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Autocensura a sinistra. Cancellata la presentazione del volume contro Sala

Autocensura a sinistra. Cancellata la presentazione del volume contro Sala
Beppe Sala (Getty Images)
Il saggio-inchiesta scritto da Gianni Barbacetto del «Fatto» era in agenda alla Libreria delle donne, feudo dem. Ignoti i motivi dello stop. C’è chi assicura: «Favore al sindaco».
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Invece di disarmare i baby assassini, la sinistra ci vuole parlare Ma una predica non ferma un omicidio. Il contrasto al crimine sì.

A sinistra sta prendendo piede l’idea che per fermare i maranza, ossia le bande di giovani armati di coltello, bastino gli assistenti sociali. Ne ho avuto prova anche l’altra sera in tv, dove una giuliva Irene Tinagli, ex deputata montiana migrata nelle liste del Pd, spiegava che per evitare gli accoltellamenti nelle aule scolastiche non serve il modello securitario, ma sono necessari professionisti che operino per prevenire i conflitti e i disagi sociali. Il concetto che la mediazione di un terzo, estraneo alla famiglia e alla scuola ma anche alle forze dell’ordine, possa impedire che le bande giovanili si affrontino a colpi di machete è molto di sinistra e trae origine dalla convinzione che un bel dibattito e, magari, una successiva assemblea possano curare ogni cosa, anche i maranza. È il sociologismo applicato alla criminalità dove, alla fine, ogni colpa è riconducibile alla società brutta, sporca e cattiva. Non ci sono delinquenti, ma solo persone che non hanno avuto la possibilità di imboccare la retta via. Tutti nascono buoni, è la società, poi, che li fa diventare criminali. Dunque, per rimetterli in carreggiata servono gli assistenti sociali, ovvero il confronto. Del resto, non è lo stesso concetto per cui si vorrebbe introdurre l’educazione affettiva a scuola, per spiegare quali debbano essere i rapporti che regolano le relazioni uomo-donna e quanto sia sbagliata una società patriarcale, dove le faccende si risolvono a colpi di coltello?

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Lite Washington-Parigi sui farmaci. «Macron alza i prezzi». «Una balla»
Emmanuel Macron (Ansa)
L’Eliseo accusa l’inquilino della Casa Bianca di fake: «Valori stabili». Farage lo appoggia sulla Groenlandia. Gentiloni: «Torniamo a parlare di Ucraina». Il governatore della California, Newsom: «Un discorso noioso».

Le parole del presidente americano, Donald Trump, al World economic forum non hanno allentato le tensioni con gli alleati del Vecchio continente, anzi. La Francia si è risentita per i commenti del tycoon, che ha dipinto il leader francese come una personalità incline a cedere se messa alle strette. Ha infatti affermato di aver costretto il presidente transalpino, Emmanuel Macron, ad aumentare i prezzi dei farmaci per diminuire le sovvenzioni statunitensi. «Ho visto Macron con i suoi bei occhiali da sole. Gli ho detto: Emmanuel devi raddoppiare il prezzo dei vostri medicinali, ma forse triplicare. Perché ci avete sfruttato per 30 anni. E lui mi ha detto: “no, no, non lo faccio”». Ma, sotto la minaccia dei dazi, il leader francese avrebbe ceduto «in tre minuti». L’Eliseo ha quindi risposto in maniera piccata, accusando il tycoon di diffondere «fake news». «Sembra che il presidente Macron abbia aumentato i prezzi dei medicinali. Non li fissa lui. Sono regolati dalla previdenza sociale. Sono del resto rimasti stabili», ha scritto su X l’Eliseo.

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Se il Comune occupa un terreno il proprietario paga ancora l’Imu
(IStock)
La Cassazione: «L’obbligo del versamento termina solo con il decreto di esproprio».

La situazione è paradossale ma vera, al punto che per mettere fine a qualsiasi controversia si è scomodata la Cassazione civile tributaria. Chi è proprietario di un terreno che viene occupato dal Comune per la realizzazione di opere di interesse pubblico, come potrebbe essere la realizzazione di una strada, per tutta la durata del cantiere deve continuare a pagare l’Imu. E dunque saldare l’imposta su un bene dove ci sono già le ruspe del Comune e che, quindi, non si può usare. In sintesi: la proprietà di un terreno è condizionata dai progetti del sindaco che, se decide di aprire lì un cantiere per fare una struttura di interesse pubblico, ci manda una squadra di operai, privando il legittimo proprietario della facoltà di disporre del bene come meglio crede, però non lo priva dell’obbligo di pagare le tasse.

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L’Italia snobba Bruxelles sulle «case green»
(IStock)
Il governo nicchia sul recepimento della direttiva che impone costosi edifici a emissioni zero e la ristrutturazione di quelli datati Von der Leyen attendeva da Roma, entro il 31 dicembre 2025, la bozza del piano. Anche Francia e Germania temporeggiano.

La direttiva sulle ristrutturazioni degli immobili, la cosiddetta direttiva «Case green», giace in un limbo, quello del mancato recepimento. In realtà ci sarebbe ancora tempo, visto che è entrata in vigore il 28 maggio 2024 e va recepita entro il 29 maggio 2026. Ma due scadenze sono già saltate. Dal 1° gennaio 2025, infatti, gli Stati membri non dovevano più concedere incentivi per l’installazione di caldaie autonome alimentate da combustibili fossili (a parte alcune eccezioni). Per questo, la Commissione Ue ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia (insieme a Estonia e Ungheria) per mancato recepimento completo dell’articolo che vieta gli incentivi alle caldaie autonome a combustibili fossili.

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