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2023-11-21
Art Icons: a Fidenza va in scena l'arte contemporanea
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Va detto subito: Art Icons è mostra che va oltre le aspettative. Ad «annunciarlo», già la prima, monumentale opera, quella che accoglie i visitatori all’ingresso della chiesa – sconsacrata – di San Michele, dove le sagome snelle di tre cavalli rampanti, coloratissimi e molto (ma molto) pop, si stagliano con vigore verso il cielo. Un’installazione di una vivacità sorprendente (nonostante si intitoli I cavalli dormono in piedi…), che porta la firma di Marco Lodola, l’artista delle «sculture di luce », creazioni in plexiglas illuminate internamente da tubi luminosi: la mitica Vespa, le pin-up, la danza e le ballerine – e in generale tutto ciò che è vintage – i suoi soggetti preferiti. E se Lodola, in un certo senso, è i promettente «antipasto», ciò che viene dopo non può che essere un pranzo luculliano….
Si, perché la curatela attenta e sapiente di Luca Bravo (art consultant esperto, un passato da gallerista e un presente a tutto tondo nel mondo dell’arte), ha portato a Fidenza i nomi leggendari dell’arte contemporanea e oltre 60 delle loro opere, da quelle iconiche a quelle meno note al grande pubblico. E proprio per questo da scoprire. Opere di grande impatto visivo, in un percorso espositivo (e immersivo) reso unico dal contrasto tra la tradizione antica dei luoghi (la già citata, rinascimentale Chiesa di San Michele e l’ex Palazzo delle Orsoline) e l’attualità delle nuove avanguardie esposte, contrasto che regala al visitatore un’emozione unica e forte, perché l’arte - come ha dichiarato Luca Bravo - «deve essere un’esperienza emozionale », che va oltre la conoscenza e il significato dell’opera stessa. E di emozioni, Art Icons ne regala davvero tante: da due famosissime foto di La Chapelle (Di Caprio che mangia una banana e una versione tutta lachapelliana della Sacra Famiglia) ai palloncini di Jeff Koons, passando per le zucche a pois di Yayoi Kusama (l’ultranovantenne artista giapponese, diventata l’ossessione di Louis Vuitton, che per scelta vive in un manicomio), le farfalle di Damien Hirst, i fiori superpop di Murakami, le provocazioni spray di TVBoy o la coloratissima toy art da collezione di Bearbrick e Kaws.
E poi, lui, Banksy , l’icona delle icone, il writer dall’identità sconosciuta fra gli artisti più influenti al mondo, presente in mostra con alcune delle sue opere più famose (anche se l’aggettivo famoso, quando si parla di Banksy, è sempre riduttivo…) e, soprattutto, con una rarissima serigrafia (ne esitono solo 50, messe in vendita sul sito web della Fondazione Legacy of War, il cui ricavato è destinato all’Ucraina) rappresentante un topolino bianco che tenta di arrampicarsi su una scatola di cartone, graffiando con le sue unghie la scritta FRAGILE, trasformandola in AGILE. Le lettere sono rosso scarlatto e ogni stampa è unica, perché i graffi sono stai realizzati a mano da da Banksy con l’aiuto di una rotella taglia-pizza affilata.
Art Icons, Fidenza e il territorio
Una grande mostra Art Icons , come ho già più volte sottolineato, ma anche l’occasione per scoprire (o ri-scoprire) una cittadina, Fidenza (antica porta della via Francigena, con la splendida cattedrale romanica candidata a patrimonio UNESCO) e il suo territorio, che attraverso l’arte può sognare e pensare in grande «Fidenza è il luogo ideale per far crescere nuove idee - ha dichiarato il Sindaco di Fidenza e Presidente della Provincia Andrea Massari - È nella nostra storia, siamo da sempre un luogo di passaggio, aperto al mondo…Oggi come ieri raccogliamo questi stimoli e diamo loro vita. Solo qui riescono a convivere perfettamente aziende creative di ultima generazione e storiche botteghe artigiane, fashion brand e luxury destination di portata internazionale e turismo slow e sostenibile». Il viaggio artistico di Ar Icons prosegue infatti anche al Fidenza Village (uno degli 11 Villaggi di The Bicester Collection nel mondo), diventato un vero e proprio museo a cielo aperto grazie alle innumerevoli installazioni artistiche ed i murales realizzati dai più noti esponenti della street art internazionale. Dal portale d’ingresso decorato in stile tribal pop dall’artista francese Camille Walala, ai murales anamorfici di Peeta, che sembrano muovere le due torri del Villaggio, ai due Moai del duo artistico Urbansolid, ispirati ai giganti dell’isola di Pasqua, alla scultura di Fidia Falaschetti la cui opera Egoji accoglie i visitatori all’ingresso del Villaggio, stimolando ad un dialogo continuo (anche grazie ai QR Code, che permettono di visionare e ascoltare la storia di ogni singola opera...) tra individuo e opera. Un'idea geniale, per un'arte davvero sempre più accessibile a tutti...
