chiude sulle ginocchia, una caduta in batteria ne limita le potenzialità. Finisce addosso alla polacca Kamila Sellier, è costretta a farsi massaggiare la schiena dolorante dal marito allenatore Anthony Lobello. Ma non ci sono unguenti, lei scricchiola e non può nulla per arginare la vitalità delle coreane Kim e Choi. Terza la statunitense Corinne Stoddard. Comunque la regina della Valtellina colleziona un oro, due argenti e il record storico delle 14 medaglie. Può bastare, anche lei è umana.
Dal resto della truppa arriva la medaglia d’oro del sorriso, chi si contenta gode. Niente di più per l’Italia ingrassata a suon di podi che si affaccia all’ovale ghiacciato di Rho Fiera per l’ennesimo trionfo di Francesca Lollobrigida. Ma anche lei è sazia e sembra dire con quello sguardo sornione: due ori in una settimana, cosa volete di più? Nei 1.500 del Pattinaggio velocità la testa della mammina laziale è sul pezzo ma le gambe paiono legnose; è solo 13ª nella sfida vinta dall’olandese Antoinette Rijpma-De Jong. La nuova Lollo ci aveva avvertiti: «Non aspettatevi medaglie, gareggio per preparare la mass start di sabato, a quella tengo molto». Così saremo di nuovo qui domani nello Speed skating stadium per una chiusura da apoteosi. Nel mirino c’è il terzo oro nella stessa Olimpiade, mai nessun italiano ci è riuscito. A due ci sono lei, Alberto Tomba, Manuela Di Centa, Federica Brignone. E con un problemino da niente: la prova con partenza in linea può riservare ogni sorpresa, visto che somiglia all’uscita da una scuola elementare al suono della campanella, cartellate comprese.
Prima dei fuochi d’artificio notturni nello Short Track, facciamo i conti con un venerdì di occasioni perdute soprattutto nel Biathlon, dove si consuma il dramma sportivo di Tommaso Giacomel, già argento nella staffetta mista, che per qualche minuto si ritrova in testa nella mass start 15 km. Il guerriero di Vipiteno sogna l’oro, sembra imbattibile ma è costretto a fermarsi per un improvviso dolore al costato e conclude i suoi Giochi in infermeria. Un minuto dopo lo stop sta già meglio, ma non era il caso di rischiare.
«La salute viene prima delle gare, quello che ha fatto è corretto», spiega l’allenatore di tiro Fabio Cianciana. Al poligono Tommaso era stato impeccabile (zero errori). Adesso ha le gomme a terra e su Instagram scrive: «Il corpo ha smesso di funzionare, facevo fatica respirare. È stato devastante. Molte cose mi passano per la testa, frustrazione, rabbia delusione». Sul podio finiscono i due norvegesi Johannes Dale-Skjevdal (oro) e Sturla Laegreid. Bronzo al francese Quentin Maillet.
In casa americana si contano gli interventi chirurgici per ripristinare il fisico da Robocop di Lindsey Vonn: oggi è andata sotto i ferri per la sesta volta e sorride da Instagram. Da simbolo di positività, lei si sente fortunata. Non come il cinese Haipeng Sheng, che si è dimenticato il cellulare in una tasca dei calzoni e l’ha perso durante un salto Freestyle. È arrivato 20º ma lo smartphone funziona, gli amici possono spernacchiarlo.
Il resto è hockey. Il primo finalista è il Canada, che arriva alla sfida per l’oro dopo un 3-2 in rimonta sulla Finlandia. Senza Sidney Crosby, uno dei migliori giocatori della storia, e al termine di una sfida rocambolesca: in vantaggio 2-0 gli scandinavi si fanno riprendere e superare a 35’’ dalla sirena finale con un gol contestatissimo per un fuorigioco millimetrico. Gli arbitri convalidano, i canadesi esultano e aspettano gli Stati Uniti (nella notte la semifinale con la Slovacchia) per il Miracle Nhl di domani, prima della cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, alla quale parteciperà in tribuna d’onore anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dovesse arrivare a sorpresa Trump, lei si è portata avanti.
