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2024-05-20
Anti stress ed elisir di giovinezza. Le virtù insospettate del limone
(iStock)
Quando diciamo limone, possiamo intendere sia la pianta, sia il frutto. Il limone, nome botanico Citrus x limon, è un albero da frutto della famiglia delle Rutacee, genere Citrus, specie Citrus x limon. Si tratta di un ibrido tra arancio amaro e cedro.
Si vedono sempre più spesso, presso i fiorai, vasi con piccole piante di limone «da balcone», con qualche limonino attaccato, che sono molto belle da ammirare e anche da avere, sì, ma niente è più bello di un albero di limone in campo, gagliardamente libero di svilupparsi al massimo delle sue possibilità: maturo, l’albero di limone è un possente esemplare che tocca tra i 3 e i 6 metri di altezza e da cui emergono bei fiori bianchi dalle sfumature viola. I fiori di limone, che fioriscono tra aprile e maggio, sono molto profumati, si chiamano zagare e nel linguaggio dei fiori rappresentano la purezza. Un limone può dare un raccolto tra 600 e 800 kg. Il frutto del limone è anche molto «instagrammabile», «iconico», come si dice oggi: non è un caso che anche stilisti come Dolce & Gabbana, ma anche altri, ne abbiano fatto un gettonatissimo elemento decorativo nelle loro creazioni, insieme ad altri simboli del Mediterraneo. Da un punto di vista tecnico, il frutto, che si chiama esperidio, è una sorta di bacca modificata, composta da tre livelli: l’epicarpo giallo, molto sottile, ricco di oli essenziali contenuti nelle tasche lisigene, anche detto flavedo. La famosa scorza di limone grattugiata richiesta in tante ricette è proprio l’epicarpo e la parte che tutti i manuali di cucina e pasticceria consigliano di non grattugiarci insieme è quella sottostante, il mesocarpo bianco e spugnoso detto albedo (per non grattugiarlo con la scorza basta non premere troppo forte il limone sulla grattugia). L’albedo c’è, invece, nella scorza d’arancia candita, che usa flavedo e albedo. All’interno dell’albedo c’è poi l’endocarpo, formato da spicchi. Gli spicchi sono disposti a raggiera e ogni spicchio contiene membrane di piccola dimensione a forma di goccia che a loro volta contengono il succo e che si chiamano lemmy, è lì che sono presenti anche i semi. Una curiosità: le varietà di limone sono tantissime. Ce ne sono anche di decisamente eccentriche rispetto a ciò che il limone è per noi, aspro e giallo, come il limone rosso o, pensate, il limone dolce. Il limone rosso è il Citrus × volkameriana, rosso ma più aspro del nostro limone. Il limone dolce come il Citrus limetta è un interessante esempio di relatività, infatti è detto così non perché sia letteralmente dolce come un mandarino: è solo molto meno aspro del limone normale, che è fortemente aspro, da poter essere mangiato con gradevolezza così, a spicchi, rispetto al normale limone, come se fosse dolce pur non essendolo letteralmente.
E il limone verde? Anche qui, il nostro aspro amico ovale ci sorprenderà. Il limone verde non è una varietà, ma... un’età, è un tipo di limone commerciale. Si tratta, infatti, del frutto della fioritura estiva, che spesso viene indotta forzatamente privando la pianta, che normalmente ha bisogno di circa 30 litri di acqua ogni 7-10 giorni, dell’irrigazione a giugno e a luglio. In questo modo, si ottiene un frutto con una buccia molto sottile e molto verde, dalla polpa molto succosa. I limoni verdi si conservano a lungo, sono facilmente esportabili per questo e perciò si sono affermati nel mondo produttivo. Ci sono molte varietà di limone nel mondo, noi italiani deteniamo il record europeo per numero di varietà con ben sette limoni Igp: Costa d’Amalfi Igp, il Sorrento Igp, il Rocca Imperiale Igp, l’Interdonato Messina Igp, l’Etna Igp, il Femminello del Gargano Igp. Come spiega il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, «quando pensiamo al limone e alle sue proprietà nutrizionali tendiamo istintivamente ad associarlo alla vitamina C. In realtà, il limone è un frutto estremamente versatile non solo nel suo utilizzo in cucina ma anche nella sua capacità di offrire vantaggi nutrizionali e salutistici di grande interesse. In 100 g della parte commestibile del frutto del limone sono presenti 91,5 g di acqua e solo 16 calorie, delle quali quasi la totalità è offerta da zuccheri solubili e solo in piccolissima parte da proteine (0,6 g) mentre i grassi sono totalmente assenti. Da non trascurare la quantità di fibre (1,9 g) in gran parte rappresentate da pectina, una fibra solubile nota per la sua capacità di ridurre l’assorbimento di zuccheri e grassi, e per il suo effetto prebiotico in grado di selezionare e consentire lo sviluppo di un sano microbiota intestinale. I veri benefici salutistici del limone derivano però da principi attivi diversi dai macronutrienti calorici e dalle fibre. Il più noto a tutti è la vitamina C. Questa importantissima molecola, nota anche come acido ascorbico, serve per la sintesi del collagene, sostanza deputata a costituire buona parte del tessuto connettivo di pelle e organi; è molto utile, infatti, a ridurre gli effetti del sole sulla perdita di elasticità della pelle (ricordiamo i marinai affetti da scorbuto nei secoli passati). Il collagene mantiene integre le pareti dei vasi e quindi conferisce una corretta protezione per gli effetti di vasodilatazione del sole e del caldo sulle vene delle gambe. Il limone grazie alla vitamina C, inoltre, è un potente antiossidante e agisce ammortizzando gli effetti negativi dei radicali liberi, come preventivo della comparsa di alcune forme di tumore, esercita una potente azione antiaging e coadiuva il sistema immunitario. I livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (Larn) consigliano una quantità di vitamina C pari a 100 mg/die (100 g di succo di limone ne contengono 43 mg; quindi, un succo di 2 limoni coprirebbe il fabbisogno giornaliero). È importante ricordare che i fumatori introducono una maggiore quantità di radicali liberi e pertanto sarebbe auspicabile che assumessero una quantità di vitamina C superiore. Questa vitamina infine interviene nelle reazioni chimiche che portano alla sintesi di adrenalina, sali biliari, ormoni steroidei e nella rigenerazione della vitamina E.
Un’altra particolarità della vitamina C è quella di favorire l’assorbimento del ferro; quindi, è molto importante consigliare l’utilizzo dei limoni alle persone che soffrono di anemia. Può essere utile spremerlo sulla carne e sul pesce proprio per questa azione riducente sul ferro che passando dalla forma ferrica Fe3+ a quella ferrosa Fe2+ si rende molto più biodisponibile e di conseguenza meglio sfruttabile dall’organismo. Ma nel limone troviamo anche altre vitamine importanti, anche se in minore quantità, come quelle del gruppo B e in particolare la B1, la B2 (necessarie per consentire la conversione dei nutrienti in energia) e la B3 (o niacina che oltre a proteggere i vasi sanguigni e la pelle permette la respirazione cellulare e la formazione dell’Atp per il corretto trasporto dell’energia). La presenza nel limone dell’acido citrico aiuta a prevenire la comparsa dei calcoli renali che si possono formare in caso di ipocitraturia. Questa condizione (presenza di citrato urinario 350 mg/die), presente nel 40-50% dei soggetti formatori di calcoli calcici, promuove la formazione dei calcoli di calcio perché in condizioni normali il citrato lega il calcio urinario e inibisce la cristallizzazione dei sali di calcio. Inoltre, l’acido citrico al contrario di ciò che viene spontaneo pensare, alcalinizza le urine trasformandosi in citrato di potassio ostacolando in questo modo la cristallizzazione degli ossalati. Non trascurabile anche la presenza di sali minerali come potassio (utile alla trasmissione degli impulsi nervosi, alla contrazione muscolare e cardiaca, a mantenere l’equilibrio acido-base e a consentire la secrezione acida dello stomaco), calcio e fosforo (necessari per aiutare il metabolismo dell’osso, per consentire la trasmissione delle informazioni cellulari e il trasporto dell’energia).
Il limone contiene una grande quantità di altre molecole bioattive molto utili allo stato di salute come polifenoli, flavonoidi, oli aromatici e composti volatili che hanno dimostrato di svolgere azioni antiossidanti e protettive. Una metanalisi pubblicata recentemente ha dimostrato un rapporto inverso tra consumo di frutta e verdure, in particolare limoni, e la comparsa di patologie cardiovascolari e la mortalità per ogni causa compreso il cancro. In particolare, il consumo di limoni si è rivelato essere protettivo nei confronti del tumore del seno, della laringe e del tratto digerente. Già altri studi avevano dimostrato l’effetto protettivo del limone nei confronti delle patologie cardiovascolari e nella protezione dell’ictus mentre altre evidenze hanno confermato l’azione protettiva nei confronti di malattie infiammatorie croniche e degenerative. Un altro studio ha osservato come il consumo abbondante di limoni può essere d’aiuto nella prevenzione e trattamento di alcune malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide e nella prevenzione del diabete. Altri studi hanno infine dimostrato che l’assunzione regolare e abbondante dei limoni può promuovere alti livelli di ottimismo e autostima, così come ridurre il livello di stress psicologico, senso di ambiguità e paura delle malattie e migliorare la protezione da sintomi depressivi. Anche i livelli cognitivi possono giovarsi dall’assunzione di questo agrume. Anche il limone sotto forma di succo ha dimostrato la sua efficacia sullo stato di salute grazie ai polifenoli e flavonoidi presenti e che rimangono inalterati nella spremitura; in particolare contribuisce a migliorare i profili lipidico e glicemico, ad abbassare i markers infiammatori e dello stress ossidativo, e a modificare in positivo la composizione del microbiota intestinale».
«Il succo in bottiglia è un’alternativa se è di alta qualità»
La Giancarlo Polenghi è una family company fondata nel 1976 che produce il succo di limone in confezioni di plastica e vetro nello stabilimento a Colturano (Mi). Nel 2023 ha spremuto circa 535 milioni di limoni. Abbiamo intervistato l’ad Filippo Scandellari.
Il vostro succo di limone biologico Fondo Spinagallo in vetro è di limoni di Femminello siracusano. In Italia abbiamo 7 limoni Igp, il limonello siracusano è uno di questi. Conta davvero conoscere poter conoscere l’origine della materia prima del succo di limone?
