True
2023-04-24
Aifa leaks. Ora fuori la verità
Roberto Speranza (Imagoeconomica)
Il muro di omertà e bugie che ha contraddistinto tutta la campagna vaccinale si sta sgretolando, la verità sta venendo alla luce e dalla breccia che è stata aperta stanno emergendo dei documenti che lasciano sgomenti. Mostrano con forza la necessità che si indaghi, che si faccia chiarezza su tutto quello che è successo. E su tutto quello che poteva essere evitato, a partire dai gravi danni da vaccino e da quelle morti improvvise rimaste senza una spiegazione.
Qui sulle pagine de La Verità e nella trasmissione Fuori Dal Coro, condotta da Mario Giordano su Rete4, da più di un mese vengono rivelati documenti esclusivi interni dell’Aifa, che hanno una forza dirompente. Informazioni fondamentali messe volutamente a tacere, come l’evidenza della mancanza di efficacia del vaccino sin dagli inizi della campagna.
Erano passate poche settimane dall’avvio delle inoculazioni contro il Covid e diverse Regioni iniziavano a osservare un fenomeno per loro inaspettato: i vaccinati si stavano infettando. E così chiedono spiegazioni alla nostra Agenzia del farmaco. Inizia uno scambio di informazioni interne in cui si discute se i casi di infezione dovessero essere considerati dei fallimenti vaccinali per mancanza di efficacia.
Un’esperta scrive ai colleghi: «Vi chiederei di spiegarmi la differenza tra fallimento vaccinale e assenza di anticorpi indotti da vaccino». Le viene risposto: «La nostra idea è che assenza di anticorpi indotti da vaccino si configuri come una reazione avversa diversa da fallimento vaccinale…». Questo però sembra mandare su tutte le furie la funzionaria che quindi rincara la dose: «Io all’Università ho studiato che lo scopo della vaccinazione è stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi. Se il vaccino non ha prodotto anticorpi che effetto ha avuto nella persona a cui è stato somministrato? A rigor di logica nullo, ovvero mancanza di efficacia e quindi fallimento vaccinale».
Sembra tutto abbastanza chiaro: un vaccino per funzionare deve produrre anticorpi eppure per l’Aifa continua ad essere un problema ammettere il fallimento vaccinale, perché?
Ma soprattutto se tutto questo si sapeva già dall’inizio del piano di vaccinazione, che senso avevano le parole dell’ex premier Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio 2021: «Se non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire». Perché affermare qualcosa che già si sapeva non fosse vera? Ormai era evidente e noto che anche i vaccinati potevano ammalarsi e trasmettere la malattia.
Ma non solo, tra le tante informazioni che hanno cercato di non far venire alla luce c’è la sottostima degli effetti avversi. È il 18 gennaio 2021, poche settimane sempre dall’inizio della campagna vaccinale, i centri di farmacovigilanza nelle regioni incominciano a chiedere all’Aifa come catalogare gli effetti avversi che man mano venivano segnalati. Ad un certo punto la Regione Campania evidenzia un problema nella valutazione della potenziale correlazione tra evento avverso segnalato e vaccino somministrato e nel documento che invia all’Agenzia del farmaco scrive, riferendosi al vaccino Pfizer: «Considerato che la procedura accelerata con cui è stato autorizzato all’immissione in commercio non ha consentito di raccogliere le informazioni, ritengo che al momento il risultato del nesso “Non Correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato». In pratica gli esperti campani hanno visto che il dolore nel punto di inoculo, non essendo presente nel foglietto illustrativo, doveva essere considerato un effetto «non correlabile», pur essendo evidente la correlazione. Un vero problema e così hanno chiesto spiegazioni.
Dall’Aifa confermano questa sottostima e rispondono: «Siamo d’accordo che al momento il risultato del nesso “Non correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato e infatti ci aspettiamo al momento un numero alto di risultati “indeterminato”».
Quindi è la stessa Aifa a sostenere che viene classificato come «non correlabile» anche quello che potrebbe essere «correlato». Il risultato di questo meccanismo è evidente: gli effetti avversi appaiono molto meno di quelli che sono davvero, vengono notevolmente sottostimati. E tutto questo era già noto sin dall’inizio, ma a quanto pare nulla è stato fatto, i dati non sono stati modificati.
E vi è di più. In questa lunga pila di documenti svelati emerge anche il comportamento di Nicola Magrini e dell’ex ministro Roberto Speranza.
