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2021-12-28
Altri 1.000 clandestini verso l’Italia. La Lamorgese tace, l’Ue ce li lascerà
Ansa
La Geo Barents, nave di Medici senza frontiere, si è avvicinata a Catania con i suoi 558 passeggeri tirati a bordo a largo della Libia. La Sea Watch 3, invece, ne ha caricati 444 in diverse operazioni ed è a poche miglia da Lampedusa. È come se le Ong avessero scelto già ognuna il proprio porto. Mentre il governo attende a dare il via libera, forse per riorganizzare le navi quarantena e tentare di svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola a Lampedusa. Di certo non si parla più di rotazione dei porti, né di ridistribuzioni. Segno del fallimento dell’accordo di Malta e delle strategie del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», ricorda Matteo Salvini, citando l’articolo 52 della Costituzione e aggiungendo: «Io l’ho fatto, e vado a processo. Chi mi ha seguito che fa?». Il riferimento diretto è proprio a Lamorgese. Che da tempo su questo tema si è chiusa in un imbarazzante silenzio. I 65.000 sbarchi dell’ultimo anno, oltre sei volte quelli del 2019 e il doppio rispetto al 2020, d’altra parte, rendono improbabile qualsiasi intervento pubblico. Anche perché i numeri sono destinati a salire velocemente. Ovviamente per i 1.000 dell’ultimo assalto dei taxi del mare le Ong hanno già messo in campo la solita strategia. Dalla Geo Barents hanno fatto sapere che stanno curando «ustioni da carburante, infezioni respiratorie e lesioni per le violenze subite in Libia». La Ong ha affidato il proprio megafono a Kira Smith, ostetrica a bordo che si è occupata di una donna nigeriana incinta evacuata l’altro giorno dalla nave insieme alla figlia di due anni con la quale ha intrapreso il viaggio della speranza: «Tutti i nostri sopravvissuti hanno bisogno di ulteriori cure immediate e di un luogo sicuro il prima possibile». L’obiettivo è un porto italiano. Il secondo step del pressing è stato affidato, invece, a tale Francois, partito dal Camerun, che avrebbe subito violenze in Libia: «Ho visto morire molte persone in Libia. Erano talentuosi come me, laboriosi e intelligenti. Voglio denunciare ciò che sta accadendo in Libia e assicurarmi che le persone non perdano la vita in mare». Mentre dalla Sea Watch fanno leva sul più piccolo dei passeggeri, che ha due settimane di vita. Inoltre, in zona Sar maltese, ci sono 30 persone alla deriva. Viaggiavano su un gommone che ha cominciato a imbarcare acqua. La segnalazione è partita da Alarm Phone: «Siamo ancora in contatto con le 30 persone che rischiano la vita per fuggire dalla Libia. Proviamo a dargli forza e sostegno poiché i soccorsi non arrivano. Il Mediterraneo non dev’essere una fossa comune». Tutti sembrano aver dimenticato che con l’aumento delle partenze inevitabilmente aumenta il rischio di incidenti. E ai 1.500 morti nell’ultimo anno nel corso delle traversate del Mediterraneo centrale bisogna aggiungere i 28 morti recuperati ieri dalla Guardia costiera libica e sospinti dal mare sulle spiagge di Al Alous, a 90 chilometri da Tripoli. Ritrovato anche il corpo di un bambino. L’emittente televisiva libica 218 Tv ha aggiunto anche altri particolari: le stesse squadre hanno anche soccorso tre persone ancora vive, ma in condizioni di salute precarie. Altri 30 cadaveri erano stati recuperati in acqua in prossimità di isole greche nei giorni scorsi: 11 verso l’isola di Antikhytera e, poco dopo, altri 16 a largo di Paros, fra i quali anche un neonato e tre donne. Nel giorno di Natale, invece, un gommone si è rovesciato a poca distanza dall’isola di Folegandros e almeno tre persone sono annegate. A bordo c’erano una cinquantina di passeggeri, che risultano ancora dispersi.
