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2023-10-21
Basta con i pretesti. Lega e Forze armate hanno il diritto di scendere in piazza
La celebrazione all'Altare della Patria del giorno dell'Unità Nazionale e della giornata delle Forze armate dello scorso anno (Ansa)
Si discute molto della manifestazione pro Israele convocata per sabato 4 novembre. La Verità ha sempre tenuto una linea precisa, anche all’indomani dell’attacco di Hamas: lasciare la libertà di manifestazione in piazza libera per chiunque, salvo per chi commette reati, scontri con la polizia e altro che possa portare alla dispersione legittima delle persone che vi stanno partecipando. Del resto, questo è il sale di una società che ha posto la libertà di pensiero e di espressione di esso come uno dei diritti centrali della Costituzione, perché la questione non è ciò per cui uno manifesta ma il fatto stesso che manifesti e lo faccia - ovviamente - come abbiamo detto prima, legalmente. A me può far venire anche l’orticaria ciò per cui uno manifesta ma questa orticaria la devo curare con i medicinali non vietando le manifestazioni. È uno dei fondamenti della democrazia la libertà di manifestare le proprie idee, non solo in circoli ristretti ma anche in piazza con organizzazioni che le preparino.
Si discute per la manifestazione di Matteo Salvini pro Israele ma dov’è il problema? Nel fatto che la faccia Salvini? Nel fatto che la faccia la Lega? Capite che è incomprensibile opporsi a una manifestazione di questo tipo? In questo momento, in cui il mondo è zeppo di focolai di guerra e di guerre vere, in tutto il mondo si manifesta a favore di questo o di quello, si vuole scendere in piazza a sostegno di un popolo, di un’etnia, di una cultura, di una storia, ma ci sono sempre dei soggetti per i quali la libertà di manifestazione dell’altro è un po’ meno di quella che ha lui stesso ed è evidentemente questo il caso della manifestazione della Lega. Altro discorso sono le questioni relative alla sicurezza di queste manifestazioni ma, per la verità, è difficile trovare nella storia di questi 25 anni qualche manifestazione di gruppi del centrodestra (esclusa ovviamente l’estrema destra) nella quale si siano consumate scene di violenza, distruzione di vetrine, auto infiammate o cariche della polizia, e se questo è successo non è, come dice qualcuno, che in questo la polizia ha un occhio di riguardo per la destra e un occhio malevolo per la sinistra perché questa, come disse Fantozzi dopo la visione della Corazzata Potëmkin, «è una cagata pazzesca». È solo che il centrodestra ha un modo di manifestare non violento. Per carità, anche il Pd ha un modo di manifestare non violento ma spesso è successo che qualche violento si sia inserito in quelle manifestazioni. È colpa del Pd? No, però registriamo che è successo lì e non da un’altra parte.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha manifestato la volontà di non celebrare le Forze armate in modo diciamo solenne per questioni legate, appunto, alla sicurezza avendo evidentemente pensato che la festa delle Forze armate potesse richiamare l’intenzione di qualche sciagurato, esasperato e, perché no, anche radicalizzato. Capiamo perfettamente le considerazioni dell’onorevole Crosetto, ma ci rendiamo anche conto che questo non può diventare, in questo periodo, un modello da seguire perché di questo passo, allora, dovremmo cancellare anche la Festa della Repubblica del 2 giugno. E sempre di questo passo dovremmo cancellare chissà quante manifestazioni istituzionali, con la presenza di cariche pubbliche, riguardanti le Regioni o lo Stato e, allora, perché no, anche quelle di singoli cittadini o associazioni su vasta scala.
In termini metaforici la guerra non può diventare la causa di una gestione delle manifestazioni pubbliche sulla base del «modello Covid». Perché, se è vero che ci sono i rischi di attentati, come sono già avvenuti in Francia e a Bruxelles, è pur vero, dall’altra parte, che i cittadini italiani vengono da anni difficili in cui è successo di tutto, dalla salute all’economia, dall’energia al caro prezzi, e sono naturalmente stanchi di avere sempre qualche problema più grande di loro davanti a loro stessi. Quindi la strada da seguire non è una strada fatta di regole precise e indiscutibili, ma piuttosto una strada fatta di ponderazione tra due poli che sono da una parte i rischi e dall’altra l’esercizio delle libertà costituzionali. Il Covid non è stato un modello da questo punto di vista. Certamente non può essere un modello per questo periodo che vede il rinascere della questione di Israele a causa di un’associazione terroristica di stampo islamico che non ha alcun diritto di esistere ma che sta facendo dei danni irreparabili.
