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2019-08-24
Arriva «Angeli e demoni bis». Da Bibbiano e dintorni decine di esposti e denunce
Ansa
I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini.
Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia.
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza.
In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis.
Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».
Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.
I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna.
Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno.
«È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. Ed è altrettanto noto a tutti come nel sistema Val d'Enza, epicentro dello scandalo, i livelli dell'amministrazione fossero connessi in modo inestricabile con quelli politici e anche ideologici».
Il giro d’affari di Hansel e Gretel «150.000 euro per 18 minorenni»
Le cifre sono incredibili: quasi 150.000 euro l'anno per seguire una ventina di bambini. Il documento lo ha scovato Luca Ponzi, giornalista del Tg3 dell'Emilia Romagna, ed è una bomba. Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro.
I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere.
La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico.
Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi.
Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro.
Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello.
Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello.
Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante.
Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire.
Francesco Borgonovo
Tutto nasce dal «sistema Modena»
Idea popolo e libertà
L'inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia mostra impietosamente la trama di vicende che purtroppo si ripetono uguali da vent'anni. Con gli stessi demoni che replicano la tragica storia dei «diavoli della Bassa modenese» prima e delle maestre presunte pedofile di Rignano Flaminio poi.
Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi.
Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche.
Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti.
Carlo Giovanardi
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La Procura di Reggio Emilia ha deciso di spacchettare l'inchiesta sugli affidi facili Si aprono nuovi filoni grazie alle numerose segnalazioni arrivate negli ultimi due mesi.Il Tg 3 mostra un'email della segretaria di Claudio Foti che contiene gli incassi monstre sulle terapie dei piccoli. Una parte dei soldi girata all'associazione di cui fanno parte gli assistenti sociali emiliani.Vent'anni fa abbiamo assistito alle stesse storie di abusi inventati e riti satanici Un meccanismo che ho denunciato da tempo e su cui va fatta definitiva chiarezza.Lo speciale contiene tre articoli I demoni sono così tanti che di inchieste ne servono due. La prima è l'ormai celebre «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia grazie al lavoro della pm Valentina Salvi e del procuratore Marco Mescolini. Adesso è in arrivo una sorta di «Angeli e demoni bis, che nasce dallo spacchettamento delle indagini. Il fatto è che questo: da quando l'inchiesta è esplosa, nonostante il silenzio assordante della gran parte dei mezzi di informazione, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce. Si sono fatti avanti genitori, avvocati, associazioni: persone che da tempo segnalano il malfunzionamento del sistema di gestione dei minori, e che ora finalmente hanno trovato la possibilità di avere giustizia. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la Procura reggiana ha passato a quella di Modena il fascicolo riguardante la vicenda di una bimba di Mirandola data in cura a Nadia Bolognini quando già la terapeuta si trovava ai domiciliari. Per quella storia ci sono tre nuovi indagati (la Bolognini stessa, la responsabile del Servizio minori dell'Unione Comuni modenesi area nord Federica Pongiluppi e Romina Sani Brenelli, responsabile della casa famiglia Madamadorè di Parma) per abuso d'ufficio, che si aggiungono ai 29 già indagati in precedenza. In buona sostanza, tutto il materiale di inchiesta fino al 27 giugno scorso fa parte di «Angeli e demoni», mentre tutte le