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2023-08-29
Sala ci mette un mese per riaprire i parchi, poi alla prima pioggia fa richiudere tutto
Beppe Sala (Ansa)
Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini.
Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».
Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?
I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?
Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.
Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.
Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.
Pioggia al Nord, neve a Sestriere
Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica.
Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata».
Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti.
Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone.
Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno.
Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria.
Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
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Ad agosto il Comune ha privato i cittadini delle aree verdi per ragioni di sicurezza. Evidentemente è stato inutile...Violenti temporali ed esondazioni in Lombardia e Liguria. Frana a Cortina: evacuate 70 persone. Alberi sradicati a Trieste. Interrotto il traffico ferroviario Francia-Italia.Lo speciale contiene due articoli.Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini. Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell'isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/beppe-sala-parchi-maltempo-2664562318.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pioggia-al-nord-neve-a-sestriere" data-post-id="2664562318" data-published-at="1693259635" data-use-pagination="False"> Pioggia al Nord, neve a Sestriere Come da previsioni è arrivato il maltempo in Italia con violenti temporali e potenti raffiche di vento. Possiamo dire addio al caldo africano che per quasi 2 settimane ha attanagliato l’Italia con l’anticiclone Nerone. Dopo il caldo record è arrivato il brusco calo di temperature e ieri mattina a Sestriere ha fatto la sua apparizione la prima neve a 2.000 metri di quota. L’evento fuori stagione ha reso necessario l’intervento degli spartineve. MediCane, acronimo di MEDIterranean hurriCANE, uragano mediterraneo, nella notte di ieri ha toccato terra in Liguria dopo aver raggiunto il mare bollente della regione (28-30°C di temperatura) nella tarda serata di domenica. Particolarmente colpita la Regione e la vicina Francia: qui una frana si è abbattuta nella Savoia francese provocando l’interruzione parziale del traffico sull’autostrada verso il sud, A43, e la sospensione del traffico ferroviario tra la Francia e l’Italia. Diversi automobilisti hanno testimoniato della violenza della frana, avvenuta in due tempi, sull’autostrada A43, chiusa all’altezza della bretella di Saint-Michel-de-Maurienne «per una durata indeterminata». Soltanto nel pomeriggio di ieri in Liguria è terminata la massima allerta per temporali, e la Regione è rimasta in allerta gialla fino alla mezzanotte anche perché dall’Arpal era partito l’avviso per vento e mareggiate con burrasche forti sul Centro-Ponente e sul Levante. L’ondata di maltempo che ha investito il Nord Italia da ovest a est ha provocato danni anche a Trieste: una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città nella tarda mattinata di ieri allagando numerose strade del centro, facendo saltare i tombini, cadere alberi e mettendo in fuga i turisti. Nell’occhio del ciclone è però tutto il Nord Italia. Attenzione massima per il maltempo in Lombardia dove si sono abbattuti violenti temporali. Allerta rossa per rischio idrogeologico è in vigore in Valdichiavenna, arancione nel resto della regione. Proprio in provincia di Sondrio è esondato il torrente Frodolfo a Santa Caterina Valfurva: una decina gli evacuati. Frane e fiumi di fango a Blevio, nel Comasco. Sorvegliato speciale il Rabbia nel Bresciano. E c’è preoccupazione anche a Milano, dove sono stati chiusi i parchi e l’idroscalo, disagi per alcune linee del trasporto pubblico. Nella giornata di ieri i Vigili del Fuoco hanno risposto a una quarantina di chiamate, principalmente per allagamenti, alberi e rami abbattuti dalla forza del vento. Il fiume Seveso, a rischio esondazione, è costantemente monitorato. Per oggi il Parco Idroscalo rimarrà chiuso a scopo precauzionale a causa dell’allerta meteo. A Cortina d’Ampezzo, in Veneto, una frana ha costretto le autorità ad evacuare 70 persone. Nel frattempo l’agenzia regionale di protezione civile del Lazio ha emesso «un’allerta gialla dalla mattina di martedì 29 agosto, e per le successive 24-48 ore», si legge in una nota che continua: «Si prevedono sul Lazio: precipitazioni, da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Ieri a Roma la pioggia e il leggero vento della mattinata hanno causato una serie di crolli di rami e alberi. La situazione più grave, dove si può parlare senza dubbio di tragedia sfiorata, sul lungotevere in Augusta dove una pianta è crollata su un’auto con il conducente ancora all’interno. Secondo le previsioni nella giornata di oggi il ciclone si sarà ulteriormente spostato verso oriente e così se il tempo inizierà a migliorare su Liguria e Piemonte, sarà ancora perturbato e con nuovi temporali fortissimi e piogge battenti su Lombardia, Emilia-Romagna, Nordest, Toscana, Lazio e Umbria. Secondo la Coldiretti gli eventi estremi negli ultimi due giorni sono stati 49, di cui oltre la metà in Lombardia. Servono interventi per la gestione delle acque: dal risparmio al contenimento contro le alluvioni.