Domani gli azzurri sparano le penultime cartucce a calendario pieno. Nella maratona del Fondo - 50 km con le barbe gelate e il cuore in gola - va in onda il canto del cigno del formidabile Federico Pellegrino. Nel Biathlon sono possibili dolci sorprese dalla coppia Dorothea Wierer (fin qui perdente) e Lara Vittozzi (fin qui vincente). Poi la già citata chiusura del Pattinaggio velocità con le tonnare mass start uomini e donne, dove Andrea Giovannini può farsi onore e lady Lollobrigida può compiere l’impresa dei tre ori. E da sconosciuta agli sportivi da divano, entrare nella leggenda. Non l’abbiamo vista arrivare.
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Helmut Newton. Monica Bellucci, Blumarine, Monaco 1992 © Helmut Newton Foundabon
Tedesco di origine ebree naturalizzato australiano, di Helmut Newton (1920-2004) si è visto, detto e scritto di tutto. Fotografo «imperfetto», di se amava dire che «bisogna essere all’altezza della propria cattiva reputazione» e lui, nel bene e nel male, all’altezza della propria fama lo è sempre stato. Irriverente e trasgressivo, Newton voleva, amava e creava immagini forti, di quelle che lasciano il segno. E forti, altere, provocanti, ambigue, enigmatiche erano le sue donne, le modelle che immortalava nei suoi scatti senza tempo e fuori dal tempo. In bianco e nero soprattutto (pur senza disdegnare il colore, nonostante fosse daltonico...), con quei sapienti giochi di luce e ombre che sono il suo tratto distintivo. Donne di una bellezza inarrivabile, eleganti ed erotiche, che Newton, strizzando l’occhio al voyerismo e al sadomaso, ritraeva strette in corsetti di pelle, tacchi vertiginosi, lingerie provocanti, pose al limite della decenza: per alcuni, nessuno come lui ha saputo esaltare l’universo femminile; per altri, nessuno più di lui ne ha degradato la dignità. Il dibattito è tutt’ora aperto, e prendere una posizione non è poi così semplice. Ma una cosa è certa: nessuno può metterne in discussione la genialità.
Newton, ogni volta, riesce a stupire. E anche il «già visto» diventa novità. Come in questa mostra allestita a Caraglio (CN), negli originali spazi di un setificio seicentesco nato per intrecciare fili di seta e produrre tessuti preziosi, un’esposizione che raccoglie oltre 100 scatti del grande Maestro e che già nel titolo, Intrecci, rivela un rapporto profondo fra le immagini esposte e il luogo che le ospita, una sorta di connessione tra le « trame materiali » della tradizione tessile e quelle concettuali, elementi imprescindibili di tutti i lavori di Helmut Newton. Ricercatissimo da stilisti e riviste (Vogue F, Elle Francia e Queen Magazine solo per citarne alcune…), amato da top model ed attrici (per lui hanno posato, fra le altre, Monica Bellucci e Kate Moss, Carla Bruni ed Eva Herzigova), Newton ha saputo rivoluzionare e ridefinire i canoni della fotografia patinata, che con lui - inarrivabile nel creare immagini accuratamente inscenate - diventa linguaggio teatrale ed evocativo, suscitando spesso scandalo: come nel 1981, quando dopo un servizio fotografico di moda per Vogue Italia e Francia chiese alle modelle di spogliarsi per ritrarle nella stessa posa, ma nude…
La Mostra
Appositamente concepito per il Filatoio di Caraglio e curato da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino ( «L’ex setificio, un bellissimo edificio storico da tempo utilizzato per scopi culturali, è il luogo perfetto per una mostra di Helmut Newton incentrata sulla sua fotografia di moda più tarda… Oltre ad alcune delle fotografie iconiche di Helmut Newton, i visitatori avranno modo di scoprire anche numerosi scatti meno conosciuti e, così, di riscoprire la sua opera più celebre» ha dichiarato il curatore in occasione dell’inaugurazione), il ricco percorso espositivo si snoda attraverso otto sale, regalando al visitatore, già da subito, gli scatti più iconici di Newton, quelli che lo hanno reso uno dei fotografi di moda più famosi e influenti del XX secolo: particolarmente significativo, fra i vari ritratti di celebrità, il suo primo nudo, quello di Charlotte Rampling all’Hôtel Nord-Pinus di Arles nel 1973.
