True
2019-08-24
Arriva «Angeli e demoni bis». Da Bibbiano e dintorni decine di esposti e denunce
Ansa
I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini.
Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia.
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza.
In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis.
Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».
Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.
I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna.
Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno.
«È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. Ed è altrettanto noto a tutti come nel sistema Val d'Enza, epicentro dello scandalo, i livelli dell'amministrazione fossero connessi in modo inestricabile con quelli politici e anche ideologici».
Il giro d’affari di Hansel e Gretel «150.000 euro per 18 minorenni»
Le cifre sono incredibili: quasi 150.000 euro l'anno per seguire una ventina di bambini. Il documento lo ha scovato Luca Ponzi, giornalista del Tg3 dell'Emilia Romagna, ed è una bomba. Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro.
I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere.
La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico.
Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi.
Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro.
Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello.
Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello.
Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante.
Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire.
Francesco Borgonovo
Tutto nasce dal «sistema Modena»
Idea popolo e libertà
L'inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia mostra impietosamente la trama di vicende che purtroppo si ripetono uguali da vent'anni. Con gli stessi demoni che replicano la tragica storia dei «diavoli della Bassa modenese» prima e delle maestre presunte pedofile di Rignano Flaminio poi.
Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi.
Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche.
Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti.
Carlo Giovanardi
Continua a leggereRiduci
La Procura di Reggio Emilia ha deciso di spacchettare l'inchiesta sugli affidi facili Si aprono nuovi filoni grazie alle numerose segnalazioni arrivate negli ultimi due mesi.Il Tg 3 mostra un'email della segretaria di Claudio Foti che contiene gli incassi monstre sulle terapie dei piccoli. Una parte dei soldi girata all'associazione di cui fanno parte gli assistenti sociali emiliani.Vent'anni fa abbiamo assistito alle stesse storie di abusi inventati e riti satanici Un meccanismo che ho denunciato da tempo e su cui va fatta definitiva chiarezza.Lo speciale contiene tre articoli I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini. Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza. In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis. Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna. Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno. «È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. Ed è altrettanto noto a tutti come nel sistema Val d'Enza, epicentro dello scandalo, i livelli dell'amministrazione fossero connessi in modo inestricabile con quelli politici e anche ideologici». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arriva-angeli-e-demoni-bis-da-bibbiano-e-dintorni-decine-di-esposti-e-denunce-2639995459.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-giro-daffari-di-hansel-e-gretel-150-000-euro-per-18-minorenni" data-post-id="2639995459" data-published-at="1773351142" data-use-pagination="False"> Il giro d’affari di Hansel e Gretel «150.000 euro per 18 minorenni» Le cifre sono incredibili: quasi 150.000 euro l'anno per seguire una ventina di bambini. Il documento lo ha scovato Luca Ponzi, giornalista del Tg3 dell'Emilia Romagna, ed è una bomba. Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro. I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere. La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico. Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi. Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro. Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello. Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello. Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante. Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire. Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/arriva-angeli-e-demoni-bis-da-bibbiano-e-dintorni-decine-di-esposti-e-denunce-2639995459.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutto-nasce-dal-sistema-modena" data-post-id="2639995459" data-published-at="1773351142" data-use-pagination="False"> Tutto nasce dal «sistema Modena» Idea popolo e libertà L'inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia mostra impietosamente la trama di vicende che purtroppo si ripetono uguali da vent'anni. Con gli stessi demoni che replicano la tragica storia dei «diavoli della Bassa modenese» prima e delle maestre presunte pedofile di Rignano Flaminio poi. Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi. Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche. Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti. Carlo Giovanardi
Enrica Bonaccorti (Ansa)
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
Continua a leggereRiduci
iStock
Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
Continua a leggereRiduci
Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
Continua a leggereRiduci
Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».
Pierluigi Bolla
L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.
La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
Continua a leggereRiduci