True
2022-08-28
Becciu in prima fila al Concistoro su invito di Bergoglio: «Accolto con gioia»
Il cardinale Angelo Becciu (Ansa)
Riprenderà nelle prossime settimane con oltre 2.000 testimoni, dopo una lunga pausa estiva, il procedimento che vede imputato davanti al tribunale della Città del Vaticano l’ex vice della Segreteria di Stato vaticana, cardinale Angelo Becciu, a processo per gli investimenti del suo ufficio. Durante le deposizioni spontanee rese in aula il 5 maggio scorso, Becciu aveva citato tra le referenze ricevute su Cecilia Marogna, da lui incaricata di gestire una serie di dossier tra cui la liberazione di una suora rapita in Mali, l’ex arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, nominato ieri cardinale da Papa Francesco durante il Concistoro. In aula Becciu aveva detto: «Infine, voglio ulteriormente precisare — sotto il profilo delle referenze ricevute — che la signora Marogna godeva della fiducia dell’allora arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio. Quest’ultimo mi chiese di presentarla al cardinale Mambertì (Dominique, ndr), prefetto della Segnatura apostolica, per esporgli un caso della sua diocesi». Ma contattato dalla Verità a poche ore dalla sua investitura, Miglio ha risposto minimizzando il rapporto con la donna: «Mah, questa signora l’ho incontrata, certamente, ecco. Adesso parlare di referenze forse è troppo». Se non è una smentita espressa con toni diplomatici, poco ci manca. Miglio ha proseguito dicendoci che «avendo lasciato la diocesi di Cagliari da circa tre anni», con la Marogna «non ho più avuto nessun tipo di contatto» e ha smentito seccamente un’indiscrezione circolata nei giorni che hanno preceduto il Concistoro, che vedeva la Marogna come la persona che si sarebbe occupata di gestire con la stampa una vicenda che lo aveva portato sotto i riflettori nel 2016, legata alla denuncia presentata da due imprenditori edili sardi che sostenevano di non aver ricevuto il pagamento dei lavori di ristrutturazione di due parrocchie facenti parte della diocesi di Cagliari. Un’ipotesi, circolata in ambienti vicini al Vaticano, che avrebbe rafforzato la conoscenza con la Marogna da parte del neo cardinale amico di Becciu, ma sul punto Miglio è stato categorico: «Escludo assolutamente che la signora Cecilia fosse dentro a questa questione». Aggiungendo poi sul contenzioso legale che era stato oggetto anche di un servizio in una trasmissione televisiva: «Non so più nulla, nessuno mi ha chiesto più nulla. La mia linea è stata sempre la medesima: se ci sono dei contenziosi tra un’impresa e delle parrocchie si va per le vie legali e si vede chi ha ragione» e che, visto che «le parrocchie hanno il loro rappresentante legale», la vicenda non lo ha mai riguardato direttamente.
Il Concistoro di ieri ha rappresentato anche il ritorno sulla scena «pubblica» di Becciu, invitato da papa Francesco. Curiosamente, a darne l’annuncio, non era stato il Vaticano, ma lo stesso Becciu durante una messa privata officiata una settimana fa a Golfo Aranci: «Sabato mi ha telefonato il Papa per dirmi che sarò reintegrato nelle mie funzioni cardinalizie e per chiedermi di partecipare a una riunione con tutti i cardinali che si terrà nei prossimi giorni a Roma». Il quotidiano dei vescovi Avvenire aveva però ridimensionato il ritorno in campo del cardinale: «Fonti vicine al porporato fanno però sapere che durante la telefonata con il Papa non si è mai parlato di reintegro. L’invito è da legare piuttosto alla coincidenza in quel giorno con il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale di Becciu. Nessun commento finora dalle fonti ufficiali vaticane. A ogni modo c’è chi fa notare che i diritti del cardinalato non si riferiscono alla partecipazione alla vita della Chiesa. I cristiani sono chiamati a prendervi parte secondo il proprio stato. Nel caso dei cardinali questo può includere l’invito - talvolta personale - a partecipare ad alcune riunioni a loro riservate». A distanza di una settimana, le fonti ufficiali vaticane sono rimaste in silenzio, senza smentire la ricostruzione del quotidiano romano.