Di foto in foto, si passa alle immagini realizzate per le grandi committenze della moda (dal sodalizio decennale con Yves Saint Laurent alle celebri campagne pubblicitarie pensate per Versace e Anna Molinari) e della pubblicità: straordinarie, in mostra, la selezione di sette fotografie realizzate da Newton per la Lavazza, dove - nell’immagine centrale - una modella seminuda e con gli occhi bendati posa sotto il logo del marchio, dipinto con vernice spray su una parete grigia e spoglia.
Genio assoluto nell’uso della «mood photography», la tecnica che evoca il prodotto pubblicizzato senza mai rivelarlo in maniera esplicita, nei mitici anni ’90 firmò indimenticabili campagne pubblicitarie per lanciare i profumi di Laura Biagiotti e Yves Saint Laurent e le borse del marchio italiano Redwall.
Moda, bellezza, seduzione, ambiguità, arte, trasgressione, ironia, potere, genialità: in questa mostra c’è davvero tutto Newton e tutti i suoi Intrecci biografici, professionali e narrativi.
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Papa Leone XIV (Ansa)
Una partecipazione, quella di Leone XVI, inattesa e che segue l’udienza del 26 gennaio concessa dal pontefice al presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz. Una partecipazione che assomiglia a una risposta senza troppe parole a certi gossip e chiacchiere da social che aleggiano su Comunione e Liberazione dopo i travagli vissuti in seguito alle dimissioni da presidente della Fraternità di don Julian Carron.
Papa Leone XIV sarà al Meeting sabato 22 agosto nel pomeriggio e poi presiederà una messa con i fedeli della diocesi di Rimini. La partecipazione all’evento del pontefice è stata diffusa ieri, insieme a un programma di visite che papa Prevost terrà in Italia nei prossimi mesi. Oltre a partecipare alla quarantasettesima edizioni del Meeting, il Papa sarà a Pompei e Napoli l’8 maggio, quindi il 23 maggio visiterà le Terre dei Fuochi, il 20 giugno andrà a Pavia sulla tomba del santo a lui più caro, Sant’Agostino, quindi il 4 luglio sarà a Lampedusa, sulle orme del predecessore Francesco (che sull’isola fece il suo primo viaggio). Il 6 agosto papa Leone XIV andrà, invece, a Santa Maria degli Angeli ad Assisi, per incontrare i giovani riuniti per l’ottocentesimo anniversario del Transito di San Francesco.
Un vero e proprio «tour» italiano quello programmato da papa Leone XIV che sempre ieri ha incontrato i preti della diocesi di Roma ricordando loro che «dobbiamo riconoscere che parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, e ciò invita a vigilare anche su una sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione». Di fronte a una «crescente erosione della pratica religiosa», ha detto il Papa ai preti romani, non è più possibile applicare una «pastorale ordinaria […] che si preoccupa anzitutto di garantire l’amministrazione dei sacramenti», ma è «urgente ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità». Se tra fede e sacramenti c’è una reciprocità essenziale è chiaro che la conclamata crisi di fede svuota dall’interno questo rapporto e riduce il sacramento, quando va bene, a consuetudine sociale.