«Sì, perché essendo un prodotto naturale, la qualità del frutto deriva dalla terra, dal microclima… L’area di Siracusa è un’area particolarmente favorevole, alle pendici dell’Etna, con un microclima particolare che rende il limone molto generoso, con un succo e con delle qualità organolettiche chimico-fisiche che sono specifiche di quella zona».
All’interno della categoria Igp del Femminello siracusano, poi, voi scegliete quello biologico.
«Sì, in questo caso non ci siamo appoggiati all’Igp, noi abbiamo fatto un passo se vogliamo diverso, un pochino anche forse più avanti, perché abbiamo selezionato un’area specifica che è la contrada Spinagallo e abbiamo stretto un accordo di filiera con tre parti, uno è il produttore dei limoni, l’azienda Campisi di Cassibile in provincia di Siracusa che produce questi limoni solo per noi. I limoni vengono spremuti dall’azienda Simone Gatto basata a Messina, che usa un metodo di spremitura originale, antico, con le birillatrici, strumenti vecchi di più di un secolo che rispettano la struttura del succo, spremono come se fosse una spremitura casalinga. Questo è il vantaggio, lo svantaggio è una resa del 30% in meno delle spremiture tipiche industriali, quindi chiaramente il prodotto costa di più anche perché il limone rende di meno, però rende di meno proprio perché non viene toccato l’albedo, la parte bianca, viene spremuto veramente solo succo, è un succo già selezionato all’origine. Poi entriamo in gioco noi e lo imbottigliamo con un processo di imbottigliamento particolare che ha una pastorizzazione molto leggera e permette di mantenere il prodotto con una qualità che è esattamente quella del limone originale fresco. Diamo tutta la qualità del limone fresco evitando lo spreco di limone fresco. Oggi, quando si va al supermercato, il succo di limone viene considerato un prodotto di bassa qualità, tenuto in plastica, nella parte più bassa dello scaffale. Esistono dei prodotti da concentrato che non sono di bassa qualità, però sono sempre prodotti con un’origine non determinata. Noi realizziamo prodotti di altissima qualità e in più non ci sono sprechi, con un vantaggio di trasporto, di stoccaggio...».
Spesso c’è un pregiudizio nei confronti del succo di limone forse perché al supermercato non troviamo succo di limone, diciamo così, di livello. Ma in generale perché preferire o optare, almeno talvolta, per il succo di limone al posto dei limoni freschi?
«Col succo di limone imbottigliato di qualità alta, quindi senza conservanti, biologico, magari in vetro, nel reparto del fresco, abbiamo un prodotto che è buono come i migliori limoni freschi, ma nello stesso tempo non ne sprechiamo. Quante volta a casa tagliamo il limone, spremiamo una parte e poi il resto dopo due giorni siamo costretti a buttarlo via? Quante volte escono i semi? Quante volte non sappiamo da dove arrivi il limone? A volte sì, a volte no. Non sappiamo come è stato trattato il frutto, pensiamo sia migliore solo perché fresco. La bottiglia ottimizza il trasporto, quindi anche l’impatto di sostenibilità, perché trasportare una bottiglia come quella del nostro Polenghi Spinagallo equivale a trasportare 8-10 limoni. La bottiglia, come peso e come volume, ha molto meno impatto ambientale rispetto ai limoni freschi, che vanno anche trasportati in celle frigorifere. Il confezionato, che normalmente viene considerato quello con più impatto, in realtà ha scientificamente molto meno impatto. Se ne spreca di meno, si può dosare meglio, goccia a goccia, la nostra bottiglia ha un dosatore che permette di dosare esattamente la goccia».
Producete anche succo di lime.
«Sì, ovviamente non è italiano, il lime viene dalle regioni tipiche del lime, il Centro America oppure la Spagna. L’obiettivo che ci siamo dati è comunicare il valore del succo di limone».
Non italiano, tuttavia, non significa non buono. Anche nel caso dei limoni?
«Ci sono limoni buoni che vengono dalla Spagna, dall’Argentina. Il tasto che lei ha toccato è correttissimo, il limone italiano non solo è il limone migliore, più buono, ma ha anche un impatto di trasporto minore. Oltretutto, 8 limoni biologici al supermercato si pagano dai 4 ai 4,50 euro. Una bottiglietta, che è l’equivalente tracciabile e di altissima qualità, la si paga 2-2,50 euro e se ne spreca di meno. Quello verso il succo di limone è veramente un pregiudizio. Non dico che il limone in plastica che si trova nel supermercato sia un cattivo limone, però se uno vuole l’eccellenza può comprare l’eccellenza ad un prezzo assolutamente abbordabile».
Lei è per la crema pasticcera aromatizzata con buccia di limone grattugiata o qualche goccia di succo di limone oppure con la vaniglia, che sta diventando una mania per i nostri pasticceri, come se il limone non esistesse più?
«Fa una domanda a una persona che ha un interesse (ride, ndr). Direi con la scorza di limone grattugiata».
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Due spremute danno da sole l’intero fabbisogno di vitamina C della giornata. Per gli anemici è consigliato accompagnarlo a carne e pesce. E per chi ama cambiare, ci sono anche la varietà rossa e quella «dolce».«Il succo in bottiglia è un’alternativa se è di alta qualità». L’ad della Giancarlo Polenghi, Filippo Scandellari: «È buono come quello del frutto fresco e in più fa evitare sprechi. Quello italiano è il migliore». Lo speciale comprende due articoli. Quando diciamo limone, possiamo intendere sia la pianta, sia il frutto. Il limone, nome botanico Citrus x limon, è un albero da frutto della famiglia delle Rutacee, genere Citrus, specie Citrus x limon. Si tratta di un ibrido tra arancio amaro e cedro. Si vedono sempre più spesso, presso i fiorai, vasi con piccole piante di limone «da balcone», con qualche limonino attaccato, che sono molto belle da ammirare e anche da avere, sì, ma niente è più bello di un albero di limone in campo, gagliardamente libero di svilupparsi al massimo delle sue possibilità: maturo, l’albero di limone è un possente esemplare che tocca tra i 3 e i 6 metri di altezza e da cui emergono bei fiori bianchi dalle sfumature viola. I fiori di limone, che fioriscono tra aprile e maggio, sono molto profumati, si chiamano zagare e nel linguaggio dei fiori rappresentano la purezza. Un limone può dare un raccolto tra 600 e 800 kg. Il frutto del limone è anche molto «instagrammabile», «iconico», come si dice oggi: non è un caso che anche stilisti come Dolce & Gabbana, ma anche altri, ne abbiano fatto un gettonatissimo elemento decorativo nelle loro creazioni, insieme ad altri simboli del Mediterraneo. Da un punto di vista tecnico, il frutto, che si chiama esperidio, è una sorta di bacca modificata, composta da tre livelli: l’epicarpo giallo, molto sottile, ricco di oli essenziali contenuti nelle tasche lisigene, anche detto flavedo. La famosa scorza di limone grattugiata richiesta in tante ricette è proprio l’epicarpo e la parte che tutti i manuali di cucina e pasticceria consigliano di non grattugiarci insieme è quella sottostante, il mesocarpo bianco e spugnoso detto albedo (per non grattugiarlo con la scorza basta non premere troppo forte il limone sulla grattugia). L’albedo c’è, invece, nella scorza d’arancia candita, che usa flavedo e albedo. All’interno dell’albedo c’è poi l’endocarpo, formato da spicchi. Gli spicchi sono disposti a raggiera e ogni spicchio contiene membrane di piccola dimensione a forma di goccia che a loro volta contengono il succo e che si chiamano lemmy, è lì che sono presenti anche i semi. Una curiosità: le varietà di limone sono tantissime. Ce ne sono anche di decisamente eccentriche rispetto a ciò che il limone è per noi, aspro e giallo, come il limone rosso o, pensate, il limone dolce. Il limone rosso è il Citrus × volkameriana, rosso ma più aspro del nostro limone. Il limone dolce come il Citrus limetta è un interessante esempio di relatività, infatti è detto così non perché sia letteralmente dolce come un mandarino: è solo molto meno aspro del limone normale, che è fortemente aspro, da poter essere mangiato con gradevolezza così, a spicchi, rispetto al normale limone, come se fosse dolce pur non essendolo letteralmente. E il limone verde? Anche qui, il nostro aspro amico ovale ci sorprenderà. Il limone verde non è una varietà, ma... un’età, è un tipo di limone commerciale. Si tratta, infatti, del frutto della fioritura estiva, che spesso viene indotta forzatamente privando la pianta, che normalmente ha bisogno di circa 30 litri di acqua ogni 7-10 giorni, dell’irrigazione a giugno e a luglio. In questo modo, si ottiene un frutto con una buccia molto sottile e molto verde, dalla polpa molto succosa. I limoni verdi si conservano a lungo, sono facilmente esportabili per questo e perciò si sono affermati nel mondo produttivo. Ci sono molte varietà di limone nel mondo, noi italiani deteniamo il record europeo per numero di varietà con ben sette limoni Igp: Costa d’Amalfi Igp, il Sorrento Igp, il Rocca Imperiale Igp, l’Interdonato Messina Igp, l’Etna Igp, il Femminello del Gargano Igp. Come spiega il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, «quando pensiamo al limone e alle sue proprietà nutrizionali tendiamo istintivamente ad associarlo alla vitamina C. In realtà, il limone è un frutto estremamente versatile non solo nel suo utilizzo in cucina ma anche nella sua capacità di offrire vantaggi nutrizionali e salutistici di grande interesse. In 100 g della parte commestibile del frutto del limone sono presenti 91,5 g di acqua e solo 16 calorie, delle quali quasi la totalità è offerta da zuccheri solubili e solo in piccolissima parte da proteine (0,6 g) mentre i grassi sono totalmente assenti. Da non trascurare la quantità di fibre (1,9 g) in gran parte rappresentate da pectina, una fibra solubile nota per la sua capacità di ridurre l’assorbimento di zuccheri e grassi, e per il suo effetto prebiotico in grado di selezionare e consentire lo sviluppo di un sano microbiota intestinale. I veri benefici salutistici del limone derivano però da principi attivi diversi dai macronutrienti calorici e dalle fibre. Il più noto a tutti è la vitamina C. Questa importantissima molecola, nota anche come acido ascorbico, serve per la sintesi del collagene, sostanza