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2019-08-24
Arriva «Angeli e demoni bis». Da Bibbiano e dintorni decine di esposti e denunce
Ansa
I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini.
Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia.
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza.
In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis.
Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».
Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.
I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna.
Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno.
«È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. Ed è altrettanto noto a tutti come nel sistema Val d'Enza, epicentro dello scandalo, i livelli dell'amministrazione fossero connessi in modo inestricabile con quelli politici e anche ideologici».
Il giro d’affari di Hansel e Gretel «150.000 euro per 18 minorenni»
Le cifre sono incredibili: quasi 150.000 euro l'anno per seguire una ventina di bambini. Il documento lo ha scovato Luca Ponzi, giornalista del Tg3 dell'Emilia Romagna, ed è una bomba. Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro.
I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere.
La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico.
Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi.
Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro.
Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello.
Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello.
Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante.
Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire.
Francesco Borgonovo
Tutto nasce dal «sistema Modena»
Idea popolo e libertà
L'inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia mostra impietosamente la trama di vicende che purtroppo si ripetono uguali da vent'anni. Con gli stessi demoni che replicano la tragica storia dei «diavoli della Bassa modenese» prima e delle maestre presunte pedofile di Rignano Flaminio poi.
Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi.
Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche.
Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti.
Carlo Giovanardi
Continua a leggereRiduci
La Procura di Reggio Emilia ha deciso di spacchettare l'inchiesta sugli affidi facili Si aprono nuovi filoni grazie alle numerose segnalazioni arrivate negli ultimi due mesi.Il Tg 3 mostra un'email della segretaria di Claudio Foti che contiene gli incassi monstre sulle terapie dei piccoli. Una parte dei soldi girata all'associazione di cui fanno parte gli assistenti sociali emiliani.Vent'anni fa abbiamo assistito alle stesse storie di abusi inventati e riti satanici Un meccanismo che ho denunciato da tempo e su cui va fatta definitiva chiarezza.Lo speciale contiene tre articoli I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini. Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza. In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis. Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna. Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno. «È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. Ed è altrettanto noto a tutti come nel sistema Val d'Enza, epicentro dello scandalo, i livelli dell'amministrazione fossero connessi in modo inestricabile con quelli politici e anche ideologici». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arriva-angeli-e-demoni-bis-da-bibbiano-e-dintorni-decine-di-esposti-e-denunce-2639995459.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-giro-daffari-di-hansel-e-gretel-150-000-euro-per-18-minorenni" data-post-id="2639995459" data-published-at="1771057420" data-use-pagination="False"> Il giro d’affari di Hansel e Gretel «150.000 euro per 18 minorenni» Le cifre sono incredibili: quasi 150.000 euro l'anno per seguire una ventina di bambini. Il documento lo ha scovato Luca Ponzi, giornalista del Tg3 dell'Emilia Romagna, ed è una bomba. Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro. I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere. La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico. Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi. Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro. Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello. Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello. Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante. Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire. Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arriva-angeli-e-demoni-bis-da-bibbiano-e-dintorni-decine-di-esposti-e-denunce-2639995459.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutto-nasce-dal-sistema-modena" data-post-id="2639995459" data-published-at="1771057420" data-use-pagination="False"> Tutto nasce dal «sistema Modena» Idea popolo e libertà L'inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia mostra impietosamente la trama di vicende che purtroppo si ripetono uguali da vent'anni. Con gli stessi demoni che replicano la tragica storia dei «diavoli della Bassa modenese» prima e delle maestre presunte pedofile di Rignano Flaminio poi. Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi. Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche. Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti. Carlo Giovanardi
Donald Trump (Ansa)
Un report della Fed rileva che nel 2025 le aziende e i consumatori statunitensi hanno pagato quasi il 90% del costo legato alle tariffe.
L’impatto sull’inflazione è stato comunque più contenuto di quanto molti economisti temessero. La crescita dei prezzi al consumo è scesa dal 3% di gennaio 2025 al 2,7% di dicembre. I funzionari della Fed sostengono che gli effetti si faranno sentire nel corso di quest’anno, con il calo delle scorte e i conseguenti rincari da parte delle aziende. Nel dubbio che questo scenario si avveri, la Casa Bianca starebbe, secondo il Financial Times, valutando un passo indietro sulla politica doganale a cominciare dai dazi su acciaio e alluminio.
