
Buongiorno, sono Carlo Rusconi, uno degli 8 imputati assolti dal giudice relativamente alla cosiddetta Torre Milano. Ho letto, con stupore le qualunquiste affermazioni contenute nei due articoli a firma Maurizio Belpietro e Alessandro Da Rold. Spiace che una testata come la vostra si appiattisca su posizioni di tale livello. Sono sicuro di non farvi cosa sgradita nel paragonare il titolo e il contenuto degli articoli a quel campione di obiettività rappresentato dal Fatto quotidiano e al grande giornalista Gianni Barbacetto. Qui di seguito trascrivo il titolo dei vostri due articoli: La Verità L’illecito c’è ma solo amministrativo Le toghe: prevale la «buona fede» di Alessandro Da Rold Per i giudici è lecito costruire senza permessi - Per I giudici va bene costruire senza licenze di Maurizio Belpietro Passo ora a riportare il titolo dell’articolo del Fatto quotidiano a firma Barbacetto: Torre Milano, la sentenza: è abusiva, ma in buona fede. Evito, poi, di commentare gli articoli (che ho letto e non condivido) in quanto può essere sufficiente il titolo. Bene, non penso che il giornalismo italiano avesse bisogno di tre esponenti di questo livello. Chi ve lo dice, è una persona che non ha mai, dico mai commesso alcun reato. Le regole sono chiare, sono applicate dal 2012 (se fosse necessario, ricordo, giunta Albertini) che non ritengo di accettare una assoluzione «in quanto manca l’elemento soggettivo del reato». Io non ho commesso alcun reato.
Carlo Rusconi
La risposta di Maurizio Belpietro
Gentile signore, capisco la sua amarezza. Lei avrebbe desiderato un’assoluzione piena ma, purtroppo, ne è arrivata una che la scagiona ma non del tutto. Nessun condanna per abuso edilizio, nessuna confisca dell’immobile, come avrebbe voluto la Procura. Tuttavia, un proscioglimento che la manda in libertà non perché il fatto non sussiste, bensì per buona fede. Lei e gli altri sette imputati non avevate la percezione di commettere un reato. O, per lo meno, questo è ciò che si deduce leggendo il dispositivo del giudice. Dovremo aspettare qualche mese per avere la completezza delle motivazioni contenute in sentenza, ma già ora è possibile qualche osservazione. Lei si lamenta perché il titolo della Verità le ricorda quello del Fatto quotidiano, giornale che, da quanto capisco, non le sta molto simpatico.
Tuttavia il nostro titolo non si discosta molto da quello del Corriere della Sera, che - è vero - mette in evidenza l’assoluzione - in primo grado - ma aggiunge, come noi, l’elemento della buona fede. Non so quanti imputati di fronte ai giudici rivendichino il fatto che, nei loro comportamenti, non c’era la percezione di commettere un reato. Però, seguendo le cronache giudiziarie, posso dire che raramente mi sono trovato a commentare sentenze di assoluzione perché l’imputato non aveva contezza di violare la legge.
Pensi solo a un testimone che, davanti a un magistrato, non dica tutto quel che sa e nasconda, per ragioni di riservatezza, qualche elemento a carico di un omicida: sarà consapevole che in quel momento sta compiendo il reato di favoreggiamento? Probabilmente no, e quando rivendicherà la sua «ignoranza» del codice, difficilmente troverà un giudice a dargli ascolto. Ma lei dice, io non ho commesso alcun reato, né in malafede né in buona fede, perché si è sempre fatto così. E cita il rito ambrosiano che, nel ramo urbanistico, consentiva di realizzare grattacieli con una semplice Scia. Si è fatto con giunte di sinistra e giunte di destra, sostiene lei, e cita l’amministrazione di Gabriele Albertini nel 2012. Beh, la informo che l’ultima giunta di centrodestra, a Milano si è vista nel 2011. Quattordici anni fa, periodo a cui lei fa risalire l’inizio della pratica di costruire senza concessione edilizia, il sindaco era Giuliano Pisapia, ovvero un esponente della sinistra rosso-verde. Albertini, cui lei fa riferimento, concluse il suo mandato nel 2006, poi ci sono stati i cinque anni di Letizia Moratti. Certo, è curioso che il rito ambrosiano di tirar su palazzi senza autorizzazione ma con una semplice comunicazione sia stato introdotto durante amministrazioni che si riempiono la bocca con l’ambiente e si dichiarano contro la speculazione edilizia ma poi, nei fatti, si sono dimostrate pronte a chiudere gli occhi di fronte a un’urbanizzazione quanto meno discutibile. E questo non lo dico io, ma alcuni dei professionisti che, intercettati dalla Procura, rivelano quanto sia poco accettabile che, con semplici Scia, ovvero comunicazioni di inizio lavori, si consenta la costruzione di edifici che nulla hanno a che vedere con quelli che si pretende di ristrutturare. Se fosse normale commutare un palazzo in un condominio, certo architetti e ingegneri in privato non commenterebbero negativamente.
Ciò detto, non vorrei sembrarle contro lo sviluppo di Milano. Io sono felice e favorevole che la città cresca e abbia costruzioni più efficienti e, diciamolo, anche più belle. Però vorrei che chi realizza nuovi insediamenti paghi gli oneri di urbanizzazione e non cerchi scorciatoie per versare di meno. Non lo dico perché mi piace vedere tartassate le imprese. Lo sostengo perché so che ogni soldo in più versato nelle casse comunali si può tradurre non solo in migliori servizi per il cittadino, ma anche in tasse in meno per il contribuente. Se l’amministrazione Sala avesse preteso il dovuto per ogni nuovo edificio, probabilmente non dovrebbe aumentare la Tari e nemmeno sarebbe costretta a cercare di far cassa con le multe. Ogni soldo risparmiato dai costruttori, infatti, è un soldo che pagherà qualcun altro.
Quindi, io le auguro di essere prosciolto anche in altri eventuali gradi di giudizio, ma da cittadino milanese mi auguro che, come sentenziato da Tar e consiglio di Stato, oltre che dalla Cassazione, chi costruisce paghi il dovuto.






