Cronache dell'invasione

Gli studenti islamici disertano la scuola. Buttati via in mensa centinaia di pasti
iStock
A Marghera, dove un alunno su tre è musulmano, le famiglie non hanno avvisato che avrebbero partecipato a una festa religiosa.

Scene da un’integrazione difficile, se non impossibile. Mercoledì, centinaia di pasti sono stati buttati via nelle scuole di Marghera perché era una festività islamica e le famiglie si sono dimenticate di avvertire che i loro figli sarebbero rimasti a casa.

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La verità di Sayf sui «nuovi italiani»: «Mi scoprii tunisino per rivalsa»
Adam Sayf Viacava (Ansa)
Il cantante, di madre nordafricana, spiega le seconde generazioni fuori dalle banalizzazioni: «Da piccolo non volevo parlare arabo. Poi, crescendo, per senso di riscatto, ho iniziato a sentirmi anche magrebino».

Quante volte sentiamo ripetere che bisogna ascoltare i giovani? Dopo ogni episodio di violenza, il ritornello è il medesimo: non li stiamo abbastanza a sentire. C’è persino chi rinuncia a sporgere denuncia dopo avere subito un pestaggio, come i professori di Parma che ritengono «più educativo» evitare le vie legali agli studenti che li hanno presi a cinghiate sghignazzando.

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Col governo Meloni in cella 68 estremisti. Ma gli imam fanno proseliti nelle carceri
Nel riquadro, la locandina del centro culturale «Islam è Luce» di Udine (iStock)
Salgono gli arresti di musulmani radicalizzati. Intanto a Udine si organizzano visite in galera per «dar consigli» ai galeotti islamici.

«Visite in carcere per consigliare i detenuti». Tutto normale se il servizio offerto da un’associazione culturale e spirituale di Udine non fosse appeso alla porta d’ingresso di una simil-moschea, se l’operazione non fosse promossa da un gruppo di musulmani e se la radicalizzazione religiosa in Italia non fosse un potenziale pericolo.

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Milano, morto accoltellato un giovane. Il padre: «È stata la gang latina MS13»
Ansa
La vittima, di origini ecuadoriane, è stata aggredita alla stazione Certosa da dieci persone a volto coperto, che hanno gettato poi il corpo sui binari. Il gruppo, in fuga, parrebbe far parte di una banda sudamericana.

Non è una rissa degenerata, né un regolamento di conti.

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Lo jihadista di Reggio Emilia sognava donne sottomesse e morte ai gay
Imagoeconomica
Il ragazzo era in contatto via Telegram con persone pronte ad aiutarlo nell’attacco.

Jaber Naggay, il ventiduenne marocchino di seconda generazione fermato l’altro giorno a Reggio Emilia per «arruolamento con finalità di terrorismo», sognava un’Europa sotto il controllo del Califfato. «A tutte le donne», nella sua visione, «sarebbe stato […] imposto il velo e non avrebbero più avuto un’opinione propria».

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