- L’ordigno che è costato la vita ai sovversivi Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone era ideato per esplodere anche dopo l’arrivo dei soccorsi. Oggi corteo del movimento «No Kings» a Roma: ci sarà Askatasuna. Scritte minacciose alla stazione Nomentana.
- Gli attivisti di Spin Time Labs vogliono tutelare la Costituzione invadendo palazzi.
Lo speciale contiene due articoli.
Una serie di scritte di matrice anarchica comparse sui muri della stazione Nomentana di Roma alzano ancora di più la tensione in vista della manifestazione «No Kings» prevista oggi a Roma.
A denunciare l’accaduto e a diffondere le immagini sui social è stato il consigliera capitolino di Fratelli d’Italia, Mariacristina Masi. «Nessuno muore nel ricordo di chi continua a lottare. Sara e Sandrone vivono», si legge su una delle scritte, tracciata con bomboletta nera su sfondo bianco, in memoria di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici morti il 20 marzo scorso nell’esplosione del Casale del Sellaretto, nel Parco degli Acquedotti.
Altre frasi apparse sul muro recitano: «Più fasci pestati a sangue», «Chi lotta può morire, chi non lotta è già morto. Ciao Sara, ciao Sandro». La più inquietante, «l’antifascismo non è letteratura. Bomboni a Casapound e bocce alla questura», fa esplicito riferimento all’uso di bottiglie incendiarie nei confronti della polizia e a quello di materiale esplosivo nei confronti della formazione di estrema destra.
La Digos e del nucleo informativo dei carabinieri sono al lavoro da giorni sulla manifestazione prevista per oggi, nell’ambito della quale scenderà in piazza il movimento «No Kings» Italia nell’ambito della mobilitazione globale in programma nel fine settimana «Together. Contro i re e le loro guerre». Gli organizzatori hanno previsto e comunicato alla questura l’arrivo di 15.000 persone, ma il timore è che la vittoria del No al referendum sulla giustizia fascia crescere vertiginosamente la cifra. La partenza del corteo è prevista alle 14 da piazza della Repubblica e raggiungerà piazza San Giovanni, passando per via Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana.
La data del 28 marzo era nota da tempo alle forze dell’ordine ed era stata scelta dagli attivisti di Askatasuna nell’ambito di una serie di mobilitazioni avviate dopo lo sgombero, che risale al 18 dicembre scorso, e da subito era stato considerato un appuntamento delicato sul fronte della sicurezza, anche in virtù degli scontri che si erano verificati nel capoluogo piemontesi dopo il blitz che ha smantellato il centro sociale. Gli investigatori temono che frange estreme possano infiltrarsi nel corteo, cercando lo scontro con le forze dell’ordine. Per questo è stato messo in piedi un monitoraggio degli arrivi da fuori regione, con controlli negli snodi principali, come stazioni di treni e pullman, ma anche ai caselli autostradali, che si sono fatti sempre più stringenti nelle ore a ridosso dell’evento.
Intanto sul fronte delle indagini sull’esplosione che ha ucciso i due anarchici nel casale abbandonato, gli elementi emersi rivelerebbero che i due stavano i due stavano realizzando due bombe diverse, da collocare vicine, che sarebbero esplose in sequenza, a qualche decina di minuti l’una dell’altra. Una sorta di trappola, con l’ordigno più piccolo che avrebbe avuto lo scopo di attirare le forze dell’ordine sul luogo dell’esplosione, per poi far scoppiare la bomba ad alto potenziale quando gli agenti sarebbero stati già nel raggio di azione. Con rischi mortali, visto che dai rilievi svolti sul posto, è emerso che l’ordigno sarebbe stato pieno di chiodi.
Una pianificazione che rende sempre più verosimile che il bersaglio fosse Il polo Tuscolano della polizia di Stato, all’interno del qual si trovano tra gli altri: la Direzione centrale della polizia di prevenzione, la Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, la Direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della polizia di Stato e la Direzione centrale anticrimine.
A separare il Casale Sellaretto dalla struttura dal centro della polizia c’è una striscia verde di parco (che confina con il retro del polo) lunga circa un chilometro, un tragitto percorribile a piedi di notte senza particolari difficoltà e al riparo da occhi indiscreti. Il Parco degli Acquedotti, infatti non è chiuso da cancelli ed è in larghissima parte privo di illuminazione. Una caratteristica che nelle ore notturne lo trasforma in una sorta di terra di nessuno.
