Cronache dell'invasione

La Germania rimpatria 25 afghani. Allora la remigrazione è fattibile
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Berlino rimanda dai talebani alcuni pregiudicati irregolari sul suolo tedesco, responsabili di svariati reati tra cui furto, narcotraffico, stupro di gruppo e omicidio colposo. Le Ong protestano per gli accordi con Kabul.

La Germania ha ricominciato a rimpatriare criminali in Afghanistan. Dopo gli 81 pregiudicati rimandati a Kabul a metà luglio, ieri ne sono stati spediti altri 25 in aereo direttamente dal carcere, con un volo partito da Lipsia nel cuore della notte. Allo stesso tempo, Berlino continua a trattare con la Siria per svuotare le proprie prigioni dagli immigrati che si sono macchiati di reati, in gran parte violenze e crimini sessuali. Un qualche risultato già si vede come percezione da parte di chi vuole andare nella Repubblica guidata dal cancelliere Friedrich Merz: da fine marzo la Germania non è più la prima destinazione d’asilo d’Europa, grazie al netto calo delle richieste da Ucraina e Siria.

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Rimpatrio volontario dei minori? Per i dem devono restare per forza
Sandra Zampa (Ansa)
Toghe contro i prefetti: «Farebbero pressioni sui migranti». Sandra Zampa difende la sua legge.

Ogni volta che si pronuncia la parola rimpatri, un progressista da qualche parte nel mondo ha un mancamento. Proprio non ce la fanno: l’idea di far rientrare in patria qualcuno che viene da fuori non riescono a digerirla. Anche se il rimpatrio viene effettuato in modo assolutamente rispettoso, dignitoso e umano.

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Francia e Regno Unito fanno il prezzo. Bloccare i barconi costa 760 milioni
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I due Paesi, «fari» della democrazia, hanno firmato un accordo triennale per contrastare gli attraversamenti della Manica. Insomma, dare soldi per impedire l’immigrazione illegale non significa avere scarsa umanità.

Ci sono immagini che valgono più di cento dibattiti televisivi. Ieri la Reuters ha diffuso le fotografie della firma di un accordo bilaterale sulla lotta all’immigrazione illegale, scattate in un centro della polizia francese vicino a Dunkerque.

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L’avvocato della Ue spinge i migranti in Albania
Il centro migranti di Gjadër in Albania (Ansa)

Per il legale della Corte di giustizia il protocollo Roma-Tirana «è compatibile» con le norme comunitarie. Meloni: due anni persi per sentenze infondate. Parigi e Londra pagano per bloccare la tratta della Manica.

Il triplice fischio deve ancora arrivare, ma intanto il governo ha segnato un gol: l’avvocato generale della Corte Ue sostiene che il protocollo Italia-Albania sui migranti è compatibile con il diritto europeo, purché agli stranieri condotti a Gjadër siano garantite adeguate tutele. È il parere pubblicato ieri: non vincola i giudici che dovranno emettere il verdetto definitivo, però lascia intravedere più di uno spiraglio.

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«La remigrazione è neonazista». Crusca e Treccani parlano da antifà
Ansa
Sui portali dei due prestigiosi istituti, teoricamente descrittivi e neutrali, il concetto politico del momento viene descritto con inesattezze fattuali e toni da bollettino militante di quartiere.

Il volenteroso cittadino che, desiderando documentarsi sul significato tecnico di «remigrazione» per farsi un’idea di quali siano, oggettivamente, le ragioni per le quali taluni la sostengano e altri l’avversino, ricorresse alla consultazione di fonti considerate, «a priori», come politicamente «neutre», quali, in particolare, l’enciclopedia Treccani o l’accademia della Crusca, incontrerebbe subito una cocente delusione.

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