Il 15 marzo 2021 in Europa viene sospeso il vaccino AstraZeneca e l’Aifa avvia una indagine: gli esperti stilano un elenco di tutti i casi in cui il vaccino contro il Covid ha avuto esito fatale, suddividendo i dati per casa farmaceutica, e comparano i numeri con le dosi somministrate. Alla fine del documento ci sono le conclusioni: «Alla luce di quanto sopra riportato appare evidente un eccesso di mortalità cardiovascolare per il vaccino AstraZeneca (a prescindere dai singoli lotti) concentrata nella fascia di età intorno ai 50 anni».
Una conclusione pesante che richiede maggiori approfondimenti. E così l’Agenzia del farmaco avvia una ulteriore ricerca, vengono sentiti medici, si propongono diversi tipi di comunicazioni. Ad un certo punto interviene l’allora direttore generale Nicola Magrini, fedelissimo di Speranza, che scrive: «Mi sembra tutto molto, anzi troppa enfasi a eventi non correlati. Sono solo queste le possibilità? Così si uccide questo vaccino».
Così si uccide questo vaccino. Una frase che lascia perplessi. Sembrerebbe che la preoccupazione del direttore generale Magrini sia quella di non uccidere il vaccino, nonostante in quei giorni AstraZeneca venisse sospeso per «un eccesso di mortalità cardiovascolare». E soprattutto nonostante pochi giorni prima, insieme al ministro Speranza, abbia persino cercato di bloccare il sequestro del lotto inoculato a Stefano Paternò, morto il giorno dopo la puntura, il 9 marzo 2021.
Nel documento esclusivo a firma di Magrini e inviato al procuratore, si legge: «Le chiederei dopo un colloquio avuto con il ministro (in copia) di valutare se sospendere temporaneamente la sua richiesta di sequestro cautelativo su tutto il territorio nazionale». Magrini giustifica così la richiesta: «Si chiede se nelle prossime ore sia possibile valutare le modalità più adeguate ad acquisire ulteriori informazioni al fine di definirne meglio il nesso di causalità».
Eppure il direttore generale dell’Aifa sa benissimo che per determinare il nesso di causalità ci vuole molto tempo, altro che poche ore. Infatti è lo stesso procuratore a sottolinearlo nella risposta: «Le analisi sui campioni estratti dalle dosi del lotto potrebbero impiegare settimane per fornire i risultati». Il procuratore insiste che non si può aspettare anche perché «ci sono stati altri due decessi di persone, peraltro di giovane età ed appartenenti alle forze dell’ordine e quindi sottoposti a periodiche verifiche circa il buono stato di salute, in seguito alla somministrazione del vaccino appartenente al lotto», e qualche riga più in basso specifica, «che vuol dire un tasso di mortalità quantomeno anomalo».
Eppure a Magrini e al ministro Speranza, che dovrebbero essere i primi a preoccuparsi della nostra salute, questo tasso di mortalità anomalo sembra non interessare, il loro obiettivo è «sospendere temporaneamente la richiesta di sequestro».
Ma come è stato possibile tutto questo? E come è possibile che ora nessuno indaghi su queste pesanti rivelazioni? Domani sera durante la diretta di Fuori Dal Coro su Rete4 verranno mostrati dei documenti ancora più forti ed esclusivi. L’inchiesta giornalistica continua, ma adesso è arrivato il momento che venga affiancata anche da una inchiesta della procura. La magistratura dovrebbe indagare, perché la verità non può essere più taciuta e deve venire a galla, soprattutto per rispetto di quelle persone, troppe, che sono state danneggiate dalle bugie raccontate in questi anni.
«Speranza tutelava solo sé stesso. Adesso la magistratura intervenga»
«In questi ultimi anni abbiamo vissuto un’assurdità: non è stata la scienza a guidare la politica, ma è stata la politica a guidare la scienza, e tutto quello che ne è derivato è stato un enorme fallimento. Ora questo scandalo non può essere più ignorato, soprattutto alla luce di tutti questi documenti sull’Aifa». Claudio Giorlandino, direttore sanitario di Altamedica, è stato tra i primi a porre l’attenzione sui problemi legati alla vaccinazione contro il Covid. Ha anche pubblicato uno studio in cui emerge l’inutilità del siero per chi era già guarito.
Dottore cosa ne pensa di queste rivelazioni sull’Aifa?
«In queste settimane su La Verità e nella trasmissione Fuori Dal Coro, stanno emergendo carte che mostrano un quadro preciso. All’Agenzia del farmaco sapevano che qualcosa stava andando storto ma non hanno fatto nulla, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, sperando che nessuno se ne accorgesse. Secondo me hanno agito per paura».
Per paura di chi?
«Si sono chinati al volere della politica, perché tutte le decisioni che sono state prese non avevano nulla di scientifico. E se ci si “appecora”, che mi sembra il termine più giusto da utilizzare, alle decisioni non scientifiche, lo si può fare solo per paura di perdere il posto, perché si teme che la propria credibilità possa essere messa in discussione. Senza pensare che così si stavano danneggiando gli italiani».
Danni che quindi si sarebbero potuti evitare?
«I vaccini non hanno funzionato, molte persone vaccinate sono finite in rianimazione. E molte sono state danneggiate da questi sieri. Hanno sbagliato su tutto, ma è stata la gente a pagarne il prezzo più alto. Il problema, come dimostrano anche le carte, è che già dall’inizio l’Aifa, ma anche Speranza sapevano quello che stava succedendo».
E infatti anche l’ex ministro Speranza ha cercato di evitare che venissero fuori informazioni importanti.
«Credo che lo abbia fatto per evitare che venisse alla luce che stava sbagliando tutto. Così, per proteggere sé stesso e la sua reputazione, ha cercato di nascondere quello che stava accadendo. Con buona pace della tutela della salute pubblica, che doveva essere il suo obiettivo primario».
Perché, secondo lei, le decisioni sono state politiche e non scientifiche?
«La scelta di vaccinare i guariti rende evidente la mancanza di una decisione scientifica alla base della campagna vaccinale. Che senso ha continuare a immunizzare chi si è già infettato? Non ha alcun senso, anzi può essere pericoloso. Perché una regola importante nella medicina è che tutto quello che è inutile potrebbe essere dannoso, allora perché rischiare?».
Quanti errori sono stati commessi?
«Molti, ed è anche evidente. Il virus è morto un anno e mezzo fa, con la variante Omicron la sua letalità è diminuita drasticamente. Lì si sarebbe dovuta interrompere la campagna vaccinale. Anche il vaccino per le varianti non ha alcun senso, perché rincorre un virus che è già mutato, nel momento in cui viene approvato è già vecchio e quindi inutile. Ma ormai a quello che è stato fatto non si può rimediare, si può solo sperare che sia fatta giustizia».
Vorrebbe l’intervento della magistratura?
«Mi chiedo come mai non si sia ancora mossa, come mai un magistrato non abbia chiesto di acquisire quei documenti dell’Aifa per aprire una indagine. Tutto quello che avete pubblicato non è emerso prima perché i politici e i tecnici hanno cercato di occultare le informazioni pur di salvarsi, ma ora? Adesso qualcosa si deve muovere. Le inchieste non possono rimanere solo sulle pagine dei giornali, altrimenti facciamo come Don Raffaè».
La canzone di De André?
«C’è una strofa molto bella, che mi sembra adeguata a questa situazione: “Prima pagina, venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Ecco, dopo l’indignazione questo non è il momento di gettare la spugna perché la magistratura non può girarsi dall’altra parte e far finta di nulla».
«Hanno commesso errori così gravi che nessuno di loro li ammetterà»
È caustico il filosofo Massimo Cacciari riguardo ai comportamenti dei dirigenti Aifa durante la pandemia, rivelati attraverso la pubblicazione delle loro email interne a Fuori dal coro. «Si sapeva, è il segreto di Pulcinella. In tutti i Paesi hanno tenuto nascosto e han silenziato questi dati. Sa, di per sé non è nemmeno scandaloso in quanto tale, perché ci sono dei dati avversi per ogni vaccinazione, anche quelle tradizionali. Non è questo l’aspetto più grave di quella triste vicenda a mio avviso».
Qual è?
«La cosa grave è che i responsabili della farmacovigilanza non parlino e non abbiano denunciato in tempo: questa è mancanza di responsabilità. Ed è gravissimo che si siano fatti imbavagliare».
Nel database della farmacovigilanza Ue risulta comunque che gli eventi avversi segnalati sui vaccini anti Covid siano esageratamente più alti rispetto agli altri.
«Sì, sì, può essere, per ora non ci sono dati completi, stanno venendo fuori a spizzichi e bocconi…».
Da una di queste mail è emerso che Aifa ha cercato di fermare il sequestro di un lotto ordinato dalla procura di Siracusa dopo la morte di un militare. «Così si uccide questo vaccino», disse il dg Aifa, Magrini.
«Certo, volevano far vaccinare tutti. Si sapeva, ripeto: è il segreto di Pulcinella. L’associazione Dubbio e Precauzione ha parlato invano per due anni, denunciando esattamente queste cose. È chiaro, è stato deciso che il vaccino era utile, che era indispensabile che tutti si vaccinassero e senza nessuna particolare precauzione siamo stati tutti costretti a vaccinarci, se volevamo continuare a vivere».
E ora?
