Com’era prevedibile, i «censori» sono entrati in azione, così i fatti di Belfast sono diventati «disordini» provocati dalla mano dei «cattivi», cioè i razzisti, gli xenofobi, le destre estreme.
Sono loro - nei report di Ofcom, l’autorità britannica delle comunicazioni controllata dal governo Starmer - a dover essere nascosti dalle piattaforme attraverso un lavoro di richiamo e di censura.
Il sillogismo messo in atto da Ofcom è il seguente: i cattivi hanno messo volutamente online le loro azioni per acquisire consenso e predicare le loro idee attraverso la viralità di quei video. In poche parole, il governo laburista, attraverso le sue ramificazioni, vuole neutralizzare i cattivi maestri non essendo in grado di affrontare di petto la vera questione di fondo e cioè le violenze compiute dagli immigrati in Gran Bretagna. Se Ofcom ha confermato di aver già aperto indagini su diverse piattaforme, Keir Starmer prepara una stretta normativa per accelerare la rimozione dei contenuti illegali durante le crisi. Il capo della polizia nordirlandese, Jon Boutcher, ha definito le rivolte «una macchia per l’Irlanda del Nord», denunciando gravi danni all’immagine, agli investimenti e al turismo della regione. Siamo esattamente nella stessa dinamica dell’omicidio di Henry Nowak, il cosiddetto George Floyd bianco soffocato dalla polizia che aveva preferito credere alla versione del vero colpevole, un membro della comunità sikh il quale, ubriaco, si era prima scagliato contro il ragazzo ferendolo e poi si era giustificato con gli uomini in divisa dicendo di essere stato oggetto di accuse razziste.
Stavolta il fatto, com’è noto, è accaduto a Belfast dove un immigrato sudanese, Hadi Alodid, 30 anni, voleva sgozzare un cittadino britannico. Quello era il fatto, a seguito del quale sono poi arrivate le reazioni della gente che, esasperata, ha cominciato una specie di caccia all’uomo, registrata coi cellulari e diventata nel giro di qualche ora virale solo perché il grosso della popolazione ne ha le scatole più che piene delle violenze compiute dagli stranieri.
Per il primo ministro britannico, Keir Starmer, «le persone sono state prese di mira per la loro origine», promettendo che i responsabili subiranno «tutta la forza della legge». Quella stessa legge finora inefficace rispetto alle violenze crescenti compiute dagli immigrati. Invece di capire cosa sta accadendo in Gran Bretagna da tempo - situazione che sta portando il partito di Nigel Farage a vincere le amministrative e, secondo i sondaggi, a poter prevalere nelle elezioni politiche - i laburisti preferiscono accusare chi reagisce alle barbariche violenze e censurare la realtà. In questo clima di tensione, l’autorità britannica delle comunicazioni ha avvertito le piattaforme social della necessità di intervenire contro «i contenuti che potrebbero alimentare odio e violenza dopo i gravi disordini scoppiati a Belfast in seguito all’accoltellamento di un uomo da parte del cittadino sudanese accusato di tentato omicidio». In poche parole, Ofcom non solo vorrebbe bloccare le immagini delle rivolte ma pretende una programmazione degli algoritmi affinché si stoppino la circolazione in rete dei video e la condivisione.
Come riferisce il Financial Times, nel mirino del governo ci sono anche gli «attori in malafede» online. Il dito è puntato, manco a dirlo, soprattutto contro Elon Musk il quale, attraverso la sua X, ha rilanciato i messaggi dell’attivista di estrema destra Stephen Yaxley-Lennon e ha invitato le persone a manifestare «ripetutamente e ad alta voce». Mossa pericolosa per i laburisti che, infatti, hanno già attivato l’esercito dei «buoni» chiedendo di limitare la democrazia della Rete e censurare il sentimento della maggior parte dei britannici. I quali sarebbero manipolati dalle piattaforme, dai loro padroni più duri come Musk, e dai leader delle destre. Nascondere, sminuire, non alimentare la propaganda razzista e xenofoba: con questa stessa azione il Partito laburista ordinò ai suoi sindaci di coprire centinaia e centinaia di violenze e stupri commessi dalle comunità sikh, fin quando il bubbone è scoppiato e Starmer è stato obbligato dai magistrati a desecretare gli atti per le indagini e ora il processo (alle fase iniziali).
Belfast è l’ennesima spia rossa sul cruscotto della Gran Bretagna e dell’Europa intera: l’immigrazione è il tema dei temi, perché intreccia sicurezza, lavoro, welfare e integrazione. Il modello Londonistan è fallito e prima la Brexit (parecchio influenzata dall’immigrazione) ora il successo di Farage impongono alla Gran Bretagna di rivedere gli ingressi e le capacità di convivenza tra i diversi gruppi. La reazione rabbiosa a seguito del barbaro tentativo dell’uomo sudanese di decapitare un uomo del posto, con tanto di coinvolgimento spontaneo di persone in una specie di «Adesso basta!» diventato virale sui social, non si può arginare censurando tale rabbia popolare, ma solo invertendo la rotta. La gente è disposta a rispondere usando le maniere forti e a difendere chi lo fa perché i soprusi degli immigrati sono diventati eccessivi.
Non saranno né i protocolli consegnati alle forze di polizia (dove gli immigrati sono sempre dalla parte della ragione) né le censure delle autorità tipo Ofcom a riportare la calma. Per l’Europa è un segnale chiaro della direzione da prendere e i rimpatri sono un passaggio obbligato. La sinistra ha perso, la destra non ceda al rigore delle sue idee.



