La guerra affonda l’industria del risparmio, l'analisi sui titoli della giornata

ATLANTIA - Equita Sim raccomandazione d’acquisto e il Tp a 23,74 €. «Secondo indicazioni della stampa spagnola il gruppo ACS, insieme al gruppo Brookfield, potrebbe acquisire il 15,5% di Getlink (Eurotunnel), che Atlantia cederebbe nell'ambito del processo di delisting avviato con l'Opa da parte di Edizione/Blackstone», sottolineano gli analisti. Alle attuali valutazioni di mercato la quota di Getlink vale circa 1,5 mld €.
Quotazione 22,78€
GIUDIZIO
Equita 23,74
AUTOGRILL- La combinazione con Dufry non suscita l’entusiasmo di Akros che non cambia il giudizio sul titolo (neutrale) e nemmeno il tp che resta a 6,7 euro. Rispetto alla quotazione di ieri c’è un potenziale ribasso del 13%. Le discussioni tra i due gruppi, si apprende, sarebbero in pieno svolgimento, anche se al momento il dossier sarebbe in via di definizione.
Quotazione 6,97€
GIUDIZIO
Akros 6,7
BANCA GENERALI- La guerra in Ucraina non aiuterà i gestori del risparmio gestito. Equita taglia il target price da 38 a 34,5€. L'utile netto è in contrazione del 57% anno su anno a 59 milioni. Il titolo scambia a 15,5 volte il p/e 2022 e a 12,7 volte quello atteso al 2023 rispetto ad una media storica degli ultimi 5 anni di 13,7 volte. Da inizio anno ha perso circa il 18%.
Quotazione 32,12€
GIUDIZIO
Equita 34,5€
BANCA MEDIOLANUM Anche per il gruppo guidato da Massimo Doris non incontra i favori di Equita. Che abbassa il Tp da 10,2 a 9,2€. Mediamente il 10% per effetto dei mercati negativi sugli asset in gestione. Nel complesso, il profitto atteso nel 2022 è in riduzione dell'11% a 443 milioni dai precedenti 500 milioni. Al prezzo obiettivo di 9,2 euro il titolo tratta a 12 volte il rapporto prezzo/utile atteso al 2022 e a 10,5 volte quello atteso al 2023 rispetto ad una media storica di 12,5 volte.
Quotazione 7,33
GIUDIZIO
Equita 9,2€
COMAL – Sul titolo Integrae Sim ha avviato la copertura con una raccomandazione d’acquisto e un TP di 5,35 €, che incorpora un potenziale rialzo del 62,2%. La società realizza impianti fotovoltaici di grande potenza, coprendo tutte le fasi della filiera offrendo quindi un servizio chiavi in mano.
Quotazione 3,37€
GIUDIZIO
Integrae Sim 5,35€
FIRST CAPITAL - Intesa Sanpaolo ha alzato a molto interessante il giudizio, con Tp che passa da 26,2 € a 30€ La società, evidenziano gli analisti, ha «riportato il miglior risultato netto della sua storia grazie al solido rimbalzo del suo portafoglio strategico».
Quotazione 21,24€
GIUDIZIO
Intesa 30 €
LANDI RENZO - Equita Sim ha ridotto da 0,95 a 0,73 € il Tp confermando il giudizio poco interessante. Gli analisti hanno aggiornato le stime per tener conto dei conti 2021, sostanzialmente allineati alle attese, dell'operazione di aumento di capitale da 60 mln € garantita fino a 50 mln da Itaca Equity e dalla famiglia Landi.
Quotazione 0,84€
GIUDIZIO
Equita 0,73€
LEONARDO - Morgan Stanley ha alzato il giudizio da Equalweight a Overweight postando il Tp a 11,8€ Gli analisti citano «la generazione di cassa nel breve termine più forte, lo spazio per il rinnovarsi di processi di cessione, un sostegno moderato dalla spesa per la Difesa in Italia»
Quotazione 10,1€
GIUDIZIO
Morgan Stanley 11,8€
SAIPEM - Gli analisti di Mediobanca hanno un rating outperform e un target price a 1 euro. La società presenterà oggi i conti. La banca prevede che i ricavi saranno pari a 2,1 miliardi (+14%). L’'indebitamento netto è visto a 1,8 miliardi e che la raccolta ordini sia pari a 2,1 miliardi, supportata dall'ordine di 1,1 miliardi di dollari in Australia e Guyana.
