Bavaglio Agcom: ecco la vera puttanata sulla stampa
ANSA

Zitto zitto, mentre tutti sono impegnati a indignarsi per le frasi forti contro i giornalisti pronunciate da Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista dopo l’assoluzione di Virginia Raggi, c’è qualcuno che prepara un bavaglio per la stampa. Altro che preoccuparsi perché un vicepremier o un ex deputato in vacanza danno delle puttane agli scribacchini. Ai pennivendoli c’è chi, senza farsi notare, si prepara a strappare le penne. E non è un modo di dire. (…)

(…) Di che cosa parliamo? Di un regolamento che sta per essere approvato mentre l’attenzione del sindacato e dell’Ordine dei giornalisti è tutta concentrata sulle frasi sconvenienti pronunciate dai pentastellati. Il mansionario a uso e consumo delle piattaforme digitali, anche giornalistiche, lo sta predisponendo l’Agcom, ovvero l’Authority per le comunicazioni, una specie di supremo garante della corretta informazione. Di solito l’Agcom si occupa di servizio pubblico, ovvero di Rai, essendo chiamata a garantire l’imparzialità delle trasmissioni della televisione di Stato. Durante le campagne elettorali interviene anche sull’equilibrio dei vari programmi televisivi privati, affinché sia rispettata la par condicio di scalfariana memoria (alludiamo a Oscar Luigi Scalfaro, non a Eugenio Scalfari). E non di rado ha da ridire pure sui contenuti, perché nel perimetro di competenza dell’agenzia vi è anche la tutela dei diritti costituzionali e il rispetto dei minori, la cura delle minoranze e dei migranti.Per farla breve, l’Agcom è una specie di polizia della tv, che con atteggiamento occhiuto passa in rassegna ciò che viene messo in onda, impartendo direttive e, se del caso, sanzioni anche pesanti nei confronti delle emittenti. Quelli dell’Agcom, in genere, stanno alla larga dalla carta stampata, perché la legge non impone all’authority una competenza specifica, in quanto ai giornali non è fatto obbligo di adeguarsi alla par condicio e anche in materia di opinioni è garantita la libertà di dire ciò che si pensa, senza risparmiare le critiche se si ritiene che qualcuno le meriti. O, per lo meno, la libertà era assicurata fino a ora, ma da domani qualche cosa potrebbe cambiare, perché la longa manus del nuovo Minculpop potrebbe estendersi fino alle piattaforme digitali di quotidiani e periodici, applicando una serie di regole che impedirebbero a chi fa il nostro mestiere di raccontare le cose come stanno. Esageriamo? Niente affatto, perché il regolamento che si vorrebbe introdurre punta tappare la bocca non a chi diffonde notizie false, la qual cosa si potrebbe anche comprendere, ma perfino a chi edita notizie vere che però screditino qualcuno. Facendo un esempio pratico, prendete il titolo del nostro giornale, che ieri pubblicava le frasi di Matteo Renzi sulla Tav quando l’ex presidente del Consiglio era contrario all’opera. È ovvio che l’articolo ha fatto fare una figura del piffero al senatore semplice di Scandicci. Le notizie erano vere, ma la figura di palta era altrettanto vera. Dunque, che si fa? In ossequio al regolamento che i cervelloni dell’Agcom stanno preparando, la nostra piattaforma digitale dovrebbe astenersi dal pubblicare l’articolo, perché metterebbe a repentaglio la reputazione dell’ex segretario del Pd. E già, perché in teoria chi ha scritto della faccenda potrebbe averlo fatto per gettare discredito sul noto politico di Rignano e dunque l’intenzione potrebbe essere censurata dall’Authority. Ma di questo passo, oltre all’articolo della piattaforma, presto potrebbe essere censurata anche la versione cartacea, perché è evidente che se il tribunale supremo della Correttezza informativa punta a entrare nella testa dell’autore di uno scritto, stabilendo che se anche le notizie sono vere vanno censurate perché l’intenzione del giornalista è malevola, prima o poi si passerà direttamente al bavaglio, impedendo la pubblicazione di articoli critici nei confronti di chiunque.I funzionari dell’Agcom certo non dicono, come Di Maio o Di Battista, che i giornalisti sono puttane e pennivendoli. Ma ciò che si preparano a fare è molto più pericoloso delle parole di dubbio gusto dei due esponenti a 5 stelle. Ma state tranquilli, contro gli occhiuti burocrati non ci sarà nessun flash mob del sindacato o dell’Ordine, perché l’Authority è imbottita di personcine a modo, tutte politicamente corrette, che spennano i giornalisti senza farli strillare.


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