segnalazioni arrivate dopo faranno parte dell'inchiesta bis. Come scrive il Corriere della Sera, due dei nuovi esposti sono stati presentati dall'avvocato ferrarese Patrizia Micai. «Il tribunale dei minorenni deve capire che la cosa è della massima urgenza e che l'aspettativa è altissima», ha detto il legale. Le due nuove segnalazioni finiranno nel secondo filone dell'inchiesta: «La prima», spiega il Corriere, «al fine di chiarire l'iter che ha portato un padre a non potere più vedere i suoi tre figli dopo la separazione dalla moglie, la seconda per fare luce sulle motivazioni per le quali due genitori possono incontrare il loro bimbo, allontanato quando aveva 10 mesi, solo alla presenza degli operatori».Nel frattempo, sulla questione affidi è intervenuta con decisione la Lega dell'Emilia Romagna, tramite il capogruppo in Regione Stefano Bargi. Il Carroccio ha depositato ieri la richiesta, al presidente della «Commissione speciale di inchiesta sistema tutela minori», di convocare in audizione i vertici regionali del sistema dei servizi sociali.I leghisti chiedono che vengano convocate e ascoltate «in commissione e in diretta streaming», un bel po' di persone, a cominciare dallo scrittore Carlo Lucarelli, presidente della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati. Poi Elena Buccoliero, Direttrice della Fondazione emiliano romagnola vittime dei reati; Maria Clede Garavini, Garante per l'infanzia e l'adolescenza emiliana; Luigi Fadiga (Garante emiliano fino al 2016); Filomena Albano, Garante nazionale per l'infanzia; Fausto Nicolini, direttore dell'Ausl di Reggio Emilia e Gino Passarini, responsabile del servizio Politiche sociali e socio educative dell'Emilia Romagna. Inoltre, la Lega chiede di convocare, tra gli altri, il sindaco di Bibbiano attualmente agli arresti, Andrea Carletti, e il giornalista Pablo Trincia, autore dell'inchiesta Veleno. «È evidente come questa nostra richiesta di audizione di figure cardine nella gestione dei servizi sociali nella nostra regione discenda dalla poca fiducia nei confronti dei vertici Pd di questa Commissione speciale, considerando come nell'inchiesta sugli affidi illegali della Val d'Enza figurino non pochi esponenti del Pd. dal sindaco di Bibbiano, agli ex sindaci di Cavriago e di Montecchio, al direttore generale dell'Ausl reggiana, per tacere di certi operatori», dice Stefano Bargi. «Del resto gli ultimi sviluppi dell'indagine “Angeli e demoni" stanno facendo emergere come tutta l'Emilia Romagna, e non solo la Val d'Enza, sia, in realtà, stata infettata dal sistema degli affidi illeciti. 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Non solo perché mostra quanti soldi fruttasse la gestione dei minorenni a Bibbiano e dintorni, ma anche perché svela un giro di denaro che è - per lo meno - decisamente poco chiaro. I numeri che abbiamo citato sono contenuti in una email inviata nell'aprile del 2018 da Cinzia Salemi, segretaria del Centro studi Hansel e Gretel, al fondatore Claudio Foti. Per prima cosa, questa mail testimonia - come nota anche il giudice del Tribunale del riesame - che Foti era a conoscenza degli incassi della sua associazione e non totalmente estraneo alle questioni economiche come vorrebbe far credere. La Salemi è la persona che, come specifica sempre il riesame, tiene in contatti con i servizi sociali di Bibbiano, ovvero quelli che forniscono i rimborsi spese per le terapie tramite denaro pubblico. Nella mail, la Salemi illustra a Foti alcune possibilità di gestione del denaro, allegando anche alcuni prospetti fatti a mano, un po' alla buona ma efficaci. Il primo prospetto prevede terapie da 135 euro l'ora (cioè la cifra fissata al centro La Cura di Bibbiano) per 18 bambini, con 4 incontri da un'ora al mese nell'arco di un anno (vengono calcolati 10 mesi, escludendo dicembre e agosto, mesi di vacanza). Sommando i soldi ricavati dagli incontri mensili con i piccoli agli incassi derivanti da «supervisione» e «formazione», più le terapie per altri 4 bimbi, si arriva a un totale di 144.000 euro all'anno. Niente male, visto che si tratta di un solo paese. Provate a immaginare di estendere il business anche ad altre città (magari Modena e Parma) e vi renderete conto che, alla fine dell'anno, i guadagni