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2023-05-24
Aperta un’indagine sull’alluvione. Previsti altri nubifragi in Romagna
Ansa
Mentre si prova a quantificare la portata dei danni causati dall’alluvione e proseguono i soccorsi tra fango e acqua, resta ancora forte l’allarme maltempo in Emilia Romagna, in particolar modo nel ravennate. L’Agenzia regionale di protezione civile e Arpae Emilia Romagna hanno infatti prolungato lo stato di allerta rossa per criticità idrauliche e gialla per criticità idrogeologiche e temporali su tutto il territorio del comune fino alla mezzanotte di mercoledì 24 maggio. L’allerta, estesa anche nella pianura forlivese, è dovuta al forte rischio di piene dei fiumi, in quanto nel pomeriggio sono previsti temporali che potrebbero causare l’innalzamento dei livelli idrometrici presso i tratti montani dei corsi d’acqua, già colpiti dal dissesto idrogeologico generato dalle alluvioni dei giorni scorsi. Le condizioni sono e restano ancora molto critiche anche per le difficoltà con cui si sta procedendo allo smaltimento delle acque esondate che non consentono il corretto utilizzo del reticolo idrografico secondario e di bonifica, ovvero il sistema di monitoraggio ambientale che regolando le piene dovrebbe tutelare il patrimonio agricolo e urbanistico.
Gli ultimi due giorni, tuttavia, hanno dato un po’ di tregua dal punto di vista meteorologico, con l’acqua che ha cominciato a ritirarsi da alcuni dei luoghi più colpiti, ma sono ancora molte le situazioni di difficoltà, con i Vigili del fuoco e i volontari impegnati 24 ore su 24 sul campo. A Conselice, per esempio, Comune di quasi 10.000 abitanti in provincia di Ravenna devastato dal maltempo, sono impegnati 100 volontari della Protezione civile insieme con altre strutture operative, al lavoro con idrovore, pompe utilizzate per assorbire grandi quantità d’acqua in caso di alluvione, mezzi anfibi e altro personale per prestare assistenza alla popolazione.
Intanto, a Forlì e Cesena sono state riaperte le scuole, mentre a Faenza la preside del liceo Torricelli Ballardini, Paola Falcioni, ha scritto una lettera ai docenti chiedendo di sospendere temporaneamente verifiche e interrogazioni, invitandoli a «comprendere i ragazzi e i traumi che hanno riportato con l’alluvione e capire quali siano le priorità in questo momento». A proposito delle scuole, l’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha comunicato una prima stima sulla situazione degli istituti: al momento se ne contano 105 colpiti fortemente dall’alluvione, 49 con grandi criticità per la ripresa delle lezioni, 58 con difficoltà dovute alla viabilità e ai trasporti, mentre altri 44 hanno messo a disposizione le proprie aule per accogliere gli sfollati, il cui numero ha superato quota 23.000. Sfollati che, oltre a dover fare i conti con i danni causati dall’alluvione, devono difendersi anche dagli attacchi degli sciacalli e dall’ondata di speculazione sui prezzi di beni di prima necessità strettamente connessi all’emergenza maltempo, dagli stivali ai guanti, dalle pale alle tute impermeabili, tutti oggetti che hanno avuto rincari ingiustificati al punto che a Forlì è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per controllare questo fenomeno. Per quanto riguarda invece la viabilità, nella giornata di ieri sono state riparte in entrambe le direzioni tutte le corsie dei 200 chilometri della A14 coinvolte dall’emergenza maltempo, come ha reso noto Autostrade per l’Italia.
Parallelamente a quanto accade sul territorio, l’attenzione è rivolta anche alle indagini al fine di accertare eventuali responsabilità. A Ravenna è stato aperto dalla Procura un fascicolo con ipotesi di reato di disastro colposo a carico di ignoti. Il procuratore capo Daniele Barberini deciderà se procedere o meno a specifiche consulenze tecniche quando sarà conclusa la delicata fase dei soccorsi, mentre per le sei vittime accertate fino a questo momento i fascicoli aperti dal pm Angela Scorza sono ancora senza ipotesi di reato.