Sta di fatto che al Concistoro di ieri Becciu era seduto in prima fila. Rispondendo ai giornalisti presenti alla cerimonia che gli chiedevano se Becciu prenderà parte anche alle riunioni del 29 e 30 agosto sulla nuova Costituzione apostolica Miglio ha detto: «Penso che sarà anche alle riunioni perché anche quelle fanno parte del Concistoro. Lo accoglieremo come lo abbiamo sempre accolto e come ci siamo sempre accolti reciprocamente». Confermando poi il buon rapporto con l’ex vice della Segreteria di Stato: «Lui è un cardinale sardo anche se è vissuto quasi sempre fuori Sardegna. Ci conosciamo da tanti anni. Penso che questo possa essere motivo di serenità sua ma anche di gioia che lui possa essere in mezzo a noi quindi un segno che anche le difficoltà che lui ha incontrato si chiariranno».
Francesco ha deciso: finanze vaticane in mano allo Ior
«Grazie a Dio, finalmente ci siamo liberati del palazzo di Londra e i soldi che sono stati ricavati sono rientrati all’Obolo di San Pietro», si era sfogato il 5 agosto in una lunga intervista ai media vaticani il presidente dell’Apsa, monsignor Nunzio Galantino, sottolineando come l’esistenza di un patrimonio immobiliare dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica è cosa ben diversa da faccende come quella della compravendita del Palazzo di Sloane Avenue a Londra. Uno scandalo su cui è ancora in corso un processo che vede tra gli imputati il cardinale Angelo Giovanni Becciu.
Ebbene, il 23 agosto, diciotto giorni dopo dalle parole di Galantino, papa Francesco ha emanato un Rescriptum ex Audientia Sanctissimi (una sorta di decreto legge) che pone l’amministrazione e la gestione delle attività finanziarie e della liquidità della Santa Sede e delle istituzioni collegate in via esclusiva sotto il controllo di un’unica autorità centrale: l’Istituto per le opere di religione del presidente Jean-Baptiste de Franssu. In sostanza, entro trenta giorni dal 1° settembre 2022, tutte le risorse finanziarie della Santa Sede e delle istituzioni collegate devono essere trasferite al Torrione di Nicolò V. Oltre ai dicasteri vaticani la norma riguarda varie congregazioni e alcune fondazioni, come la Bambino Gesù, la Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio da Pietrelcina (Benevento) e il Fatebenefratelli (gestito in tandem con la Fondazione Del Vecchio). «L’articolo 219, paragrafo 3, della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, emanata il 19 marzo 2022, deve interpretarsi nel senso che l’attività di gestore patrimoniale e di depositario del patrimonio mobiliare della Santa Sede e delle istituzioni collegate con la Santa Sede compete in via esclusiva all’Istituto per le opere di religione», si legge nel Rescriptum emesso da Bergoglio.
Una norma che indicava questa linea è già contenuta nella Praedicate Evangelium ma ora arriva l’«interpretazione autentica». Necessaria, forse, perché alcuni dicasteri, uffici o istituzioni speravano di tenere ancora conti e investimenti all’estero. Che non tutti i soldi fossero depositati in «casa» lo dimostra anche il bilancio 2021 dello Ior: tra i depositi della clientela, le gestioni patrimoniali e i valori di terzi in custodia, l’ammontare del totale delle gestioni è stato di 5,16 miliardi, una cifra che già a spanne non può rispecchiare il complesso del patrimonio mobiliare e delle attività finanziarie di tutti gli enti che fanno capo al Vaticano. Adesso i soldi devono rientrare tutti nella «banca del Papa». Il quale ha voluto così anche chiarire i compiti dell’Apsa, ovvero l’organismo titolare dell’amministrazione e della gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare della Santa Sede destinato a fornire le risorse necessarie all’adempimento della funzione propria della Curia Romana per il bene e a servizio delle Chiese particolari. Sempre all’Apsa compete anche amministrare il patrimonio immobiliare e mobiliare degli enti che hanno affidato alla Santa Sede i propri beni.