deputata a costituire buona parte del tessuto connettivo di pelle e organi; è molto utile, infatti, a ridurre gli effetti del sole sulla perdita di elasticità della pelle (ricordiamo i marinai affetti da scorbuto nei secoli passati). Il collagene mantiene integre le pareti dei vasi e quindi conferisce una corretta protezione per gli effetti di vasodilatazione del sole e del caldo sulle vene delle gambe. Il limone grazie alla vitamina C, inoltre, è un potente antiossidante e agisce ammortizzando gli effetti negativi dei radicali liberi, come preventivo della comparsa di alcune forme di tumore, esercita una potente azione antiaging e coadiuva il sistema immunitario. I livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (Larn) consigliano una quantità di vitamina C pari a 100 mg/die (100 g di succo di limone ne contengono 43 mg; quindi, un succo di 2 limoni coprirebbe il fabbisogno giornaliero). È importante ricordare che i fumatori introducono una maggiore quantità di radicali liberi e pertanto sarebbe auspicabile che assumessero una quantità di vitamina C superiore. Questa vitamina infine interviene nelle reazioni chimiche che portano alla sintesi di adrenalina, sali biliari, ormoni steroidei e nella rigenerazione della vitamina E. Un’altra particolarità della vitamina C è quella di favorire l’assorbimento del ferro; quindi, è molto importante consigliare l’utilizzo dei limoni alle persone che soffrono di anemia. Può essere utile spremerlo sulla carne e sul pesce proprio per questa azione riducente sul ferro che passando dalla forma ferrica Fe3+ a quella ferrosa Fe2+ si rende molto più biodisponibile e di conseguenza meglio sfruttabile dall’organismo. Ma nel limone troviamo anche altre vitamine importanti, anche se in minore quantità, come quelle del gruppo B e in particolare la B1, la B2 (necessarie per consentire la conversione dei nutrienti in energia) e la B3 (o niacina che oltre a proteggere i vasi sanguigni e la pelle permette la respirazione cellulare e la formazione dell’Atp per il corretto trasporto dell’energia). La presenza nel limone dell’acido citrico aiuta a prevenire la comparsa dei calcoli renali che si possono formare in caso di ipocitraturia. Questa condizione (presenza di citrato urinario 350 mg/die), presente nel 40-50% dei soggetti formatori di calcoli calcici, promuove la formazione dei calcoli di calcio perché in condizioni normali il citrato lega il calcio urinario e inibisce la cristallizzazione dei sali di calcio. Inoltre, l’acido citrico al contrario di ciò che viene spontaneo pensare, alcalinizza le urine trasformandosi in citrato di potassio ostacolando in questo modo la cristallizzazione degli ossalati. Non trascurabile anche la presenza di sali minerali come potassio (utile alla trasmissione degli impulsi nervosi, alla contrazione muscolare e cardiaca, a mantenere l’equilibrio acido-base e a consentire la secrezione acida dello stomaco), calcio e fosforo (necessari per aiutare il metabolismo dell’osso, per consentire la trasmissione delle informazioni cellulari e il trasporto dell’energia). Il limone contiene una grande quantità di altre molecole bioattive molto utili allo stato di salute come polifenoli, flavonoidi, oli aromatici e composti volatili che hanno dimostrato di svolgere azioni antiossidanti e protettive. Una metanalisi pubblicata recentemente ha dimostrato un rapporto inverso tra consumo di frutta e verdure, in particolare limoni, e la comparsa di patologie cardiovascolari e la mortalità per ogni causa compreso il cancro. In particolare, il consumo di limoni si è rivelato essere protettivo nei confronti del tumore del seno, della laringe e del tratto digerente. Già altri studi avevano dimostrato l’effetto protettivo del limone nei confronti delle patologie cardiovascolari e nella protezione dell’ictus mentre altre evidenze hanno confermato l’azione protettiva nei confronti di malattie infiammatorie croniche e degenerative. Un altro studio ha osservato come il consumo abbondante di limoni può essere d’aiuto nella prevenzione e trattamento di alcune malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide e nella prevenzione del diabete. Altri studi hanno infine dimostrato che l’assunzione regolare e abbondante dei limoni può promuovere alti livelli di ottimismo e autostima, così come ridurre il livello di stress psicologico, senso di ambiguità e paura delle malattie e migliorare la protezione da sintomi depressivi. Anche i livelli cognitivi possono giovarsi dall’assunzione di questo agrume. Anche il limone sotto forma di succo ha dimostrato la sua efficacia sullo stato di salute grazie ai polifenoli e flavonoidi presenti e che rimangono inalterati nella spremitura; in particolare contribuisce a migliorare i profili lipidico e glicemico, ad abbassare i markers infiammatori e dello stress ossidativo, e a modificare in positivo la composizione del microbiota intestinale».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/anti-stress-ed-elisir-di-giovinezza-le-virtu-insospettate-del-limone-2668314203.