In Calabria, invece, sono terminate le operazioni di recupero di un barchino con 27 passeggeri a bordo. L’imbarcazione era stata individuata il 23 dicembre mentre navigava all’interno dell’area Sar maltese. La segnalazione era giunta anche al Centro nazionale di soccorso di Roma. Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Guardia costiera italiana, sono cominciate nel pomeriggio del 24 dicembre, quando il barchino è stato avvistato da un velivolo Frontex all’interno dell’area Sar italiana. Il Centro nazionale di soccorso ha prima attivato i mercantili presenti in zona, inviando successivamente una motovedetta da Pozzallo. Le ricerche si sono concluse al largo di Crotone. I 27 si sommano ai 490 sbarcati l’altro giorno a Crotone con un peschereccio proveniente dalla direttrice orientale del Mediterraneo e ai 200 arrivati con sbarchi autonomi. Nella tarda serata del 26, poi, si è registrato anche l’ultimo approdo su una delle Pelagie. Una motovedetta della Guardia costiera ha trasportato a riva 89 persone recuperate su un gommone al largo della costa. E la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni commenta: «Sbarchi fuori controllo e ricollocamenti nell’Ue assenti. Ecco il risultato delle politiche immigrazioniste del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Eppure è ancora al suo posto».
Mazzette nascoste nei tagli di manzo. Così gira il business dell’accoglienza
Per portare a termine il grande affare sull’accoglienza, ovvero la realizzazione di container per l’isolamento dei migranti positivi al Covid nel Cara di Borgo Mezzanone e per l’ospitalità dei lavoratori stagionali, posizionò un cesto natalizio e una bottiglia di champagne nel portabagagli e una bustarella con 200 banconote da 50 euro nel vano portaoggetti. Incurante della telecamera che gli investigatori avevano piazzato nell’automobile. «Era un pensiero natalizio», si è giustificato l’imprenditore foggiano Luca Ciro Giovanni Leccese, titolare della società Edil Sella finito ai domiciliari, quando è stato interrogato dal procuratore di Bari Roberto Rossi, dopo aver consegnato all’ormai ex capo delle sezioni Strategia e governo dell’offerta della Protezione civile regionale Mario Antonio Lerario (fino al 30 ottobre a capo dell’ufficio provveditorato), arrestato il 23 dicembre, la tangente da 10.000 euro. I due sono accusati di corruzione.
Insieme a un altro imprenditore: Donato Mottola, di Noci, titolare della società Dmeco Engineering, anche lui finito ai domiciliari con l’accusa di aver consegnato a Lerario, un giorno prima, un’altra tangente da 20.000 euro. Una «manzetta», l’aveva definita a telefono spiegando alla moglie che aveva portato anche lui «il regalo di Natale» a Lerario. La mazzetta, questa volta, era nascosta in un taglio di manzo pregiato. La moglie ha ribattuto con queste parole: «Tutti felici e contenti, va bene». E subito dopo ha usato una espressione dialettale in pugliese stretto: «Chist’ so’ l’ove!», che sta ad indicare rassegnazione e che i finanzieri hanno tradotto con «così va il mondo». Mottola, durante il suo interrogatorio confessorio, ha cercato però di tergiversare, spiegando che il regalo era legato all’interesse del funzionario per le condizioni di salute della moglie, a cui aveva fatto effettuare esami diagnostici per il tramite del fratello, don Tommaso, cappellano dell’ospedale di Acquaviva delle Fonti. Lerario si è difeso dicendo di non aver mai chiesto nulla ai due imprenditori. Ma, stando all’inchiesta, neppure ha mandato indietro regali e denaro, che avrebbe nascosto tra camera da letto e cassaforte.
