Altro che Covid, bastonata la sanità. Bruxelles taglia tutti i fondi extra
Cancellati 7,7 miliardi destinati alle infrastrutture sanitarie. Penalizzata la ricerca.

Un vecchio adagio sostiene che la salute è tutto. Ragionamento se vogliamo ancor più valido ai tempi della pandemia. Se stiamo ai fatti, però, non sembrano pensarla allo stesso modo i leader europei. Tra le postille a piè di pagina dell’accordo raggiunto al termine dell’infinito Consiglio europeo degli ultimi giorni, infatti, ce n’è una che ha del grottesco. Per fare spazio alle onerose richieste dei Paesi «frugali», si è scelto di fatto di spazzare via «Eu4Health» (letteralmente Unione europea per la salute, ndr), l’ambizioso programma che nelle intenzioni della commissaria europea alla Sanità, Stella Kyriakides, doveva rappresentare un pilastro della risposta sanitaria nell’emergenza coronavirus. Varato meno di due mesi fa, «Eu4Health» faceva affidamento su una dotazione iniziale pari a 9,4 miliardi di euro, cifra che lo avrebbe reso «il più grande programma per la salute di sempre in termini di risorse finanziarie». E invece, a seguito della concitata non stop che ha portato all’intesa sul Recovery fund, i capi di Stato e di governo hanno concordato tagli al programma per 7,7 miliardi di euro, lasciando perciò appena 1,4 miliardi disponibili. Così facendo, l’Unione ha partorito un nuovo e incredibile paradosso: per far fronte all’emergenza sanitaria più grave da un secolo a questa parte, anziché aumentarli ha tagliato i fondi destinati alla salute.

Secondo quanto si apprende dal sito ufficiale della Commissione, i settori nei quali «Eu4Health» avrebbe dovuto concentrarsi erano tre. Primo, rafforzare la preparazione dell’Ue in caso di gravi minacce sanitarie transfrontaliere, garantendo ad esempio la creazione di scorte di dispositivi di protezione e la formazione di una «riserva di personale ed esperti sanitari che possano essere mobilitati in caso di crisi in tutta l’Ue». Secondo, rafforzare i sistemi sanitari per renderli capaci di affrontare le epidemie, promuovendo la prevenzione delle malattie all’interno della popolazione anziana e la trasformazione digitale dei sistemi sanitari. Terzo, rendere disponibili medicinali e dispositivi medici a prezzi accessibili. Non solo coronavirus, però. Tramite «Eu4Health» la Commissione intendeva intensificare il lavoro su altre priorità nel campo sanitario, quali la lotta contro il cancro, la riduzione del numero delle infezioni resistenti agli antimicrobici e l’aumento dei tassi di vaccinazioni. Un programma vasto e articolato, in grado di mettere un primo importante mattone nella costruzione di quella che in gergo viene definita «pandemic preparedness», ovvero la preparazione agli eventi pandemici.

Tutte azioni che, con ogni probabilità, non vedranno mai la luce. Giusto una settimana fa, il Parlamento europeo aveva avvertito che il programma per la salute sarebbe stato a rischio soppressione dopo il 2024 qualora i fondi non fossero stati legati in maniera strutturale al nuovo budget 2021-2027. Tanto che in una lettera alcuni europarlamentari avevano chiesto maggiori investimenti e impegni a lungo termine. Manco a dirlo, i leader europei hanno pensato bene di disfarsi in quattro e quattr’otto di un progetto potenzialmente decisivo anche in vista di una possibile seconda ondata Visibilmente contrariata Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, la quale dal canto suo ha definito «deplorevoli» i tagli deliberati dal Consiglio. «Next generation Eu (questo il nome ufficiale dello strumento europeo per la ripresa, ndr) nasce con una grande responsabilità e siamo determinati a portare avanti riforme e investimenti», ha dichiarato la von der Leyen, «ma c’è un punto critico, legato ai tagli nella salute, migrazione ed azione esterna». Nemmeno la ricerca si è salvata dalle sforbiciate, con il fondo Horizon europe passato da 13,5 a 5 miliardi di euro. Si apre così un capitolo inedito, contrassegnato da uno scontro tra Commissione e Consiglio. Purtroppo, a farne le spese in questo caso sono stati i cittadini europei.

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