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2023-12-02
A Dubai Meloni lancia la conferenza africana
Giorgia Meloni e il primo ministro etiope, Abiy Ahmed (Ansa)
L’Italia contribuirà con «100 milioni di euro» al fondo Loss & Damage, che consiste in aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili del mondo, in genere i più colpiti dal disastro climatico, sbloccato ieri nei negoziati della Cop 28. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento a un panel sulla sicurezza alimentare al vertice di Dubai. «Occorre dedicare risorse adeguate al nesso clima-sistemi alimentari», ha detto Meloni, ribadendo che «questo è uno degli obiettivi del Fondo italiano per il clima da 4 miliardi di euro, di cui il 70% sarà destinato ai Paesi africani». «Non però», ha aggiunto, «attraverso un approccio caritativo, perché l’Africa non ha bisogno di carità. Ha bisogno di essere messa in condizione di competere ad armi pari, per crescere e prosperare grazie alla moltitudine di risorse di cui il continente dispone. Una cooperazione tra pari, rifiutando approcci paternalistici e predatori». Poi nel panel dedicato ai sistemi alimentari ha sottolineato che «la nostra sfida è non solo garantire alimenti per tutti ma assicurare alimenti sani per tutti perché la produzione alimentare non va considerata come sopravvivenza ma mezzo per una vita sana». «La ricerca», ha aggiunto, «è essenziale ma non per produrre alimenti in laboratorio, magari andando verso un mondo in cui i ricchi possono mangiare alimenti naturali e ai poveri vanno quelli sintetici, con un impatto sulla salute che non possiamo prevedere, non è il mondo che voglio vedere». Infine, ha invocato una riforma delle banche multilaterali di sviluppo il cui ruolo è essenziale. «Ma non possiamo nascondere il fatto che necessitano di essere adattate al contesto odierno», ha detto spiegando che «le singole nazioni possono fare poco senza la collaborazione internazionale, e ogni forum multilaterale deve saper fare la propria parte. Ed è ciò che porteremo avanti anche quando l’Italia assumerà la presidenza del G7 nel 2024».
Il vertice di Dubai è però servito anche a Meloni per tenere una raffica di incontri bilaterali. Come quello con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: sono stati affrontati gli ultimi sviluppi della crisi a Gaza. Meloni, riferisce Palazzo Chigi, ha auspicato una nuova pausa umanitaria e sottolineato il ruolo della Turchia nell’evitare di allargare il conflitto al resto della regione. Ma sono stati discussi anche altri temi, come quelli relativi all’industria della Difesa, al processo di adesione della Turchia all’Unione europea e l’aggiornamento dell’Unione doganale tra Ankara e Bruxelles. Con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed è stato affrontato il tema della collaborazione bilaterale anche nei settori dell’agricoltura e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. È stata trattata, inoltre, la questione dell’indebitamento dei Paesi africani ed è stata sottolineata l’importanza degli investimenti e della cooperazione da pari a pari, in vista della Conferenza Italia-Africa di fine gennaio. La presidente del Consiglio ha avuto anche un breve incontro con il primo ministro indiano, Narendra Modi, dopo l’avvio del partenariato strategico bilaterale nel marzo scorso, in occasione della visita della premier a New Delhi. Meloni ha avuto un breve incontro anche con il primo ministro del Libano, Najib Miqati e con il presidente di Israele, Isaak Herzog, cui ha espresso la piena solidarietà del governo a seguito del nuovo grave attentato rivendicato da Hamas che ha portato ieri all'uccisione di tre cittadini israeliani a Gerusalemme e alla fine della pausa umanitaria a Gaza. Ai bilaterali si sono aggiunti brevi colloqui con diversi Capi di Stato e di governo: la premier si è intrattenuta con il primo ministro inglese, Rishi Sunak, con il presidente francese Emmanuel Macron, con quello somalo, Hassan Sheikh Mohmud, con l’Emiro del Qatar, Tamim Al Thani, con il presidente indonesiano, Joko Widodo, con il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, e con il primo ministro della Lettonia, Kaja Kallas.
