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2023-08-29
Sala ci mette un mese per riaprire i parchi, poi alla prima pioggia fa richiudere tutto
Beppe Sala (Ansa)
Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini.
Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».
Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?
I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?
Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.
Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.
Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.
Pioggia al Nord, neve a Sestriere
Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica.
Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata».
Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti.
Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone.
Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno.
Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria.
Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
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Ad agosto il Comune ha privato i cittadini delle aree verdi per ragioni di sicurezza. Evidentemente è stato inutile...Violenti temporali ed esondazioni in Lombardia e Liguria. Frana a Cortina: evacuate 70 persone. Alberi sradicati a Trieste. Interrotto il traffico ferroviario Francia-Italia.Lo speciale contiene due articoli.Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini. Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/beppe-sala-parchi-maltempo-2664562318.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pioggia-al-nord-neve-a-sestriere" data-post-id="2664562318" data-published-at="1693259635" data-use-pagination="False"> Pioggia al Nord, neve a Sestriere Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica. Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata». Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti. Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone. Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno. Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria. Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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