Per giovedì, invece, come annunciato da Stefano Bonaccini, è prevista in Regione la visita di Ursula von der Leyen. Il governatore dem, in accordo con il governo, ha fatto sapere che chiederà al presidente della Commissione europea l’attivazione del fondo di solidarietà europea: «Già nel 2012 ci arrivarono 700 milioni di euro, noi siamo convinti che altre centinaia di milioni possano arrivare», ha detto Bonaccini. Giovedì, secondo quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo tenutasi ieri a Palazzo Madama, potrebbe essere anche la giornata dell’informativa in Senato del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, con il Terzo polo che, per voce della capogruppo Raffaella Paita, ha chiesto l’intervento del premier Giorgia Meloni al posto dell’ex governatore siciliano, «per illustrare quello che sta facendo il governo e cercare di fare in modo che si prenda un impegno serio per il ripristino dell’unità di missione Italia sicura per il dissesto idrogeologico», mentre il leader Carlo Calenda, intervenuto al Tg2, ha spento ogni polemica: «Il governo nazionale e la Regione Emilia Romagna stanno lavorando bene. Siamo assolutamente con loro per soccorrere le persone alluvionate».
Intanto la Cina spinge sul carbone
Mentre in Emilia Romagna ancora si spala il fango ed esperti di vaglia ascrivono l’alluvione al cambiamento climatico, a longitudini orientali si festeggia il nuovo record di emissioni di CO2. Gli ineffabili cinesi, infatti, continuano a bruciare carbone letteralmente come se non ci fosse un domani. Secondo Carbon brief, le emissioni di CO2 in Cina sono cresciute del 4% nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2022. È il primo trimestre più alto di sempre, leggermente sotto il record trimestrale registrato nel quarto trimestre 2020 (il primo trimestre dell’anno è significativo perché comprende i festeggiamenti del Capodanno cinese che durano un paio di settimane).
Complessivamente, le emissioni cinesi nel trimestre hanno superato i 3 miliardi di tonnellate di CO2, il che, in proiezione, significa che a fine anno il totale supererà agevolmente i 12 miliardi di tonnellate di CO2 emessa, pari a poco più di un terzo del totale mondiale. Giova ricordare che l’Unione europea a 27 emette 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, mentre l’Italia si ferma a circa 300 milioni di tonnellate all’anno, meno di un centesimo di quelle mondiali e 40 volte meno di quelle cinesi. Della CO2 emessa in Italia, circa il 15% (45 milioni di tonnellate, pari allo 0,1% delle emissioni mondiali e allo 0,38% delle emissioni cinesi) è legato ai trasporti su strada.
Le emissioni in Cina sono cresciute a causa del maggior utilizzo di petrolio (+5,5%), carbone (+3,6%) e gas (+1,4%). L’aumento nell’utilizzo di questi combustibili fossili è stato causato da un maggiore produzione di energia elettrica, che ha dovuto fare i conti anche con la minore produzione idroelettrica a causa delle scarse piogge. La Cina nel 2022 e nel primo trimestre 2023 ha aumentato sia le importazioni di carbone sia la produzione interna, aprendo nuove miniere e sfruttando maggiormente le attuali. L’aumento della produzione di carbone dell’11% registrata nel 2022 in realtà non basta a nutrire l’aumento del fabbisogno, perché la produzione aggiuntiva è costituita da carbone con minore potere calorifico, dunque con minore energia per unità di peso. Vero è che nel 2022 la stessa Cina ha installato 125.000 nuovi megawatt di potenza eolica e solare, ma allo stesso tempo sono stati autorizzati altri 100.000 megawatt di potenza a carbone, più altri 10.000 Mw nel solo primo trimestre 2023.
