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L'Europa ci rimette alla canna del gas

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Abbigliamento, il piano di rilancio porterà Conbipel nel Nord Europa

Abbigliamento, il piano di rilancio porterà Conbipel nel Nord Europa

Il piano di rilancio di Conbipel lo porterà nel Nord Europa

Il passaggio di Conbipel a Eapparels, società con sede nel Regno Unito di proprietà di Grow Capital Global Holdings Pte (GC), gruppo della moda di Singapore, decisa dal ministero dello Sviluppo Economico il 5 maggio scorso su proposta del commissario Luca Jeantet, può essere un punto di svolta per il gruppo piemontese, che potrebbe essere così proiettato a livello internazionale.

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Pur di non riprendere metano e petrolio da Putin, approfittando dello stop alle sanzioni, la Commissione preferirebbe razionare i consumi e insistere con il green. Una follia che rovinerebbe le imprese e i cittadini.


«Volete la pace o l’aria condizionata?». Quando Mario Draghi nel 2022 pose il suddetto quesito, in realtà omise di dire che la scelta era tra la libertà dell’Ucraina e la bolletta di casa nostra. Tuttavia, in seguito alla guerra in Iran, la questione si ripropone e con ancora maggiore forza. Gli italiani sanno quanto costò la decisione di appoggiare la resistenza di Kiev all’aggressione russa. A carico dei contribuenti non furono scaricati soltanto i costi degli aiuti alla popolazione ucraina, ma anche quelli indotti dal conflitto, ovvero il rincaro dei combustibili fossili, che si tradusse in un generale aumento dei prezzi.

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«Gli antifa? Terroristi. Così vogliono portare la guerriglia in Italia»
Claudio Bertolotti (Imagoeconomica)
Il direttore di React Claudio Bertolotti: «In Askatasuna ci sono reduci dalla Siria che sanno usare le armi. L’Iran finanzia pro Pal e maranza».
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Zelensky, inquinarci il mare è il suo grazie?
Volodymyr Zelensky (Ansa)

Caro presidente Zelensky, mi scusi se disturbo il suo tour nei salotti europei, ma avrei una domanda da porle: potrebbe appurare se è vero che sono i suoi guastatori a far saltare le petroliere nel Mediterraneo?

E se fosse vero, come pare, potrebbe dire loro che causare la più grande catastrofe ambientale nel Mare Nostrum non è un bel modo di ringraziare chi in questi anni l’ha riempita di soldi? Mi scusi se mi permetto, ma l’idea che 900 tonnellate di nafta finiscano sulle coste della Sicilia o della Puglia rovinando quel che resta della pesca e affossando definitivamente la stagione turistica che sta per iniziare ci inquieta assai. Non a caso l’altro giorno a Palazzo Chigi è stato convocato un vertice urgente per affrontare l’emergenza. Si teme un disastro. E, purtroppo, ancora una volta il disastro porta il suo nome.

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