Entrambi gli imprenditori, secondo le indagini della Guardia di finanza, coordinate dal procuratore Rossi e dall’aggiunto Alessio Coccioli, avevano con la Protezione civile regionale diversi appalti per un valore di oltre 5,3 milioni di euro complessivi. Appalti che avrebbero garantito a Leccese incassi per circa 2,8 milioni di euro e a Mottola per quasi 2,5 milioni. Anche perché, oltre agli affari sull’accoglienza, c’erano in ballo appalti per gli uffici della sede di Foggia del numero unico d’emergenza 112 nell’aeroporto dauno e anche per l’installazione di strutture prefabbricate mobili di emergenza per il pre triage a servizio e supporto delle strutture ospedaliere durante la pandemia. La buona notizia arriva a Leccese direttamente da Lerario, con una delle prime telefonate intercettate, il 29 luglio scorso: «Ti abbiamo aggiudicato la gara e intendiamo fare l’avvio dei lavori lunedì, la consegna dei lavori lunedì, ti volevo comunicare questa cosa in modo che già tu inizi ad organizzarti, perché noi da lunedì vorremo consegnarti il cantiere, dopodiché la nostra priorità, quella della Prefettura di Foggia è quella di essere più celeri possibili. Te lo volevo solo preannunciare, tutto qua». Leccese, che sembra già in confidenza con il suo interlocutore, risponde: «Va bene Dotto’, se ci vediamo, parliamo e facciamo tutto!». Quel «facciamo tutto» per gli investigatori si era già ammantato di un pesantissimo sospetto: «L’esistenza di una fitta rete di rapporti tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori coinvolti, caratterizzata dall’asservimento, in cambio di un tornaconto personale, della funzione pubblica del primo agli interessi economici dei secondi». E infatti, quando Lerario è stato spostato dall’ufficio provveditorato della Protezione civile, Leccese, che aspettava l’affidamento di ulteriori cinque moduli abitativi per il Cara di Borgo Mezzanone, è sbottato a telefono: «Mo’ i casini sorgeranno perché con il fatto che là è cambiata la persona [...]». Parole che gli investigatori hanno interpretato così: «Dall’affermazione emerge chiaramente che la presenza di Lerario nel predetto incarico aveva l’effetto di evitare l’insorgere di problemi («casini», ndr) per Leccese». Il gip del Tribunale di Bari Anna Perrelli, che ha privato i tre della libertà personale, nell’ordinanza ha sottolineato il «mercimonio delle pubbliche funzioni» di Lerario ed evidenziato che durante le indagini il dirigente della Protezione civile si sarebbe anche «preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate cimici audio e video». Condotte, secondo il gip, che sono connotate da «spregiudicatezza, deriva etica e deontologica a onta del formale stato di incensurati degli indagati». Lerario, però, sottolinea il giudice, porta in dote anche un carico pendente in primo grado a Potenza, dove è accusato, anche in questo caso, di corruzione.
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Due navi delle Ong attendono un porto, che difficilmente verrà negato visti i silenzi del governo. Lampedusa scoppia e nuove rotte, come quella calabrese, si gonfiano. Per l’Europa va benissimo così: la grana resta a noiArrestati due imprenditori e un funzionario della Protezione civile. I soldi infilati perfino nella carne: «Gli do una manzetta»Lo speciale contiene due articoli La Geo Barents, nave di Medici senza frontiere, si è avvicinata a Catania con i suoi 558 passeggeri tirati a bordo a largo della Libia. La Sea Watch 3, invece, ne ha caricati 444 in diverse operazioni ed è a poche miglia da Lampedusa. È come se le Ong avessero scelto già ognuna il proprio porto. Mentre il governo attende a dare il via libera, forse per riorganizzare le navi quarantena e tentare di svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola a Lampedusa. Di certo non si parla più di rotazione dei porti, né di ridistribuzioni. Segno del fallimento dell’accordo di Malta e delle strategie del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», ricorda Matteo Salvini, citando l’articolo 52 della Costituzione e aggiungendo: «Io l’ho fatto, e vado a processo. Chi mi ha seguito che fa?». Il riferimento diretto è proprio a Lamorgese. Che da tempo su questo tema si è chiusa in un imbarazzante silenzio. I 65.000 sbarchi dell’ultimo anno, oltre sei volte quelli del 2019 e il doppio rispetto al 2020, d’altra parte, rendono improbabile qualsiasi intervento pubblico. Anche perché i numeri sono destinati a salire velocemente. Ovviamente per i 1.000 dell’ultimo assalto dei taxi del mare le Ong hanno già messo in campo la solita strategia. Dalla Geo Barents hanno fatto sapere