Dietro i risultati economici ci sono investimenti continui nelle persone, nei servizi, nell’innovazione e nel territorio: una strategia che ha permesso all’azienda di consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama automotive italiano, affrontando con fiducia le sfide di un settore in profonda trasformazione.
Parole che diventano realtà guardando i numeri: il 2025 si è, infatti, chiuso con un fatturato globale di 478 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la traiettoria di sviluppo del dealer. Ma è il 2026 ad accendere davvero l’entusiasmo: nel solo primo trimestre, il fatturato è cresciuto del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando uno dei migliori avvii nella storia dell’azienda.
Il comparto Service - spesso il vero termometro della fiducia del cliente - ha raggiunto 26,3 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 6%. Un trend confermato nel primo trimestre 2026, con un ulteriore +8,31%. «Questi risultati confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di Fratelli Giacomel di generare crescita anche in un contesto di mercato in continua evoluzione. L’ottimo avvio del 2026 rafforza la nostra fiducia e ci spinge a proseguire con determinazione nel percorso di sviluppo e innovazione che abbiamo intrapreso», ha spiegato Alberto Giacomel, direttore generale Fratelli Giacomel. Nei primi tre mesi del 2026 sono state consegnate 4.242 vetture nuove: 1.478 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita superiore al 50%. Un’accelerazione trainata in modo decisivo dal canale flotte aziendali.
Questo comparto, infatti, è passato da oltre il 50% nel 2025 al 70% del primo trimestre 2026, per un totale di circa 3.000 vetture consegnate. Un dato che non è solo la fotografia di un trimestre eccezionale: è il segnale di una trasformazione strutturale del mercato, con le aziende che scelgono sempre più motorizzazioni sostenibili - plug-in hybrid ed elettriche - spinte da vantaggi fiscali significativi sui fringe benefit.
Nel 2025, le vendite di vetture usate sono cresciute del 17%, quelle del nuovo del 5,5%. Il post-vendita ha confermato il proprio ruolo strategico con un +6% di fatturato e un +3% dei contatti d’officina. L’usato continua a rappresentare uno dei pilastri della strategia di Fratelli Giacomel, non come alternativa al nuovo, ma come una scelta sempre più consapevole da parte dei clienti. Nel 2025 oltre il 60% delle vetture ritirate è stato destinato al mercato dei privati, mentre il restante 40% è stato gestito attraverso canali professionali B2B.
A fare la differenza è soprattutto la qualità dell’offerta: oltre il 90% delle vetture vendute ai clienti privati è certificato secondo i programmi ufficiali delle Case rappresentate dal dealer e può beneficiare di estensioni di garanzia fino a 48 mesi.
Un livello di controllo, trasparenza e tutela che consente di affrontare l’acquisto di un’auto usata con la stessa serenità e affidabilità che si ricerca nel nuovo, trasformando questo comparto in uno dei principali punti di forza dell’azienda. «Il settore sta vivendo una trasformazione senza precedenti. I costruttori europei dovranno essere sempre più rapidi e flessibili. Tuttavia disponiamo di un vantaggio competitivo straordinario: una rete di distribuzione fatta di competenze, relazioni e professionalità costruite nel tempo. Sarà questo patrimonio umano a fare la differenza anche in futuro», conclude Alberto Giacomel.
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Mentre molti costruttori riducono progressivamente l’offerta di motorizzazioni a gasolio, la Casa di Stoccarda continua a credere nelle potenzialità del diesel, soprattutto quando abbinato a sistemi elettrificati capaci di migliorarne efficienza e fluidità. Il risultato? Un suv premium che, come nello stile della casa, coniuga prestazioni elevate e comfort. E, in questo caso, consumi tutto sommato contenuti. L’abbiamo provata.