«Adesso, pian piano, stanno venendo fuori tutte queste cose in modo più ufficiale, per cui abbiamo saputo che non si tratta esattamente di un vaccino e tante altre cose. La verità sta venendo fuori un po’ alla volta, a livello europeo e a livello nazionale. La responsabilità è delle forze politiche che hanno avallato tutto ciò, ma soprattutto dei cosiddetti scienziati, dentro l’Aifa e altrove, che hanno taciuto e che hanno acconsentito, è molto semplice».
Adesso è tutto più chiaro.
«Sì, ma non c’è la riprova: continuano a dirci che se non avessimo fatto così sarebbero morti miliardi di persone, e non c’è la controprova».
Autorevoli epidemiologi (John Ioannidis, ndr) hanno smontato questi calcoli sostenendo che anche un bambino di 5 anni capisce che è ingenuo pensare che sia accaduto grazie ai vaccini. «Chi parla di 20 milioni di vite salvate», ha detto Ioannidis, «rende un cattivo servizio alla scienza». Quanto è cambiato il rapporto tra Stato e cittadino?
«È stato un rapporto totalmente sballato perché lo Stato non ha informato, non è stato trasparente, in alcun modo».
Da parte loro, gli amministratori pubblici potrebbero replicare che non hanno detto tutto in nome della cosiddetta «ragion di Stato»...
«Esattamente, perché “eravamo in guerra”. Come adesso: lo Stato è trasparente? Dà notizie attendibili sull’andamento della guerra? No. Perché? Perché siamo in guerra. E anche allora, in pandemia, non era questa, la retorica? “Siamo in guerra”. E quindi, in guerra lo Stato non dà notizie trasparenti, fa solo propaganda. Così è stato e così è».
Dato che ne va della salute dei cittadini, perché perfino in questo caso c’è un muro di gomma rispetto a quanto sta emergendo dalle carte e dalle conversazioni tra politici e scienziati?
«Ma scherza? Mica possono ammettere responsabilità così gravi, no? È chiaro».
Non si creerà un effetto boomerang su questo? Alla fine la gente non si fiderà più dei medici, non si fiderà più dei politici, smetterà di votare…
«Guardi, se ci dovesse essere un’altra situazione di emergenza e la gente dovesse essere nuovamente obbligata, perché se no perde il diritto a muoversi, a lavorare e a ricevere lo stipendio, sarà uguale. Si ripeterà la stessa, identica storia».
C’è un’ampia fascia di popolazione che è allibita che nessun magistrato si muova…
«Lo dice a me?».
Continua a leggereRiduci
Le mail interne all’Agenzia del farmaco, rivelate da «Fuori dal coro», mostrano che non ci si preoccupava della nostra salute, ma di «non uccidere il vaccino». Si sapeva degli effetti avversi e dell’assenza di anticorpi in molte persone «immunizzate». Però il direttore Nicola Magrini interveniva per insabbiare tutto.Il medico Claudio Giorlandino: «Il ministro e gli scienziati capivano che qualcosa stava andando storto».Il filosofo Massimo Cacciari: «C’era una logica di guerra. E con un’altra emergenza la storia si ripeterà».Lo speciale contiene tre articoli.Il muro di omertà e bugie che ha contraddistinto tutta la campagna vaccinale si sta sgretolando, la verità sta venendo alla luce e dalla breccia che è stata aperta stanno emergendo dei documenti che lasciano sgomenti. Mostrano con forza la necessità che si indaghi, che si faccia chiarezza su tutto quello che è successo. E su tutto quello che poteva essere evitato, a partire dai gravi danni da vaccino e da quelle morti improvvise rimaste senza una spiegazione.Qui sulle pagine de La Verità e nella trasmissione Fuori Dal Coro, condotta da Mario Giordano su Rete4, da più di un mese vengono rivelati documenti esclusivi interni dell’Aifa, che hanno una forza dirompente. Informazioni fondamentali messe volutamente a tacere, come l’evidenza della mancanza di efficacia del vaccino sin dagli inizi della campagna. Erano passate poche settimane dall’avvio delle inoculazioni contro il Covid e diverse Regioni iniziavano a osservare un fenomeno per loro inaspettato: i vaccinati si stavano infettando. E così chiedono spiegazioni alla nostra Agenzia del farmaco. Inizia uno scambio di informazioni interne in cui si discute se i casi di infezione dovessero essere considerati dei fallimenti vaccinali per mancanza di efficacia.Un’esperta scrive ai colleghi: «Vi chiederei di spiegarmi la differenza tra fallimento vaccinale e assenza di anticorpi indotti da vaccino». Le viene risposto: «La nostra idea è che assenza di anticorpi indotti da vaccino si configuri come una reazione avversa diversa da fallimento vaccinale…». Questo però sembra mandare su tutte le furie la funzionaria che quindi rincara la dose: «Io all’Università ho studiato che lo scopo della vaccinazione è stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi. Se il vaccino non ha prodotto anticorpi che effetto ha avuto nella persona a cui è stato somministrato? A rigor di logica nullo, ovvero mancanza di efficacia e quindi fallimento vaccinale».Sembra