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-succo-in-bottiglia-e-unalternativa-se-e-di-alta-qualita" data-post-id="2668314203" data-published-at="1716145061" data-use-pagination="False"> «Il succo in bottiglia è un’alternativa se è di alta qualità» La Giancarlo Polenghi è una family company fondata nel 1976 che produce il succo di limone in confezioni di plastica e vetro nello stabilimento a Colturano (Mi). Nel 2023 ha spremuto circa 535 milioni di limoni. Abbiamo intervistato l’ad Filippo Scandellari. Il vostro succo di limone biologico Fondo Spinagallo in vetro è di limoni di Femminello siracusano. In Italia abbiamo 7 limoni Igp, il limonello siracusano è uno di questi. Conta davvero conoscere poter conoscere l’origine della materia prima del succo di limone? «Sì, perché essendo un prodotto naturale, la qualità del frutto deriva dalla terra, dal microclima… L’area di Siracusa è un’area particolarmente favorevole, alle pendici dell’Etna, con un microclima particolare che rende il limone molto generoso, con un succo e con delle qualità organolettiche chimico-fisiche che sono specifiche di quella zona». All’interno della categoria Igp del Femminello siracusano, poi, voi scegliete quello biologico. «Sì, in questo caso non ci siamo appoggiati all’Igp, noi abbiamo fatto un passo se vogliamo diverso, un pochino anche forse più avanti, perché abbiamo selezionato un’area specifica che è la contrada Spinagallo e abbiamo stretto un accordo di filiera con tre parti, uno è il produttore dei limoni, l’azienda Campisi di Cassibile in provincia di Siracusa che produce questi limoni solo per noi. I limoni vengono spremuti dall’azienda Simone Gatto basata a Messina, che usa un metodo di spremitura originale, antico, con le birillatrici, strumenti vecchi di più di un secolo che rispettano la struttura del succo, spremono come se fosse una spremitura casalinga. Questo è il vantaggio, lo svantaggio è una resa del 30% in meno delle spremiture tipiche industriali, quindi chiaramente il prodotto costa di più anche perché il limone rende di meno, però rende di meno proprio perché non viene toccato l’albedo, la parte bianca, viene spremuto veramente solo succo, è un succo già selezionato all’origine. Poi entriamo in gioco noi e lo imbottigliamo con un processo di imbottigliamento particolare che ha una pastorizzazione molto leggera e permette di mantenere il prodotto con una qualità che è esattamente quella del limone originale fresco. Diamo tutta la qualità del limone fresco evitando lo spreco di limone fresco. Oggi, quando si va al supermercato, il succo di limone viene considerato un prodotto di bassa qualità, tenuto in plastica, nella parte più bassa dello scaffale. Esistono dei prodotti da concentrato che non sono di bassa qualità, però sono sempre prodotti con un’origine non determinata. Noi realizziamo prodotti di altissima qualità e in più non ci sono sprechi, con un vantaggio di trasporto, di stoccaggio...». Spesso c’è un pregiudizio nei confronti del succo di limone forse perché al supermercato non troviamo succo di limone, diciamo così, di livello. Ma in generale perché preferire o optare, almeno talvolta, per il succo di limone al posto dei limoni freschi? «Col succo di limone imbottigliato di qualità alta, quindi senza conservanti, biologico, magari in vetro, nel reparto del fresco, abbiamo un prodotto che è buono come i migliori limoni freschi, ma nello stesso tempo non ne sprechiamo. Quante volta a casa tagliamo il limone, spremiamo una parte e poi il resto dopo due giorni siamo costretti a buttarlo via? Quante volte escono i semi? Quante volte non sappiamo da dove arrivi il limone? A volte sì, a volte no. Non sappiamo come è stato trattato il frutto, pensiamo sia migliore solo perché fresco. La bottiglia ottimizza il trasporto, quindi anche l’impatto di sostenibilità, perché trasportare una bottiglia come quella del nostro Polenghi Spinagallo equivale a trasportare 8-10 limoni. La bottiglia, come peso e come volume, ha molto meno impatto ambientale rispetto ai limoni freschi, che vanno anche trasportati in celle frigorifere. Il confezionato, che normalmente viene considerato quello con più impatto, in realtà ha scientificamente molto meno impatto. Se ne spreca di meno, si può dosare meglio, goccia a goccia, la nostra bottiglia ha un dosatore che permette di dosare esattamente la goccia». Producete anche succo di lime. «Sì, ovviamente non è italiano, il lime viene dalle regioni tipiche del lime, il Centro America oppure la Spagna. L’obiettivo che ci siamo dati è comunicare il valore del succo di limone». Non italiano, tuttavia, non significa non buono. Anche nel caso dei limoni? «Ci sono limoni buoni che vengono dalla Spagna, dall’Argentina. Il tasto che lei ha toccato è correttissimo, il limone italiano non solo è il limone migliore, più buono, ma ha anche un impatto di trasporto minore. Oltretutto, 8 limoni biologici al supermercato si pagano dai 4 ai 4,50 euro. Una bottiglietta, che è l’equivalente tracciabile e di altissima qualità, la si paga 2-2,50 euro e se ne spreca di meno. Quello verso il succo di limone è veramente un pregiudizio. Non dico che il limone in plastica che si trova nel supermercato sia un cattivo limone, però se uno vuole l’eccellenza può comprare l’eccellenza ad un prezzo assolutamente abbordabile». Lei è per la crema pasticcera aromatizzata con buccia di limone grattugiata o qualche goccia di succo di limone oppure con la vaniglia, che sta diventando una mania per i nostri pasticceri, come se il limone non esistesse più? «Fa una domanda a una persona che ha un interesse (ride, ndr). Direi con la scorza di limone grattugiata».