L’esecuzione di queste operazioni finanziarie «avviene attraverso l’attività strumentale dell’Istituto per le opere di religione», indicava la riforma della Curia varata a marzo. Lasciando però dei dubbi interpretativi che il Rescritto ha colmato. La nuova centralizzazione serve soprattutto ad esercitare un controllo sulla gestione finanziaria dei dicasteri, con lo Ior del direttore Gian Franco Mammì che agirà come depositario, con maggiori poteri di verifica dell’attività dell’Apsa nonchè dell’Autorità di supervisione e informazione finanziaria (Asif, ovvero l’antiriclaggio).
Deve, intanto, ancora riunirsi il comitato investimenti nominato a giugno che ha il compito di fornire un elenco di gestori di portafoglio autorizzati ad amministrare il patrimonio degli enti, da individuare con gare d’appalto. Discutendo di finanze in una recente intervista esclusiva con l’agenzia Reuters, papa Francesco aveva fatto l’esempio di sacerdoti che non avevano esperienza finanziaria a cui è stato chiesto di gestire le finanze di un dipartimento e che in buona fede hanno cercato aiuto esterno da amici nel settore finanziario esterno. «Ma a volte gli amici non erano la Beata Imelda», aveva detto il Papa riferendosi a una ragazzina italiana del XIV secolo, simbolo della purezza dell’infanzia.
Camilla Conti
Continua a leggereRiduci
Il cardinale imputato per gli investimenti del suo ufficio alla prima uscita pubblica. A breve la ripresa del processo.Francesco ha deciso: finanze vaticane in mano allo Ior. Per evitare il ricorso a istituti italiani o stranieri, tutti gli asset economici della Santa Sede finiranno sotto il Torrione di Niccolò V.Lo speciale comprende due articoli. Riprenderà nelle prossime settimane con oltre 2.000 testimoni, dopo una lunga pausa estiva, il procedimento che vede imputato davanti al tribunale della Città del Vaticano l’ex vice della Segreteria di Stato vaticana, cardinale Angelo Becciu, a processo per gli investimenti del suo ufficio. Durante le deposizioni spontanee rese in aula il 5 maggio scorso, Becciu aveva citato tra le referenze ricevute su Cecilia Marogna, da lui incaricata di gestire una serie di dossier tra cui la liberazione di una suora rapita in Mali, l’ex arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, nominato ieri cardinale da Papa Francesco durante il Concistoro. In aula Becciu aveva detto: «Infine, voglio ulteriormente precisare — sotto il profilo delle referenze ricevute — che la signora Marogna godeva della fiducia dell’allora arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio. Quest’ultimo mi chiese di presentarla al cardinale Mambertì (Dominique, ndr), prefetto della Segnatura apostolica, per esporgli un caso della sua diocesi». Ma contattato dalla Verità a poche ore dalla sua investitura, Miglio ha risposto minimizzando il rapporto con la donna: «Mah, questa signora l’ho incontrata, certamente, ecco. Adesso parlare di referenze forse è troppo». Se non è una smentita espressa con toni diplomatici, poco ci manca. Miglio ha proseguito dicendoci che «avendo lasciato la diocesi di Cagliari da circa tre anni», con la Marogna «non ho più avuto nessun tipo di contatto» e ha smentito seccamente un’indiscrezione circolata nei giorni che hanno preceduto il Concistoro, che vedeva la Marogna come la persona che si sarebbe occupata di gestire con la stampa una vicenda che lo aveva portato sotto i riflettori nel 2016, legata alla denuncia presentata da due imprenditori edili sardi che sostenevano di non aver ricevuto il pagamento dei lavori di ristrutturazione di due parrocchie facenti parte della diocesi di Cagliari. Un’ipotesi, circolata in ambienti vicini al Vaticano, che avrebbe rafforzato la conoscenza con la Marogna da parte del neo cardinale amico di Becciu, ma sul punto Miglio è stato categorico: «Escludo assolutamente che la signora Cecilia fosse dentro a questa