La tecnica della doppia bomba è già stata usata in passato dalla galassia anarchica in numerose occasioni, come emerge anche dagli atti dell’inchiesta Scripta manent che aveva visto coinvolto Mercogliano (poi archiviato) e Alfredo Cospito, l’anarchico condannato per l’attentato al manager di Ansaldo energia Roberto Adinolfi e soprattutto per l’esplosione, avvenuta il 2 giugno 2006, di due ordigni piazzati davanti all’ex caserma degli allievi dei carabinieri di Fossano (Cuneo). Per quest’ultimo fatto, Cospito è stato condannato a 23 anni di reclusione. E anche in quel caso, le due bombe piazzate dagli anarchici esplosero a distanza di mezz’ora, una in un cassonetto e l’altra venti metri più in là, in un bidone dell’immondizia. Un attentato fotocopia di quello che, secondo quello che ipotizzano gli inquirenti, i due anarchici uccisi stavano pianificando a Roma.
Sfilano pure i fan delle case occupate galvanizzati per il No al referendum
Nel giorno del No a tutto non poteva mancare quello contro palazzinari e presunti «king» di Roma. E quindi anche Spin Time Lab oggi porterà nella mischia la sua bandiera in nome di occupazioni e diritto all’abitare. «Contro i re della rendita». «La vittoria del No al referendum», si legge sul profilo social, «ci dimostra che la maggioranza del Paese non è disposta a piegarsi di fronte al disegno antidemocratico e autoritario del governo e della destra che in Italia come in tutto il mondo cammina a braccetto con un mercato predatorio che concentra le ricchezze in sempre meno mani».
Occupato dal 2013, sette piani nel quartiere Esquilino di Roma, l’edificio si propone come «modello di auto recupero» e «di rigenerazione urbana». Tra spazi di coworking, un auditorium dove si tengono dibattiti e spettacoli e un ex parcheggio che oggi è sede della redazione del giornale under 30 Scomodo.
Sempre mescolando l’attività sociale a quella strettamente politica, negli anni è diventato uno spazio simbolo della sinistra romana e tappa di visite illustri. Notoria quella nel 2019 da parte dell’elemosiniere papale Konrad Krajewski che intervenne a riattivare la corrente a causa di un debito non saldato di circa 300.000 euro. Nel 2021 al suo interno si svolge il primo dibattito tra candidati alle primarie del centrosinistra al Comune di Roma. Nel 2025 ospita la quinta edizione dell’incontro mondiale dei movimenti popolari. Occasione in cui gli attivisti e gli occupanti di Spin Time vengono ricevuti a San Pietro da papa Leone XIV grazie all’immancabile intermediazione di don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea. Proprio la Ong fondata da Luca Casarini è presenza fissa nello stabile e non a caso ha organizzato pullman da tutta Italia per dare man forte alla manifestazione di oggi. Non mancano poi volti del piccolo e grande schermo. Da Nanni Moretti a Sabina Guzzanti che lo scorso gennaio si sono attivati per firmare un appello volto ad impedirne lo sgombero. Dopo quelli dei centri sociali Askatasuna a Torino e del Leoncavallo a Milano, per Spin Time la paura è di essere il prossimo obiettivo. Il fondo Investire Sgr, proprietario dell’immobile, rivendica lo spazio da tempo e nel 2023 puntava a riconvertirlo in un albergo in vista del Giubileo. Naufragata l’operazione, la palla è passata all’assessore comunale alla Casa, Tobia Zevi, che aveva inserito Spin Time nel Piano casa del Comune come immobile da acquisire. Trattativa anche questa che non va a buon fine. L’idea, però, era quella di fare leva sulla situazione abitativa piuttosto anomala dello stabile. Piano terra e interrato sono spazi aperti alla cittadinanza, i sette piani sopra, sono destinati a ben 400 inquilini di 25 Paesi diversi che ci vivono stabilmente.
Proprio la presenza di un numero considerevole di famiglie e minori per ora ha messo in stand by un eventuale intervento da parte della polizia e portato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a disporre un censimento degli occupanti per verificare la presenza di persone considerate fragili. Intanto, in attesa di evoluzioni, gli attivisti di Spin Time mettono le mani avanti. E galvanizzati dai risultati del referendum, oggi è un immancabile giorno «di resistenza». «La vittoria del No ci dimostra che la maggioranza del paese non è disposta a piegarsi di fronte al disegno antidemocratico e autoritario del governo e della destra che in Italia come in tutto il mondo cammina a braccetto con un mercato predatorio che concentra le ricchezze in sempre meno mani», scrivono sempre sui social. E ancora. «Per noi tutelare la Costituzione significa costruire alternative solide che ci facciano guadagnare spazio respirabile nei centri urbani divorati dalla rendita e dalla speculazione, la cui strada è spianata dai manganelli e dai decreti repressivi che rendono sempre più rischiosa la resistenza». Sarà.