Ieri a Dubai Meloni ha rivisto anche Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione Ue alla Cop 28 ha sottolineato la necessità di promuovere lo sviluppo del carbon pricing e dei mercati del carbonio, definendoli potenti strumenti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015. La mossa si basa sull’invito all’azione per i mercati del carbonio che la Commissione europea, la Spagna e la Francia hanno lanciato lo scorso giugno. Von der Leyen ha poi dichiarato che «la fissazione del prezzo del carbonio è il fulcro del Green deal. Nell’Ue, se si inquina, si deve pagare un prezzo per questo. Se qualcuno vuole evitare di pagare quel prezzo, deve innovare e investire in tecnologie pulite».
Intanto le tensioni in Medio Oriente hanno avuto un impatto anche sui colloqui del vertice. I rappresentanti iraniani hanno abbandonato i negoziati alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima per protestare contro la presenza di una delegazione israeliana. Lo ha annunciato il ministro dell'Energia di Teheran, Ali Akbar Mehrabian, capo della delegazione iraniana alla Cop 28 di Dubai. Gli iraniani considerano la presenza di Israele alla Cop 28 «contraria agli obiettivi e alle linee guida della conferenza e, in segno di protesta, stanno lasciando la sede della conferenza», ha fatto sapere Teheran. In mattinata il presidente iraniano Ebrahim Raissi aveva annunciato che non avrebbe partecipato ai lavori per la presenza «dei responsabili del regime sionista».
La strategia del segretario dell’Onu. Suicidiamoci per salvare il clima
Sua eccellenza António Manuel de Oliveira Guterres ha una ricetta per salvare il Pianeta. «Ridurre drasticamente le emissioni», eliminare «ogni tipo di combustibile fossile» triplicando le energie rinnovabili e raddoppiando l’efficienza energetica così da portare «energia pulita a tutti entro il 2030». Ovvero nei prossimi sei anni. Il segretario generale delle Nazioni Unite sta indicando la strada di un suicidio collettivo, così da far sopravvivere solo Madre Natura.
Il suo messaggio all’apertura del World climate action summit aveva i toni catastrofici d’obbligo, per un vertice mondiale sul clima che sembrerebbe la questione più urgente in un mondo dilaniato da guerre e terrorismo religioso. Sta per scoccare «la mezzanotte per il limite di 1,5 gradi», tuonava ieri.
Ma nella rivoluzione green c’è ancora la speranza che l’incantesimo non finisca, rivelando l’assurdità degli obiettivi che ci vengono imposti per accelerare la transizione energetica. «Non è troppo tardi», ha detto Guterres ai capi di Stato accorsi a Dubai, per continuare la narrazione catastrofica.
«Potete prevenire lo schianto planetario e l’incendio. Abbiamo le tecnologie per evitare il peggio del caos climatico, se agiamo ora», ha sostenuto, «I Paesi sviluppati devono mostrare come raddoppieranno i finanziamenti per l’adattamento portandoli a 40 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, in attuazione dell’Accordo di Parigi, e chiarire come riusciranno a raggiungere i 100 miliardi di dollari», sempre negli obiettivi concordati.
Nella scia di devastazione e disperazione, dei record climatici che sarebbero stati infranti quest’anno secondo il rapporto dell’Organizzazione metereologica mondiale, il politico portoghese ha affermato che «quest’anno le comunità di tutto il mondo sono state colpite da incendi, inondazioni e temperature torride e l’impatto è devastante».
Il caos climatico starebbe «alimentando le fiamme dell’ingiustizia. Il riscaldamento globale sta mandando in tilt i bilanci, facendo lievitare i prezzi dei prodotti alimentari, sconvolgendo i mercati energetici e alimentando una crisi del costo della vita». Inarrestabile, così ha proseguito: «Il riscaldamento globale record dovrebbe far venire i brividi lungo la schiena dei leader mondiali. E dovrebbe spingerli ad agire», verso le energie rinnovabili. Con un messaggio affidato a X, è tornato a insistere sull’urgenza di arrivare a zero emissioni di CO2 per non superare il punto di non ritorno. «Non ridurre. Non diminuire. Eliminazione graduale», dei combustibili fossili. Tra i commenti sui social, gli è stato suggerito di adoperarsi per «l’eliminazione graduale dell’odio antisemita inculcato dall’Unrwa», l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente.