Dunque, la Cina prosegue nella sua strategia di crescita industriale basata essenzialmente sul carbone (e sul nucleare nel lungo termine, in sostituzione di questo). Di contro l’Europa prosegue nella sua strada suicida fatta di una politica industriale strutturalmente inflazionistica e pauperista dal lato dei consumi. Nonostante l’evidente sproporzione tra le emissioni cinesi e quelle europee, l’Europa introduce restrizioni e obblighi sempre maggiori e sempre più oppressivi, costringendo i cittadini a sostenere costi altissimi e, come presto sarà chiaro, anche a limitazioni della libertà di movimento e di espressione. A livello astratto, il racconto dei fatti climatici si basa sulla colpevolizzazione del genere umano come portatore nocivo di squilibri, il che conduce ad un rinnovato malthusianesimo vicino alle posizioni del Club di Roma. Del resto, il fatto che gruppi di pressione ben finanziati manifestino «per il clima» attaccando opere e monumenti italiani stando ben lontani dall’ambasciata cinese segnala un evidente intento politico, anche nella narrazione che pervade i media. Si colpisce con le Ztl l’artigiano che ha il furgone diesel euro 4 perché è molto più facile impedire a questo di varcare le soglie del centro cittadino che fare la voce grossa con Pechino. Un’ipocrisia che origina anche dai rapporti economici intrecciati negli ultimi 30 anni dall’Occidente, che hanno fatto della Cina il regno della manifattura e del dumping ambientale.
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Resta l’allerta rossa sulla regione. Alla Procura di Ravenna fascicolo contro ignoti. Oltre 100 scuole chiuse, forze dell’ordine per fermare sciacalli e speculazioni. Passerella di Ursula von der Leyen giovedì.La Cina spinge sul carbone. Nel primo trimestre emissioni su del 4% rispetto allo stesso periodo del 2022, complice la crisi dell’idroelettrico. A fine anno Pechino produrrà un terzo della CO2 mondiale.Lo speciale contiene due articoli.Mentre si prova a quantificare la portata dei danni causati dall’alluvione e proseguono i soccorsi tra fango e acqua, resta ancora forte l’allarme maltempo in Emilia Romagna, in particolar modo nel ravennate. L’Agenzia regionale di protezione civile e Arpae Emilia Romagna hanno infatti prolungato lo stato di allerta rossa per criticità idrauliche e gialla per criticità idrogeologiche e temporali su tutto il territorio del comune fino alla mezzanotte di mercoledì 24 maggio. L’allerta, estesa anche nella pianura forlivese, è dovuta al forte rischio di piene dei fiumi, in quanto nel pomeriggio sono previsti temporali che potrebbero causare l’innalzamento dei livelli idrometrici presso i tratti montani dei corsi d’acqua, già colpiti dal dissesto idrogeologico generato dalle alluvioni dei giorni scorsi. Le condizioni sono e restano ancora molto critiche anche per le difficoltà con cui si sta procedendo allo smaltimento delle acque esondate che non consentono il corretto utilizzo del reticolo idrografico secondario e di bonifica, ovvero il sistema di monitoraggio ambientale che regolando le piene dovrebbe tutelare il patrimonio agricolo e urbanistico.Gli ultimi due giorni, tuttavia, hanno dato un po’ di tregua dal punto di vista meteorologico, con l’acqua che ha cominciato a ritirarsi da alcuni dei luoghi più colpiti, ma sono ancora molte le situazioni di difficoltà, con i Vigili del fuoco e i volontari impegnati 24 ore su 24 sul campo. A Conselice, per esempio, Comune di quasi 10.000 abitanti in provincia di Ravenna devastato dal maltempo, sono impegnati 100 volontari della Protezione civile insieme con altre strutture operative, al lavoro con idrovore, pompe utilizzate per assorbire grandi quantità d’acqua in caso di alluvione, mezzi anfibi e altro personale per prestare assistenza alla popolazione.Intanto, a Forlì e Cesena sono state riaperte le scuole, mentre a Faenza la preside del liceo Torricelli Ballardini, Paola Falcioni, ha scritto una lettera ai docenti chiedendo di sospendere temporaneamente verifiche e interrogazioni, invitandoli a «comprendere i ragazzi e i traumi che hanno riportato con l’alluvione e capire quali siano le priorità in questo momento». A proposito delle scuole, l’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha comunicato una prima