L’aumento dei costi delle materie prime importate ha, infatti, portato a un ritocco al rialzo dei listini dei prodotti quotidiani, dai semplici stampi per le torte fino alle lattine per alimenti e bevande. Lo scorso anno il presidente degli Stati Uniti, con un ordine esecutivo, aveva imposto tariffe sulle importazioni di acciaio e alluminio del 50%, a prescindere dal Paese di origine, estendendo il prelievo fiscale anche a beni realizzati con questi metalli, tra cui lavatrici e forni.
Il malessere dei consumatori sulla accessibilità economica negli Stati Uniti, sempre secondo il Financial Times, avrebbe spinto l’amministrazione di Washington a riconsiderare l’efficacia di tali misure. Il costo della vita potrebbe diventare un fattore determinante in vista delle elezioni di midterm, in programma per novembre.
Pertanto, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario, la Casa Bianca starebbe pianificando una riduzione mirata delle tariffe su acciaio e alluminio. Il nuovo orientamento prevede una revisione accurata degli elenchi dei prodotti colpiti. Al posto dei dazi generalizzati, il governo statunitense intenderebbe avviare indagini di sicurezza nazionale più circoscritte e mirate su singole categorie di merci.
Una politica di passi in avanti e repentini ripensamenti, a suo tempo castigata dal Ft che appioppò al presidente americano il nomignolo di Taco, che sta per Trump always chickens out (Trump si tira sempre indietro). Ma tra il quotidiano londinese e la Casa Bianca non è mai corso buon sangue e anche questa volta, il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, si è affrettato a smentire le indiscrezioni bollandole come «fake news basate su fonti anonime che vogliono sabotare la politica commerciale di Trump». Poi ha ribadito che l’acciaio e l’alluminio sono «sacri» per questa amministrazione e «non c’è alcun fondamento nel fatto che stiamo pensando di ridurre i dazi. Trump ha come regola che non ammette eccezioni o esclusioni».
Intanto, Stati Uniti e Taiwan hanno firmato l’accordo sulla riduzione dei dazi americani a carico dei beni importati da Taipei, assieme agli impegni di spesa dell’isola per i prodotti a stelle e strisce. L’intesa mette nero su bianco quanto concordato a gennaio sul taglio delle tariffe statunitensi su molte esportazioni taiwanesi dal 20% al 15% e sul contestuale aumento degli investimenti nel settore tecnologico americano. Un accordo che è anche in chiave anti Cina, dal momento che Pechino è fortemente contraria a rapporti formali tra Washington e Taipei. Taiwan prevede di aumentare gli acquisti dagli Usa, fino al 2029. In ballo ci sono 44,4 miliardi di dollari in gas naturale liquefatto e petrolio, 15,2 miliardi in aerei e motori civili, altri 25,2 miliardi in apparecchiature elettriche, reti elettriche e altri prodotti.
Intanto la Camera degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha votato per revocare i dazi decisi da Trump sul Canada. Sei deputati conservatori, appartenenti all’ala più moderata del Grand old party, si sono uniti ai colleghi democratici e votato a favore del blocco dei dazi al Canada, consentendo alla Camera di approvare una misura che lo speaker Mike Johnson e il presidente in persona avevano con tutte le loro forze cercato di fermare. Sono crepe, queste nella maggioranza, che indicano come sia tutta in salita la strada per i repubblicani in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo novembre.
C’è, poi, il caso pendente alla Corte suprema che dovrà decidere sulla legittimità delle tariffe Usa. Tuttavia, anche in caso di sconfitta, il presidente Trump potrà adottare nuove barriere commerciali all’importazione utilizzando una base giuridica differente.
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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
È un vero e proprio test sulla tenuta delle relazioni transatlantiche quello attorno a cui ruota la Conferenza sulla sicurezza iniziata ieri a Monaco.
Per comprenderlo, basta guardare alle parole pronunciate dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz: «La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, forse è già persa», ha detto. «Nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più semplicemente garantita. È minacciata», ha proseguito, per poi aggiungere: «L’ordine internazionale basato su diritti e regole non esiste più come una volta, è iniziata una nuova era». «Noi tedeschi sappiamo che un mondo in cui la legge è dettata dalla forza sarebbe un posto buio. Il nostro Paese ha imboccato questa strada nel XX secolo, fino a una fine amara e terribile», ha continuato il cancelliere, che ha anche messo in guardia la platea di Monaco dall’ascesa della Cina.