Quotazione 1,12€
GIUDIZIO
Mediobanca 1€
STELLANTIS - Akros conferma la raccomandazione d’acquisto e il Tp a 23 €. Il gruppo ieri ha reso noto di aver sospeso la propria attività produttiva a Kaluga, in Russia. Stellantis ha una quota dell'1,5% del mercatorusso, ricordano gli analisti. La notizia, moderatamente negativa, è già scontata, commentano gli esperti. Equita Sim raccomandazione d’acquisto e il Tp a 20 €. Impatto comunque modesto in quanto lo scorso anno aveva prodotto solo 22.000 auto e il fatturato generato sommando Russia e Ucraina rappresentava solo 0,8 mld (meno dell'1% del totale).
Quotazione 13,42€
GIUDIZIO
Akros 23€
Equita
TRENDEVICE - Da EnVent rating interessante e un target price di 1,66€ corrispondente a un rialzo potenziale del +68% rispetto al prezzo corrente. TrenDevice ha generato vendite per 15,8 milioni nel 2021, in crescita del 71% rispetto all’anno precedente
Quotazione 1,03€
GIUDIZIO
EnVent 1,66€
UNICREDIT - Attesa dei conti, in agenda il 4 maggio. Il consenso elaborato sul giudizio di 22 analisti che seguono il titolo vede l'utile netto del primo trimestre a 413 mln € e ricavi totali a 4,421 mld. I primi tre mesi dell'anno sono stati condizionati dall'aumento dell'inflazione e della guerra in Ucraina. La previsione media di utile per azione 2022 è di 1,20 € (1,66 € per il 2023), mentre il dividendo è visto a 0,46 € per l'anno in corso e 0,67 € per il successivo. Il prezzo obiettivo medio espresso dagli analisti è 14,6 €; sui 20 analisti presi in considerazione che hanno un giudizio sull'azione, il 70% è BUY, il 30% hold.
Quotazione 9,4€
GIUDIZIO
Consenso medio 14,6€
«Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: “Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!”».
Con queste parole, pronunciate ieri nel palazzo presidenziale di Yaoundé in Camerun, papa Leone XIV ha tracciato la rotta della seconda tappa del suo viaggio apostolico in Camerun, richiamando ancora il tema della pace.
Il Pontefice è giunto in questa terra dopo una tappa intensa in Algeria, portando con sé una riflessione profonda maturata proprio nei luoghi di Sant’Agostino. Durante il volo che lo ha condotto in Camerun, Leone XIV ha condiviso con i giornalisti l’emozione della visita ad Annaba, l’antica Ippona, definendo Agostino una figura «profondamente radicata nel passato» ma capace di parlare con straordinaria attualità alla Chiesa e al mondo di oggi. Il Papa ha sottolineato come l’invito del Santo alla ricerca di Dio e della verità, e il suo impegno per costruire la comunità ricercando l’unità nonostante le differenze, sia un messaggio universale, onorato persino in terre a maggioranza non cristiana.
Questa visione di unità è stata messa alla prova dal contesto complesso che il Papa ha trovato al suo arrivo in Camerun. Spesso definito «Africa in miniatura» per la sua ricchezza culturale e linguistica, il Paese è oggi segnato da profonde ferite. Leone XIV si è trovato dinanzi a una nazione che soffre per le tensioni separatiste nelle regioni anglofone del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, per le violenze di Boko Haram nell’Estremo Nord e per una crisi economica che alimenta il tribalismo e l’incertezza. In questo scenario, dove oltre 500.000 rifugiati cercano scampo dai conflitti limitrofi, il grido del Papa contro la guerra diventa un appello alla sopravvivenza stessa di un popolo che aspira a essere «attore di pace».
