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2020-07-10
Abbuffata di nomine per Pd e 5 stelle. Su 365 incarichi vogliono la parola anche Grillo e Casalino
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Non c'è solo la questione Benetton o la possibile entrata in maggioranza di Silvio Berlusconi a rendere difficile la convivenza tra Partito democratico e Movimento 5 stelle a palazzo Chigi. Entro la fine di luglio il ministero dell'Economia, Cassa depositi e prestiti e il ministero delle Infrastrutture dovranno mettere mano ai rinnovi di 42 consigli di amministrazione e 46 collegi sindacali per 62 società controllate. È la parte finale del rinnovo degli incarichi nelle partecipate pubbliche iniziata in aprile. A calcolarle è stato il centro studi CoMar.
In questi mesi di emergenza sanitaria il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri aveva più volte rimandato le decisioni da prendere. C'era stato un tentativo di accentrare di più i poteri su via XX Settembre, poi naufragato. Il Gse attende ormai da mesi un commissario. E il gestore dei servizi elettrici è strategico anche per altre dirette controllate, come Acquirente Unico e Gme, storici avamposti del centrosinistra vicino a Massimo D'Alema. La partita si interseca anche con quella dei rinnovi dell'autorità garanti, Agcom e Antitrust, in proroga da più di un anno: a meno di sorprese il voto dovrebbe svolgersi la prossima settimana per presidente e commissari. È una partita complessa, che tocca anche la Cdp di Fabrizio Palermo, dove vanno in scadenza i collegi sindacali di Cdp Equity, Cdp Reti e Fintecna: per le ultime due dovranno essere rinnovati anche i consigli di amministrazione. Potrebbe esserci anche il ricambio del board di Sia, dove è da poco arrivato il renziano Federico Lovadina: si continua a parlare della fusione con Nexi per la creazione del polo dei pagamenti digitali. È evidente che sul tavolo ci sono anche le alleanze per le prossime elezioni amministrative, con un il fondatore pentastellato Beppe Grillo più che mai attivo per mediare e consigliare uomini che non facciano perdere altri voti a un movimento ormai sempre più in picchiata nei sondaggi. Ma ci sono anche le spaccature interne al Pd come quelle dentro ai grillini.
Oltre al Gse, Gualtieri avrà il compito di gestire i rinnovi di Consip e Consap, due aziende strategiche per la pubblica amministrazione, entrambe, al momento, nelle mani del Partito democratico. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile arrivo nella società statale per le assicurazioni di Andrea Peruzy, dalemiano di ferro ora in Acquirente Unico. Il punto è proprio questo. La spartizione tra Pd e 5 stelle dovrà essere fatta con il manuale cencelli.
È in scadenza anche il board dell'Istituto Poligrafico e della Zecca di Stato. Come si dovrà affrontare il rinnovo del collegio sindacale di Sport e Salute, dove da poco è arrivato l'ex capo di gabinetto al Mise di Luigi Di Maio. Stiamo parlando di Vito Cozzoli, mandarino storico della pubblica amministrazione, uscito nella precedente legislatura quando il ministro era Carlo Calenda, poi ritornato con Di Maio e quindi uscito di nuovo con Stefano Patuanelli. A palazzo Madama c'è chi lo vorrebbe a capo dell'Agcom, con il sostegno anche di una parte di grillini, ma ci sarebbe già il veto proprio di Grillo che non lo vorrebbe in quella posizione: il comico genovese avrebbe rifiutato anche di incontrare Cozzoli nelle ultime settimane. Da rinnovare anche il consiglio di amministrazione di Sogesid, mentre Cdp dovrà mettere mano anche ai collegi sindacali di Bonafous, Fsi Investimenti, Fsia, Pentagramma Perugia, Residenziale Immobiliare e Sace. Ma la maggior parte di società pubbliche da rinnovare sono quelle in capo al ministro dei Trasporti Paola De Micheli. Ci sono infatti alcune controllate di Anas da rinnovare, come Concessione Autostradali o International, la società creata ai tempi della gestione di Gianni Armani e in difficoltà economica dopo le commesse perse all'estero. C'è poi Autostrada del Molise, Italferr, Metroparl, Tecnositaf, Trenitalia Spa e persino il Tunnel del Brennero. A questo si aggiunge anche il rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Invitalia Partecipazione, controllata da Invitalia, da anni feudo del commissario Domenico Arcuri. Ma sullo sfondo di questa partita già si pensa al prossimo anno, quando saranno in scadenza anche la stessa Cdp e persino Telecom.