stima sulla situazione degli istituti: al momento se ne contano 105 colpiti fortemente dall’alluvione, 49 con grandi criticità per la ripresa delle lezioni, 58 con difficoltà dovute alla viabilità e ai trasporti, mentre altri 44 hanno messo a disposizione le proprie aule per accogliere gli sfollati, il cui numero ha superato quota 23.000. Sfollati che, oltre a dover fare i conti con i danni causati dall’alluvione, devono difendersi anche dagli attacchi degli sciacalli e dall’ondata di speculazione sui prezzi di beni di prima necessità strettamente connessi all’emergenza maltempo, dagli stivali ai guanti, dalle pale alle tute impermeabili, tutti oggetti che hanno avuto rincari ingiustificati al punto che a Forlì è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per controllare questo fenomeno. Per quanto riguarda invece la viabilità, nella giornata di ieri sono state riparte in entrambe le direzioni tutte le corsie dei 200 chilometri della A14 coinvolte dall’emergenza maltempo, come ha reso noto Autostrade per l’Italia.Parallelamente a quanto accade sul territorio, l’attenzione è rivolta anche alle indagini al fine di accertare eventuali responsabilità. A Ravenna è stato aperto dalla Procura un fascicolo con ipotesi di reato di disastro colposo a carico di ignoti. Il procuratore capo Daniele Barberini deciderà se procedere o meno a specifiche consulenze tecniche quando sarà conclusa la delicata fase dei soccorsi, mentre per le sei vittime accertate fino a questo momento i fascicoli aperti dal pm Angela Scorza sono ancora senza ipotesi di reato.Per giovedì, invece, come annunciato da Stefano Bonaccini, è prevista in Regione la visita di Ursula von der Leyen. Il governatore dem, in accordo con il governo, ha fatto sapere che chiederà al presidente della Commissione europea l’attivazione del fondo di solidarietà europea: «Già nel 2012 ci arrivarono 700 milioni di euro, noi siamo convinti che altre centinaia di milioni possano arrivare», ha detto Bonaccini. Giovedì, secondo quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo tenutasi ieri a Palazzo Madama, potrebbe essere anche la giornata dell’informativa in Senato del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, con il Terzo polo che, per voce della capogruppo Raffaella Paita, ha chiesto l’intervento del premier Giorgia Meloni al posto dell’ex governatore siciliano, «per illustrare quello che sta facendo il governo e cercare di fare in modo che si prenda un impegno serio per il ripristino dell’unità di missione Italia sicura per il dissesto idrogeologico», mentre il leader Carlo Calenda, intervenuto al Tg2, ha spento ogni polemica: «Il governo nazionale e la Regione Emilia Romagna stanno lavorando bene. 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È il primo trimestre più alto di sempre, leggermente sotto il record trimestrale registrato nel quarto trimestre 2020 (il primo trimestre dell’anno è significativo perché comprende i festeggiamenti del Capodanno cinese che durano un paio di settimane). Complessivamente, le emissioni cinesi nel trimestre hanno superato i 3 miliardi di tonnellate di CO2, il che, in proiezione, significa che a fine anno il totale supererà agevolmente i 12 miliardi di tonnellate di CO2 emessa, pari a poco più di un terzo del totale mondiale. Giova ricordare che l’Unione europea a 27 emette 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, mentre l’Italia si ferma a circa 300 milioni di tonnellate all’anno, meno di un centesimo di quelle mondiali e 40 volte meno di quelle cinesi. Della CO2 emessa in Italia, circa il 15% (45 milioni di tonnellate, pari allo 0,1% delle emissioni mondiali e allo 0,38% delle emissioni cinesi) è legato ai trasporti su strada. Le emissioni in Cina sono cresciute a causa del maggior utilizzo di petrolio (+5,5%), carbone (+3,6%) e gas (+1,4%). L’aumento nell’utilizzo di questi combustibili fossili è stato causato da un maggiore produzione di energia elettrica, che ha dovuto fare i conti anche con la minore produzione idroelettrica a causa delle scarse piogge. La Cina nel 2022 e nel primo trimestre 2023 ha aumentato sia le importazioni di carbone sia la produzione interna, aprendo nuove miniere e sfruttando maggiormente le attuali. L’aumento della produzione di carbone