questione». Aggiungendo poi sul contenzioso legale che era stato oggetto anche di un servizio in una trasmissione televisiva: «Non so più nulla, nessuno mi ha chiesto più nulla. La mia linea è stata sempre la medesima: se ci sono dei contenziosi tra un’impresa e delle parrocchie si va per le vie legali e si vede chi ha ragione» e che, visto che «le parrocchie hanno il loro rappresentante legale», la vicenda non lo ha mai riguardato direttamente. Il Concistoro di ieri ha rappresentato anche il ritorno sulla scena «pubblica» di Becciu, invitato da papa Francesco. Curiosamente, a darne l’annuncio, non era stato il Vaticano, ma lo stesso Becciu durante una messa privata officiata una settimana fa a Golfo Aranci: «Sabato mi ha telefonato il Papa per dirmi che sarò reintegrato nelle mie funzioni cardinalizie e per chiedermi di partecipare a una riunione con tutti i cardinali che si terrà nei prossimi giorni a Roma». Il quotidiano dei vescovi Avvenire aveva però ridimensionato il ritorno in campo del cardinale: «Fonti vicine al porporato fanno però sapere che durante la telefonata con il Papa non si è mai parlato di reintegro. L’invito è da legare piuttosto alla coincidenza in quel giorno con il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale di Becciu. Nessun commento finora dalle fonti ufficiali vaticane. A ogni modo c’è chi fa notare che i diritti del cardinalato non si riferiscono alla partecipazione alla vita della Chiesa. I cristiani sono chiamati a prendervi parte secondo il proprio stato. Nel caso dei cardinali questo può includere l’invito - talvolta personale - a partecipare ad alcune riunioni a loro riservate». A distanza di una settimana, le fonti ufficiali vaticane sono rimaste in silenzio, senza smentire la ricostruzione del quotidiano romano. Sta di fatto che al Concistoro di ieri Becciu era seduto in prima fila. Rispondendo ai giornalisti presenti alla cerimonia che gli chiedevano se Becciu prenderà parte anche alle riunioni del 29 e 30 agosto sulla nuova Costituzione apostolica Miglio ha detto: «Penso che sarà anche alle riunioni perché anche quelle fanno parte del Concistoro. Lo accoglieremo come lo abbiamo sempre accolto e come ci siamo sempre accolti reciprocamente». Confermando poi il buon rapporto con l’ex vice della Segreteria di Stato: «Lui è un cardinale sardo anche se è vissuto quasi sempre fuori Sardegna. Ci conosciamo da tanti anni. Penso che questo possa essere motivo di serenità sua ma anche di gioia che lui possa essere in mezzo a noi quindi un segno che anche le difficoltà che lui ha incontrato si chiariranno». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/becciu-in-prima-fila-al-concistoro-su-invito-di-bergoglio-accolto-con-gioia-2657953580.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="francesco-ha-deciso-finanze-vaticane-in-mano-allo-ior" data-post-id="2657953580" data-published-at="1661628856" data-use-pagination="False"> Francesco ha deciso: finanze vaticane in mano allo Ior «Grazie a Dio, finalmente ci siamo liberati del palazzo di Londra e i soldi che sono stati ricavati sono rientrati all’Obolo di San Pietro», si era sfogato il 5 agosto in una lunga intervista ai media vaticani il presidente dell’Apsa, monsignor Nunzio Galantino, sottolineando come l’esistenza di un patrimonio immobiliare dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica è cosa ben diversa da faccende come quella della compravendita del Palazzo di Sloane Avenue a Londra. Uno scandalo su cui è ancora in corso un processo che vede tra gli imputati il cardinale Angelo Giovanni Becciu. Ebbene, il 23 agosto, diciotto giorni dopo dalle parole di Galantino, papa Francesco ha emanato un Rescriptum ex Audientia Sanctissimi (una sorta di decreto legge) che pone l’amministrazione e la gestione delle attività finanziarie e della liquidità della Santa Sede e delle istituzioni collegate in via