che stanno curando «ustioni da carburante, infezioni respiratorie e lesioni per le violenze subite in Libia». La Ong ha affidato il proprio megafono a Kira Smith, ostetrica a bordo che si è occupata di una donna nigeriana incinta evacuata l’altro giorno dalla nave insieme alla figlia di due anni con la quale ha intrapreso il viaggio della speranza: «Tutti i nostri sopravvissuti hanno bisogno di ulteriori cure immediate e di un luogo sicuro il prima possibile». L’obiettivo è un porto italiano. Il secondo step del pressing è stato affidato, invece, a tale Francois, partito dal Camerun, che avrebbe subito violenze in Libia: «Ho visto morire molte persone in Libia. Erano talentuosi come me, laboriosi e intelligenti. Voglio denunciare ciò che sta accadendo in Libia e assicurarmi che le persone non perdano la vita in mare». Mentre dalla Sea Watch fanno leva sul più piccolo dei passeggeri, che ha due settimane di vita. Inoltre, in zona Sar maltese, ci sono 30 persone alla deriva. Viaggiavano su un gommone che ha cominciato a imbarcare acqua. La segnalazione è partita da Alarm Phone: «Siamo ancora in contatto con le 30 persone che rischiano la vita per fuggire dalla Libia. Proviamo a dargli forza e sostegno poiché i soccorsi non arrivano. Il Mediterraneo non dev’essere una fossa comune». Tutti sembrano aver dimenticato che con l’aumento delle partenze inevitabilmente aumenta il rischio di incidenti. E ai 1.500 morti nell’ultimo anno nel corso delle traversate del Mediterraneo centrale bisogna aggiungere i 28 morti recuperati ieri dalla Guardia costiera libica e sospinti dal mare sulle spiagge di Al Alous, a 90 chilometri da Tripoli. Ritrovato anche il corpo di un bambino. L’emittente televisiva libica 218 Tv ha aggiunto anche altri particolari: le stesse squadre hanno anche soccorso tre persone ancora vive, ma in condizioni di salute precarie. Altri 30 cadaveri erano stati recuperati in acqua in prossimità di isole greche nei giorni scorsi: 11 verso l’isola di Antikhytera e, poco dopo, altri 16 a largo di Paros, fra i quali anche un neonato e tre donne. Nel giorno di Natale, invece, un gommone si è rovesciato a poca distanza dall’isola di Folegandros e almeno tre persone sono annegate. A bordo c’erano una cinquantina di passeggeri, che risultano ancora dispersi.In Calabria, invece, sono terminate le operazioni di recupero di un barchino con 27 passeggeri a bordo. L’imbarcazione era stata individuata il 23 dicembre mentre navigava all’interno dell’area Sar maltese. La segnalazione era giunta anche al Centro nazionale di soccorso di Roma. Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Guardia costiera italiana, sono cominciate nel pomeriggio del 24 dicembre, quando il barchino è stato avvistato da un velivolo Frontex all’interno dell’area Sar italiana. Il Centro nazionale di soccorso ha prima attivato i mercantili presenti in zona, inviando successivamente una motovedetta da Pozzallo. Le ricerche si sono concluse al largo di Crotone. I 27 si sommano ai 490 sbarcati l’altro giorno a Crotone con un peschereccio proveniente dalla direttrice orientale del Mediterraneo e ai 200 arrivati con sbarchi autonomi. Nella tarda serata del 26, poi, si è registrato anche l’ultimo approdo su una delle Pelagie. Una motovedetta della Guardia costiera ha trasportato a riva 89 persone recuperate su un gommone al largo della costa. E la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni commenta: «Sbarchi fuori controllo e ricollocamenti nell’Ue assenti. Ecco il risultato delle politiche immigrazioniste del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Eppure è ancora al suo posto».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/altri-1-000-clandestini-verso-litalia-la-lamorgese-tace-lue-ce-li-lascera-2656169296.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mazzette-nascoste-nei-tagli-di-manzo-cosi-gira-il-business-dellaccoglienza" data-post-id="2656169296" data-published-at="1640679720" data-use-pagination="False"> Mazzette nascoste nei tagli di manzo. Così gira il business dell’accoglienza Per portare a termine il grande affare sull’accoglienza, ovvero la realizzazione di container per l’isolamento dei migranti positivi al Covid nel Cara di Borgo Mezzanone e per l’ospitalità dei lavoratori stagionali, posizionò un cesto natalizio e una bottiglia di champagne nel portabagagli e una bustarella con 200 banconote da 50 euro nel vano portaoggetti. Incurante della telecamera che gli investigatori avevano piazzato nell’automobile. «Era un pensiero natalizio», si è giustificato l’imprenditore foggiano Luca Ciro Giovanni Leccese, titolare