Guterres, infatti, continua a sostenere le ragioni dello Stato palestinese.
L’ha fatto all’indomani dello spaventoso attacco di Hamas contro Israele, il 7 ottobre scorso, quasi giustificando gli atti di terrore perché «il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione». Queste sono state le sue criticatissime parole. E l’ha continuato a ribadire in ogni occasione.
Anche ieri, il pensiero del segretario generale delle Nazioni Unite non andava a Israele ma alla Striscia. «Mi rammarico profondamente che le operazioni militari siano riprese a Gaza. Spero ancora che sia possibile rinnovare la pausa stabilita. Il ritorno alle ostilità dimostra solo quanto sia importante avere un vero cessate il fuoco umanitario», ha scritto su X.
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Alla Cop 28 parte il fondo per Paesi poveri (100 milioni), e il capo del governo mette in moto il piano Mattei con una sfilza di bilaterali Assurdità dentro il Forum: l’Iran lascia i negoziati per protesta contro la presenza di Israele «non conforme alla transizione green».Antonio Guterres: siamo in ritardo sugli obiettivi, eliminiamo subito tutti i combustibili fossili.Lo speciale contiene due articoliL’Italia contribuirà con «100 milioni di euro» al fondo Loss & Damage, che consiste in aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili del mondo, in genere i più colpiti dal disastro climatico, sbloccato ieri nei negoziati della Cop 28. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento a un panel sulla sicurezza alimentare al vertice di Dubai. «Occorre dedicare risorse adeguate al nesso clima-sistemi alimentari», ha detto Meloni, ribadendo che «questo è uno degli obiettivi del Fondo italiano per il clima da 4 miliardi di euro, di cui il 70% sarà destinato ai Paesi africani». «Non però», ha aggiunto, «attraverso un approccio caritativo, perché l’Africa non ha bisogno di carità. Ha bisogno di essere messa in condizione di competere ad armi pari, per crescere e prosperare grazie alla moltitudine di risorse di cui il continente dispone. Una cooperazione tra pari, rifiutando approcci paternalistici e predatori». Poi nel panel dedicato ai sistemi alimentari ha sottolineato che «la nostra sfida è non solo garantire alimenti per tutti ma assicurare alimenti sani per tutti perché la produzione alimentare non va considerata come sopravvivenza ma mezzo per una vita sana». «La ricerca», ha aggiunto, «è essenziale ma non per produrre alimenti in laboratorio, magari andando verso un mondo in cui i ricchi possono mangiare alimenti naturali e ai poveri vanno quelli sintetici, con un impatto sulla salute che non possiamo prevedere, non è il mondo che voglio vedere». Infine, ha invocato una riforma delle banche multilaterali di sviluppo il cui ruolo è essenziale. «Ma non possiamo nascondere il fatto che necessitano di essere adattate al contesto odierno», ha detto spiegando che «le singole nazioni possono fare poco senza la collaborazione internazionale, e ogni forum multilaterale deve saper fare la propria parte. Ed è ciò che porteremo avanti anche quando l’Italia assumerà la presidenza del G7 nel 2024».Il vertice di Dubai è però servito anche a Meloni per tenere una raffica di incontri bilaterali. Come quello con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: sono stati affrontati gli ultimi sviluppi della crisi a Gaza. Meloni, riferisce Palazzo Chigi, ha auspicato una nuova pausa umanitaria e sottolineato il ruolo della Turchia nell’evitare di allargare il conflitto al resto della regione. Ma sono stati discussi anche altri temi, come quelli relativi all’industria della Difesa, al processo di adesione della Turchia all’Unione europea e l’aggiornamento dell’Unione doganale tra Ankara e Bruxelles. Con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed è stato affrontato il tema della collaborazione bilaterale anche nei settori dell’agricoltura e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. È stata trattata, inoltre, la questione dell’indebitamento dei Paesi africani ed è stata sottolineata l’importanza degli investimenti e della cooperazione da pari a pari, in vista della Conferenza Italia-Africa di fine gennaio. La presidente del Consiglio ha avuto anche un breve incontro con il primo ministro indiano, Narendra Modi, dopo l’avvio del partenariato strategico bilaterale nel marzo scorso, in occasione della visita della premier a New Delhi. Meloni ha avuto un breve incontro anche con il primo ministro del Libano, Najib Miqati e con il presidente di Israele, Isaak Herzog, cui ha espresso la piena solidarietà del governo a seguito del nuovo grave attentato rivendicato da Hamas che ha portato ieri all'uccisione di tre cittadini israeliani a Gerusalemme e alla fine della pausa umanitaria a Gaza. Ai bilaterali si sono aggiunti brevi colloqui con diversi Capi di Stato e di governo: la premier si è intrattenuta con il primo ministro inglese, Rishi Sunak, con il presidente francese Emmanuel Macron, con quello somalo, Hassan Sheikh Mohmud, con l’Emiro del Qatar, Tamim Al Thani, con il presidente indonesiano, Joko Widodo, con il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, e con il primo ministro della Lettonia, Kaja Kallas.Ieri a Dubai Meloni ha rivisto anche Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione Ue alla Cop 28 ha sottolineato la necessità di promuovere lo sviluppo del carbon pricing e dei mercati del carbonio, definendoli potenti strumenti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015. La mossa si basa sull’invito all’azione per i mercati del carbonio che la Commissione europea, la Spagna e la Francia hanno lanciato lo scorso giugno. Von der Leyen ha poi dichiarato che «la fissazione del prezzo del carbonio è il fulcro del Green deal. Nell’Ue, se si inquina, si deve pagare un prezzo per questo. Se qualcuno vuole evitare di pagare quel prezzo, deve innovare e investire in tecnologie pulite». Intanto le tensioni in Medio Oriente hanno avuto un impatto anche sui colloqui del vertice. I rappresentanti iraniani hanno abbandonato i negoziati alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima per protestare contro la presenza di una delegazione israeliana. Lo ha annunciato il ministro dell'Energia di Teheran, Ali Akbar Mehrabian, capo della delegazione iraniana alla Cop 28 di Dubai. Gli iraniani considerano la presenza di Israele alla Cop 28 «contraria agli obiettivi e alle linee guida della conferenza e, in segno di protesta, stanno lasciando la sede della conferenza», ha fatto sapere Teheran. In mattinata il presidente iraniano Ebrahim Raissi aveva annunciato che non avrebbe partecipato ai lavori per la presenza «dei responsabili del regime sionista».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/a-dubai-meloni-lancia-la-conferenza-africana-2666418865.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-strategia-del-segretario-dellonu-suicidiamoci-per-salvare-il-clima" data-post-id="2666418865" data-published-at="1701483195" data-use-pagination="False"> La strategia del segretario dell’Onu. Suicidiamoci per salvare il clima Sua eccellenza António Manuel de Oliveira Guterres ha una ricetta per salvare il Pianeta. «Ridurre drasticamente le emissioni», eliminare «ogni tipo di combustibile fossile» triplicando le energie rinnovabili e raddoppiando l’efficienza energetica così da portare «energia pulita a tutti entro il 2030». Ovvero nei prossimi sei anni. Il segretario generale delle Nazioni Unite sta indicando la strada di un suicidio collettivo, così da far sopravvivere solo Madre Natura. Il suo messaggio all’apertura del World climate action summit aveva i toni catastrofici d’obbligo, per un vertice mondiale sul clima che sembrerebbe la questione più urgente in un mondo dilaniato da guerre e terrorismo religioso. Sta per scoccare «la mezzanotte per il limite di 1,5 gradi», tuonava ieri. Ma nella rivoluzione green c’è ancora la speranza che l’incantesimo non finisca, rivelando l’assurdità degli obiettivi che ci vengono imposti per accelerare la transizione energetica. «Non è troppo tardi», ha detto Guterres ai capi di Stato accorsi a Dubai, per continuare la narrazione catastrofica. «Potete prevenire lo schianto planetario e l’incendio. Abbiamo le tecnologie per evitare il peggio del caos climatico, se agiamo ora», ha sostenuto, «I Paesi sviluppati devono mostrare come raddoppieranno i finanziamenti per l’adattamento portandoli a 40 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, in attuazione dell’Accordo di Parigi, e chiarire come riusciranno a raggiungere i 100 miliardi di dollari», sempre negli obiettivi concordati. Nella scia di devastazione e disperazione, dei record climatici che sarebbero stati infranti quest’anno secondo il rapporto dell’Organizzazione