Arcuri commissario pure a scuola
Nonostante la lacunosa gestione dell’emergenza sanitaria, il governo gli affida la ripresa dell’istruzione. Agcom sulla quarantena: tagliato fuori il 12,7% degli scolari

Dall’emergenza coronavirus alla ripartenza della scuola. La nomina di commissario per la scuola è nel decreto Semplificazioni ma chissà se, dopo il fallimento precedente con l’emergenza, Domenico Arcuri sarà in grado di facilitare la vita degli studenti italiani che dal 14 settembre dovranno tornare in aula in sicurezza. Arcuri infatti, come prevede la norma nel dl, da confermare, dovrà occuparsi della fornitura di gel, mascherine e «ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utile a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021, nonché a contenere e contrastare l’eventuale emergenza nelle istituzioni scolastiche statali». Il manager calabrese potrà provvedere «nel limite delle risorse assegnate allo scopo con delibera del Consiglio dei ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali» e può procedere subito all’affidamento di contratti, senza aspettare il trasferimento dei fondi alla contabilità speciale. Inoltre al neo commissario potrebbe essere affidata anche la gestione dei test sierologici per il personale scolastico. Un incarico che lascia esterrefatti, se si considera che il commissario per l’emergenza a metà marzo, in piena pandemia, aveva assicurato che «tempo una settimana» e i cittadini avrebbero potuto acquistare le mascherine a 50 centesimi (che poi erano 61 con l’Iva) in 50.000 farmacie, altrettanti tabaccai e nella grande distribuzione. Mascherine introvabili fino alla prima settimana di maggio quando il fabbisogno stimato, sempre dal commissario, era di 30 milioni al giorno tra cittadini, imprese, sanità, trasporti, forze dell’ordine e settore pubblico. Ma, diceva lui in conferenza stampa, «ne abbiamo distribuite 4 milioni al giorno in fase 1, quasi 8 ora (12 maggio, ndr)». E a chi non trovava le mascherine, Arcuri rispondeva: «La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti». Pratica dello scaricabarile che il commissario nominato da Conte ha usato anche con la Consip, davanti ai governatori delle Regioni che, sempre a marzo, sollecitavano dispositivi di protezione e bombole di ossigeno. Come svelato da uno scoop della Verità, videoconferenza Arcuri disse: «Almeno la metà dei ventilatori della gara Consip verrà consegnata solo alla fine dell’emergenza, che non si prevede a breve. E se arriveranno saremmo gli uomini più felici della terra». Malgrado il flop comunicativo e gestionale, Arcuri ora è commissario bis. Subito bocciato dal leader della Lega Matteo Salvini: «Ha fallito sulle mascherine (che molti stanno ancora aspettando) e per premio il governo lo manda ad occuparsi delle scuole dei nostri figli: ma basta». Anche perché la scuola non può sopportare ritardi e inefficienze dopo l’esperienza drammatica della didattica a distanza. Nella relazione annuale dell’Agcom si legge infatti che la pandemia «ha esacerbato in tutta la loro gravità le disuguaglianze sociali e digitali preesistenti del Paese» con «il 12,7% degli studenti italiani che non ha usufruito della didattica a distanza, perché 25 ragazzi su 100 hanno avuto problemi nelle velocità di connessione, 19 su 100 hanno segnalato che non tutta la classe ha partecipato alle lezioni, quasi 10 su 100 hanno lamentato la mancanza di dispositivi idonei».

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