Le assemblee dovranno svolgersi entro la fine di luglio. Un antipasto sulle nomine saranno Agcom e Antitrust. Qui a muoversi è persino il portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, che spinge insieme con il ministro Vincenzo Spadafora per la nomina di Elisa Giomi, in nome della difesa della parità di genere nei media, non solo tra uomo-donna, ma anche con riferimento alle differenze di trattamento nei media tra gay ed etero. Il nome Giomi sta dividendo i 5 stelle. L'argomento, caro anche all'uscente commissario in quota Pd Antonio Nicita, in teoria non può contraddistinguere da solo un commissario, che invece dovrà occuparsi di diversi temi molto più rilevanti dal punto di vista industriale, sui quali la professoressa rischia di diventare una controfigura di un altro candidato di peso, ovvero Antonello Giacomelli, espressione di quella parte del Pd molto legata agli "esperti" di telecomunicazioni, come Franco Bassanini e il pensatoio della fondazione Astrid con cui collaborano anche ex dirigenti Agcom. Per di più Giomi è molto legata a Mario Morcellini attuale commissario Agcom, che fu nominato proprio dal Pd nel 2017 quando il segretario era Matteo Renzi. Altro candidato per Agcom è Giacomo Lasorella, attuale vice segretario generale della Camera. Al tavolo delle nomine non manca mai nessuno.
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Devono essere assegnati quasi 400 incarichi, tra 42 consigli d'amministrazione e 46 collegi sindacali, ovvero 88 organi sociali per 62 società, controllate da Mef, Cdp e ministero dei Trasporti. Il comico genovese e il portavoce di Giuseppe Conte seguono le votazioni su Agcom. Il primo sbarra la strada a Vito Cozzoli, il secondo vorrebbe Elisa Giomi come commissario. !function(e,i,n,s){var t="InfogramEmbeds",d=e.getElementsByTagName("script")[0];if(window[t]&&window[t].initialized)window[t].process&&window[t].process();else if(!e.getElementById(n)){var o=e.createElement("script");o.async=1,o.id=n,o.src="https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js",d.parentNode.insertBefore(o,d)}}(document,0,"infogram-async");Non c'è solo la questione Benetton o la possibile entrata in maggioranza di Silvio Berlusconi a rendere difficile la convivenza tra Partito democratico e Movimento 5 stelle a palazzo Chigi. Entro la fine di luglio il ministero dell'Economia, Cassa depositi e prestiti e il ministero delle Infrastrutture dovranno mettere mano ai rinnovi di 42 consigli di amministrazione e 46 collegi sindacali per 62 società controllate. È la parte finale del rinnovo degli incarichi nelle partecipate pubbliche iniziata in aprile. A calcolarle è stato il centro studi CoMar.In questi mesi di emergenza sanitaria il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri aveva più volte rimandato le decisioni da prendere. C'era stato un tentativo di accentrare di più i poteri su via XX Settembre, poi naufragato. Il Gse attende ormai da mesi un commissario. E il gestore dei servizi elettrici è strategico anche per altre dirette controllate, come Acquirente Unico e Gme, storici avamposti del centrosinistra vicino a Massimo D'Alema. La partita si interseca anche con quella dei rinnovi dell'autorità garanti, Agcom e Antitrust, in proroga da più di un anno: a meno di sorprese il voto dovrebbe svolgersi la prossima settimana per presidente e commissari. È una partita complessa, che tocca anche la Cdp di Fabrizio Palermo, dove vanno in scadenza i collegi sindacali di Cdp Equity, Cdp Reti e Fintecna: per le ultime due dovranno essere rinnovati anche i consigli di amministrazione. Potrebbe esserci anche il ricambio del board di Sia, dove è da poco arrivato il renziano Federico Lovadina: si continua a parlare della fusione con Nexi per la creazione del polo dei pagamenti digitali. È evidente che sul tavolo ci sono anche le alleanze per le prossime elezioni amministrative, con un il fondatore pentastellato Beppe Grillo più che mai attivo per mediare e consigliare uomini che non facciano perdere altri voti a un movimento ormai sempre più in picchiata nei sondaggi. Ma ci sono anche le spaccature interne al Pd come quelle dentro ai grillini. Oltre al Gse, Gualtieri avrà il compito di gestire i rinnovi di Consip e Consap, due aziende strategiche per la pubblica amministrazione, entrambe, al momento, nelle mani del Partito democratico. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile arrivo nella società statale per le assicurazioni di Andrea Peruzy, dalemiano di ferro ora in Acquirente Unico. Il punto è proprio questo. La spartizione tra Pd e 5 stelle dovrà essere fatta con il manuale cencelli. È in scadenza anche il board dell'Istituto Poligrafico e della Zecca di Stato. Come si dovrà affrontare il rinnovo del collegio sindacale di Sport e Salute, dove da poco è arrivato l'ex capo di gabinetto al Mise di Luigi Di Maio. Stiamo parlando di Vito Cozzoli, mandarino storico della pubblica amministrazione, uscito nella precedente legislatura quando il ministro era Carlo Calenda, poi ritornato con Di Maio e quindi uscito di nuovo con Stefano Patuanelli. A palazzo Madama c'è chi lo vorrebbe a capo dell'Agcom, con il sostegno anche di una parte di grillini, ma ci sarebbe già il veto proprio di Grillo che non lo vorrebbe in quella posizione: il comico genovese avrebbe rifiutato anche di incontrare Cozzoli nelle ultime settimane. Da rinnovare anche il consiglio di amministrazione di Sogesid, mentre Cdp dovrà mettere mano anche ai collegi sindacali di Bonafous, Fsi Investimenti, Fsia, Pentagramma Perugia, Residenziale Immobiliare e Sace. Ma la maggior parte di società pubbliche da rinnovare sono quelle in capo al ministro dei Trasporti Paola De Micheli. Ci sono infatti alcune controllate di Anas da rinnovare, come Concessione Autostradali o International, la società creata ai tempi della gestione di Gianni Armani e in difficoltà economica dopo le commesse perse all'estero. C'è poi Autostrada del Molise, Italferr, Metroparl, Tecnositaf, Trenitalia Spa e persino il Tunnel del Brennero. A questo si aggiunge anche il rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Invitalia Partecipazione, controllata da Invitalia, da anni feudo del commissario Domenico Arcuri. Ma sullo sfondo di questa partita già si pensa al prossimo anno, quando saranno in scadenza anche la stessa Cdp e persino Telecom. Le assemblee dovranno svolgersi entro la fine di luglio. Un antipasto sulle nomine saranno Agcom e Antitrust. Qui a muoversi è persino il portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, che spinge insieme con il ministro Vincenzo Spadafora per la nomina di Elisa Giomi, in nome della difesa della parità di genere nei media, non solo tra uomo-donna, ma anche con riferimento alle differenze di trattamento nei media tra gay ed etero. Il nome Giomi sta dividendo i 5 stelle. L'argomento, caro anche all'uscente commissario in quota Pd Antonio Nicita, in teoria non può contraddistinguere da solo un commissario, che invece dovrà occuparsi di diversi temi molto più rilevanti dal punto di vista industriale, sui quali la professoressa rischia di diventare una controfigura di un altro candidato di peso, ovvero Antonello Giacomelli, espressione di quella parte del Pd molto legata agli "esperti" di telecomunicazioni, come Franco Bassanini e il pensatoio della fondazione Astrid con cui collaborano anche ex dirigenti Agcom. Per di più Giomi è molto legata a Mario Morcellini attuale commissario Agcom, che fu nominato proprio dal Pd nel 2017 quando il segretario era Matteo Renzi. Altro candidato per Agcom è Giacomo Lasorella, attuale vice segretario generale della Camera. Al tavolo delle nomine non manca mai nessuno.