«Delusione 4 novembre: non è ancora festa nazionale»
«I militari non hanno colore, chi indossa la divisa può essere di destra o di sinistra. Deve essere a chiaro che le Forze armate sono le prime a non volere la guerra». Pasquale Trabucco, già ufficiale dei parà e presidente del Comitato 4 novembre, spiega a La Verità il suo punto di vista sulle polemiche che stanno accompagnando la giornata che si svolgerà tra meno di due settimane, data importante per il nostro Paese: la vittoria della prima guerra mondiale, l’Italia del Piave e dell’Isonzo e delle battaglie che contribuirono a costruire la nostra nazione. La guerra in corso tra Russia e Ucraina, unita ai recenti fatti in Medio Oriente, sta di nuovo risvegliando il mondo pacifista. «Il 9 marzo è stato istituito l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole» aggiunge Trabucco. «Penso siano iniziative totalmente fuori dal mondo. Bisognerebbe far capire anche ai più giovani che non sono i militari quelli che vogliono la guerra ma che, come diceva il generale Carl von Clausewitz, “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”».
È bene quindi che anche i giovani ne siano a conoscenza. Proprio il centrodestra lo scorso anno aveva promesso di istituzionalizzare la data del 4 novembre, rendendola di nuovo festa nazionale. Ma nell’ultimo anno il Parlamento non ha fatto grossi passi in avanti. Anzi, solo il 18 ottobre la commissione Difesa ha dato via all’esame del ddl numero 170 del Senato inviato il 15 luglio alla Camera. «Per noi è una grande delusione», sottolinea Trabucco. «A meno di una corsa contro il tempo, questo 4 novembre non sarà festa nazionale. Ma soprattutto non potranno essere portate avanti le iniziative contenute nel disegno di legge, tra cui il fatto che tutti i Comuni possano organizzare iniziative a favore di questa data o che nelle scuole si favorisca lo studio di un periodo che è stato importantissimo per il nostro Paese».
Se il Parlamento finora non è riuscito a far passare un disegno di legge che non sarebbe costato nulla alla collettività, c’è persino il rischio che la giornata passi in sordina, dopo l’innalzamento del livello di sicurezza legato alla guerra tra Israele e Hamas. Dopo gli attacchi terroristici delle scorse settimane, unito al fatto che il pericolo attentati si sta rapidamente spostando in Europa, il ministro della Difesa Guido Crosetto, la scorsa settimana, aveva ipotizzato che la consueta parata militare del 4 novembre (vero simbolo dell’unità d’Italia) che quest’anno si svolgerà a Cagliari alla presenza del capo dello Stato potesse essere sospesa. Tutto ruota attorno al rischio di attentati. «È chiaro che in questo momento stiamo vivendo una vita diversa da quella che abbiamo vissuto fino a oggi», dice Trabucco, «Ma ormai siamo abituati sin dall’11 settembre del 2001, quando furono abbattute le Torri Gemelle» Anzi, aggiunge, «l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva detto che avremmo dovuto convivere con il terrorismo per i prossimi 30 anni. Noi ci dobbiamo abituare a questa situazione, facendo affidamento su noi stessi e sui nostri comportamenti individuali. E ci dobbiamo poi affidare alle nostre forze di polizia, di intelligence e ai nostri militari». Del resto, ribadisce Trabucco, «sono d’accordo con le preoccupazioni del ministro Crosetto ma noi non possiamo bloccare tutti gli avvenimenti che riguardano il 4 novembre o quelli che riguardano la nostra nazione, come il campionato di calcio. Il 4 novembre all’Altare della Patria ci sarà di sicuro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come a Cagliari e, penso che anche le altre celebrazioni alla fine avverranno».
Ma il fatto che il disegno di legge non sia ancora passato «rappresenta l’ennesima delusione» conclude Trabucco. «Come comitato e come associazioni d’Arma lo ribadiremo anche quest’anno: non cediamo sul 4 novembre, l’unica data che sancisce il compimento dell’unità nazionale».