dell’11% registrata nel 2022 in realtà non basta a nutrire l’aumento del fabbisogno, perché la produzione aggiuntiva è costituita da carbone con minore potere calorifico, dunque con minore energia per unità di peso. Vero è che nel 2022 la stessa Cina ha installato 125.000 nuovi megawatt di potenza eolica e solare, ma allo stesso tempo sono stati autorizzati altri 100.000 megawatt di potenza a carbone, più altri 10.000 Mw nel solo primo trimestre 2023. Dunque, la Cina prosegue nella sua strategia di crescita industriale basata essenzialmente sul carbone (e sul nucleare nel lungo termine, in sostituzione di questo). Di contro l’Europa prosegue nella sua strada suicida fatta di una politica industriale strutturalmente inflazionistica e pauperista dal lato dei consumi. Nonostante l’evidente sproporzione tra le emissioni cinesi e quelle europee, l’Europa introduce restrizioni e obblighi sempre maggiori e sempre più oppressivi, costringendo i cittadini a sostenere costi altissimi e, come presto sarà chiaro, anche a limitazioni della libertà di movimento e di espressione. A livello astratto, il racconto dei fatti climatici si basa sulla colpevolizzazione del genere umano come portatore nocivo di squilibri, il che conduce ad un rinnovato malthusianesimo vicino alle posizioni del Club di Roma. Del resto, il fatto che gruppi di pressione ben finanziati manifestino «per il clima» attaccando opere e monumenti italiani stando ben lontani dall’ambasciata cinese segnala un evidente intento politico, anche nella narrazione che pervade i media. Si colpisce con le Ztl l’artigiano che ha il furgone diesel euro 4 perché è molto più facile impedire a questo di varcare le soglie del centro cittadino che fare la voce grossa con Pechino. Un’ipocrisia che origina anche dai rapporti economici intrecciati negli ultimi 30 anni dall’Occidente, che hanno fatto della Cina il regno della manifattura e del dumping ambientale.
Auro Bulbarelli (Ansa)
L’altro giorno lo aveva ben raccontato il direttore Belpietro. Se Petrecca si è ritrovato davanti a quel microfono più grande di lui è stato perché qualcuno, quello stesso microfono, lo aveva sfilato a Bulbarelli. Chi glielo ha tolto? In tanti, diciamo. Ma in primis il Quirinale. Sembra paradossale ma quello stesso Mattarella che oggi è narrato con enfasi come il talismano degli azzurri olimpici, il portafortuna nazionale; lo stesso Mattarella campione del pop che riceve i protagonisti del prossimo festival di Sanremo; ecco, proprio lui, si sarebbe infastidito per le anticipazioni giornalistiche date da Bulbarelli circa il ruolo del capo dello Stato nella vigilia dell’inaugurazione. Un ruolo istituzionale ma anche giocoso per lo sketch con Valentino Rossi sul tram, lo stesso che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro gentile e melenso.
Auro Bulbarelli aveva anticipato le notizie che riguardavano i passaggi del presidente nella cerimonia e il Quirinale si sarebbe «rabbuiato» chiedendo così l’intervento a chi di dovere (i più alti vertici della Rai), colpevole di non aver saputo preservare il riserbo su scaletta e protocollo. Sembrerà strano vista la leggerezza dell’accaduto - mica stavamo parlando della rivelazione di chissà quali segreti di Stato - ma il telecronista Bulbarelli è stato tagliato fuori proprio per aver dato una notizia, anche a costo (sicuramente involontario) di rompere l’embargo e la religiosità della scaletta. Quindi sono cominciate le interlocuzioni, anzi una specie di staffetta olimpica, tra Quirinale, organizzatori delle Olimpiadi invernali e vertici di viale Mazzini per sbattere in faccia ad Auro il cartellino giallo e sfilargli il ruolo di telecronista per la prima olimpica. Petrecca ha poi completato il pasticcio.
Va bene che col secondo mandato di Mattarella al Quirinale non siamo lontani da una specie di «monarchia mattarelliana» (nemmeno al potente presidente degli Stati Uniti è concesso un potere per 14 anni) ma arrivare addirittura a protestare con i vertici della tv pubblica perché un giornalista ha svelato il ruolo attivo di Mattarella nella cerimonia inaugurale ci sembra davvero un eccesso, la cui gravità è persino superiore alla decisione, autolesionista, dei vertici Rai di sostituire un telecronista navigato che si era ben preparato.