tutto abbastanza chiaro: un vaccino per funzionare deve produrre anticorpi eppure per l’Aifa continua ad essere un problema ammettere il fallimento vaccinale, perché? Ma soprattutto se tutto questo si sapeva già dall’inizio del piano di vaccinazione, che senso avevano le parole dell’ex premier Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio 2021: «Se non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire». Perché affermare qualcosa che già si sapeva non fosse vera? Ormai era evidente e noto che anche i vaccinati potevano ammalarsi e trasmettere la malattia.Ma non solo, tra le tante informazioni che hanno cercato di non far venire alla luce c’è la sottostima degli effetti avversi. È il 18 gennaio 2021, poche settimane sempre dall’inizio della campagna vaccinale, i centri di farmacovigilanza nelle regioni incominciano a chiedere all’Aifa come catalogare gli effetti avversi che man mano venivano segnalati. Ad un certo punto la Regione Campania evidenzia un problema nella valutazione della potenziale correlazione tra evento avverso segnalato e vaccino somministrato e nel documento che invia all’Agenzia del farmaco scrive, riferendosi al vaccino Pfizer: «Considerato che la procedura accelerata con cui è stato autorizzato all’immissione in commercio non ha consentito di raccogliere le informazioni, ritengo che al momento il risultato del nesso “Non Correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato». In pratica gli esperti campani hanno visto che il dolore nel punto di inoculo, non essendo presente nel foglietto illustrativo, doveva essere considerato un effetto «non correlabile», pur essendo evidente la correlazione. Un vero problema e così hanno chiesto spiegazioni.Dall’Aifa confermano questa sottostima e rispondono: «Siamo d’accordo che al momento il risultato del nesso “Non correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato e infatti ci aspettiamo al momento un numero alto di risultati “indeterminato”».Quindi è la stessa Aifa a sostenere che viene classificato come «non correlabile» anche quello che potrebbe essere «correlato». Il risultato di questo meccanismo è evidente: gli effetti avversi appaiono molto meno di quelli che sono davvero, vengono notevolmente sottostimati. E tutto questo era già noto sin dall’inizio, ma a quanto pare nulla è stato fatto, i dati non sono stati modificati.E vi è di più. In questa lunga pila di documenti svelati emerge anche il comportamento di Nicola Magrini e dell’ex ministro Roberto Speranza.Il 15 marzo 2021 in Europa viene sospeso il vaccino AstraZeneca e l’Aifa avvia una indagine: gli esperti stilano un elenco di tutti i casi in cui il vaccino contro il Covid ha avuto esito fatale, suddividendo i dati per casa farmaceutica, e comparano i numeri con le dosi somministrate. Alla fine del documento ci sono le conclusioni: «Alla luce di quanto sopra riportato appare evidente un eccesso di mortalità cardiovascolare per il vaccino AstraZeneca (a prescindere dai singoli lotti) concentrata nella fascia di età intorno ai 50 anni».Una conclusione pesante che richiede maggiori approfondimenti. E così l’Agenzia del farmaco avvia una ulteriore ricerca, vengono sentiti medici, si propongono diversi tipi di comunicazioni. Ad un certo punto interviene l’allora direttore generale Nicola Magrini, fedelissimo di Speranza, che scrive: «Mi sembra tutto molto, anzi troppa enfasi a eventi non correlati. Sono solo queste le possibilità? Così si uccide questo vaccino».Così si uccide questo vaccino. Una frase che lascia perplessi. Sembrerebbe che la preoccupazione del direttore generale Magrini sia quella di non uccidere il vaccino, nonostante in quei giorni AstraZeneca venisse sospeso per «un eccesso di mortalità cardiovascolare». E soprattutto nonostante pochi giorni prima, insieme al ministro Speranza, abbia persino cercato di bloccare il sequestro del lotto inoculato a Stefano Paternò, morto il giorno dopo la puntura, il 9 marzo 2021.Nel documento esclusivo a firma di Magrini e inviato al procuratore, si legge: «Le chiederei dopo un colloquio avuto con il ministro (in copia) di valutare se sospendere temporaneamente la sua richiesta di sequestro cautelativo su tutto il territorio nazionale». Magrini giustifica così la richiesta: «Si chiede se nelle prossime ore sia possibile valutare le modalità più adeguate ad acquisire ulteriori informazioni al fine di definirne meglio il nesso di causalità».Eppure il direttore generale dell’Aifa sa benissimo che per determinare il nesso di causalità ci vuole molto tempo, altro che poche ore. Infatti è lo stesso procuratore a sottolinearlo nella risposta: «Le analisi sui campioni estratti dalle dosi del lotto potrebbero impiegare settimane per fornire i risultati». Il procuratore insiste che non si può aspettare anche perché «ci sono stati altri due decessi di persone, peraltro