Il viaggio in Italia del Papa andrà a toccare diversi punti nodali della vita pubblica e religiosa del Belpaese, e il Papa, ricordiamolo, è anche primate d’Italia. Da Pompei, a Lampedusa, da San Francesco a Sant’Agostino, fino appunto al Meeting di Rimini c’è un filo rosso che probabilmente segna questo tour, il desiderio del pontefice di ridare priorità all’annuncio del Vangelo davanti a una realtà sociale e culturale che appare stanca e ormai priva del nerbo di quei principi che hanno «fatto l’Italia». E gli italiani.
Proprio Giovanni Paolo II al Meeting di Rimini nel 1982 citava Sant’Agostino nell’apertura delle sue celebri Confessioni, laddove il santo ricorda che «il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». «Siamo fatti per il Signore», chiosava Giovanni Paolo II, «che ha stampato in noi l’orma immortale della sua potenza e del suo amore. Le grandi risorse dell’uomo nascono di qui, sono qui, e solo in Dio trovano la loro salvaguardia». Così papa Wojtyla davanti al popolo del Meeting con parole che probabilmente sono molto vicine al sentire di papa Prevost. Il presidente della Fraternità di CL, Davide Prosperi, ha dichiarato: «Siamo profondamente grati al Santo Padre per aver accolto il nostro invito: la sua partecipazione rappresenta per noi un segno di affetto molto desiderato».
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La famiglia Trevallion (Ansa)
Ieri abbiamo pubblicato un testo scritto da questa donna che da troppo tempo soffre, e che era estremamente eloquente riguardo alla situazione in cui tutta la famiglia si ritrova. Il problema è che siamo di fronte a un dramma nel dramma. Quel documento - che è vero e importante - nasce come una comunicazione privata tra Catherine e le due donne che hanno la responsabilità dei suoi figli, e cioè Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, rispettivamente tutrice e curatrice dei tre minori. Secondo gli avvocati della famiglia, la tutrice, durante uno degli ultimi incontri, avrebbe sollecitato Catherine a esporre il proprio disagio e i motivi per cui secondo lei si sarebbe incrinato il rapporto con le istituzioni. Ebbene, Catherine ha accolto l’invito e scritto un lungo messaggio Whatsapp. La tutrice, per tutta risposta, ha preso quel messaggio e lo ha allegato alla relazione consegnata al tribunale. Perché lo ha fatto? Beh, per dimostrare la riottosità della madre.
Secondo la tutrice, infatti, quel messaggio è segno di «una totale chiusura al confronto da parte della madre con la scrivente, il cui atteggiamento è divenuto palesemente non dialogante». Catherine viene accusata di avere «mosso gravi addebiti alla scrivente (la tutrice, ndr), accusandola di trascurare il supremo interesse dei minori e di ignorare asseriti episodi di gravità verificatisi presso la struttura ospitante». Insomma, secondo la signora Palladino «si evidenzia un progressivo e allarmante irrigidimento dei minori nei confronti della scrivente che li ha incontrati plurime volte durante l’intero periodo, con cadenza quasi settimanale. Si osserva un mutamento involutivo nelle dinamiche relazionali, se in una prima fase era possibile mantenere un confronto costante, anche sereno e giocoso, nell’ultimo periodo - in coincidenza con il più brusco atteggiamento della madre - i minori tendono a sottrarsi sistematicamente all’interazione anche in forma di gioco».
Quella lettera, conferma alla Verità Tonino Cantelmi, autorevole esperto e consulente dei Trevallion, «è un messaggio che Catherine ha ritenuto di voler mandare alla tutrice e alla curatrice, e che loro hanno invece interpretato come ulteriore dimostrazione di ostilità, depositandolo in tribunale. Ma di fatto», continua Cantelmi, «quel testo esprime tutto il dolore di Catherine, e dal mio punto di vista, certifica perfettamente l’incapacità della tutrice, della curatrice e dell’assistente sociale di vedere il dolore di una madre e anche il dolore dei bambini. È un dolore che rimane invisibile agli occhi di quasi tutti quelli che si occupano dal punto di vista istituzionale di questa vicenda».
