{{ subpage.title }}

True

Ancillotti: storia delle moto nate lungo l'Arno

True
Ancillotti: storia delle moto nate lungo l'Arno
Ancillotti «Scarab 50» del 1972

La casa fiorentina partì con le elaborazioni della Lambretta. Dalla fine degli anni Sessanta collaborò con Beta per poi produrre modelli propri da fuoristrada, gli «Scarab», che fecero sognare una generazione di giovani.

L'articolo contiene una gallery fotografica.


È il dopoguerra a San Frediano, il quartiere di Firenze che fa da sfondo al capolavoro di Vasco Pratolini. Negli stessi anni della stesura del romanzo dello scrittore toscano, si sviluppava la storia di Ancillotti, leggenda delle moto fuoristrada Made in Italy. Nel 1948 Gualtiero Ancillotti, che aveva ereditato l’officina di lavorazioni meccaniche fondata dal padre nel lontano 1907, iniziò a occuparsi di elaborazioni delle Harley Davidson «Wla» lasciate dagli americani dopo la guerra, apportando migliorie nel confort e nella meccanica delle spartane moto militari.

La prima motorizzazione di massa, che portò Vespa e Lambretta sulle strade d’Italia, fu nuova linfa per l’officina di Firenze. Lo scooter di Lambrate fu scelto da Ancillotti per le sue elaborazioni, che portarono a diversi record su pista negli anni Sessanta, con una Lambretta portata a 202 cc che registrò record su piste in Italia e all’estero con medie superiori ai 120 km/h. La rivalità tra Vespa e Lambretta, nata nell’Italia del Boom, fu particolarmente sentita a Firenze dove gli scooter Piaggio e Innocenti venivano elaborati nella stessa città dalla concorrente Gori. E sempre in Toscana, a Rignano sull’Arno, aveva sede una delle case che hanno fatto la storia del motociclismo fuoristrada, regina del trial, la Beta. Gualtiero Ancillotti assieme ai figli Piero e Alberto iniziò a costruire parti meccaniche per migliorare le prestazioni anche di questo marchio e alla fine degli anni ’60 preparò una versione speciale della Beta «50 Rg» (regolarità) derivata dalla Beta Camoscio di serie, dove il marchio Ancillotti affiancava quello della casa di Rignano. La produzione proseguì su base Beta, indirizzata quasi totalmente su una delle discipline motociclistiche di maggior successo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta: il motocross.

Grazie all’appoggio di Beta e poi di Polini per la rete distributiva, Ancillotti iniziò l’avventura della produzione di moto complete, caratterizzate poi dal colore giallo vivo e dal logo raffigurante uno scarabeo con le ali spiegate, copiato dal bassorilievo presente sulla piramide Medici alle Cascine di Firenze, una ghiacciaia costruita nel 1796. Anche i nomi delle moto prodotte dagli anni Settanta in poi, si rifaranno a quel simbolo che rimarrà per tutta la produzione Ancillotti: «Scarab», che negli anni saranno prodotti nelle cilindrate 50 e 125cc con motori che dagli originali Beta elaborati passeranno a Sachs, Hiro e Minarelli, prodotti negli stabilimenti nuovi di Sambuca Val di Pesa, nel Chianti. Per tutti gli anni Settanta la casa fiorentina vide crescere i successi nelle competizioni di cross e regolarità, così come le vendite tra i giovani appassionati di fuoristrada, per l’elevatissima qualità e per le prestazioni degli «Scarab». Come per tante altre ditte nate dalla sapienza artigianale e cresciute con la grande domanda nel mercato degli anni Sessanta e Settanta, il declino arrivò con la concorrenza giapponese e con il declino progressivo della moda fuoristradistica. Anche Ancillotti tentò di tenere il passo con i tempi, proponendo un «tubone» e un classico ciclomotore da strada, il «Cioè», con scarso successo.

L’ultima produzione vide Ancillotti proporre anche piccoli enduro accessoriati sul modello di Aprilia e Fantic, ma nel 1985 cessò la produzione dopo circa 35.000 moto uscite dagli stabilimenti toscani. Finiva così la storia produttiva di uno dei marchi motociclistici più apprezzati in Italia e all’estero. Lasciando in eredità l’invenzione del monoammortizzatore posteriore con sistema «Pro dive» in grado di mantenere il posteriore della moto sempre incollato al terreno, già nel 1974. Oggi il marchio, dichiarato dal Mise «di interesse storico nazionale» vive grazie all’iniziativa industriale del nipote di Gualtiero, Tomaso, imprenditore nel campo delle bici da fuoristrada di altissima qualità. Che, ovviamente, si chiamano «Scarab».

Il tubone «Più» degli anni Ottanta

Leone va dal «suo» Agostino: «Basta bulli»
Leone XIV (Ansa)
Papa Prevost a Pavia in visita alle spoglie del santo di Ippona. Prima l’incontro con i piccoli pazienti oncologici, poi l’omelia nella basilica del Dottore della Chiesa: «Finiamola con insulti e guerre. I tempi siamo noi: per cambiarli, cambiamo noi stessi».

In una giornata caratterizzata da un caldo intenso, la città di Pavia ieri ha vissuto un momento storico con la visita pastorale di papa Leone XIV, a cui ha rivolto un’accoglienza in sintonia con le temperature.

Continua a leggereRiduci
Giudici contro Nordio e il Garante perché si occupano dei Trevallion
Carlo Nordio (Ansa)
Entrata a gamba tesa dei magistrati, proprio ora che la mediazione sta dando frutti.

«Vietato parlare al conducente». Il cartello consunto che ancora si legge su qualche corriera arrugginita in Valmasino o in Cilento è la stella polare del sistema giudiziario italiano, dove la dialettica è un optional e il diritto di critica vale solo a senso unico.

Continua a leggereRiduci
Sono le élite che guidano le proteste. E così pure Starmer può cavarsela
Keir Starmer (Ansa)
Nelle manifestazioni non è espressa la volontà popolare, ma è il potere che tesse la tela.

Da quando, con la Pandemia, l’Occidente ha scelto di instaurare la biopolitica, sempre più persone si sono viste costrette a utilizzare categorie novecentesche per comprendere eventi di nuovo tipo, frutto di dinamiche altre, inedite e sino a quel momento soltanto ipotizzate.

Continua a leggereRiduci
Vannacci inventa «l’immigraticidio»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Nuova provocazione del generale, che prosegue la sua critica al reato di femminicidio. E sulle alleanze spiega: «Non ho alzato io i muri, ma gli esponenti di centrodestra».

Dacci oggi le ultime vannacciate quotidiane. Non passa giorno che il generale Roberto Vannacci non ne spari una delle sue.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy