A Davigo il Csm non fa sconti sull’età. Va in pensione e non è più consigliere
Il magistrato, sentito anche come testimone nel caso Luca Palamara, oggi compie 70 anni.

Quello di oggi è un compleanno, il settantesimo, che Piercamillo Davigo non dimenticherà. Ieri il Csm ha deliberato la sua cessazione dalla carica di consigliere. Con 13 voti favorevoli, sei contrari e cinque astensioni l’organo di autogoverno della magistratura ha stabilito che il fondatore di Autonomia&indipendenza lascerà Palazzo dei Marescialli per sopraggiunti limiti di età. Decisione non inaspettata visto che la settimana scorsa già la Commissione verifica titoli aveva dato parere positivo per la decadenza, ma secondo qualcuno questa precedente scelta non avrebbe avuto l’ok del plenum. Circostanza che non è avvenuta.

La seduta che aveva il compito di verificare i titoli dell’ex membro del pool di Mani pulite è iniziata nel primo pomeriggio. Le delibere in calendario erano due: la prima riguardava il collocamento a riposo di Davigo; la seconda, come detto, inerente alla cessazione dalla carica al Csm. In apertura del primo dibattito è intervenuto Giuseppe Marra (membro togato della stessa A&i): «Davigo è stato protagonista di indagini contro la corruzione, ma si è anche occupato di criminalità organizzata, ricevendo minacce tanto da essere sottoposto a scorta». Poi la stoccata di Marra sul caso Palamara, di cui Davigo è stato uno dei giudici nella sezione disciplinare: «Ha denunciato le degenerazioni correntizie ben prima dello scandalo PalamaraFerri». Poi è stata la volta del lungo dibattito che ha preceduto il secondo voto, presentato dalla Commissione verifica titoli (relatrice la togata Loredana Miccichè).

A sorpresa, contro ogni previsione, tra coloro che più si sono esposti per il decadimento, il togato Nino Di Matteo (consigliere eletto con A&i ma di fatto indipendente): «La qualità di appartenente all’ordine giudiziario è imprescindibile per avere funzioni nell’autogoverno. Contrariamente avremmo un tertium genus di consigliere: né togato, né laico che altererebbe il rapporto tra la componente magistratuale e le altre in Consiglio e andrebbe ad accrescere ingiustificatamente il numero di non togati, violando anche lo spirito delle norme costituzionali sull’ordinamento della magistratura».

Per Di Matteo, Davigo ha dato «un contributo di altissimo livello al corretto ed efficiente funzionamento del Csm» ed «è un magistrato che lascerà il segno sulla storia più recente della magistratura italiana», però «non bisogna incorrere in due errori: da un lato farsi condizionare sul merito di Davigo, dall’altro assumere posizioni di gruppo legate a logiche associative». A favore della decadenza anche i due membri di diritto del Csm, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione, Pietro Curzio e Giovanni Salvi.

Dunque il plenum ha accolto il parere non vincolante dell’avvocatura dello Stato, la quale come la Commissione verifica titoli, si era espressa nei mesi scorsi a favore del decadimento.

Per Davigo, però, quella di ieri è stata una giornata importante anche per la vicenda Palamara, visto che è stato sentito davanti agli inquirenti di Perugia, insieme con il segretario generale del Csm Paola Piraccini, in qualità di teste su richiesta degli avvocati difensori di Palamara, Roberto Rampioni, Benedetto e Mariano Buratti. Nel confronto con i legali del magistrato espulso, la Piraccini avrebbe risposto a domande sulle fughe di notizie avvenute nella primavera del 2019 e collegate alla vicenda Palamara. Infatti la difesa da tempo sostiene che le notizie pubblicate da alcuni quotidiani avevano attinto da carte diverse rispetto a quelle giunte al Csm prima degli scoop giornalistici. I quesiti a Davigo si sono concentrati, invece, sull’esposto presentato al Csm dall’ex pm Stefano Fava nei confronti dell’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Infatti Davigo vide Fava in due differenti occasioni in cui si discusse anche dell’iniziativa anti Pignatone. I verbali, che potrebbero dare nuova linfa alla tesi difensiva, sono stati segretati.

Da non perdere

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?
Giustizia

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?

Ma chi ve lo fa fare? Dico a voi, uomini in divisa, poliziotti, carabinieri, vigili urbani come Francesco Imprezzabile, morto l’altro giorno a 39 anni mentre inseguiva un albanese, con precedenti nel curriculum e droga in tasca, che aveva forzato…