Cronache dell'invasione

Al vicebrigadiere negate anche le attenuanti generiche. In sede penale, oltre ai 36 mesi di carcere per aver ucciso l’aggressore, gli è stato inflitto pure l’obbligo di risarcire 125.000 euro. Ma il processo civile potrebbe aumentare ancora la cifra fino a 1 milione.

La Verità apre una sottoscrizione in favore del militare ingiustamente condannato e offre a tutti i lettori la possibilità di far sentire la propria vicinanza concreta a Emanuele Marroccella.

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Causale: AIUTIAMO IL CARABINIERE

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Clandestino senegalese introvabile. «Libero grazie a cavilli processuali»
L'ingresso del Cpr di via Corelli a Milano, dove il senegalese Assane Thiaw ha soggiornato da marzo ad ottobre 2025 (Ansa)
La sinistra usa il caso di Assane Thiaw per attaccare l’esecutivo ma si fa un autogol.

Bivaccano nelle nostre città, provenienti da chissà dove, e talvolta non si sa chi siano o perché si trovino lì. Milano, Roma, Firenze, Bologna, non c’è città italiana che, negli ultimi mesi, non sia stata coinvolta in casi di violenza commessa da immigrati clandestini che si trovano in Italia senza una ragione.

Il caso più recente è quello di Marin Jelenic, che per motivi abietti, ha ucciso alla stazione di Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio. Poi il clandestino stupratore, Emilio Gabriel Valdez Velazco, accusato di aver ucciso la giovane Aurora Livoli a Milano lo scorso 29 dicembre. Oppure il nordafricano Fady Helmy Abdelmalak Hanna, regolare in Italia ma senza fissa dimora e con una lunga lista di reati alle spalle, che prima ha seminato il panico in corso Buenos Aires a Milano e poi ha ferito un poliziotto.

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Torniamo brutti, sporchi e cattivi: solo così si difende il territorio
Ansa
Gli extracomunitari, specialmente i musulmani, ci percepiscono come deboli e ciò li incentiva a tentare di sottometterci. La popolazione deve mandare segnali differenti da quanto fatto sinora: qui è casa nostra.

Sporchi, brutti e cattivi. L’anno è cominciato maluccio. Ci sono innumerevoli video della notte di San Silvestro: piazze e strade italiane ed europee devastate dalla violenza cieca, folle e bestiale di immigrati di prima, seconda e terza generazione. I tre aggettivi che accompagnano la parola violenza, si riferiscono alla nostra visione delle cose. I protagonisti sono gli eroi della loro religione, i tre aggettivi che accompagnano la parola violenza nella loro testa sono santa, giusta, amata da Allah. La loro religione ordina di terrorizzare gli infedeli, esattamente come ordina di ucciderli e di aggredirne le donne.

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Assassini e stupratori liberi: in galera ci va il carabiniere
Ansa

Anche il croato che ha ucciso il capotreno doveva essere cacciato, così come il peruviano killer di Aurora e l’egiziano che ha accoltellato un poliziotto. Si erano già macchiati di crimini, ma niente rimpatrio e niente carcere. Dove rischia invece di finire un militare condannato a tre anni per aver sparato a un delinquente.

Carabinieri in galera e criminali in libertà. Grazie alla sinistra e a una parte della magistratura è questa l’Italia al contrario che ci ritroviamo. Mentre un conclamato stupratore come Emilio Valdez Velazco è stato lasciato libero di assassinare una ragazza di 19 anni, e a un personaggio pericoloso come Marin Jelenic, prima di essere fermato, è stato consentito di ammazzare un capotreno, la giustizia condanna un carabiniere a tre anni di carcere per aver difeso un collega, uccidendo l’aggressore. Per i giudici, il militare dell’Arma è colpevole di eccesso di legittima difesa. A quanto pare, nonostante l’extracomunitario avesse diversi precedenti penali, per rapina, lesioni ed evasione - e sebbene con un cacciavite avesse ferito un vicebrigadiere - il carabiniere non avrebbe dovuto premere il grilletto. O quanto meno avrebbe dovuto premerlo con discrezione, sparando alle farfalle, di certo non al delinquente. Risultato: 36 mesi di galera, più di quanti ne avesse chiesti la pubblica accusa, che si era limitata a 30.

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Il killer del capotreno sfasciò un negozio, molestava e rapinava. Nessuno l’ha cacciato
Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso alla stazione di Bologna. Nel riquadro Marin Jelenic, il croato accusato dell'omicidio (Ansa)
Fermato a Desenzano il croato che avrebbe ammazzato Alessandro Ambrosio. L’uomo seminava terrore da anni.

Viveva da barbone, ma si muoveva come un killer. Sempre almeno con un coltello addosso. Inarrestabile. La fuga del collezionista di lame, Marin Jelenic, croato di 36 anni, fermato l’altra sera a Desenzano del Garda con l’accusa di aver ucciso, la sera prima, per motivi abietti, il capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni, aggredendolo alle spalle nel parcheggio riservato ai dipendenti della stazione di Bologna, è stata ricostruita pezzo per pezzo dagli investigatori.

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