della società Edil Sella finito ai domiciliari, quando è stato interrogato dal procuratore di Bari Roberto Rossi, dopo aver consegnato all’ormai ex capo delle sezioni Strategia e governo dell’offerta della Protezione civile regionale Mario Antonio Lerario (fino al 30 ottobre a capo dell’ufficio provveditorato), arrestato il 23 dicembre, la tangente da 10.000 euro. I due sono accusati di corruzione. Insieme a un altro imprenditore: Donato Mottola, di Noci, titolare della società Dmeco Engineering, anche lui finito ai domiciliari con l’accusa di aver consegnato a Lerario, un giorno prima, un’altra tangente da 20.000 euro. Una «manzetta», l’aveva definita a telefono spiegando alla moglie che aveva portato anche lui «il regalo di Natale» a Lerario. La mazzetta, questa volta, era nascosta in un taglio di manzo pregiato. La moglie ha ribattuto con queste parole: «Tutti felici e contenti, va bene». E subito dopo ha usato una espressione dialettale in pugliese stretto: «Chist’ so’ l’ove!», che sta ad indicare rassegnazione e che i finanzieri hanno tradotto con «così va il mondo». Mottola, durante il suo interrogatorio confessorio, ha cercato però di tergiversare, spiegando che il regalo era legato all’interesse del funzionario per le condizioni di salute della moglie, a cui aveva fatto effettuare esami diagnostici per il tramite del fratello, don Tommaso, cappellano dell’ospedale di Acquaviva delle Fonti. Lerario si è difeso dicendo di non aver mai chiesto nulla ai due imprenditori. Ma, stando all’inchiesta, neppure ha mandato indietro regali e denaro, che avrebbe nascosto tra camera da letto e cassaforte. Entrambi gli imprenditori, secondo le indagini della Guardia di finanza, coordinate dal procuratore Rossi e dall’aggiunto Alessio Coccioli, avevano con la Protezione civile regionale diversi appalti per un valore di oltre 5,3 milioni di euro complessivi. Appalti che avrebbero garantito a Leccese incassi per circa 2,8 milioni di euro e a Mottola per quasi 2,5 milioni. Anche perché, oltre agli affari sull’accoglienza, c’erano in ballo appalti per gli uffici della sede di Foggia del numero unico d’emergenza 112 nell’aeroporto dauno e anche per l’installazione di strutture prefabbricate mobili di emergenza per il pre triage a servizio e supporto delle strutture ospedaliere durante la pandemia. La buona notizia arriva a Leccese direttamente da Lerario, con una delle prime telefonate intercettate, il 29 luglio scorso: «Ti abbiamo aggiudicato la gara e intendiamo fare l’avvio dei lavori lunedì, la consegna dei lavori lunedì, ti volevo comunicare questa cosa in modo che già tu inizi ad organizzarti, perché noi da lunedì vorremo consegnarti il cantiere, dopodiché la nostra priorità, quella della Prefettura di Foggia è quella di essere più celeri possibili. Te lo volevo solo preannunciare, tutto qua». Leccese, che sembra già in confidenza con il suo interlocutore, risponde: «Va bene Dotto’, se ci vediamo, parliamo e facciamo tutto!». Quel «facciamo tutto» per gli investigatori si era già ammantato di un pesantissimo sospetto: «L’esistenza di una fitta rete di rapporti tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori coinvolti, caratterizzata dall’asservimento, in cambio di un tornaconto personale, della funzione pubblica del primo agli interessi economici dei secondi». E infatti, quando Lerario è stato spostato dall’ufficio provveditorato della Protezione civile, Leccese, che aspettava l’affidamento di ulteriori cinque moduli abitativi per il Cara di Borgo Mezzanone, è sbottato a telefono: «Mo’ i casini sorgeranno perché con il fatto che là è cambiata la persona [...]». Parole che gli investigatori hanno interpretato così: «Dall’affermazione emerge chiaramente che la presenza di Lerario nel predetto incarico aveva l’effetto di evitare l’insorgere di problemi («casini», ndr) per Leccese». Il gip del Tribunale di Bari Anna Perrelli, che ha privato i tre della libertà personale, nell’ordinanza ha sottolineato il «mercimonio delle pubbliche funzioni» di Lerario ed evidenziato che durante le indagini il dirigente della Protezione civile si sarebbe anche «preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate cimici audio e video». Condotte, secondo il gip, che sono connotate da «spregiudicatezza, deriva etica e deontologica a onta del formale stato di incensurati degli indagati». Lerario, però, sottolinea il giudice, porta in dote anche un carico pendente in primo grado a Potenza, dove è accusato, anche in questo caso, di corruzione.
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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