La rimostranza del Quirinale per lo «strappo» alla riservatezza è un fatto grave che non può passare sotto silenzio. Arriviamo così ai silenzi e alla complicità dell’opposizione, i cui membri in Vigilanza Rai stanno montando la polemica contro Petrecca senza tuttavia aver mai speso una parola di solidarietà nei confronti di Auro Bulbarelli, a dimostrazione di una stucchevole sudditanza verso il Colle. Centrosinistra e Cinque stelle non possono limitarsi ad accusare Petrecca - al quale non facciamo il minimo sconto: telecronaca pessima, approccio sciatto e presuntuoso, incapacità e inadeguatezza a restare nel ruolo di direttore di Rai Sport - e affermare che Bulbarelli ha commesso una gaffe, pensando di uscire da questa vicenda come quelli bravi o come i difensori della competenza: no, se importasse loro delle professionalità dovrebbero difendere chi è stato estromesso dal Quirinale. Invece stanno politicizzando oltremisura e stanno tenendo lo stesso atteggiamento del centrodestra: se quelli di Fratelli d’Italia sbagliano nel non chiedere il passo indietro di Petrecca, il Pd e compagnia sbaglia nel non risarcire Bulbarelli, che era stato incaricato di raccontare la cerimonia di inaugurazione.
Allora, visto che questo bravo collega sta pagando un prezzo professionale alto, lo diciamo noi: la diretta della cerimonia di chiusura dei giochi olimpici invernali dev’essere affidata a Bulbarelli, giornalista che paga per aver dato delle notizie, e non certo perché, come sta dicendo la sinistra con la complicità dei vertici Rai, ha fatto delle gaffe o ha esposto la Rai a una figuraccia. Non è così, la figuraccia - purtroppo - l’ha fatta Petrecca e l’ha fatta fare Petrecca, Bulbarelli ha solo anticipato le notizie che riguardavano Mattarella come insegnano i vecchi maestri: chi ha una notizia la racconta. Se Petrecca volesse recuperare un bel po’ di faccia e un bel po’ di dignità dovrebbe riassegnare la telecronaca a Bulbarelli e dirlo apertamente. Se ciò accadesse significherebbe che anche l’amministratore delegato Giampaolo Rossi sarebbe d’accordo.
Pertanto, si ridia il microfono ad Auro Bulbarelli nella speranza anche di poter festeggiare un medagliere olimpico sempre più pesante e brillante.
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Laura Pausini, Carlo Conti e Sergio Mattarella (Ansa)
Nero come lo stato dell’ordine pubblico, con i violenti in piazza giustificati dai rossi, mentre il governo (nero anch’esso) sforna decreti sicurezza. Meno male che Sergio c’è, verrebbe da cantare tutti in coro, parafrasando l’inno a Berlusconi. Meno male che c’è il presidente di tutti gli italiani, con quella sua «forza tranquilla», per citare un classico manifesto della Dc dei tempi d’oro. I giornali coprono Mattarella di miele e melassa da giorni e sembra che le medaglie le abbia vinte lui. E tra dieci giorni arriva Sanremo, totem nazionalpopolare, ed ecco che il capo dello Stato ieri ha tolto la giacca vento e ha rimesso la grisaglia per benedire Carlo Conti e Laura Pausini nei saloni del Quirinale. Ormai, Mattarella presenzia più dell’amico Emmanuel Macron, che però è a caccia di voti. Il fatto è che Mattarella lava più bianco. Lava le colpe di una politica rissosa e cacofonica, e anche la Pausini si presenta al suo cospetto di bianco vestita, insieme a Conti, il bravo presentatore. È la prima volta in assoluto che i protagonisti di Sanremo vengono ricevuti ufficialmente sul Colle. Sarà un precedente interessante, specie se un giorno il Comune ligure dovesse decidere di affidare il Festival a Mediaset, che per Mattarella, quand’era ministro ai tempi del decreto tv, era l’Impero del Male. Tre anni fa, era stato il primo capo dello Stato a partecipare a Sanremo. Era stata un’idea di Amadeus, che per rendere gloria ai 75 anni della Costituzione di uno dei paesi più canterini del mondo aveva ingaggiato Roberto Benigni.