Constatare questo fatto mette i brividi. Una mamma sofferente viene invitata a confidarsi e quando lo fa le sue parole sono usate contro di lei come presunta prova della sua inadeguatezza. E non è tutto. Nei confronti di Catherine sembra esserci una particolare insistenza, come se la avessero presa di mira o individuata quale anello debole della catena famigliare. Per settimane sono state fatte trapelare mezze verità e indiscrezioni al fine di metterla in cattiva luce presso l’opinione pubblica. E come se non bastasse, durante i colloqui psicologici è stata sottoposta a un pesantissimo fuoco di fila di domande. Ben 570 quesiti, tanto che a un certo punto la poveretta è crollata.
«Ho molte perplessità su come è stata organizzata la seduta per questi test», dice Cantelmi. «Catherine ha tanto dolore, se avessimo dovuto fare tutto quello che era previsto avremmo finito forse per le 10 di sera. Dettaglieremo le nostre perplessità nelle sedi opportune. Abbiamo dato tutto il supporto possibile alla testista perché le cose venissero fatte bene: abbiamo una certa esperienza e forse potremmo, se accettassero il nostro aiuto, rendere le cose più semplici. Ma se non lo fanno ciascuno di assumerà le sue responsabilità».
Per Cantelmi, a questo punto, di responsabilità da assumersi ce ne sono parecchie. «Dal mio punto di vista - e non solo dal mio - non c’erano gli estremi per una sottrazione, un prelievo così doloroso. C’è stato un errore. Oggi ci rendiamo conto che quanto fatto è più dannoso di ciò che si voleva riparare, ma non ci sono il coraggio, la forza, la capacità autocritica di tornare indietro. Ho assistito con stupore, per esempio, alla difesa d’ufficio di quanto è stato fatto da parte della presidente dell’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo. Sarebbe più produttivo interrogarsi sul perché la maggior parte degli italiani, quando si parla di assistenti sociali, li immagini sottrattori di minori e non benefattori... In questo caso il prelievo si sta dimostrando drammaticamente controproducente. Bisognerebbe allora fare autocritica e tornare indietro.
A quanto pare, però, non c’è alcuna intenzione di riavvolgere il nastro. E nel frattempo va avanti con tempi discutibili la perizia psicologica sui genitori. «Questa perizia», spiega Cantelmi, «è partita in ritardo perché non si trovava un traduttore per fare una mediazione linguistica decente. Questo già la dice lunga. Questo traduttore, tra l’altro, ha degli impegni per cui ha accettato con delle limitazioni, di conseguenza ci sono dei periodi di sospensione. Io sono molto perplesso», continua il professore, «sull’azione della ausiliaria che deve fare i test o ha iniziato a fare i test con i genitori, sulle sue reali competenze e sulle sue reali capacità di mediazione. Inoltre questa perizia, a mio parere, oggi è largamente superata da tutti i dati che abbiamo a disposizione, provenienti anche dal team di neuropsichiatria infantile dell’Asl di Vasto che dichiara senza ombra di dubbio che questi genitori sono dei validi sostegni emotivi per i bambini, costituiscono un punto di riferimento importante. E concludono che occorre riunificare il nucleo familiare».
Il punto centrale di tutta la storia è, manco a dirlo, che i bambini stanno male. «Stanno subendo un trauma dolorosissimo che si rivela superiore ai problemi che erano stati in precedenza segnalati», dice Cantelmi. «Dal mio punto di vista il problema sono i servizi, hanno preso una decisione che si è rivelata, a mio parere, sbagliata e dobbiamo avere il coraggio di tornare indietro. Basta con questa favola secondo cui prima del prelievo dei bambini sarebbe stato tentato di tutto: non è vero, si poteva fare meglio, si poteva fare di più e dobbiamo avere il coraggio di verificare le responsabilità di quello che è successo».
Il messaggio è chiaro: chi continua a tenere i bambini Trevallion separati dai genitori li danneggia, e dovrebbe prendersene la responsabilità. Tuttavia dubitiamo che lo farà.
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