Nel suo discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico, Leone XIV ha ripreso la lezione di Agostino per definire l’etica del potere. Citando il De civitate Dei, ha ricordato che «coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano», esercitando l’autorità non per brama di dominio, ma per dovere di provvedere e con «compassione del premunire». In questa prospettiva, governare il Camerun significa amare il proprio popolo - maggioranze e minoranze - ascoltando realmente i cittadini e stimando la loro capacità di contribuire a soluzioni durature.
Il Papa ha inoltre posto l’accento sulla necessità vitale di istituzioni sane e credibili come pilastri per lo sviluppo. La trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rigore dello Stato di diritto sono stati indicati come strumenti essenziali per ripristinare la fiducia sociale. Per Leone XIV, è tempo di un «coraggioso salto di qualità» che rompa le catene della corruzione e liberi il cuore dalla sete di guadagno, vista come una forma di idolatria. Lo sviluppo umano integrale, ha ribadito, può fiorire solo dove la legge funge da argine all’arbitrio del più forte.
Infine, il Pontefice ha rivolto lo sguardo ai giovani, esortando le istituzioni a investire nell’istruzione e nell’imprenditorialità per contenere l’emorragia di talenti verso l’estero. La pace autentica, ha concluso, non si decreta ma si vive attraverso un’opera paziente che trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento per tutta la nazione.
Se si vuole capire qualcosa in più riguardo alle ragioni profonde dello scontro fra Donald Trump e papa Leone e soprattutto all’impatto politico-culturale che può avere in particolare sugli americani, si può sfogliare Il mito del mondo nuovo. Saggio sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo, un breve ma fondamentale testo di Eric Voegelin appena ripubblicato in Italia dal coraggioso editore Settimo Sigillo.
Si tratta di un libro indispensabile per la lettura di quasi tutti i fenomeni politici odierni, e che ha molto da dire su questa ultima vicenda poiché parte dall’esame di un carattere costitutivo della religiosità prima e della mentalità statunitense poi. Nel 1970 Eric Voegelin, filosofo politico tedesco formatosi a Vienna, pubblicò il suo capolavoro: Il mito del mondo nuovo. Saggio sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo. Voegelin aveva trascorso un ventennio negli Usa (1938-1958) e vi era ritornato nel 1969 per insegnare a Stanford. Esperto conoscitore dei legami antichi fra religione e politica, concentrò la sua attenzione su quello che chiamava «atteggiamento gnostico». Ovvero un modo di vedere il mondo che si manifestò inizialmente nelle elitarie sette gnostiche dei primi secoli dopo Cristo. Questi movimenti - sintetizziamo - tendevano a vedere il mondo, la creazione, come un’opera corrotta, e pensavano che la salvezza dell’uomo fosse possibile tramite una conoscenza segreta in possesso di pochi illuminati. Il fenomeno gnostico è variegato e complesso, ma è estremamente difficile negare che abbia esercitato un’influenza potentissima sul cristianesimo protestante e sui numerosi movimenti religiosi che di fatto hanno creato gli Stati Uniti. Lo ha mostrato con estrema chiarezza un altro studioso, lo statunitense Michael Walzer, ne La rivoluzione dei santi, corposo studio sul puritanesimo. Degli gnostici, alcune frange del protestantesimo mantengono l’atteggiamento di fondo esaminato da Voegelin. Una delle caratteristiche di questa visione sta, dice il filosofo, «nel credere che sia possibile salvarsi dal male del mondo. Da ciò deriva la convinzione che l’ordine dell’essere dovrà essere cambiato nel corso di un processo storico. Da un mondo cattivo deve emergere, per evoluzione storica, un mondo buono». Mentre per il cristiano cattolico la salvezza avviene per grazia di Dio, l’atteggiamento gnostico esprime la «convinzione che un mutamento nell’ordine dell’essere rientri nell’ambito dell’azione umana, che questo atto salvifico sia possibile grazie agli sforzi personali dell’uomo». Capite bene che un atteggiamento di questo tipo non può non risultare, alla fine dei conti, fortemente politico. La salvezza non è lontana, ultraterrena: si manifesta qui e ora. Il paradiso può sorgere in Terra o, a seconda delle visioni, in Terra si può avere un anticipo del paradiso. Alcuni individui illuminati possono guidare le masse, alcuni baciati dalla grazia ne manifestano gli effetti tramite il successo mondano. In ogni caso, la potenza salvifica si manifesta nel mondo, e le azioni umane vi partecipano. Il puritanesimo innervato di gnosticismo punta, non a caso, alla costruzione di un nuova Gerusalemme, una città sulla collina che i coloni provenienti dall’Inghilterra immaginavano di fare sorgere nel Nuovo Mondo. La spinta alla creazione di un «mondo nuovo» sviscerata da Voegelin è la stessa che ritroviamo nella cultura Woke, che pretende di rifare la creazione normando il linguaggio e i comportamenti. Non sempre, sia chiaro, le conseguenze di tale visione sono nefaste, anzi spesso spingono a un deciso e importante impegno sociale e politico (non per nulla Martin Luther King era un battista, per citare un celebre esempio). In ogni caso è difficile sostenere che non vi siano tracce dello stesso atteggiamento anche nel sostrato politico e religioso trumpiano. Il mondo nuovo, dopo tutto, ha bisogno di profeti e messia. E chiunque li ostacoli non è semplicemente un avversario ma un nemico esistenziale, che non comprende la grandezza del salvatore e di fatto impedisce la realizzazione del paradiso in Terra. Il puritanesimo, non a caso, stabilisce una ferrea distinzione fra puro e impuro, fra bene e male. Qualcosa che - notava Jean Guitton molti anni fa - non appartiene al cattolicesimo che ben conosce le sfumature di grigio. Non intendiamo sostenere che Trump sia un puritano o un fervente fedele. Sosteniamo però che vi siano nella sua politica tracce di atteggiamento gnostico, e che ve ne siano di molto profonde nello spirito americano, dall’idea di destino manifesto a quella di nuovo ordine mondiale. A ciò va aggiunto che la gran parte dei movimenti protestanti, anche solo per questioni di sopravvivenza, nel corso della storia hanno dovuto esprimersi politicamente, spesso con foga. Ne deriva che è molto più naturale, per un cristiano americano, schierarsi su un versante partitico e attribuire tratti salvifici a una autorità politica che egli consideri affine. Per quanto la democrazia americana non sia certo teocratica, fede e impegno politico possono intrecciarsi e talvolta addirittura coincidere. E può accedere che un politico si atteggi a Messia. Ciò non è possibile nella cultura cattolica. Il che, paradossalmente, pone ora un problema ai cattolici statunitensi impegnati in politica: a quale autorità votarsi? All’autorità spirituale e per forza superiore della Chiesa e del vicario di Cristo o a quella del presidente sedicente unto del Signore che si scaglia contro il Pontefice?
J.D. Vance si è barcamenato con qualche difficoltà, rimarcando una separazione fra fede e politica che esiste ma non pone i due concetti sullo stesso piano. Qui non si tratta di dare a Cesare quel che gli spetta: semmai si tratta di fronteggiare un Cesare che talvolta si sente Dio o un suo emissario. Cosa che, per un cattolico, non è accettabile.
Le critiche di Donald Trump a Giorgia Meloni rappresentano un terremoto politico notevole: un terremoto che chiama direttamente in causa i rapporti tra Stati Uniti e Italia. Parliamo di una relazione antica, che - al di là delle questioni contingenti - poggia su basi solide.
Dal punto di vista economico, nel 2025, le esportazioni italiane verso gli Usa sono cresciute del 3,3%. In particolare, la nostra quota di export verso Washington è del 10,4%: il che fa degli Stati Uniti il secondo Paese cliente dell’Italia subito dopo la Germania. Passando poi al piano geopolitico, gli Usa dispongono di circa 120 siti militari in Italia e hanno 12.000 soldati schierati sul nostro territorio. Due basi, quelle di Ghedi e Aviano, ospitano anche degli ordigni nucleari. La penisola è d’altronde strategica, agli occhi di Washington, per quanto riguarda la sua politica mediterranea. Insomma, i legami tra i due Paesi sono assai significativi. È allora utile chiedersi se e come possa avvenire una ricucitura dei rapporti tra Trump e la Meloni: una ricucitura di cui potrebbero avere entrambi bisogno.