non sono poi così bassi, anzi. Oltre a questo primo prospetto, però, ce ne sono altri. La Salemi, infatti, suggerisce a Foti di aumentare «il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro l'ora». Di questi 180 euro, solo 60 andrebbero all'operatore che si occupa effettivamente della terapia. Dei denari restanti, una parte finirebbe alla Sie, ovvero la srl fondata da Foti per gestire le sue attività. «Sie avrebbe un margine di profitto di 3980 euro al mese», scrive la segretaria. La donna propone anche un aumento minore, 160 euro, che consentirebbe - tutto compreso - di incassare in un anno 166.400 euro. Le cifre, tuttavia, non sono il punto centrale. Da questa email emergono almeno due dettagli fondamentali. Per prima cosa, fa impressione vedere come i bimbi in terapia siano ridotti a cifre su un foglio, un numero utilizzato per conteggiare i possibili incassi. Si parla di ore di terapia solo nella prospettiva di trasformale in guadagni. E infatti si pianifica il lavoro a tavolino per un anno intero, come se a tutti i minori dovesse per forza andar bene lo stesso modello. Poi c'è un'altra questione: il percorso dei soldi. Nella mail si parla esplicitamente di un contributo da versare all'associazione Rompere il silenzio. Tale contributo, ipotizza Cinzia Salemi, può arrivare tramite una cooperativa chiamata Si può fare oppure, qualora i costi delle terapie aumentassero, direttamente tramite la Sie, cioè la società di Foti. E qui viene il bello. Di Si può fare è responsabile Romina Sani Brenelli (ora indagata a Modena). Costei è la donna a cui è stata affidata la bimba di Mirandola la cui vicenda ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo dell'inchiesta. Questa bimba era stata mandata prima in terapia al centro La Cura di Bibbiano, poi direttamente da Nadia Bolognini (moglie di Foti), grazie a un provvedimento dell'Unione Comuni modenesi area nord del 3 luglio scorso, quando la terapeuta era già agli arresti. Guarda un po': quel provvedimento prevedeva un aumento dei costi da 135 a 170 euro l'ora. La Sani Brenelli, inoltre, fa parte del direttivo dell'associazione Rompere il silenzio. Ed ecco l'altro particolare determinante: nel direttivo dell'associazione c'è pure Francesco Monopoli, dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, strettissimo collaboratore di Federica Anghinolfi. Proviamo a riepilogare: i soldi pubblici incassati per le terapie finiscono in parte alla società di Foti e in parte all'associazione di cui Foti fa parte assieme ad affidatari di bambini e operatori dei servizi sociali, cioè quelli che il denaro pubblico lo distribuiscono. Il passaggio è contorto ma inquietante. Non stupisce che la segretaria di Foti ragioni di aumentare i costi quasi dando per scontato che i servizi sociali di Bibbiano accettino le nuove tariffe: del resto fanno parte delle stesse associazioni. Un bel giro d'amici, non c'è che dire. 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Vent'anni fa presentai al ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, una interrogazione parlamentare - firmata come vicepresidente della Camera - chiedendo come fosse stato possibile che i quattro minori Covezzi fossero stati sottratti alla famiglia, accusata di non aver vigilato sulle loro «gite notturne» a base di riti satanici e smembramento di bambini nei cimiteri. Diliberto mi chiese cortesemente di aspettare un'altra settimana prima di ottenere una risposta (che non arrivò mai). Era stata Valeria Covezzi (oggi trentenne), dopo un tempestoso incontro con la psicologa Valeria Donati, a confidare al suo affidatario che i genitori abusavano di lei e dei suoi fratelli. Ancora oggi, nonostante l'assoluzione definitiva dei genitori, la Covezzi continua pubblicamente a sostenere che i riti satanici e lo squartamento di decine di bambini sono realmente accaduti. Non potevo immaginarlo, allora. Ma adesso so, leggendo le carte dell'inchiesta «Angeli e Demoni» che a Reggio Emilia, a distanza di vent'anni, è scattato lo stesso meccanismo. Ci sono bambini che hanno subito il lavaggio del cervello in base a una strategia comune di psicologi e affidatari (come capitato a Serena di Mirandola, allontanata da casa per ragioni economiche) perché raccontassero al Tribunale