esclusiva sotto il controllo di un’unica autorità centrale: l’Istituto per le opere di religione del presidente Jean-Baptiste de Franssu. In sostanza, entro trenta giorni dal 1° settembre 2022, tutte le risorse finanziarie della Santa Sede e delle istituzioni collegate devono essere trasferite al Torrione di Nicolò V. Oltre ai dicasteri vaticani la norma riguarda varie congregazioni e alcune fondazioni, come la Bambino Gesù, la Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio da Pietrelcina (Benevento) e il Fatebenefratelli (gestito in tandem con la Fondazione Del Vecchio). «L’articolo 219, paragrafo 3, della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, emanata il 19 marzo 2022, deve interpretarsi nel senso che l’attività di gestore patrimoniale e di depositario del patrimonio mobiliare della Santa Sede e delle istituzioni collegate con la Santa Sede compete in via esclusiva all’Istituto per le opere di religione», si legge nel Rescriptum emesso da Bergoglio. Una norma che indicava questa linea è già contenuta nella Praedicate Evangelium ma ora arriva l’«interpretazione autentica». Necessaria, forse, perché alcuni dicasteri, uffici o istituzioni speravano di tenere ancora conti e investimenti all’estero. Che non tutti i soldi fossero depositati in «casa» lo dimostra anche il bilancio 2021 dello Ior: tra i depositi della clientela, le gestioni patrimoniali e i valori di terzi in custodia, l’ammontare del totale delle gestioni è stato di 5,16 miliardi, una cifra che già a spanne non può rispecchiare il complesso del patrimonio mobiliare e delle attività finanziarie di tutti gli enti che fanno capo al Vaticano. Adesso i soldi devono rientrare tutti nella «banca del Papa». Il quale ha voluto così anche chiarire i compiti dell’Apsa, ovvero l’organismo titolare dell’amministrazione e della gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare della Santa Sede destinato a fornire le risorse necessarie all’adempimento della funzione propria della Curia Romana per il bene e a servizio delle Chiese particolari. Sempre all’Apsa compete anche amministrare il patrimonio immobiliare e mobiliare degli enti che hanno affidato alla Santa Sede i propri beni. L’esecuzione di queste operazioni finanziarie «avviene attraverso l’attività strumentale dell’Istituto per le opere di religione», indicava la riforma della Curia varata a marzo. Lasciando però dei dubbi interpretativi che il Rescritto ha colmato. La nuova centralizzazione serve soprattutto ad esercitare un controllo sulla gestione finanziaria dei dicasteri, con lo Ior del direttore Gian Franco Mammì che agirà come depositario, con maggiori poteri di verifica dell’attività dell’Apsa nonchè dell’Autorità di supervisione e informazione finanziaria (Asif, ovvero l’antiriclaggio). Deve, intanto, ancora riunirsi il comitato investimenti nominato a giugno che ha il compito di fornire un elenco di gestori di portafoglio autorizzati ad amministrare il patrimonio degli enti, da individuare con gare d’appalto. Discutendo di finanze in una recente intervista esclusiva con l’agenzia Reuters, papa Francesco aveva fatto l’esempio di sacerdoti che non avevano esperienza finanziaria a cui è stato chiesto di gestire le finanze di un dipartimento e che in buona fede hanno cercato aiuto esterno da amici nel settore finanziario esterno. «Ma a volte gli amici non erano la Beata Imelda», aveva detto il Papa riferendosi a una ragazzina italiana del XIV secolo, simbolo della purezza dell’infanzia. Camilla Conti
Donald Trump (Ansa)
Poco dopo, durante una cena con la polizia americana alla Casa Bianca, il presidente ha abbandonato i toni diplomatici. «Le nostre forze armate sono fantastiche, stiamo facendo il c... a tutti», ha dichiarato, rivendicando apertamente le operazioni contro l’Iran, mentre il Pentagono continua formalmente a sostenere la validità del cessate il fuoco.