La risposta alla scoppiettante Atreju è stata una grigia assemblea piddina
Il tema di quest’anno, Angeli e Demoni, ha guidato il percorso visivo e narrativo dell’evento. Il manifesto ufficiale, firmato dal torinese Antonio Lapone, omaggia la Torino magica ed esoterica e il fumetto franco-belga. Nel visual, una cosplayer attraversa il confine tra luce e oscurità, tra bene e male, tra simboli antichi e cultura pop moderna, sfogliando un fumetto da cui si sprigiona luce bianca: un ponte tra tradizione e innovazione, tra arte e narrazione.
Fumettisti e illustratori sono stati il cuore pulsante dell’Oval: oltre 40 autori, tra cui il cinese Liang Azha e Lorenzo Pastrovicchio della scuderia Disney, hanno accolto il pubblico tra sketch e disegni personalizzati, conferenze e presentazioni. Primo Nero, fenomeno virale del web con oltre 400.000 follower, ha presentato il suo debutto editoriale con L’Inkredibile Primo Nero Show, mentre Sbam! e altre case editrici hanno ospitato esposizioni, reading e performance di autori come Giorgio Sommacal, Claudio Taurisano e Vince Ricotta, che ha anche suonato dal vivo.
Il cosplay ha confermato la sua centralità: più di 120 partecipanti si sono sfidati nella tappa italiana del Nordic Cosplay Championship, con Carlo Visintini vincitore e qualificato per la finale in Svezia. Parallelamente, il propmaking ha permesso di scoprire il lavoro artigianale dietro armi, elmi e oggetti scenici, rivelando la complessità della costruzione dei personaggi.
La musica ha attraversato generazioni e stili. La Battle of the Bands ha offerto uno spazio alle band emergenti, mentre le icone delle sigle tv, Giorgio Vanni e Cristina D’Avena, hanno trasformato l’Oval in un grande palco popolare, richiamando migliaia di fan. Non è mancato il K-pop, con workshop, esibizioni e karaoke coreano, che ha coinvolto i più giovani in una dimensione interattiva e partecipativa. La manifestazione ha integrato anche dimensioni educative e culturali. Il Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino ha esplorato il ruolo della matematica nei fumetti, mostrando come concetti scientifici possano dialogare con la narrazione visiva. Lo chef Carlo Mele, alias Ojisan, ha illustrato la relazione tra cibo e animazione giapponese, trasformando piatti iconici degli anime in esperienze reali. Il pubblico ha potuto immergersi nella magia del Villaggio di Natale, quest’anno allestito nella Casa del Grinch, tra laboratori creativi, truccabimbi e la Christmas Elf Dance, mentre l’area games e l’area videogames hanno offerto tornei, postazioni libere e spazi dedicati a giochi indipendenti, modellismo e miniature, garantendo una partecipazione attiva e immersiva a tutte le età.
Con 28.000 visitatori in due giorni, Xmas Comics & Games conferma la propria crescita come festival della cultura pop, capace di unire creatività, spettacolo e narrazione, senza dimenticare la componente sociale e educativa. Tra fumetti, cosplay, musica e gioco, Torino è diventata il punto d’incontro per chi vuole vivere in prima persona il racconto pop contemporaneo, dove ogni linguaggio si intreccia e dialoga con gli altri, trasformando la fiera in una grande esperienza culturale condivisa.
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i,Hamza Abdi Barre (Getty Images)
La Somalia è intrappolata in una spirale di instabilità sempre più profonda: un’insurrezione jihadista in crescita, un apparato di sicurezza inefficiente, una leadership politica divisa e la competizione tra potenze vicine che alimenta rivalità interne. Il controllo effettivo del governo federale si riduce ormai alla capitale e a poche località satelliti, una sorta di isola amministrativa circondata da gruppi armati e clan in competizione. L’esercito nazionale, logorato, frammentato e privo di una catena di comando solida, non è in grado di garantire la sicurezza nemmeno sulle principali rotte commerciali che costeggiano il Paese. In queste condizioni, il collasso dell’autorità centrale e la caduta di Mogadiscio nelle mani di gruppi ostili rappresentano scenari sempre meno remoti, con ripercussioni dirette sulla navigazione internazionale e sulla sicurezza regionale.