Il comico che unifica e non graffia trovò il modo di citare Bernardo Mattarella tra i padri costituenti e il presidente si commosse in eurovisione.
Ieri, al Quirinale, sono sfilati una ventina di artisti (cantando Azzurro davanti al presidente) che saliranno sul palco della Città dei fiori, tra cui J-Ax con cappello da cowboy e pantaloni con le frange, Dargen D’Amico con gli occhiali fucsia, Mara Sattei vestita in nero ministeriale ma con borsetta in lurex ed Elettra Lamborghini in total white. Conti, al termine dell’incontro, non si è tenuto: «È stato bellissimo, molto emozionante, io che non mi emoziono mai mi sono emozionato». E Mattarella? Era contento? Conti giura di sì: «Il presidente è stato meraviglioso e ha detto cose straordinarie sulla musica. Mi hanno colpito le sue parole sempre attente, precise, puntuali. Ho fatto l’esempio che Sanremo è come le Olimpiadi della musica». Mentre la Pausini è uscita come trasfigurata: «Ha detto cose bellissime sulla musica popolare (…) È un presidente pop». La rassegna stampa di ieri era degna della Corea del Nord di Kim Jong-un, il capo di Stato ritratto sempre trionfante, sulle nevi come nei campi. La Stampa ha dedicato un paginone al seguente tema: «Tutti gli ori del presidente». Spacciando l’esistenza di «un effetto Mattarella che distribuisce tranquillità ed è una calamita per gli atleti». Ma lui, va detto, resta umile: «Porto fortuna? Non è merito mio. Sarebbe appropriazione indebita». Anche spiritoso. Il Corriere della Sera ha arruolato per la laudatio Walter Veltroni, che in questa presenza benigna sulle nevi ha visto l’apprezzamento della gente «per una figura paterna, sempre presente, pieno di cure per la sua comunità, testimone di rettitudine e portatore di una rigorosa moderazione».
E nelle cronache da Cortina, c’è spazio per i toni messianici: «Lui, il presidente-amuleto, il giorno dei miracoli lo aveva visto arrivare». Brignone e Lollobrigida erano nei suoi pensieri lungimiranti e benedicenti». Quanto a Repubblica, ecco il giusto encomio al Quirinale: «Mattarella primo tifoso e talismano degli atleti». Non male anche la prima pagina del Messaggero, che mette in foto il presidente con la Brignone e titola: «Mattarella abbraccia Federica: «Contavo sulla tua rinascita». Presidente accolto come una rockstar». Ma sì, pop o rock, l’importante è far capire ai lettori che Mattarella è su un altro livello. Perfino le vignette, Corriere in testa, che dovrebbero fare satira, per il Mattarella Madonna delle nevi si fanno turibolo.
Adesso ci manca solo che questa sera il presidente compaia in tribuna d’onore a San Siro per Inter-Juventus, il derby d’Italia. In ogni caso, Mattarella che presenzia a cose ha davanti a sé un calendario invitante: venerdì 3 aprile potrebbe accompagnare un altro signore vestito di bianco, papa Leone, nella Via Crucis al Colosseo. Prima, il 21 marzo, potrebbe materializzarsi al traguardo della Maratona di Roma e stringere la mano alle runner e ai runner. Poi, se volesse impegnarsi, potrebbe aiutare la povera Nazionale di calcio a qualificarsi per i Mondiali. Mondiali che sono in programma in estate in Canada, Messico e Stati Uniti. Anche lì, con Mattarella in tribuna, tutto può succedere. Solo cose belle, ovviamente. E ovviamente siamo tutti contenti che al Colle ci sia un uomo pieno di energie, nonostante i capelli bianchi. Ma sono energie un po’ sprecate, per i suoi poteri, perché sono energie da campagna elettorale. Il suo iperpresenzialismo di questi ultimi giorni serve a creargli un’immagine apparentemente apolitica, ma alla fine gli consegna una leva formidabile sulla politica stessa. Mai una parola fuori posto, certo. Ma adesso è in ogni posto.
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