Mentre il Pentagono confermava che la guerra in Iran è già costata 29 miliardi, Trump ha poi rilanciato la pressione sul programma nucleare iraniano. Intervistato dal conduttore radiofonico conservatore Sid Rosenberg, il presidente americano ha sostenuto che solo Stati Uniti e Cina sarebbero in grado di recuperare il materiale nucleare iraniano, definito da lui «polvere nucleare», a condizione che Teheran accetti di consegnarlo. «Al 100 per 100 si fermeranno», ha detto riferendosi all’arricchimento dell’uranio. «Non possiamo permettere loro di avere un’arma nucleare perché la userebbero».
Sul fronte iraniano, però, le posizioni restano contrastanti. Il presidente Masoud Pezeshkian continua a sostenere che esiste ancora spazio per il dialogo con Washington e che la Repubblica islamica può negoziare «da una posizione di dignità». Allo stesso tempo però, gli esponenti della linea dura minacciano un’escalation nucleare. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che Teheran potrebbe arricchire l’uranio fino al 90% in caso di nuovi attacchi. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece ribadito che Washington deve riconoscere «i diritti del popolo iraniano» contenuti nella risposta di Teheran.
Nel frattempo gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. Il Comando centrale americano ha confermato che il 9 maggio un bombardiere strategico B-1B Lancer ha effettuato una missione operativa verso il Medio Oriente. Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto Usa, ha cercato di rassicurare il Congresso sostenendo che Washington dispone ancora di munizioni sufficienti nonostante un conflitto che sarebbe già costato circa 29 miliardi di dollari. Funzionari americani hanno però ammesso che gli Stati Uniti hanno dovuto trasferire rapidamente bombe e missili dai comandi in Asia ed Europa verso il Medio Oriente, riducendo la prontezza militare nei confronti di Russia e Cina. Anche Israele continua a rafforzare il dispositivo difensivo regionale. L’ambasciatore americano Mike Huckabee ha dichiarato che Tel Aviv ha trasferito negli Emirati una batteria Iron Dome. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, gli Emirati avrebbero inoltre partecipato segretamente ad attacchi contro l’Iran, compresa un’operazione aerea contro una raffineria sull’isola iraniana di Lavan. Abu Dhabi non ha confermato le notizie.
Il centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha dichiarato al Senato che gli Stati Uniti mantengono il controllo dello Stretto, sostenendo che «nulla vi entra senza il nostro permesso». Il vice comandante della Marina dei pasdaran ha risposto annunciando che l’Iran ha ampliato il controllo strategico dell’area fino alle coste di Jask e Siri, assicurando che ogni movimento viene monitorato. Nelle stesse ore la petroliera qatariota Mihzem ha attraversato lo Stretto dopo essere rimasta bloccata in attesa dell’autorizzazione iraniana. Più delicato il caso della petroliera greca Agios Phanourios. Prima i media iraniani avevano sostenuto che la nave fosse stata respinta dalla Marina americana dopo aver attraversato Hormuz con greggio iracheno. Il Centcom ha confermato di aver bloccato una petroliera per violazione del blocco verso i porti iraniani, precisando che il carico non era petrolio iraniano e che altre navi sono già state intercettate.
In serata il Pakistan ha smentito le accuse di aver ospitato aerei militari iraniani nei propri aeroporti durante i negoziati tra Teheran e Washington, definendo «fuorviante e sensazionalistico» il report della Cbs. Le polemiche sono esplose dopo le dichiarazioni del senatore Lindsey Graham, che ha messo in dubbio l’affidabilità di Islamabad come mediatore: «Non mi fido più del Pakistan. Se davvero ci sono aerei iraniani parcheggiati nelle basi pakistane, questo mi dice che dovremmo cercare qualcun altro come mediatore. Non c’è da stupirsi se questa dannata situazione non va da nessuna parte». Secondo il governo pakistano, gli aerei arrivati nel Paese servivano soltanto al trasporto di diplomatici e personale coinvolto nei colloqui. Infine, la crescente militarizzazione del Golfo coinvolge ormai anche l’Europa. L’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato che la missione navale europea Aspides potrebbe diventare il contributo europeo alla sicurezza marittima nella regione, chiedendo più navi e maggiore coordinamento tra gli Stati membri.
Continua a leggereRiduci