dei minorenni le solite storie di diavoli e abusi. Di più: ora sappiamo che il metodo dello psicoterapeuta Claudio Foti - arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Angeli e Demoni» e sostenitore della tesi che il 75% dei bambini italiani sono in qualche modo abusati - è stato applicato sia nella bassa modenese che a Rignano Flaminio che a Reggio Emilia, e purtroppo è stato insegnato in questi anni nelle scuole di formazione dei magistrati e degli assistenti sociali e addirittura nelle università cattoliche. Mi aspetto di essere ascoltato dalla Procura della Repubblica di Modena a seguito dell'esposto che ho presentato lo scorso anno su queste vicende, non soltanto per quanto riguarda l'attività dei servizi della Val d'Enza ma anche su quanto accaduto a Modena. E, soprattutto, sulle terribili conseguenze che hanno avuto per le famiglie e l'equilibrio dei minori il fatto di averli convinti, costruendo falsi ricordi, di essere stati abusati e complici di atroci delitti. Carlo Giovanardi
Ansa
L’intera vicenda aveva avuto inizio nel 2023 quando, presso il Tribunale del distretto meridionale della California, due insegnanti avevano fatto causa chiedendo un’esenzione dalle politiche pro gender, come appunto quelle dei cognomi, riguardanti i loro allievi. Da parte sua, il distretto scolastico si era difeso asserendo che la legge - così come interpretata dal Procuratore generale della California e dal dipartimento dell’Istruzione - imponesse l’attuazione delle politiche contestate. A quel punto, gli insegnanti hanno fatto causa anche ai funzionari statali e, accanto a loro nel processo, si sono aggiunte delle famiglie; tra queste, meritano di essere ricordati i coniugi John e Jane Poe, che in breve hanno appreso che la loro figlia era intenzionata a «cambiare sesso» solo dopo che la stessa, all’inizio dell’ottavo anno di scuola, era stata ricoverata per tentato suicidio.
Solo allora, infatti, i signori Poe avevano scoperto da un medico che la figlia soffriva di disforia di genere e che a scuola si presentasse come un maschio: nessuno - tanto meno gli insegnanti ai colloqui di classe - aveva detto loro nulla. Di qui una class action che le famiglie, assistite dalla Thomas More Society, hanno intentato contro lo Stato della California. Nel dicembre 2025 il giudice distrettuale degli Stati Uniti Roger Benitez, alla luce del primo e del quattordicesimo emendamento, ha così dichiarato incostituzionale il regime di transizione segreta della California. La Corte d’Appello per il Nono Circuito ha però subito fermato questo pronunciamento, motivo per cui i ricorrenti - assistiti da un team legale della Thomas More composto dagli avvocati Paul Jonna, Peter Breen, Jeff Trissell, Michael McHale e Christopher Galiardo - sono ricorsi alla Corte suprema. Che, come si diceva in apertura, ha dato ragione alle famiglie, che d’ora in poi non dovranno più essere tenute all’oscuro delle condizioni dei loro figli in materia di disforia di genere.
L’avvocato Paul Jonna, poc’anzi citato, ha definito questo come un «momento di svolta» per i diritti dei genitori in America. Il legale ha altresì sottolineato come la Corte suprema abbia chiarito in termini inequivocabili che non sia possibile effettuare una transizione di un bambino all’insaputa di un genitore, stabilendo un precedente storico che smantellerà tali politiche in tutto il Paese. Di tenore analogo il commento di un altro avvocato, Peter Breen - che è anche vicepresidente della Thomas More Society -, secondo cui, dopo questo verdetto, si è messo in luce come lo Stato della California avesse di fatto costruito «un muro di segretezza» tra genitori e figli. Ora però la Corte suprema ha abbattuto quel muro, ha aggiunto Breen, secondo cui questa è una vittoria del diritto dei genitori di crescere i propri figli come meglio credono. Una lezione di diritto e di civiltà che, anche alle nostre latitudini, non sarebbe male ripassare.
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C’è una domanda che i media mainstream evitano di farsi: perché Donald Trump ha deciso di dare fuoco alla miccia in Medio Oriente, smentendo anni di promesse sull’"America First"? La risposta potrebbe essere nascosta in un archivio di segreti inconfessabili.