«In futuro, Pechino potrebbe trovarsi sullo stesso piano degli Stati Uniti in termini militari», ha affermato. «Nell’era della rivalità tra grandi potenze, nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli. Cari amici, far parte della Nato non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa, ma anche per gli Stati Uniti. Quindi, ripristiniamo e rilanciamo insieme la fiducia transatlantica. Noi europei stiamo facendo la nostra parte», ha anche detto, rivolgendosi agli Usa. Nell’occasione, Merz ha reso noto di essere in trattative con il presidente francese, Emmanuel Macron, per l’eventuale creazione di una forza nucleare europea congiunta. «Non lo faremo cancellando la Nato. Lo faremo costruendo un pilastro europeo forte e autosufficiente all’interno dell’Alleanza», ha precisato. Il cancelliere non ha comunque risparmiato ulteriori stoccate alla Casa Bianca. «Non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Ci atteniamo agli accordi sul clima e all’Oms perché siamo convinti che le sfide globali possano essere risolte solo insieme», ha detto, sottolineando inoltre di voler rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale «più forte d’Europa».
Insomma, il cancelliere ha cercato una sorta di via intermedia: pur criticando duramente l’amministrazione Trump, non è parso intenzionato a rompere i rapporti transatlantici e, almeno per ora, pare orientato verso una posizione più morbida di quella francese che, negli scorsi mesi, ha più volte invocato lo scontro diretto con Washington (si pensi soltanto alla questione dei dazi). Sotto questo aspetto, si registra grande attesa per il discorso che terrà oggi Marco Rubio. «L’Europa è importante per noi. Siamo molto legati all’Europa. Credo che la maggior parte delle persone in questo Paese possa far risalire la propria eredità culturale o personale all’Europa. Siamo profondamente legati all’Europa e il nostro futuro è sempre stato legato a questo continente e continuerà a esserlo. Quindi, dobbiamo solo parlare di come sarà questo futuro», ha affermato il segretario di Stato americano prima di partire per Monaco, dove è arrivato ieri. E proprio nella giornata di ieri, Rubio ha avuto vari meeting, incontrando, tra gli altri, lo stesso Merz e il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.
Non solo. Il capo del dipartimento di Stato americano ha avuto anche dei colloqui definiti «costruttivi» con i premier di Danimarca e Groenlandia, Mette Frederiksen e Jens Frederik Nielsen. In questo quadro, secondo il segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte, oggi Rubio «continuerà senza dubbio a spingere gli europei ad assumere un ruolo di maggiore leadership nella Nato e a renderla maggiormente guidata dall’Europa». «Mi aspetto che ciò contribuisca solo a rafforzare il legame degli Stati Uniti con la Nato», ha anche affermato.
E attenzione. Washington non guarda soltanto alla necessità di riformare l’Alleanza atlantica: punta a fare altrettanto con l’Onu. «Stiamo spingendo con forza affinché l’Onu torni alle origini, a quella funzione di pacificazione e mantenimento della pace che è stata fondamentale fin dalla sua fondazione», ha dichiarato, ieri, l’ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, sostenendo che l’Onu vada messa «a dieta». «Tutti concordano sul fatto che sia necessaria una riforma», ha precisato.
A tenere banco, è infine stata la crisi ucraina. Pur dicendosi a favore di una «pace negoziata», Macron, in un discorso un po’ velleitario in cui ha definito l’Europa un «esempio» da seguire, ha detto che «la risposta non può essere cedere alle richieste della Russia, ma aumentare la pressione sulla Russia». Il presidente francese ha quindi cercato di rivendicare un peso diplomatico per l’Europa. «Nessuna pace senza gli europei. Voglio essere molto chiaro: si può negoziare senza gli europei, se si preferisce, ma non si arriverà alla pace al tavolo delle trattative», ha affermato, per poi aggiungere comunque che, a seguito della pace in Ucraina, l’Europa dovrà elaborare delle «regole di coesistenza» con la Russia.