Il rapporto privilegiato con la Casa Bianca ha rafforzato Palazzo Chigi a livello europeo sia nei confronti di Bruxelles che di Parigi: non sarà del resto un caso che il Pd esprima oggi soddisfazione per la rottura tra la premier e l’inquilino della Casa Bianca. La Meloni ha inoltre bisogno, pur senza sudditanze, del rapporto con la Casa Bianca per arginare le sirene di chi vorrebbe spingerla o verso il velleitarismo o verso ricette di politica estera tipiche del centrosinistra (il che vorrebbe dire farsi proni a Parigi e Pechino). Dall’altra parte, Trump ha avuto nel governo Meloni una sponda fondamentale per frenare il progressivo avvicinamento dell’Ue verso la Cina: un avvicinamento che, negli ultimi anni, è stato portato avanti soprattutto da Emmanuel Macron e da Pedro Sánchez. In tutto questo, lo sfilacciamento del conservatorismo transatlantico rischia di essere un regalo tanto al Partito democratico negli Stati Uniti quanto al Pse nell’Unione europea. Il che significherebbe via libera al wokismo e all’ambientalismo ideologizzato, in ossequio ai desiderata del Partito comunista cinese, oltre che dei suoi alleati al di qua e al di là dell’Atlantico.
E allora cerchiamo di vedere dove Trump e la Meloni potrebbero tornare a parlarsi. Sotto il profilo politico, un eventuale successo dei colloqui diplomatici tra Washington e Teheran potrebbe disinnescare una delle cause che sono alla base della crisi tra i due: vale a dire, gli elevati costi imposti al Vecchio continente dalla guerra israelo-americana all’Iran. Un altro punto su cui si potrebbe lavorare riguarda la Santa Sede. Visti i recentissimi attriti tra Trump e Leone XIV, la Meloni potrebbe cercare di ritagliarsi un ruolo di mediazione tra i due. Dopo aver vinto il voto cattolico nel 2024, il presidente americano sa di averne bisogno in vista delle Midterm di novembre. Senza trascurare che JD Vance e Marco Rubio, entrambi cattolici, si sfideranno probabilmente per la nomination presidenziale repubblicana del 2028. Tutto questo, mentre un recente sondaggio della Nbc ha certificato l’elevata popolarità del pontefice tra gli elettori statunitensi. Trump avrebbe poi bisogno della sponda di Leone anche sul piano geopolitico, visto che l’attuale Papa ha (in parte) frenato la politica di avvicinamento del predecessore verso la Repubblica popolare cinese.
Per quanto infine riguarda i settori da cui il rapporto tra il presidente americano e la nostra premier potrebbe ripartire, basta guardare alla dichiarazione congiunta tra Usa e Italia che i due leader sottoscrissero esattamente un anno fa. In quell’occasione, entrambi sostennero di voler rafforzare la cooperazione transatlantica nel settore della Difesa, aggiungendo la necessità di contrastare l’immigrazione clandestina. Si parlò anche di Piano Mattei e di Accordi di Abramo, oltre che dell’India-Middle East-Europe economic corridor. Senza poi dimenticare la collaborazione nel settore energetico. Era inoltre maggio dell’anno scorso, quando la Us Space Force e l’Aeronautica militare italiana firmarono una dichiarazione per ampliare la cooperazione in materia di sicurezza spaziale. «L’Italia è da decenni un partner forte e affidabile nello spazio, con contributi significativi al volo spaziale umano, alla scienza e all’esplorazione. Mi aspetto che la nostra partnership con l’Agenzia spaziale italiana si rafforzi ulteriormente», affermò, tra l’altro, a gennaio, in un’intervista esclusiva alla Verità, il direttore della Nasa, Jared Isaacman.
Insomma, ragioni e occasioni per ricomporre la frattura, Trump e la Meloni ne avrebbero. Non sappiamo se decideranno di sotterrare l’ascia di guerra. È tuttavia significativo il fatto che tanto i dem americani quanto quelli nostrani stiano scommettendo contro un loro riavvicinamento.