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La sinistra, a favore di ogni corteo, attacca quello di Matteo Salvini. Ma neanche il rischio attentati giustifica stop alle manifestazioni.Pasquale Trabucco, già ufficiale dei parà e presidente del Comitato 4 novembre: «Ddl impantanato. Capisco Crosetto ma il momento ci deve far riscoprire questa data come quella della vera Unità».Lo speciale contiene due articoli.Si discute molto della manifestazione pro Israele convocata per sabato 4 novembre. La Verità ha sempre tenuto una linea precisa, anche all’indomani dell’attacco di Hamas: lasciare la libertà di manifestazione in piazza libera per chiunque, salvo per chi commette reati, scontri con la polizia e altro che possa portare alla dispersione legittima delle persone che vi stanno partecipando. Del resto, questo è il sale di una società che ha posto la libertà di pensiero e di espressione di esso come uno dei diritti centrali della Costituzione, perché la questione non è ciò per cui uno manifesta ma il fatto stesso che manifesti e lo faccia - ovviamente - come abbiamo detto prima, legalmente. A me può far venire anche l’orticaria ciò per cui uno manifesta ma questa orticaria la devo curare con i medicinali non vietando le manifestazioni. È uno dei fondamenti della democrazia la libertà di manifestare le proprie idee, non solo in circoli ristretti ma anche in piazza con organizzazioni che le preparino.Si discute per la manifestazione di Matteo Salvini pro Israele ma dov’è il problema? Nel fatto che la faccia Salvini? Nel fatto che la faccia la Lega? Capite che è incomprensibile opporsi a una manifestazione di questo tipo? In questo momento, in cui il mondo è zeppo di focolai di guerra e di guerre vere, in tutto il mondo si manifesta a favore di questo o di quello, si vuole scendere in piazza a sostegno di un popolo, di un’etnia, di una cultura, di una storia, ma ci sono sempre dei soggetti per i quali la libertà di manifestazione dell’altro è un po’ meno di quella che ha lui stesso ed è evidentemente questo il caso della manifestazione della Lega. Altro discorso sono le questioni relative alla sicurezza di queste manifestazioni ma, per la verità, è difficile trovare nella storia di questi 25 anni qualche manifestazione di gruppi del centrodestra (esclusa ovviamente l’estrema destra) nella quale si siano consumate scene di violenza, distruzione di vetrine, auto infiammate o cariche della polizia, e se questo è successo non è, come dice qualcuno, che in questo la polizia ha un occhio di riguardo per la destra e un occhio malevolo per la sinistra perché questa, come disse Fantozzi dopo la visione della Corazzata Potëmkin, «è una cagata pazzesca». È solo che il centrodestra ha un modo di manifestare non violento. Per carità, anche il Pd ha un modo di manifestare non violento ma spesso è successo che qualche violento si sia inserito in quelle manifestazioni. È colpa del Pd? No, però registriamo che è successo lì e non da un’altra parte. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha manifestato la volontà di non celebrare le Forze armate in modo diciamo solenne per questioni legate, appunto, alla sicurezza avendo evidentemente pensato che la festa delle Forze armate potesse richiamare l’intenzione di qualche sciagurato, esasperato e, perché no, anche radicalizzato. Capiamo perfettamente le considerazioni dell’onorevole Crosetto, ma ci rendiamo anche conto che questo non può diventare, in questo periodo, un modello da seguire perché di questo passo, allora, dovremmo cancellare anche la Festa della Repubblica del 2 giugno. E sempre di questo passo dovremmo cancellare chissà quante manifestazioni istituzionali, con la presenza di cariche pubbliche, riguardanti le Regioni o lo Stato e, allora, perché no, anche quelle di singoli cittadini o associazioni su vasta scala. In termini metaforici la guerra non può diventare la causa di una gestione delle manifestazioni pubbliche sulla base del «modello Covid». Perché, se è vero che ci sono i rischi di attentati, come sono già avvenuti in Francia e a Bruxelles, è pur vero, dall’altra parte, che i cittadini italiani vengono da anni difficili in cui è successo di tutto, dalla salute all’economia, dall’energia al caro prezzi, e sono naturalmente stanchi di avere sempre qualche problema più grande di loro davanti a loro stessi. Quindi la strada da seguire non è una strada fatta di regole precise e indiscutibili, ma piuttosto una strada fatta di ponderazione tra due poli che sono da una parte i rischi e dall’altra l’esercizio delle libertà costituzionali. Il Covid non è stato un modello da questo punto di vista. Certamente non può essere un modello per questo periodo che vede il rinascere della questione di Israele a causa di un’associazione terroristica di stampo islamico che non ha alcun diritto di esistere ma che sta facendo dei danni irreparabili.