Tutto questo, senza risparmiare stoccate agli Usa su dazi e Groenlandia. Non solo. Il capo dell’Eliseo ha invocato la regolamentazione dei social media, elogiando il Dsa: un passaggio, questo, che probabilmente irriterà assai Washington. Infine, Macron ha cercato di far leva sul settore della Difesa - e specialmente sui missili a lungo raggio - per avvicinarsi maggiormente a Berlino. Il presidente francese ha, in particolare, detto che bisogna «riformulare la deterrenza nucleare» e, a tal proposito, ha reso noto di aver «avviato un dialogo strategico» con Merz.
L’asse Roma-Berlino è un segnale. Ue moribonda, è l’ora delle nazioni
Dopo lo choc dello scorso anno con il discorso di J.D. Vance, quest’anno la Conferenza annuale sulla sicurezza ha portato a Monaco Marco Rubio, il segretario di Stato dell’amministrazione di Donald Trump. Un anno di presidenza Trump ha già sconvolto a sufficienza l’azzimata Europa e Rubio, probabilmente, sarà più morbido di quanto fu il vicepresidente un anno fa. In una città militarizzata (circa 5.000 poliziotti sono stati dispiegati per l’evento, con unità cinofile e cecchini sui tetti) il segretario parlerà oggi alla conferenza. Morbido non significa, però, meno determinato: «Il vecchio mondo è finito», ha detto Rubio prima di partire per Monaco. «Viviamo in una nuova era geopolitica e questo richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo».
Certamente il segretario di Stato nel suo discorso di oggi terrà il punto che più volte è stato sottolineato da Washington, stimolando l’Europa a fare di più come alleato e a ritornare ai fondamenti della democrazia europea, che Vance lo scorso anno aveva criticato duramente.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz lo ha citato all’inizio del suo lungo discorso: «Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l’Europa e gli Usa si è aperto un divario. Il vicepresidente J.D. Vance lo ha detto molto apertamente un anno fa qui a Monaco e aveva ragione, noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio». L’Europa è reduce dal molto fumoso vertice a 27 per salvare sé stessa dalla crisi e arriva divisa (tanto per cambiare) a questo importante appuntamento annuale.
Il nuovo ruolo di guida assunto dal duo Friedrich Merz-Giorgia Meloni potrebbe, però, essere un primo segnale verso gli Stati Uniti che, nel Documento strategico sulla sicurezza nazionale del novembre 2025, avevano indicato nell’Unione europea l’origine della debolezza dell’alleato europeo: «Tra i problemi più ampi che l’Europa deve affrontare rientrano le attività dell’Unione europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà e la sovranità politica, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita di identità nazionali e di fiducia in se stessi», si legge nel documento.
Il ritorno a un maggiore protagonismo degli Stati nazionali in Europa, la fine della furia regolatoria dell’Unione e una maggiore assunzione di responsabilità nella difesa è ciò che chiedono gli Usa. Il nuovo tandem italo-tedesco che sta assumendo leadership in Europa sembra voglia cogliere questi stimoli. Per ragioni diverse, ma in maniera convergente.
La Francia al momento è in una situazione critica a causa della instabilità politica, con l’ennesimo governo fragilissimo e un Emmanuel Macron il cui indice di gradimento è crollato a un drammatico 19%, e delle difficoltà economiche. Senza consenso in patria, isolato su dossier importanti in Europa e in tensione con Washington dopo la questione Groenlandia, per Macron l’unica opzione resta quella nucleare. L’unico Paese Ue ad avere un arsenale atomico è la Francia e il richiamo che Merz ha fatto ieri nel suo discorso ad una deterrenza europea riporta il presidente francese nella discussione.
Dopo gli scossoni dell’ultimo anno e le tensioni poi rientrate sulla Groenlandia, chi parla di una improbabile rottura tra Usa ed Europa non ha colto che in realtà è anche interesse dell’Europa assumere maggiore autonomia. Al quadro manca, però, la consapevolezza che, per farlo, la sovrastruttura dell’Unione non è adatta, mentre la cooperazione rafforzata su singoli temi può essere una strada percorribile. Non è un caso che ieri il cancelliere tedesco e il segretario di Stato americano abbiano avuto un bilaterale durato trenta minuti.
Al di là delle dichiarazioni roboanti e degli alati discorsi, Monaco 2026 potrebbe essere l’occasione di un rilancio dei rapporti tra Usa ed Europa, una volta compreso che tocca agli Stati nazionali muoversi, le uniche entità che rappresentano democraticamente i cittadini.
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