Partiamo dal design. Dagli esterni. A guardarla, la Glc 450 d trasmette una sensazione di solida eleganza. Le proporzioni sono equilibrate. Riesce ad essere perfino sinuosa. La sua presenza su strada è importante ma mai eccessiva. Il frontale è dominato, come ormai abitudine, dalla grande calandra Mercedes. I gruppi ottici affilati e le superfici pulite contribuiscono a creare un design moderno e raffinato. Anche in questo caso, puro stile Mercedes.
Saliamo a bordo. Nel nostro caso, l’auto era dotata di interni chiari. Una volta entrati nell’abitacolo, si viene accolti dalla pure tradizione Mercedes nel segmento premium, soprattutto nel caso in cui si possa scegliere la versione Amg. La qualità percepita è elevata, grazie a materiali accuratamente selezionati, assemblaggi precisi e una cura dei dettagli che emerge in ogni elemento. La plancia è dominata dal grande display centrale verticale del sistema Mbux, intuitivo e ricco di funzionalità, mentre il quadro strumenti digitale offre numerose possibilità di personalizzazione.
In quest’auto stanno comodi sia chi si trova nei sedili anteriori sia chi si trova in quelli posteriori. Questi ultimi, infatti, possono contare su una buona abitabilità anche nei lunghi viaggi, mentre il bagagliaio si dimostra adeguato alle esigenze di una famiglia. Tutto è progettato per garantire comfort e praticità, senza rinunciare a quell’atmosfera tecnologica che caratterizza le Mercedes più recenti.
Il vero protagonista, come sempre per la casa di Stoccarda, è il motore. Sotto il cofano troviamo un sei cilindri in linea diesel da 3,0 litri abbinato alla tecnologia mild hybrid a 48 volt. Una configurazione sempre più rara sul mercato che, però, continua a offrire parecchi vantaggi. La potenza è abbondante e la coppia disponibile praticamente a ogni regime, consentendo accelerazioni brillanti e riprese immediate.
Alla guida, la Glc 450 d sorprende soprattutto per la fluidità di funzionamento. Il sei cilindri lavora con una regolarità quasi impercettibile, tanto che in molte situazioni è facile dimenticare di essere al volante di un diesel. L’assistenza elettrica contribuisce a rendere le partenze più dolci e le transizioni ancora più lineari, mentre il cambio automatico 9G-Tronic gestisce i rapporti con rapidità e precisione. Lo abbiamo provato sia su strade urbane sia extraurbane.
In città questo suv si muove con una disinvoltura superiore rispetto a quanto le dimensioni potrebbero far pensare. Lo sterzo è leggero nelle manovre, la visibilità è buona e i numerosi sistemi di assistenza aiutano a gestire traffico e parcheggi. È però sulle strade extraurbane e in autostrada che emergono le sue qualità migliori. A velocità di crociera la Glc 450 d mostra una notevole capacità di isolamento acustico. Fruscii aerodinamici e rumori di rotolamento sono praticamente inesistenti, creando un ambiente rilassante anche dopo molte ore al volante. Le sospensioni assorbono efficacemente le irregolarità dell’asfalto, mentre la trazione integrale 4Matic garantisce sempre elevati livelli di sicurezza e stabilità.
Nonostante il peso e la vocazione turistica, il comportamento dinamico risulta convincente anche tra le curve. Il telaio è ben bilanciato e il controllo dei movimenti della carrozzeria è efficace. Non si tratta di un suv sportivo in senso stretto, ma la precisione dell’avantreno e la generosa spinta del sei cilindri permettono di affrontare i percorsi più guidati con soddisfazione. Ma non solo. È anche possibile utilizzare la trazione integrale, andando così ovunque. Uno degli aspetti più interessanti riguarda i consumi. Pur disponendo di prestazioni di alto livello, la Glc 450 d riesce a mantenere valori parecchio contenuti. Nei lunghi trasferimenti autostradali è possibile percorrere distanze importanti senza frequenti soste al distributore, confermando uno dei tradizionali punti di forza della tecnologia diesel. Sul fronte tecnologico, la dotazione è ricca e comprende sistemi avanzati di assistenza alla guida, con funzioni di mantenimento della corsia, cruise control adattivo e monitoraggio dell’ambiente circostante. Il sistema Mbux continua inoltre a rappresentare uno dei riferimenti del segmento per qualità grafica, rapidità di risposta e integrazione dei comandi vocali.