di giovane età ed appartenenti alle forze dell’ordine e quindi sottoposti a periodiche verifiche circa il buono stato di salute, in seguito alla somministrazione del vaccino appartenente al lotto», e qualche riga più in basso specifica, «che vuol dire un tasso di mortalità quantomeno anomalo».Eppure a Magrini e al ministro Speranza, che dovrebbero essere i primi a preoccuparsi della nostra salute, questo tasso di mortalità anomalo sembra non interessare, il loro obiettivo è «sospendere temporaneamente la richiesta di sequestro». Ma come è stato possibile tutto questo? E come è possibile che ora nessuno indaghi su queste pesanti rivelazioni? Domani sera durante la diretta di Fuori Dal Coro su Rete4 verranno mostrati dei documenti ancora più forti ed esclusivi. L’inchiesta giornalistica continua, ma adesso è arrivato il momento che venga affiancata anche da una inchiesta della procura. La magistratura dovrebbe indagare, perché la verità non può essere più taciuta e deve venire a galla, soprattutto per rispetto di quelle persone, troppe, che sono state danneggiate dalle bugie raccontate in questi anni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/aifa-leaks-insabbiamento-2659898178.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="speranza-tutelava-solo-se-stesso-adesso-la-magistratura-intervenga" data-post-id="2659898178" data-published-at="1682285115" data-use-pagination="False"> «Speranza tutelava solo sé stesso. Adesso la magistratura intervenga» «In questi ultimi anni abbiamo vissuto un’assurdità: non è stata la scienza a guidare la politica, ma è stata la politica a guidare la scienza, e tutto quello che ne è derivato è stato un enorme fallimento. Ora questo scandalo non può essere più ignorato, soprattutto alla luce di tutti questi documenti sull’Aifa». Claudio Giorlandino, direttore sanitario di Altamedica, è stato tra i primi a porre l’attenzione sui problemi legati alla vaccinazione contro il Covid. Ha anche pubblicato uno studio in cui emerge l’inutilità del siero per chi era già guarito. Dottore cosa ne pensa di queste rivelazioni sull’Aifa? «In queste settimane su La Verità e nella trasmissione Fuori Dal Coro, stanno emergendo carte che mostrano un quadro preciso. All’Agenzia del farmaco sapevano che qualcosa stava andando storto ma non hanno fatto nulla, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, sperando che nessuno se ne accorgesse. Secondo me hanno agito per paura». Per paura di chi? «Si sono chinati al volere della politica, perché tutte le decisioni che sono state prese non avevano nulla di scientifico. E se ci si “appecora”, che mi sembra il termine più giusto da utilizzare, alle decisioni non scientifiche, lo si può fare solo per paura di perdere il posto, perché si teme che la propria credibilità possa essere messa in discussione. Senza pensare che così si stavano danneggiando gli italiani». Danni che quindi si sarebbero potuti evitare? «I vaccini non hanno funzionato, molte persone vaccinate sono finite in rianimazione. E molte sono state danneggiate da questi sieri. Hanno sbagliato su tutto, ma è stata la gente a pagarne il prezzo più alto. Il problema, come dimostrano anche le carte, è che già dall’inizio l’Aifa, ma anche Speranza sapevano quello che stava succedendo». E infatti anche l’ex ministro Speranza ha cercato di evitare che venissero fuori informazioni importanti. «Credo che lo abbia fatto per evitare che venisse alla luce che stava sbagliando tutto. Così, per proteggere sé stesso e la sua reputazione, ha cercato di nascondere quello che stava accadendo. Con buona pace della tutela della salute pubblica, che doveva essere il suo obiettivo primario». Perché, secondo lei, le decisioni sono state politiche e non scientifiche? «La scelta di vaccinare i guariti rende evidente la mancanza di una decisione scientifica alla base della campagna vaccinale. Che senso ha continuare a immunizzare chi si è già infettato? Non ha alcun senso, anzi può essere pericoloso. Perché una regola importante nella medicina è che tutto quello che è inutile potrebbe essere dannoso, allora perché rischiare?». Quanti errori sono stati commessi? «Molti, ed è anche evidente. Il virus è morto un anno e mezzo fa, con la variante Omicron la sua letalità è diminuita drasticamente. Lì si sarebbe dovuta interrompere la campagna vaccinale. Anche il vaccino per le varianti non ha alcun senso, perché rincorre un virus che è già mutato, nel momento in cui viene approvato è già vecchio e quindi inutile. Ma ormai a quello che è stato fatto non si può rimediare, si può solo sperare che sia fatta giustizia». Vorrebbe l’intervento della magistratura? «Mi chiedo come mai non si sia ancora mossa, come mai un magistrato non abbia chiesto di acquisire quei documenti dell’Aifa per aprire una indagine. Tutto quello che avete pubblicato non è emerso prima perché i politici e i tecnici hanno cercato di occultare le informazioni pur di salvarsi, ma ora? Adesso qualcosa si deve muovere. Le inchieste non possono rimanere solo sulle pagine dei giornali, altrimenti facciamo come Don Raffaè». La canzone di De André? «C’è una strofa molto bella, che mi sembra adeguata a questa situazione: “Prima pagina, venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Ecco, dopo l’indignazione questo non è il momento di gettare la spugna perché la magistratura non può girarsi dall’altra parte e far finta di nulla». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/aifa-leaks-insabbiamento-2659898178.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="hanno-commesso-errori-cosi-gravi-che-nessuno-di-loro-li-ammettera" data-post-id="2659898178" data-published-at="1682285115" data-use-pagination="False"> «Hanno commesso errori così gravi che nessuno di loro li ammetterà» È caustico il filosofo Massimo Cacciari riguardo ai comportamenti dei dirigenti Aifa durante la pandemia, rivelati attraverso la pubblicazione delle loro email interne a Fuori dal coro. «Si sapeva, è il segreto di Pulcinella. In tutti i Paesi hanno tenuto nascosto e han silenziato questi dati. Sa, di per sé non è nemmeno scandaloso in quanto tale, perché ci sono dei dati avversi per ogni vaccinazione, anche quelle tradizionali. Non è questo l’aspetto più grave di quella triste vicenda a mio avviso». Qual è? «La cosa grave è che i responsabili della farmacovigilanza non parlino e non abbiano denunciato in tempo: questa è mancanza di responsabilità. Ed è gravissimo che si siano fatti imbavagliare». Nel database della farmacovigilanza Ue risulta comunque che gli eventi avversi segnalati sui vaccini anti Covid siano esageratamente più alti rispetto agli altri. «Sì, sì, può essere, per ora non ci sono dati completi, stanno venendo fuori a spizzichi e bocconi…». Da una di queste mail è emerso che Aifa ha cercato di fermare il sequestro di un lotto ordinato dalla procura di Siracusa dopo la morte di un militare. «Così si uccide questo vaccino», disse il dg Aifa, Magrini. «Certo, volevano far vaccinare tutti. Si sapeva, ripeto: è il segreto di Pulcinella. L’associazione Dubbio e Precauzione ha parlato invano per due anni, denunciando esattamente queste cose. È chiaro, è stato deciso che il vaccino era utile, che era indispensabile che tutti si vaccinassero e senza nessuna particolare precauzione siamo stati tutti costretti a vaccinarci, se volevamo continuare a vivere». E ora? «Adesso, pian piano, stanno venendo fuori tutte queste cose in modo più ufficiale, per cui abbiamo saputo che non si tratta esattamente di un vaccino e tante altre cose. La verità sta venendo fuori un po’ alla volta, a livello europeo e a livello nazionale. La responsabilità è delle forze politiche che hanno avallato tutto ciò, ma soprattutto dei cosiddetti scienziati, dentro l’Aifa e altrove, che hanno taciuto e che hanno acconsentito, è molto semplice». Adesso è tutto più chiaro. «Sì, ma non c’è la riprova: continuano a dirci che se non avessimo fatto così sarebbero morti miliardi di persone, e non c’è la controprova». Autorevoli epidemiologi (John Ioannidis, ndr) hanno smontato questi calcoli sostenendo che anche un bambino di 5 anni capisce che è ingenuo pensare che sia accaduto grazie ai vaccini. «Chi parla di 20 milioni di vite salvate», ha detto Ioannidis, «rende un cattivo servizio alla scienza». Quanto è cambiato il rapporto tra Stato e cittadino? «È stato un rapporto totalmente sballato perché lo Stato non ha informato, non è stato trasparente, in alcun modo». Da parte loro, gli amministratori pubblici potrebbero replicare che non hanno detto tutto in nome della cosiddetta «ragion di Stato»... «Esattamente, perché “eravamo in guerra”. Come adesso: lo Stato è trasparente? Dà notizie attendibili sull’andamento della guerra? No. Perché? Perché siamo in guerra. E anche allora, in pandemia, non era questa, la retorica? “Siamo in guerra”. E quindi, in guerra lo Stato non dà notizie trasparenti, fa solo propaganda. Così è stato e così è». Dato che ne va della salute dei cittadini, perché perfino in questo caso c’è un muro di gomma rispetto a quanto sta emergendo dalle carte e dalle conversazioni tra politici e scienziati? «Ma scherza? Mica possono ammettere responsabilità così gravi, no? È chiaro». Non si creerà un effetto boomerang su questo? Alla fine la gente non si fiderà più dei medici, non si fiderà più dei politici, smetterà di votare… «Guardi, se ci dovesse essere un’altra situazione di emergenza e la gente dovesse essere nuovamente obbligata, perché se no perde il diritto a muoversi, a lavorare e a ricevere lo stipendio, sarà uguale. Si ripeterà la stessa, identica storia». C’è un’ampia fascia di popolazione che è allibita che nessun magistrato si muova… «Lo dice a me?».