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
La richiesta si basa, in gran parte, su una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, a cui la Regione fortino del Pd - che con Michele De Pascale punta ad ergersi capofila nazionale delle politiche sanitarie autonome regionali - si è appellata per evitare di erogare, retroattivamente, gli stessi emolumenti, mai corrisposti, ai propri camici bianchi. La pretesa restituzione dei compensi, che per ogni singolo medico ammonterebbe a circa 70.000 euro, è arrivata la sera di Capodanno, lanciata via Pec alle 20.48 da qualche dirigente bontempone, ma ora rischia di trasformarsi in una valanga. I medici di base, infatti, non hanno preso bene l’idea di dover restituire decine di migliaia di euro a testa all’ente che per anni li ha erogati senza battere ciglio e, oltre ad aver dato mandato ai legali di resistere in giudizio a quello che definiscono «un vero furto», minacciano di fare «non uno, ma quattro passi indietro» nei confronti degli impegni assunti con Regione in relazione alle Case di Comunità, finanziate con 350 milioni di euro di fondi Pnrr, tra i fiori all’occhiello della campagna elettorale di Decaro. «Stiamo reagendo dal punto di vista legale sia a livello regionale che di singole Asl e abbiamo già dato mandato ai legali per impugnare la circolare e ottenerne la sospensiva immediata della direttiva regionale», spiega Antonio De Maria, segretario regionale del sindacato dei medici Fimmg. «La situazione del sistema sanitario della Puglia è già al collasso e in questo momento ci vuole coesione e grande collaborazione tra le parti. Innescare adesso un meccanismo del genere è pericolosissimo e ci auguriamo che questa richiesta, arrivata con modalità offensive dal dipartimento regionale della Sanità, non abbia l’avvallo politico. Avvisiamo già che non ci fermeremo e che a fronte di questo atto siamo pronti a rimettere completamente in discussione la nostra presenza e collaborazione al progetto delle Case di Comunità dell’intero territorio regionale». I sindacati dei medici sono uniti in questa battaglia: «Quanto avvenuto è sconcertante e si tratta di un attacco inopportuno e, a nostro parere, totalmente illegittimo. Appariamo come professionisti che hanno percepito dei soldi che non gli spettavano: è assolutamente falso. Quest’azione rappresenta l’espressione della situazione caotica che ormai da un anno viviamo nell’organizzazione della medicina territoriale a livello pugliese. Se qualcuno pensa di risanare in questo modo le finanze regionali, tagli dove si spreca», ha aggiunto Luigi Nigri, segretario regionale Puglia e vicepresidente nazionale Finp. Eppure, nonostante la posta in gioco, non sarà semplice per Decaro fare un passo indietro sulla questione. Rinunciare al prelievo dalle tasche dei dottori significherebbe, infatti, sconfessare la linea dell’Emilia-Romagna, che quegli stessi assegni, negli ultimi dieci anni, ai suoi medici non li ha mai versati e che ora rischia - a causa di un’azione legale partita da Rimini - di dover sborsare oltre 100 milioni di euro in un colpo solo. La Regione rossa, infatti, è in attesa del pronunciamento della Cassazione e, negli ambienti, si racconta che qualche settimana fa, presso la sede romana della Sisac - Struttura interregionale sanitari convenzionati, ossia il luogo in cui si costruiscono gli Accordi nazionali collettivi che stabiliscono gli emolumenti per i sanitari - si è tenuta una plenaria durante la quale, sul tema dei compensi ai medici, è stata dettata e condivisa una linea comune. Il mandato più o meno esplicito sarebbe stato quello di «evitare di pagare per non far finire nei guai chi non ha nulla in cassa». In sostanza, marciare uniti a scapito dei camici bianchi. E a quanto pare, la Puglia ha preso l’indicazione come un ordine. «Mi pare sia evidente che la sinistra in Italia abbia perso qualsiasi titolo per parlare di sanità: chiedono di aumentare le risorse che hanno tagliato durante i loro governi e stanno dimostrando di non saper neppure gestire quelle che hanno nelle Regioni che governano. La situazione che si è venuta a creare in Puglia credo sia abbastanza emblematica; tra l’altro la Puglia ha erogato questi integrativi, così Decaro si è fatto bello per le elezioni regionali ed oggi, dopo la vittoria, gli chiede indietro ai medici di base a cui magari pochi mesi fa chiedeva il voto», commenta il senatore Fdi Marco Lisei. «Un comportamento immorale, che però non lascia immune da critiche neppure la Regione Emilia-Romagna, che quegli integrativi avrebbe dovuto coprirli. Ora serve chiarezza, ma soprattutto servono tutele per i professionisti sanitari. Per questo come governo abbiamo destinato risorse dedicate per aumentare gli stipendi e tutelare chi nel corso degli anni ha tenuto in piedi il sistema sanitario mentre la sinistra lo sfasciava». Il prossimo 12 gennaio, per Decaro, sarà una data importante: il report sulla realizzazione delle Case di Comunità verrà trasmesso all’Autorità di missione Pnrr, presso il ministero della Salute, per una valutazione sullo stato di avanzamento del progetto. La promessa - nonché condizione necessaria per il raggiungimento del target e dunque per l’ottenimento dei fondi Pnrr - è che al 30 giugno 2026 la Puglia avrà 123 Case di comunità, ma la Corte dei Conti, che ha già un fascicolo aperto sui ritardi nella realizzazione delle opere, ha ricordato esplicitamente che per essere soddisfatto pienamente il target di giugno «non implica solo la realizzazione, ma la completa messa a disposizione delle strutture dotate di tutte le attrezzature necessarie al funzionamento». Medici compresi.