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-pretesti-lega-diritto-manifestare-2666034894.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="delusione-4-novembre-non-e-ancora-festa-nazionale" data-post-id="2666034894" data-published-at="1697827746" data-use-pagination="False"> «Delusione 4 novembre: non è ancora festa nazionale» «I militari non hanno colore, chi indossa la divisa può essere di destra o di sinistra. Deve essere a chiaro che le Forze armate sono le prime a non volere la guerra». Pasquale Trabucco, già ufficiale dei parà e presidente del Comitato 4 novembre, spiega a La Verità il suo punto di vista sulle polemiche che stanno accompagnando la giornata che si svolgerà tra meno di due settimane, data importante per il nostro Paese: la vittoria della prima guerra mondiale, l’Italia del Piave e dell’Isonzo e delle battaglie che contribuirono a costruire la nostra nazione. La guerra in corso tra Russia e Ucraina, unita ai recenti fatti in Medio Oriente, sta di nuovo risvegliando il mondo pacifista. «Il 9 marzo è stato istituito l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole» aggiunge Trabucco. «Penso siano iniziative totalmente fuori dal mondo. Bisognerebbe far capire anche ai più giovani che non sono i militari quelli che vogliono la guerra ma che, come diceva il generale Carl von Clausewitz, “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”». È bene quindi che anche i giovani ne siano a conoscenza. Proprio il centrodestra lo scorso anno aveva promesso di istituzionalizzare la data del 4 novembre, rendendola di nuovo festa nazionale. Ma nell’ultimo anno il Parlamento non ha fatto grossi passi in avanti. Anzi, solo il 18 ottobre la commissione Difesa ha dato via all’esame del ddl numero 170 del Senato inviato il 15 luglio alla Camera. «Per noi è una grande delusione», sottolinea Trabucco. «A meno di una corsa contro il tempo, questo 4 novembre non sarà festa nazionale. Ma soprattutto non potranno essere portate avanti le iniziative contenute nel disegno di legge, tra cui il fatto che tutti i Comuni possano organizzare iniziative a favore di questa data o che nelle scuole si favorisca lo studio di un periodo che è stato importantissimo per il nostro Paese». Se il Parlamento finora non è riuscito a far passare un disegno di legge che non sarebbe costato nulla alla collettività, c’è persino il rischio che la giornata passi in sordina, dopo l’innalzamento del livello di sicurezza legato alla guerra tra Israele e Hamas. Dopo gli attacchi terroristici delle scorse settimane, unito al fatto che il pericolo attentati si sta rapidamente spostando in Europa, il ministro della Difesa Guido Crosetto, la scorsa settimana, aveva ipotizzato che la consueta parata militare del 4 novembre (vero simbolo dell’unità d’Italia) che quest’anno si svolgerà a Cagliari alla presenza del capo dello Stato potesse essere sospesa. Tutto ruota attorno al rischio di attentati. «È chiaro che in questo momento stiamo vivendo una vita diversa da quella che abbiamo vissuto fino a oggi», dice Trabucco, «Ma ormai siamo abituati sin dall’11 settembre del 2001, quando furono abbattute le Torri Gemelle» Anzi, aggiunge, «l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva detto che avremmo dovuto convivere con il terrorismo per i prossimi 30 anni. Noi ci dobbiamo abituare a questa situazione, facendo affidamento su noi stessi e sui nostri comportamenti individuali. E ci dobbiamo poi affidare alle nostre forze di polizia, di intelligence e ai nostri militari». Del resto, ribadisce Trabucco, «sono d’accordo con le preoccupazioni del ministro Crosetto ma noi non possiamo bloccare tutti gli avvenimenti che riguardano il 4 novembre o quelli che riguardano la nostra nazione, come il campionato di calcio. Il 4 novembre all’Altare della Patria ci sarà di sicuro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come a Cagliari e, penso che anche le altre celebrazioni alla fine avverranno». Ma il fatto che il disegno di legge non sia ancora passato «rappresenta l’ennesima delusione» conclude Trabucco. «Come comitato e come associazioni d’Arma lo ribadiremo anche quest’anno: non cediamo sul 4 novembre, l’unica data che sancisce il compimento dell’unità nazionale».
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.