
I manager di Atlantia confondono miliardi con milioni
Quella tabella campeggia a piena pagina sul sito di Atlantia nella sezione investor. E racconta i principali dati di bilancio del gruppo nel 2021. Ebbene i numeri sono corretti, peccato che gli uomini di Atlantia che gestiscono il sito abbiano confuso miliardi con milioni.
Tre zeri in meno che fanno apparire ridicolo il bilancio della holding posseduta al 30% dai Benetton. I ricavi non possono essere di 6,4 milioni di euro. Quella è il giro d’affari di una piccolissima impresa. Infatti i ricavi veri sono stati di 6,4 miliardi di euro. Così come il margine operativo lordo (Ebitda) è di ben 4 miliardi, altro che 4 milioni.
E così via: il debito finanziario netto di Atlantia è di 30 miliardi non certo di soli 30 milioni. Una banale svista certo. Ma per un gruppo impegnato in un’Opa miliardaria confondere miliardi con milioni è un segnale preoccupante. Si spera che non si sbaglino gli zeri questa volta.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 25 aprile con Carlo Cambi
Sarebbe interessante capire dal provveditore di Parma fino a che punto si debba arrivare. Che cosa si deve aspettare? Che i professori vengano linciati nella pubblica piazza? Che li si accoltelli o gli si dia fuoco? O forse che li si investa con una macchina in mezzo alla strada? A Parma due professori sono stati aggrediti in un parco da un gruppo di maranza. Il primo spintonato e malmenato, il secondo intervenuto per difenderlo bastonato e forse preso a cinghiate. Picchiato anche un ragazzo che si era schierato dalla parte dei due insegnanti. Il tutto mentre i picchiatori sghignazzavano e riprendevano soddisfatti la scena col telefonino.
Il ministro Guido Crosetto ha chiesto che i giovinastri siano duramente sanzionati. Ma Andrea Grossi, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Parma, non è d’accordo: «È un fatto grave, ma non è giusto enfatizzarlo più di tanto dal punto di vista fisico, perché non risultano feriti», dice. La scuola, insiste, deve educare e non sanzionare. Deve spiegare a quei ragazzi le conseguenze delle loro azioni in modo «civile, corretto e pacifico». Alla Stampa Grossi dichiara: «Io credo che bisogna essere precisi e chiari nelle responsabilità. Da una parte la scuola può usare parole con precisione per definire i comportamenti e le conseguenze, quindi invitare tutti e spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Ma poi c’è un piano, quello educativo, a cui deve cercare sempre di ricondurre la questione». Già, bisogna spiegare le cose in modo civile e pacifico a dei picchiatori incivili. Dopo tutto non ci sono stati dei feriti, no? E allora di che ci preoccupiamo? La prossima volta magari qualcuno verrà sbudellato o gli romperanno un braccio, allora sì che potremo indignarci. Del resto, come fanno sapere tutti i grandi giornali, i professori non sporgeranno denuncia.
A questo punto, viene da dire che ci meritiamo di essere oppressi. Ci meritiamo le intemperanze dei maranza e le umiliazioni quotidiane dei violenti e dei bulli. Perché la scuola - che appunto dovrebbe educare - non lo fa. Tutto per una ragione idiota: perché qualche genio ritiene che educazione e sanzione siano cose diverse. Perché qualcuno, imbottito di stupidaggini ideologiche mal comprese e peggio applicate, crede che autorità sia sinonimo di sopraffazione, e quindi accetta di farsi mettere i piedi in testa pur di non apparire bigotto o conservatore. Come si può pensare che quei maranza capiscano la gravità di quello che hanno fatto se non avranno conseguenze pesanti e se la potranno cavare con un buffetto? Quale insegnamento potrà mai essere in grado di impartire loro una scuola formata da professori che non denunciano e dirigenti che sminuiscono la gravità dell’accaduto?
Purtroppo non è un caso isolato. Ogni volta sentiamo ripetere le stesse scuse: se uno straniero delinque è per via della povertà, del disagio sociale, o perfino della malattia mentale. Non esiste un immigrato che sia responsabile delle sue azioni, solo gli italiani e europei lo sono. Un trentenne si lancia con l’auto contro la folla? Povera stella, è un malato non un terrorista. Un quindicenne progetta attentati? Poverino anche lui, è vittima del disagio sociale. Una manica di maranza picchia i professori? Non siamo troppo duri, è una ragazzata. Curioso che le istituzioni e parte dell’opinione pubblica non siano state altrettanto tenere nei riguardi della famiglia nel bosco. Lì due genitori che hanno scelto di educare alla libertà i loro bambini - che sono ancora piccoli, e che non hanno fatto male a nessuno - vengono duramente puniti e umiliati. Viene da pensare che accada perché i Trevallion sono gentili, bianchi e occidentali, non arroganti stranieri convinti di poter spadroneggiare. Quel che accade a Parma, in qualche modo, è ferocemente emblematico dell’Europa odierna, che è vigliacca e tremebonda con chi la opprime e minaccia, poi fa la voce grossa con i deboli e gli indifesi. Un’Europa che ha dimenticato scientemente la propria storia, fingendo di non sapere che a garantire la libertà sono le regole, e se le regole non vengono fatte rispettare (anche punendo chi le viola) allora non servono a niente. L’ideologia progressista ha demolito l’autorità sostenendo che fosse deleteria e oppressiva. Ma se scompare l’autorità il potere non svanisce: resta soltanto privo di limiti. Senza autorità, vale la legge del più forte, che è il contrario dello stato di diritto. Ed è questa legge a essere legittimata da professori e dirigenti scolastici di Parma: i maranza menano, loro rispondono con le carezze. L’unica educazione che forniscono così è quella alla sottomissione.
Qualche settimana fa l’azienda Jeppesen ha annunciato una piccola rivoluzione. Smetterà di stampare le sue celebri carte di navigazione e quelle degli aeroporti, per passare definitivamente al formato digitale. Ma chi le aveva inventate?