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Grande successo di pubblico per la mostra evento (prorogata sino a fine gennaio 2024) che in due diverse locations - Chiesa San Michele e Palazzo OF - raduna a Fidenza il meglio dell’arte contemporanea. Da David LaChapelle a Jeff Koons, passando per Yayoi Kusama e Damien Hirst, esposte oltre 60 opere, fra cui una rarissima serigrafia di Banksy realizzata in sostegno dell’Ucraina e mai esposta prima d’ora.Va detto subito: Art Icons è mostra che va oltre le aspettative. Ad «annunciarlo», già la prima, monumentale opera, quella che accoglie i visitatori all’ingresso della chiesa – sconsacrata – di San Michele, dove le sagome snelle di tre cavalli rampanti, coloratissimi e molto (ma molto) pop, si stagliano con vigore verso il cielo. Un’installazione di una vivacità sorprendente (nonostante si intitoli I cavalli dormono in piedi…), che porta la firma di Marco Lodola, l’artista delle «sculture di luce », creazioni in plexiglas illuminate internamente da tubi luminosi: la mitica Vespa, le pin-up, la danza e le ballerine – e in generale tutto ciò che è vintage – i suoi soggetti preferiti. E se Lodola, in un certo senso, è i promettente «antipasto», ciò che viene dopo non può che essere un pranzo luculliano….Si, perché la curatela attenta e sapiente di Luca Bravo (art consultant esperto, un passato da gallerista e un presente a tutto tondo nel mondo dell’arte), ha portato a Fidenza i nomi leggendari dell’arte contemporanea e oltre 60 delle loro opere, da quelle iconiche a quelle meno note al grande pubblico. E proprio per questo da scoprire. Opere di grande impatto visivo, in un percorso espositivo (e immersivo) reso unico dal contrasto tra la tradizione antica dei luoghi (la già citata, rinascimentale Chiesa di San Michele e l’ex Palazzo delle Orsoline) e l’attualità delle nuove avanguardie esposte, contrasto che regala al visitatore un’emozione unica e forte, perché l’arte - come ha dichiarato Luca Bravo - «deve essere un’esperienza emozionale », che va oltre la conoscenza e il significato dell’opera stessa. E di emozioni, Art Icons ne regala davvero tante: da due famosissime foto di La Chapelle (Di Caprio che mangia una banana e una versione tutta lachapelliana della Sacra Famiglia) ai palloncini di Jeff Koons, passando per le zucche a pois di Yayoi Kusama (l’ultranovantenne artista giapponese, diventata l’ossessione di Louis Vuitton, che per scelta vive in un manicomio), le farfalle di Damien Hirst, i fiori superpop di Murakami, le provocazioni spray di TVBoy o la coloratissima toy art da collezione di Bearbrick e Kaws. E poi, lui, Banksy , l’icona delle icone, il writer dall’identità sconosciuta fra gli artisti più influenti al mondo, presente in mostra con alcune delle sue opere più famose (anche se l’aggettivo famoso, quando si parla di Banksy, è sempre riduttivo…) e, soprattutto, con una rarissima serigrafia (ne esitono solo 50, messe in vendita sul sito web della Fondazione Legacy of War, il cui ricavato è destinato all’Ucraina) rappresentante un topolino bianco che tenta di arrampicarsi su una scatola di cartone, graffiando con le sue unghie la scritta FRAGILE, trasformandola in AGILE. Le lettere sono rosso scarlatto e ogni stampa è unica, perché i graffi sono stai realizzati a mano da da Banksy con l’aiuto di una rotella taglia-pizza affilata.Art Icons, Fidenza e il territorioUna grande mostra Art Icons , come ho già più volte sottolineato, ma anche l’occasione per scoprire (o ri-scoprire) una cittadina, Fidenza (antica porta della via Francigena, con la splendida cattedrale romanica candidata a patrimonio UNESCO) e il suo territorio, che attraverso l’arte può sognare e pensare in grande «Fidenza è il luogo ideale per far crescere nuove idee - ha dichiarato il Sindaco di Fidenza e Presidente della Provincia Andrea Massari - È nella nostra storia, siamo da sempre un luogo di passaggio, aperto al mondo…Oggi come ieri raccogliamo questi stimoli e diamo loro vita. Solo qui riescono a convivere perfettamente aziende creative di ultima generazione e storiche botteghe artigiane, fashion brand e luxury destination di portata internazionale e turismo slow e sostenibile». Il viaggio artistico di Ar Icons prosegue infatti anche al Fidenza Village (uno degli 11 Villaggi di The Bicester Collection nel mondo), diventato un vero e proprio museo a cielo aperto grazie alle innumerevoli installazioni artistiche ed i murales realizzati dai più noti esponenti della street art internazionale. Dal portale d’ingresso decorato in stile tribal pop dall’artista francese Camille Walala, ai murales anamorfici di Peeta, che sembrano muovere le due torri del Villaggio, ai due Moai del duo artistico Urbansolid, ispirati ai giganti dell’isola di Pasqua, alla scultura di Fidia Falaschetti la cui opera Egoji accoglie i visitatori all’ingresso del Villaggio, stimolando ad un dialogo continuo (anche grazie ai QR Code, che permettono di visionare e ascoltare la storia di ogni singola opera...) tra individuo e opera. Un'idea geniale, per un'arte davvero sempre più accessibile a tutti...
Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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L’obiettivo è fare il punto sulle varie partite aperte nel Belpaese, partendo da un presupposto: l’intenzione della casa automobilistica francese a livello globale di fare una decisa retromarcia (il progetto «futuREady» si concentra sull’ibrido) rispetto agli obiettivi sull’elettrificazione della produzione che cozzano plasticamente con la realtà. Per carità, nulla che non sia in ballo anche tra gli altri grandi player dell’automotive. Perché la sbornia per le EV complice la spinta del Green deal europeo è stata collettiva e adesso un po’ tutti provano a metterci una pezza. Con una consapevolezza: far rientrare il dentifricio nel tubetto e assai più complicato che farlo uscire e quindi il riposizionamento per nessuno sarà indolore.
Torniamo quindi al Piano Italia, quello che il precedente ad, Luca de Meo, aveva disegnato su misura per il Belpaese. De Meo è un ex Marchionne boys (come Antonio Filosa, l’attuale ad di Stellantis, del resto) e aveva avuto un approccio meno «incauto» e più pragmatico sull’elettrico. Anzi, da presidente di Acea (l’associazione dei costruttori) era stato tra i primi a tirare il freno rispetto all’elettrificazione senza se e senza ma. Il suo mantra, purtroppo inascoltato, partiva dalla richiesta di una maggiore flessibilità normativa e arrivava fino all’idea che in mancanza di infrastrutture adeguate, la transizione sarebbe stata un bagno di sangue. E in effetti è andata proprio così. Questo per dire che i progetti di De Meo non erano una sorta di elenco utopistico di desiderata, ma obiettivi che a metà del 2022 sembravano realistici, e che poi con il reiterarsi degli errori politici di Bruxelles sono diventati complicati da raggiungere.
Ma cosa ha in ballo Renault in Italia? Da una parte c’era un rafforzamento significativo degli acquisti sulla filiera nazionale, soprattutto lato componentistica e siderurgia con volumi stimati per alcuni miliardi di euro in un arco temporale di 5 anni. Rafforzamento che aveva ben impressionato il governo. Il problema è che i riscontri, soprattutto lato industriale, parlano di un volume di commesse che sta disattendendo le attese. Non solo. Perché tra i dossier discussi con le istituzioni rientrava anche la possibilità di rafforzare le attività tecnologiche e le competenze sui software per l’automotive. E anche questa pratica è rimasta sulla carta, anzi, a dirla tutta, non è mai decollata.
Ma forse la partita più spinosa riguarda Free To X, la società strategica per la realizzazione di nuove colonnine di Autostrade per l’Italia. Le infrastrutture che De Meo considerava centrali e che contava di realizzare grazie alla collaborazione con Aspi, controllata da HRA (Holding Reti Autostradali), il veicolo che ha come socio di maggioranza Cdp Equity (51%) e come altri azionisti Blackstone Infrastructure Partners al 24,5% e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management con il restante 24,5%. Insomma un mix pubblico-privato.
Renault ha una partecipazione praticamente paritaria con Aspi nel capitale di Free to X e il governo si aspetta che collabori attivamente al raggiungimento degli obiettivi originari che prevedevano la realizzazione di almeno 400 nuove stazioni di ricarica in tempi rapidi.
I numeri restano gli stessi? François Provost ha intenzione di garantire l’impegno di Renault nel progetto nonostante il ridimensionamento sull’elettrico? Sono questi alcuni degli interrogativi che dovrebbero trovare risposte adeguate dopo l’incontro con il ministro Urso. Questione di giorni e se ne saprà di più. Anche perché se i riscontri lato transalpino non dovessero essere convincenti, non è escluso che si vada alla ricerca di partner diverso sul mercato.
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Ecco #DimmiLaVerità del 12 maggio 2026. Il generale Giuseppe Santomartino spiega le conseguenze nel medio e lungo periodo di quello che sta accadendo in Iran.