Massima collaborazione con la Procura generale di Milano. A poco più di una settimana dall’apertura del caso sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti, i legali dell’ex consigliera regionale e di Giuseppe Cipriani, il professor Emanuele Fisicaro e l’avvocata Antonella Calcaterra, stanno fornendo agli uffici guidati da Francesca Nanni tutta la documentazione utile a chiarire i due punti centrali della vicenda: l’adozione del bambino in Uruguay e il profilo sanitario indicato nell’istanza di clemenza.
Ieri c’è stato un primo incontro, ma ce ne saranno altri anche nelle prossime settimane. Sul tavolo ci sono gli atti del procedimento adottivo, la ricostruzione dei passaggi davanti alle autorità uruguaiane, l’indicazione degli ospedali consultati e i nomi dei medici sentiti, che restano riservati per ragioni di privacy.
Il fascicolo, nel frattempo, ha iniziato a muoversi. Alla Procura generale di Milano stanno arrivando anche i primi esiti degli accertamenti all’estero, in particolare in Uruguay e in Spagna, disposti nell’istruttoria supplementare sulla grazia concessa a Minetti. Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa valuteranno gli atti quando il quadro sarà completo. Se emergeranno elementi ostativi, potranno rivedere il giudizio favorevole già espresso. Una nuova valutazione non è attesa questa settimana: con ogni probabilità se ne parlerà dalla prossima. Sarà poi trasmessa al ministero della Giustizia e, da lì, al Quirinale.
Le verifiche affidate all’Interpol riguardano prima di tutto l’adozione: la copia originale degli atti, la procedura seguita dalle autorità uruguaiane, il ruolo dell’Inau (l’Istituto per l’infanzia e l’adolescenza dell’Uruguay) e il tema dell’abbandono da parte dei genitori biologici. Si controllano anche eventuali procedimenti penali all’estero, che allo stato non risultano, e gli spostamenti di Minetti tra Punta del Este, Ibiza, Milano, Roma e Boston, dove il bambino è stato curato.
Resta inoltre il profilo personale indicato nell’istanza di grazia: la verifica che, dopo la condanna, Minetti abbia effettivamente preso le distanze dalla vita precedente, non abbia avuto nuove pendenze e abbia costruito un percorso stabile di reinserimento.
Il capitolo sanitario è uno dei più delicati. Nei giorni scorsi gli ospedali di Padova e Milano hanno smentito di avere avuto in cura il bambino. La difesa, però, contesta il modo in cui quel dato è stato letto. Il punto, secondo la ricostruzione difensiva, non è che il bambino sia stato ricoverato o preso in carico ufficialmente dal San Raffaele o da Padova. Il punto è che Minetti e Cipriani si sarebbero rivolti direttamente a professionisti di fiducia per ottenere pareri medici sulla situazione del figlio. Non sarebbero stati seguiti percorsi «ufficiali», ma sarebbero stati interpellati direttamente medici del San Raffaele e di Padova per un consulto.
Per questo saranno sentiti i due specialisti indicati dalla difesa: uno del San Raffaele e uno dell’ospedale di Padova. Resta poi il dato di fondo: il bambino è malato ed è stato curato a Boston. Cipriani, nell’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che il minore deve essere seguito nel tempo con controlli periodici negli Stati Uniti. Boston, del resto, non è una destinazione casuale. Il Boston Children’s Hospital ha un centro specializzato nelle patologie pediatriche complesse, con équipe multidisciplinari dedicate. Sul proprio sito descrive un’équipe specializzata e trattamenti avanzati; nella sezione dedicata ai professionisti sanitari parla di medici rinomati, terapie pionieristiche e piani di cura personalizzati.
Le classifiche internazionali confermano il livello della struttura. Newsweek, nella graduatoria 2025 degli ospedali pediatrici americani, colloca il Boston Children’s Hospital al primo posto negli Usa per neurologia e neurochirurgia pediatrica. Nella classifica mondiale 2025 degli ospedali specializzati in pediatria, sempre Newsweek indica Boston Children’s al primo posto.
Sul fronte uruguaiano, intanto, l’Inau ha aperto un’indagine amministrativa interna. Non per accertare se l’adozione esista: l’adozione piena è stata formalizzata nel febbraio 2023 dalla giustizia familiare uruguaiana. La verifica serve a ricostruire se furono rispettati i protocolli, perché fu esclusa l’altra famiglia uruguaiana interessata, come nacque il legame tra il bambino e la coppia italiana e come furono valutati i precedenti di Minetti.
Pablo Abdala, ex presidente dell’Inau dal 2020 al 2023, ha difeso la procedura. Ha detto che gli accertamenti interni sono legittimi, ma ha aggiunto che l’adozione si svolse secondo legge e fu riconosciuto dalla giustizia. Ha ricordato che intervennero più magistrati, prima nella fase di integrazione provvisoria del minore nella famiglia adottiva, poi nella sentenza finale di separazione dalla famiglia biologica e adozione piena. Abdala ha spiegato che la vicenda nasce nel 2018, quando il bambino entrò nel sistema di protezione dell’Inau, e che il rapporto con Minetti e Cipriani si formò nel 2019. Secondo lui, quel vincolo affettivo fu poi valutato da psicologi e dai giudici. La sentenza, ha ricordato, avrebbe dato atto del fatto che il bambino chiedeva di loro, li chiamava «papà» e «mamma» e non voleva tornare nella struttura dopo un periodo trascorso con la coppia.
Il 4 maggio Abdala ha aggiunto un dettaglio rilevante: quando il fascicolo arrivò al direttorio dell’Inau, nella fase finale, fu votato all’unanimità. Nel direttorio sedevano esponenti di orientamenti politici diversi. La ragione, secondo Abdala, è semplice: «Era tutto in regola».







