Arrestata la preside premiata dal Colle: rubava tablet e cibo agli alunni

La caduta dei santini. Professionista integerrima dell’antimafia di Palermo: «Quello che è, un nuovo Mac? Ora ce lo portiamo a casa». Eroina resiliente sul fronte del degrado sociale del quartiere Zen: «Il riso e l’origano escili per casa nostra». Preside da dieci anni della Scuola Giovanni Falcone, quindi in odore di santità: «Il tonno lo portiamo a Sferracavallo», perché anche la villa al mare ha la cambusa da riempire. Nominata Cavaliere della Repubblica da Sergio Mattarella: «Ci stanno arrivando soldi da tutte le parti!». Un altro monumento alla bontà di Stato è crollato finendo in mille pezzi: Daniela Lo Verde, 53 anni, fulgido esempio di legalità e di dedizione agli ultimi, portata in palmo di mano dalla sinistra televisiva, è stata arrestata per peculato e corruzione. Ora è ai domiciliari. Le frasi fra virgolette sono le sue, intercettate dai carabinieri, mentre dava ordini alla figlia o commentava i suoi exploit con un complice.
La «preside di frontiera» (così amava definirsi fra i violini suonati nei talk show) si sarebbe appropriata di computer, tablet, iPhone destinati agli alunni e acquistati con finanziamenti europei, più una quantità enorme di cibo distratta dalla mensa, da lei trasformata in un supermercato privato dal quale attingere a piene mani. Ecco perché piangeva in favore di telecamera quando distribuiva i buoni pasto agli studenti. Le parole della donna sono riscontrate anche dalle videocamere piazzate dai carabinieri che la mostrano mentre riempie buste di alimenti ed esce dall’ufficio di presidenza come dall’Esselunga. Difficile fare il conto totale; sotto i riflettori ci sono il finanziamento europeo di 675.000 euro per la scuola dell’infanzia, il progetto denominato Edu Green di 17.500 euro, le forniture di routine e i proventi del decreto «Sostegni Bis» per le scuole. Con Lo Verde è stato arrestato anche il vicepreside Daniele Agosta e sono indagate altre 11 persone.
Quella partita da Bruxelles e coordinata dai pm della Procura Europea Gery Ferrara e Amelia Luise, sembrava un’indagine di routine, avviata per controllare il corretto utilizzo dei fondi europei. Poi i carabinieri di Palermo hanno cominciato a scavare nella scuola più intervistata d’Italia e hanno scoperto il racket degli Onesti, dai Mac Book all’origano, dagli iPhone alla birra. «Escili che li portiamo a casa!». Daniela Lo Verde, ufficialmente in prima linea contro analfabetismo e dispersione scolastica, era particolarmente orgogliosa del sistema messo in piedi e si celebrava in pubblico come un Mimmo Lucano al femminile. Dopo aver ottenuto dal Quirinale il cavalierato «per il sostegno agli studenti della scuola durante i primi mesi della pandemia da coronavirus» si sentiva intoccabile. Se rilette oggi, le motivazioni dell’onorificenza firmata da Mattarella appaiono venate da una triste ironia: «Ha lanciato una campagna di raccolta fondi per regalare la spesa alimentare ad alcune famiglie in difficoltà». Anche la sua. «E ha lanciato un appello per recuperare pc e tablet per consentire ai suoi allievi di seguire le lezioni a distanza». Quello che è, un nuovo Mac?
Un giorno lady Daniela scopre un furto di computer dalla scuola, lo denuncia in un programma televisivo e si accorge quale possente ritorno possa avere quell’allarme. Non sapendo di essere intercettati, Lo Verde e Agosta svelano la loro soddisfazione per come il fatto abbia portato contributi all’istituto: «Per un cornuto un cornuto e mezzo, ci stanno arrivando soldi da tutte le parti!», esultano. L’ordinanza del gip approfondisce il concetto: «La preside rivendicava il merito di aver reso pubblica la notizia proprio al fine di cavalcare l’onda, pubblicizzare ancora di più il suo personaggio di dirigente integerrima in prima linea ed ottenere attestazioni di stima, solidarietà, ma soprattutto soldi da privati e istituzioni».
Un filone dell’inchiesta risale fino al Covid, arrivando a scoperchiare una botola odiosa: la preside si sarebbe appropriata di mascherine e salviette destinate agli alunni durante la pandemia. L’hanno accertato i carabinieri grazie alle intercettazioni. Parla la figlia della Lo Verde. «C’erano delle salviettine in qualcuna di questi... non so se mia mamma ce l’ha... che cos’altro le può servire? Questi sono disinfettanti? Me Ii porto io». Stessa attitudine aveva il vicepreside Agosta, ripreso dai video a riempire uno zainetto con confezioni di succhi di frutta, flaconi di gel disinfettante e mascherine Ffp2. In quei mesi a Rai tre la preside sosteneva che non si potesse tornare in classe in presenza «per mancanza di dispositivi». Chissà dov’erano finiti.
Non si trattava di episodi isolati ma di un sistema. Secondo gli inquirenti la premeditazione è evidente e - così è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare - «sarebbe inconsapevolmente confermata proprio dalla dirigente nel momento in cui, su richiesta della figlia, le diceva di inserire tra le provviste da portare a casa anche la birra. Appare quantomeno discutibile che, tra le provviste ordinate alla ditta Eurospin da destinare alla mensa scolastica, possa essere compreso anche l’acquisto di alcolici».