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
Continua a leggereRiduci
Il ciclista sloveno Tadej Pogacar dell'Uae Team Emirates festeggia dopo aver vinto la 117ª edizione della classica ciclistica Milano-Sanremo (Ansa)
Lo sloveno cade a 30 chilometri dall’arrivo, rientra con una rincorsa impressionante e decide la Classicissima allo sprint contro Tom Pidcock. Un successo, arrivato al sesto tentativo, che completa il suo straordinario palmarès e arriva dopo una corsa vissuta sempre all’attacco.
C’è un’immagine che racconta più di tutte questa Milano-Sanremo: la maglia iridata strappata, il fianco sinistro sanguinante, e Tadej Pogacar che si rialza e riparte quando la sua corsa sembra finita. Da lì in avanti, la Classicissima cambia direzione e diventa il terreno della sua impresa.
Lo sloveno vince per la prima volta la Milano-Sanremo al sesto tentativo, chiudendo in 6h35’49’’ e battendo allo sprint Tom Pidcock, rimasto l’unico capace di reggergli il passo fino agli ultimi metri. Terzo Wout van Aert, quarto Mads Pedersen. Il primo degli italiani è Andrea Vendrame, sesto.
Fino a poco più di trenta chilometri dal traguardo, però, la storia sembra un’altra. Una caduta in gruppo, poco prima della Cipressa, coinvolge anche Pogacar. Finisce a terra, resta attardato, visibilmente ferito. Per qualche istante la sua Sanremo sembra chiusa lì. Quando risale in sella, il gruppo è già lontano e l’inseguimento appare complicato. È in quel momento che la corsa cambia volto. Pogacar rientra, metro dopo metro, aiutato anche dalla squadra, poi si riporta nelle prime posizioni proprio all’inizio della Cipressa. Non aspetta: accelera, forza il ritmo, seleziona il gruppo fino a portarsi via soltanto i nomi più attesi, tra cui Mathieu van der Poel e Pidcock. La selezione definitiva arriva sul Poggio. Lo sloveno attacca ancora, più volte, fino a staccare Van der Poel. Solo Pidcock resiste e si incolla alla sua ruota. In cima hanno pochi secondi sugli inseguitori, ma bastano. La discesa è veloce, il margine tiene, e la corsa si decide in via Roma. È uno sprint a due, situazione non abituale per Pogacar. Parte lungo, da davanti, costringendo Pidcock a inseguire. Il britannico prova a rimontare, ma negli ultimi metri lo sloveno riesce a mantenere mezza ruota di vantaggio, quanto basta per prendersi la vittoria che gli mancava. Dietro, il gruppo rientra troppo tardi. Van Aert conquista il terzo posto dopo l’inseguimento, in una giornata segnata anche per lui dalla caduta. Più indietro gli altri favoriti, mai davvero in grado di rientrare sui due battistrada nel finale. «Sono molto felice, un sacco di emozioni. Non vedevo l’ora di vincere questa gara», ha detto Pogacar all’arrivo. «Sapevo che con Pidcock sarebbe stata dura, ma sono riuscito a mettere la ruota davanti».
Per il fuoriclasse sloveno è molto più di una vittoria. La Sanremo era uno dei pochi tasselli mancanti in un palmarès già straordinario. Oggi arriva nel modo più difficile, passando attraverso un errore, una caduta e una rincorsa che avrebbe spento molti altri. E invece no. Dopo aver recuperato, attaccato e resistito, Pogacar completa l’opera allo sprint.
Continua a leggereRiduci