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La riaffermazione di tale principio si accompagna, tuttavia, nella stessa sentenza n. 204/2025, alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’articolo 7 della legge regionale oggetto di ricorso, che, apparentemente in linea con il suddetto principio, impegnava le aziende sanitarie locali a fornire all’aspirante suicida «il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato».
L’incostituzionalità di tale disposizione - afferma la Corte - è dovuta al fatto che essa «invade la riserva allo Stato della fissazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute», dal momento che non si limita a semplici «norme di dettaglio» attuative dei suddetti principi, ma avrebbe dato luogo a «una illegittima determinazione degli stessi da parte della legislazione regionale». Giova, in proposito, ricordare che la tutela della salute è, appunto, una delle materie in cui, ai sensi dell’articolo 117, comma III, della Costituzione, la potestà legislativa spetta alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato».
Il ragionamento della Corte non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che, nella sentenza n. 204/2025, la stessa Corte ha cura di precisare che la ritenuta incostituzionalità dell’articolo 7 della legge regionale toscana «lascia intatto il diritto», riconosciuto all’aspirante suicida dalla sentenza n. 132/ 2025, «di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura». Ciò in forza della «portata autoapplicativa» da riconoscersi - afferma sempre la Corte - alla suddetta sentenza. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che abbia «portata autoapplicativa» e nella quale vengano - come nel caso di specie - dettati principi del tutto analoghi a quelli che potrebbero essere stabiliti con legge dello Stato, dovrebbe, con ogni evidenza, essere considerata idonea ad assolvere alla stessa funzione che l’articolo 117, comma III, della Costituzione assegna alla legge statale per la determinazione dei principi fondamentali ai quali dovrebbe poi attenersi la legislazione regionale. L’articolo 7 della legge regionale toscana, quindi, siccome del tutto aderente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza in questione, non sarebbe stato da dichiarare incostituzionale.
La declaratoria di incostituzionalità si rivela, però, paradossalmente, corretta proprio considerando che, in realtà, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte, al principio affermato nella sentenza n. 132/2025 e confermato in quella n. 204/2025 non sembra affatto che possa attribuirsi carattere vincolante e meno che mai, quindi, «portata autoapplicativa». Si tratta, infatti, di un principio che non è in alcun modo conseguenziale alla già ricordata sentenza della stessa Corte n. 242/2019, essendosi questa limitata a rendere non punibile, a determinate condizioni, mediante declaratoria di parziale incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, la condotta di chi presti aiuto al suicidio, senza con ciò attribuire all’aspirante suicida alcun diritto a ottenere quell’aiuto da parte di chicchessia, ivi compreso il Servizio sanitario nazionale. A quest’ultimo, infatti, la Corte affida il solo compito di accertare che le suddette condizioni siano effettivamente sussistenti e che le modalità stabilite dall’interessato e dal medico di sua fiducia per l’esecuzione del suicidio non siano tali da offendere la dignità della persona e cagionarle sofferenze.
Lo stesso principio, inoltre, non può neppure dirsi funzionale alla decisione a suo tempo assunta con la sentenza n. 132/2025, in cui esso è enunciato, dal momento che tale sentenza, a sostegno della ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, fece essenzialmente leva sul fatto che, contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non poteva dirsi accertata, in linea di fatto, l’assoluta irreperibilità, sul mercato, di strumenti che consentissero all’aspirante suicida, nonostante la sua condizione di paraplegico, l’autonoma assunzione del farmaco mortale. L’affermazione che del reperimento di quegli strumenti dovesse farsi carico, se necessario, il Servizio sanitario nazionale, rispondendo ciò a un diritto dell’interessato, aveva carattere meramente incidentale (c.d. «obiter dictum»); il che, secondo quanto pacificamente ritenuto dalla dottrina giuridica, esclude in radice che ad essa possa attribuirsi carattere vincolante tanto nei confronti del Servizio sanitario nazionale quanto in quelli del legislatore ordinario.
Non può in alcun modo condividersi, quindi, l’opinione di chi - come il senatore del Pd Alfredo Bazoli, secondo quanto riferito sulla Verità del 31 dicembre scorso nell’articolo a firma di Carlo Tarallo - sostiene che il legislatore ordinario, nel dettare la disciplina generale in materia di fine vita, non potrebbe «in alcun modo derogare» al principio in questione giacché quello in esso affermato sarebbe «un diritto pienamente riconosciuto e dunque pienamente eseguibile». Deve invece ritenersi, al contrario, che il legislatore ordinario sia perfettamente libero di seguire o non seguire l’indicazione della Corte Costituzionale circa il ruolo da attribuirsi al Servizio sanitario nazionale, senza che, nella seconda di tali ipotesi, la sua scelta possa cadere, alla prima occasione, sotto la mannaia della stessa Corte; ciò sempre che, naturalmente, quest’ultima resista alla ricorrente tentazione di esorbitare dai limiti delle proprie funzioni; sul che, ovviamente, dati i numerosi precedenti, nessuno può azzardarsi a mettere la mano sul fuoco.
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«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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