Budget federale finito in anticipo, oggi il Coni decide sul commissariamento. Sotto la lente il contratto di Rocchi (da 250.000 euro). Nell’inchiesta per frode sportiva che ha terremotato le giacchette nere salgono gli inquisiti.
Oltre ai cinque indagati di cui si conoscono i nomi - fra cui il designatore Rocchi - ci potrebbero essere altri inquisiti da parte della Procura di Milano. Nel frattempo si accendono i fari sul budget polverizzato dall’Aia, e quest’oggi dovrebbero svolgersi i primi interrogatori delle giacchette nere.
Arbitropoli o Calciopoli bis, l’inchiesta della Procura di Milano continua a scuotere il calcio italiano. Ha già fatto saltare i vertici tecnici dell’Aia, ha riaperto ferite mai davvero chiuse nella Serie A e ora ruota attorno a un fascicolo milanese che si annuncia corposo, ma di cui resta da capire la sostanza: se contenga solo testimonianze, veleni arbitrali e moviole rilette in Procura, oppure anche chat, presenze, intercettazioni e riscontri capaci di reggere davanti a un giudice. Nell’ultimo anno il pm Maurizio Ascione avrebbe ascoltato almeno 30 arbitri, forse di più, con interrogatori di cinque o sei ore su decisioni, segnali, richiami Var e rigori dati o tolti. Sullo sfondo resta qualche malumore in Procura: dal 25 aprile, giorno degli inviti a comparire a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, non ci sono state note ufficiali né conferenze stampa, nonostante la riforma sulla presunzione d’innocenza affidi al procuratore capo la comunicazione dei casi di interesse pubblico.
Marcello Viola che, fanno notare alcuni addetti ai lavori, non ha mai nascosto la sua fede interista, in altre inchieste mediatiche come «Doppia Curva» (sui tifosi di Inter e Milan) era intervenuto pubblicamente. Finora invece non è accaduto. A pesare nel futuro dell’inchiesta o del futuro processo ci sarà comunque anche il tema della competenza territoriale: per Lissone sarebbe competente Monza, mentre alcuni club di Serie A, come anticipato dalla Verità, vorrebbero spostare il fascicolo a Roma, sede dell’Aia e della Figc. C’è anche attesa per capire cosa decideranno di fare proprio le squadre, se costituirsi o meno.
La tensione sull’Inter si è intanto allentata, quando ieri dagli ambienti investigativi è arrivata la precisazione che né il club né i dirigenti nerazzurri risultano indagati. Marotta aveva già preso le distanze domenica, negando liste di arbitri «graditi» o rapporti opachi e ricordando il rigore non dato in Inter-Roma, episodio citato anche dall’ex assistente Domenico Rocca nel suo esposto: «Perché Andrea Gervasoni non “bussa” ai Var» per un rigore che la commissione avrebbe poi definito «netto» e «perso»? Un errore che, secondo Rocca, avrebbe favorito il Napoli nella corsa scudetto.
Gli indagati noti al momento sono cinque. Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, e Gervasoni, supervisore Var, entrambi autosospesi, sono accusati di concorso in frode sportiva. Con loro ci sono gli addetti Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Daniele Paterna, invece, è indagato per false informazioni al pubblico ministero: era stato ascoltato come testimone sulla vicenda di Udinese-Parma, ma il verbale è stato sospeso e la sua posizione trasformata. Il punto è che gli iscritti potrebbero essere più di cinque, perché alcune contestazioni parlano di concorso con «più persone». Ed è proprio qui che resta il buco nero: chi sono gli altri?
Il cuore tecnico del fascicolo sta nelle partite. Rocchi risponde di tre ipotesi: Udinese-Parma del 1° marzo 2025, con la presunta interferenza nella sala Var di Lissone attraverso le «bussate» sul vetro prima del rigore dato all’Udinese; Bologna-Inter del 20 aprile, con la designazione di Andrea Colombo, ritenuto dall’accusa arbitro «gradito» ai nerazzurri; e poi il caso Daniele Doveri, che secondo i pm sarebbe stato «schermato» dopo una riunione a San Siro del 2 aprile, giorno dell’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter: lì, secondo l’accusa, Rocchi avrebbe discusso «con più persone» la scelta di mandarlo nella semifinale di ritorno Inter-Milan del 23 aprile, per evitarne l’impiego in gare successive più delicate: i soggetti presenti devono ancora essere identificati. Su Udinese-Parma entra anche Paterna, indagato non per la decisione tecnica, ma per ciò che avrebbe riferito ai pm sulla cabina Var di Lissone. Secondo l’ex assistente Pasquale De Meo, lì sarebbe esistita una prassi nota: gesti dalle vetrate, persino codici come «sasso-carta-forbice», per orientare Var e Avar. Se confermata, dice, sarebbe una violazione del protocollo: «Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no? Così si finiva per falsare il campionato».
Restano i paradossi: l’Inter perse a Bologna 1-0, Doveri arbitrò Parma-Inter il 5 aprile, tre giorni dopo il presunto accordo di San Siro, e il 23 aprile i nerazzurri uscirono dalla Coppa Italia perdendo 3-0 col Milan. Ma l’esito negativo non chiude il tema: la Cassazione, nel processo Calciopoli, ha chiarito che per la frode sportiva non serve alterare davvero il risultato, bastano la volontà fraudolenta e l’idoneità dell’accordo a incidere sulla gara.
Gervasoni è legato a Salernitana-Modena, per un rigore dato e poi revocato dal Var; lì c’era anche Luigi Nasca, coinvolto pure in Inter-Verona, nata dall’esposto dell’avvocato Michele Croce sulla gomitata di Alessandro Bastoni a Ondrej Duda nell’azione del gol di Davide Frattesi. La difesa di Rocchi, con l’avvocato Antonio D’Avirro, contesta accuse generiche: se c’è concorso, va spiegato con chi; e su Udinese-Parma il rigore c’era. L’ex designatore, sostituito da Dino Tommasi, starebbe valutando di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ad Ascione domani, mentre Gervasoni dovrebbe invece rispondere al pm.
Ma la crisi è anche politica ed economica. Oggi Antonio Zappi si gioca davanti al Coni il futuro da presidente Aia dopo l’inibizione a 13 mesi, con il commissariamento sullo sfondo. La Figc ha avviato audit sui conti: oltre 53 milioni di budget federale bruciati in anticipo, raduni sospesi, «Erasmus arbitrale», Referee Abroad, con rimborsi e sezioni regionali sul lastrico. Nel caos pesano anche il contratto da 250.000 euro di Rocchi e il nuovo fronte Daniele Orsato, per la telefonata in viva voce dopo Ascoli-Vis Pesaro.







