Il caso del Fondo di fine carriera dei calciatori sta sollevando interrogativi sempre più ampi nel mondo del pallone. Centinaia tra ex giocatori e allenatori - attraverso la società di consulenza Offside Fc e lo studio associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners - hanno chiesto chiarezza sulla gestione delle somme versate negli anni, denunciando difficoltà nell’accesso alle informazioni e nei meccanismi di liquidazione. Una vicenda che riguarda potenzialmente decine di migliaia di tesserati. Tra chi da tempo chiede trasparenza c’è Giuseppe Dossena, ex centrocampista della Nazionale campione del mondo 1982, protagonista in Serie A con Torino, Bologna e Sampdoria. Da anni è impegnato anche nel sociale con una onlus che aiuta atleti in difficoltà economica e personale, spesso travolti da investimenti sbagliati o vicende familiari complicate.
Molti ex calciatori dicono di non sapere con chiarezza dove siano finiti i soldi versati nel Fondo: è davvero così?
«La gente vuole solo capire: ho preso tutto quello che mi spetta oppure no? E se non l’ho preso, perché? Qui non si tratta di polemica. È una questione di diritto che vale per tutti, anche per chi ha giocato pochi anni in Serie C. Magari sono cifre piccole, ma sono soldi suoi, della sua famiglia».
Il caso è esploso solo di recente. Perché?
«Qualche dubbio c’era già anni fa. Nel 2020, quando mi candidai alla presidenza dell’Associazione italiana calciatori, avevo cominciato ad approfondire la vicenda e avevo notato che presentava un po’ di opacità. Ma allora eravamo in pochi e poi la vita mi ha portato a fare altro. Poi lo studio legale che ci assiste mi ha contattato dicendo: “Abbiamo raccolto ciò che lei aveva denunciato e qualcosa di vero c’è”».
Cosa disse allora?
«Dissi che i calciatori avrebbero dovuto non solo prendere coscienza dello stato delle cose, ma anche prendere in considerazione l’idea di verificare ciò che è stato fatto. Il nostro errore forse è stato fidarci e non analizzare mai la nostra posizione. È vero, spesso veniamo considerati superficiali e la nostra colpa è non aver approfondito, ma mai e poi mai avremmo pensato che chi dovrebbe tutelarci abbia omesso di fornire comunicazioni».
Qual è oggi il problema principale?
«La mancanza di trasparenza. Il Fondo non ha mai pubblicato i bilanci. Prendiamo il caso di Emiliano Viviano che è dovuto andare davanti a un giudice per chiederli. Nonostante gli abbia dato ragione e intimato al Fondo di presentare i bilanci, chi governa il Fondo ha risposto che noi non possiamo avere informazioni su come vengono gestiti i nostri soldi. È assurdo».
Il Fondo però sostiene di essere solido.
«Se è tutto a posto, facciano vedere i bilanci. Così si chiude ogni dubbio. Non basta dire “state tranquilli”: bisogna dimostrarlo».
Ci sono casi di cifre che non tornano?
«Sì, e non pochi. Ma il punto è che oggi un calciatore non ha strumenti per verificare davvero i calcoli. Noi chiediamo trasparenza, non altro».
Di che cifre si parla?
«Fare calcoli è difficile, ma noi abbiamo versato negli anni centinaia e centinaia di milioni. Basta pensare a quanti calciatori sono transitati nelle tre serie professionistiche dal 1975 (quando è stato istituito il Fondo, ndr) a oggi. Solo tra A e B sono circa 69.000. Parliamo di un Fondo che deve per forza in qualche modo tenere una liquidità necessaria a pagare il tfr. Per non parlare del tema investimenti».
Cioè?
«Vogliamo sapere che investimenti ha fatto il Fondo con i nostri soldi. Cosa producono. Con quali interessi. Gli iscritti dovrebbero esserne a conoscenza, invece si scopre che nello statuto c’è scritto che la natura degli investimenti è esclusività del consiglio di amministrazione».
Di chi sono le responsabilità?
«Il Fondo è gestito da tutte le componenti del sistema: federazione, leghe, associazioni. Ma oggi sembra che noi siamo diventati gli avversari».
Avete avuto un confronto con il Fondo?
«Solo attraverso i giornali dove si dice che è tutto a posto. Ma la cosa che mi ha lasciato più di stucco è che il presidente del Fondo Leo Grosso ha detto che lo studio legale che ci rappresenta ha raccontato bugie e ci ha definiti “clienti” offendendoci perché non ci ha considerati come ex calciatori. Così si sta creando una distanza netta tra le parti».
E la Figc in tutto questo?
«Abbiamo chiesto al presidente federale Gabriele Gravina di convocare appena possibile un tavolo. Non è possibile dover passare dai tribunali per avere risposte. Così finalmente riusciremo a capire se siamo noi che ci siamo preoccupati troppo e se il fondo ha gestito nel migliore dei modi i nostri soldi. Oltre questo andrebbe anche modificata la procedura di accesso».
Che non è semplice.
«Ma certo. Tra credenziali, richieste, firme… non è normale. Uno dovrebbe poter entrare da casa e vedere tutto. Non solo la sua posizione, ma lo stato di salute del Fondo».
Lei ha fatto diversi appelli, anche a grandi ex come Buffon, Bonucci, Chiellini.
«Sì, perché chi ha più visibilità ha anche più responsabilità verso le nuove generazioni di calciatori. Non possono girarsi dall’altra parte o dire che non è un problema loro. Mi auguro che chiedano che i bilanci vengano pubblicati e che si facciano portavoce di un’istanza generale. Lasciamo stare gli ex come noi, ma i giovani hanno bisogno di protezione».
Da chi?
«Dai giocatori più importanti, soprattutto gli ex. A cominciare da Damiano Tommasi, oggi sindaco di Verona e prima presidente dell’Aic dove ha fatto battaglie anche lodevoli ma a cui vorrei chiedere se è normale che non abbiamo la possibilità di consultare i bilanci del Fondo».
A un giovane che oggi firma il suo primo contratto cosa direbbe?
«Di verificare quello che sta avvenendo e le procedure. Dopodiché, non dico mensilmente, ma ogni anno, chiedere cosa sta succedendo e come vengono investiti i soldi. Ma in generale il calciatore deve riappropriarsi della propria vita e dei propri interessi. Non può più delegare al procuratore o agli amici come abbiamo fatto noi. Deve sapere esattamente quello che sta facendo».
Il prossimo passo?
«Noi speriamo che la nostra richiesta di incontro venga accolta. Perché sarebbe il primo passo per non dover andare oltre».