La pirateria somala, un tempo contenuta da pattugliamenti congiunti e operazioni navali multilaterali, è oggi alimentata anche dal radicamento di milizie jihadiste che controllano vaste aree dell’entroterra. Questi gruppi, dopo anni di scontri contro il governo federale e di brevi avanzate respinte con l’aiuto delle forze speciali straniere, hanno recuperato terreno e consolidato le proprie basi logistiche proprio lungo i corridoi costieri. Da qui hanno intensificato sequestri, assalti e sabotaggi, colpendo infrastrutture critiche e perfino centri governativi di intelligence. L’attacco del 2025 contro una sede dei servizi somali, che portò alla liberazione di decine di detenuti, diede il segnale dell’audacia crescente di questi movimenti.
Le debolezze dell’apparato statale restano uno dei fattori decisivi. Nonostante due decenni di aiuti, investimenti e programmi di addestramento militare, le forze somale non riescono a condurre operazioni continuative contro reti criminali e gruppi jihadisti. Il consumo interno di risorse, la corruzione diffusa, i legami di fedeltà clanici e la dipendenza dall’Agenzia dell’Unione africana per il supporto alla sicurezza hanno sgretolato ogni tentativo di riforma. Nel frattempo, l’interferenza politica nella gestione della missione internazionale ha sfiancato i donatori, ridotto il coordinamento e lasciato presagire un imminente disimpegno. A questo si aggiungono le tensioni istituzionali: modifiche costituzionali controverse, una mappa federale contestata e tentativi percepiti come manovre per prolungare la permanenza al potere della leadership attuale hanno spaccato la classe politica e paralizzato qualsiasi risposta comune alla minaccia emergente. Mentre i vertici si dividono, le bande armate osservano, consolidano il controllo del territorio e preparano nuovi colpi contro la navigazione e le città costiere. Sul piano internazionale cresce il numero di governi che, temendo un collasso definitivo del sistema federale, sondano discretamente la possibilità di una trattativa con i gruppi armati. Ma l’ipotesi di una Mogadiscio conquistata da milizie che già controllano ampie aree della costa solleva timori concreti: un ritorno alla pirateria sistemica, attacchi oltre confine e una spirale di conflitti locali che coinvolgerebbe l’intero Corno d’Africa.
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Il presidente eletto del Cile José Antonio Kast e sua moglie Maria Pia Adriasola (Ansa)
Un elemento significativo di queste elezioni presidenziali è stata l’elevata affluenza alle urne, che si è rivelata in aumento del 38% rispetto al 2021. Quelle di ieri sono infatti state le prime elezioni tenute dopo che, nel 2022, è stato introdotto il voto obbligatorio. La vittoria di Kast ha fatto da contraltare alla crisi della sinistra cilena. Il presidente uscente, Gabriel Boric, aveva vinto quattro anni fa, facendo leva soprattutto sull’impopolarità dell’amministrazione di centrodestra, guidata da Sebastián Piñera. Tuttavia, a partire dal 2023, gli indici di gradimento di Boric sono iniziati a crollare. E questo ha danneggiato senza dubbio la Jara, che è stata ministro del Lavoro fino allo scorso aprile. Certo, Kast si accinge a governare a fronte di un Congresso diviso: il che potrebbe rappresentare un problema per alcune delle sue proposte più incisive. Resta tuttavia il fatto che la sua vittoria ha avuto dei numeri assai significativi.
«La vittoria di Kast in Cile segue una serie di elezioni in America Latina che negli ultimi anni hanno spostato la regione verso destra, tra cui quelle in Argentina, Ecuador, Costa Rica ed El Salvador», ha riferito la Bbc. Lo spostamento a destra dell’America Latina è una buona notizia per la Casa Bianca. Ricordiamo che, alcuni giorni fa, Washington a pubblicato la sua nuova strategia di sicurezza nazionale: un documento alla cui base si registra il rilancio della Dottrina Monroe. Per Trump, l’obiettivo, da questo punto di vista, è duplice. Innanzitutto, punta a contrastare il fenomeno dell’immigrazione irregolare. In secondo luogo, mira ad arginare l’influenza geopolitica della Cina sull’Emisfero occidentale. Vale a tal proposito la pena di ricordare che Boric, negli ultimi anni, ha notevolmente avvicinato Santiago a Pechino. Una linea che, di certo, a Washington non è stata apprezzata.
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