metereologica mondiale, il politico portoghese ha affermato che «quest’anno le comunità di tutto il mondo sono state colpite da incendi, inondazioni e temperature torride e l’impatto è devastante». Il caos climatico starebbe «alimentando le fiamme dell’ingiustizia. Il riscaldamento globale sta mandando in tilt i bilanci, facendo lievitare i prezzi dei prodotti alimentari, sconvolgendo i mercati energetici e alimentando una crisi del costo della vita». Inarrestabile, così ha proseguito: «Il riscaldamento globale record dovrebbe far venire i brividi lungo la schiena dei leader mondiali. E dovrebbe spingerli ad agire», verso le energie rinnovabili. Con un messaggio affidato a X, è tornato a insistere sull’urgenza di arrivare a zero emissioni di CO2 per non superare il punto di non ritorno. «Non ridurre. Non diminuire. Eliminazione graduale», dei combustibili fossili. Tra i commenti sui social, gli è stato suggerito di adoperarsi per «l’eliminazione graduale dell’odio antisemita inculcato dall’Unrwa», l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente. Guterres, infatti, continua a sostenere le ragioni dello Stato palestinese. L’ha fatto all’indomani dello spaventoso attacco di Hamas contro Israele, il 7 ottobre scorso, quasi giustificando gli atti di terrore perché «il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione». Queste sono state le sue criticatissime parole. E l’ha continuato a ribadire in ogni occasione. Anche ieri, il pensiero del segretario generale delle Nazioni Unite non andava a Israele ma alla Striscia. «Mi rammarico profondamente che le operazioni militari siano riprese a Gaza. Spero ancora che sia possibile rinnovare la pausa stabilita. Il ritorno alle ostilità dimostra solo quanto sia importante avere un vero cessate il fuoco umanitario», ha scritto su X.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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Il ceo Simoneschi: «Concorrenza serrata tra i 10 team in arrivo da tutto il mondo».
Taranto si rivela una delle tappe simbolo del Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026, grazie alla partecipazione del pubblico, alla qualità dell'organizzazione e al forte legame con il mare. Lo hanno sottolineato il ceo del Marina Militare «Nastro Rosa Tour» e presidente di SSI Sport & Events, Riccardo Simoneschi, e l'ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud, intervenendo al talk «Taranto, città dello sport - I Giochi del Mediterraneo volano per la crescita della città dei due mari», che ha chiuso la tappa ionica del Giro dell'Italia a Vela 2026. «Abbiamo avuto delle condizioni meteo bellissime, una giornata di mare stupenda. La città è super ospitale e siamo stati benissimo. La collocazione del villaggio è davvero iconica, quindi questo è candidato a essere uno dei più bei villaggi del tour di quest'anno», ha detto Simoneschi. Le immagini dell’evento.
Giorgia Meloni e Donald Trump (Getty Images)
Le parole del presidente americano fanno esplodere lo scontro con Roma. Meloni replica definendo «totalmente inventate» le accuse di Trump. Fazzolari parla di «deliri», Tajani annulla la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.
Hanno l'effetto di detonazione di una bomba atomica le dichiarazioni in cui il presidente americano Donald Trump definisce Giorgia Meloni «più accondiscendente con gli altri leader che con gli alleati». Parole in cui spiega che nell'incontro avuto al G7 Meloni lo avrebbe «implorato di fare una foto insieme» un scena in cui la premier gli avrebbe fatto «pena». Parole consegnate al programma di La 7 L'Aria che tira.
La risposta del presidente del Consiglio arriva subito: «Dunque, certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e L'Italia non imploriamo mai».
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di «deliri di Trump su Meloni» che rappresentano «solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei». Il presidente Usa, prosegue, «sta rovinando gli storici rapporti tra Usa ed Europa», «non si capisce se per volontà o per inettitudine». E, così facendo, sta «danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Usa».
«Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l'Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno». Il commento del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
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