I metodi naturali e le attive sensibilità Montessori, (lo si sapeva già da allora e il ministro - il filosofo Giovanni Gentile - era d’accordo) erano esattamente il contrario delle gelide e supponenti regole dove adesso, più di un secolo dopo, si volevano consegnare i tre poetici bimbi Trevallion con la loro sanissima e profondamente colta adorazione verso il bosco, la natura e gli animali e i preziosi, indispensabili saperi fisici e spirituali che essi contengono.
Sembrava, dunque, che tutto andasse bene, ma ecco arrivare una figura notissima e molto temuta nelle attuali vicende umane, soprattutto tra i piccoli: l’assistente sociale. Un personaggio, spesso femminile, che ha preso forma in tempi recenti e confusi e, purtroppo, ha una storia professionale finora ancora breve e affrettata, con saperi fragili e sbrigativi, destinati alle richieste senz’anima delle burocrazie tradizionali.
Ecco, allora, che anche in questa storia, commovente e tremenda come le fiabe delle streghe e, come tante altre terribili e ciniche storie di cronaca, (come Bibbiano e Forteto), risuona il maleficio: fuori i figli dalla casa scandalosamente umile e non sufficientemente disinfettata e si affidino all’assistenza sociale. Non solo asettica, ma spesso apparentemente indifferente ai sentimenti, quando non ostile. Tuttavia, ciò è inaccettabile perché il sentimento è proprio ciò che promuove ogni cambiamento nella relazione psicologica: se non c’è, non succede niente, solo tristezza e disperazione. Ed ecco, quindi, il pianto disperato dei bambini e la tristezza degli adulti. Perché una famiglia non è un ente amministrativo: è un organismo vivente, quello dove - come ci ha ricordato papa Ratzinger pochi anni fa - si conosce l’altro, il primo, vero tu e, quindi, sé stessi. È così che si impara a vivere e nutrire i primi appetiti della persona, decisivi per il futuro: con la naturalità e la forza dei preziosi prodotti dell’orto di casa, in cui abbiamo impegnato il nostro stesso corpo. Recuperando, dunque, saperi sostanzialmente non molto diversi da quelli dei genitori, che affondavano le loro radici nei millenni dei libri fondativi delle varie culture.
Niente di astratto, si intende: le pratiche e considerazioni indispensabili sono note, molto utili e già silenziosamente seguite dalle usanze e conoscenze dei cani o dei gatti di casa, creature abili e pratiche, reduci da formazioni, giochi, strategie e movimenti maturati nei millenni della vita del creato. È anche per questo che queste creature naturalissime sono oggi più ascoltate dei burocratici assistenti sociali, ansiosamente in attesa delle molteplici e cangianti Intelligenze artificiali, ma nel frattempo sprezzanti delle esigenze più che mai vitali dell’istituzione umana più antica e sostanzialmente immodificabile dell’umanità: la famiglia, come ammesso anche da studiosi/e tuttora riconosciuti e ascoltati, come Hannah Arendt. In queste, però, osservando i fenomeni della realtà di oggi, e non delle burocrazie di ieri si trovano aspetti previsti anche dalle osservazioni fatte oggi e domani dalla fisica contemporanea, post einsteniana, nata insieme alla psicologia analitica junghiana nelle quale io stesso mi sono formato.
È, però, nell’indispensabile, concretissima e profonda famiglia cuore, sangue, corpo, pelle, gambe possono sostituire volentieri le astratte e formali dispense, di quelle che abbandonano la geniale sintesi della pratica fisica con la ferrea ignoranza del computer, richiuso nella ripetizione della formula e impedito allo sviluppo. Questi bambini e i loro avventurosi genitori hanno il diritto alla terrestre semplicità che si sa da tempo essere più istruttiva, profonda, vitale e divertente della spocchia e del manierismo burocratico; brutto e privo di senso.
Lasciateli essere sé stessi. Magari, anzi, copiateli un po’. Vedrete che è meglio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 4 marzo 2026. L'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti spiega perché la guerra in Iran potrebbe durare a lungo.