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2023-08-29
Sala ci mette un mese per riaprire i parchi, poi alla prima pioggia fa richiudere tutto
Beppe Sala (Ansa)
Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini.
Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».
Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?
I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?
Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.
Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.
Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.
Pioggia al Nord, neve a Sestriere
Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica.
Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata».
Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti.
Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone.
Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno.
Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria.
Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
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Ad agosto il Comune ha privato i cittadini delle aree verdi per ragioni di sicurezza. Evidentemente è stato inutile...Violenti temporali ed esondazioni in Lombardia e Liguria. Frana a Cortina: evacuate 70 persone. Alberi sradicati a Trieste. Interrotto il traffico ferroviario Francia-Italia.Lo speciale contiene due articoli.Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini. Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/beppe-sala-parchi-maltempo-2664562318.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pioggia-al-nord-neve-a-sestriere" data-post-id="2664562318" data-published-at="1693259635" data-use-pagination="False"> Pioggia al Nord, neve a Sestriere Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica. Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata». Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti. Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone. Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno. Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria. Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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