In un panorama automobilistico dominato dall’elettrificazione, la Glc 450 d dimostra che il diesel ha ancora molto da dire quando viene sviluppato con competenza e integrato con le tecnologie più avanzate. Forse non sarà questo il futuro a lungo termine dell’automobile, ma oggi rappresenta una delle proposte più convincenti per chi cerca un suv premium capace di macinare chilometri nel massimo comfort, senza sacrificare piacere di guida ed efficienza.
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Leone XIV (Ansa)
Peraltro, rimarcando un caposaldo della dottrina sociale della Chiesa cattolica che aveva già richiamato anche nel suo importante discorso al Parlamento spagnolo a Madrid martedì scorso. Ma deve esserci un qualche riflesso pavloviano che scatta inesorabile nelle redazioni quando si pensano i titoli sul Papa che parla di migranti.
Il quotidiano Repubblica nella sua homepage titolava ieri sul grido morale del Papa che richiama l’Europa a non abituarsi «a un Mediterraneo cimitero dei migranti», così allo stesso modo il Corriere della Sera. E il quotidiano devi vescovi italiani Avvenire altrettanto, pur ponendo l’accento sul fatto sacrosanto che «nessuno ha il diritto di disprezzarli». Tutto vero, ma anche parziale.
Perché se il Papa alle Canarie nel suo sesto giorno di viaggio apostolico in Spagna ha certamente detto che «l’Europa […] non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi», lo ha fatto però in un ragionamento molto più ampio, che chi ha letto il testo integrale non può ignorare. Infatti, il Papa ha chiamato in causa tutti: i Paesi di origine, quelli di transito, l’Europa e l’intera comunità internazionale, ciascuno con responsabilità precise. Non è un dettaglio: è la struttura stessa del discorso. Una complessità che troppo spesso passa in secondo piano, perché si vuole fare dell’accoglienza un assoluto dal sapore politico, finendo per avere una lettura distorta come quella di chi è animato da odio. Semplificazioni.
Nella dottrina sociale della Chiesa, infatti, il diritto a emigrare è inseparabile dal diritto a non emigrare. La persona ha diritto a cercare altrove condizioni di vita dignitose, ma ha anche diritto a non essere costretta a farlo. E questo implica un dovere politico preciso: creare condizioni di giustizia, pace e sviluppo nei Paesi di origine. Non solo. Lo stesso papa Leone nel novembre scorso, nell’ormai consueto passaggio con i giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castelgandolfo, mentre commentava la dichiarazione del 13 novembre della Conferenza episcopale degli Stati Uniti su migranti e richiedenti asilo, richiamava alla necessità di trattare le persone con dignità, aggiungendo: «Penso che ogni Paese abbia il diritto di determinare chi, come e quando le persone entrano». È ancora una volta un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che appunto riconosce alle autorità politiche il diritto di porre condizioni al fenomeno migratorio per preservare il bene comune, controllare le frontiere e regolare i flussi. Questi sono i punti che di solito spariscono dai titoli, eppure aiutano a comprendere veramente la posizione della Chiesa e del Papa.
È una linea che tiene insieme due principi che nel dibattito pubblico vengono sistematicamente separati: sovranità e dignità. Eppure, nei titoli, resta quasi sempre solo uno dei due. Il risultato è un cortocircuito: il Papa viene arruolato a forza dentro categorie che non sono le sue. Diventa, a seconda dei casi, un campione dell’accoglienza senza limiti o un moralista che ignora la realtà. Ma nessuna delle due caricature regge al discorso pronunciato ieri a Gran Canaria o a quanto detto dal Papa davanti ai Parlamentari spagnoli martedì.
Il Papa fa il Papa e tiene insieme accoglienza e responsabilità, diritti dei migranti e doveri delle istituzioni, solidarietà immediata e giustizia strutturale. Dire che il Mediterraneo non può essere un cimitero non significa ignorare il problema dei flussi. Significa rifiutare che la soluzione sia la morte. Così porre domande sulle possibilità e modalità di accoglienza non può significare che chi le fa sia una qualcuno che si gira dall’altra parte di fronte alle persone che chiedono aiuto. Dare letture parziali al fenomeno dei migranti, magari utilizzando il Papa, è un altro modo per calare l’ideologia sulla realtà.
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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