Uno spazio dedicato alla preghiera durante il Ramadan all’interno di una scuola fiorentina. Succede all’istituto superiore Sassetti-Peruzzi, dove su richiesta degli studenti di religione islamica è stato individuato uno spazio in cui i ragazzi possano pregare con tutto il silenzio e il raccoglimento del caso durante l’orario scolastico.
«Ovviamente ho acconsentito subito alla richiesta degli alunni», spiega al quotidiano La Nazione il dirigente della scuola, Osvaldo Di Cuffa. «Tra l’altro, mi pare che quest’anno il Ramadan nella mia scuola sia particolarmente sentito dai ragazzi musulmani. In passato non avevo avuto questa sensazione».
La notizia arriva negli stessi giorni in cui a Firenze è tornata di attualità l’annosa questione: crocifissi a scuola, sì o no? Il dibattito si è riaperto, dopo che è stata presentata una mozione dal consigliere comunale di opposizione Luca Santarelli avente ad oggetto «Crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado». La Commissione 9 di Palazzo Vecchio, competente sull’Istruzione, ha bocciato la mozione presentata da Santarelli, che in un post su Facebook ha commentato così: «La maggioranza dice no alle nostre radici. No ai crocifissi nelle classi».
La decisione, approvata a maggioranza, si legge in una nota pubblicata sul sito del Comune di Firenze, «pone al primo posto il principio fondamentale dell’autonomia scolastica, sancito dal Dpr 275/1999 e tutelato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Cassazione. Le scuole, attraverso i dirigenti scolastici e i Consigli di istituto, sono gli organi preposti a decidere sull’esposizione di simboli religiosi o culturali, nel rispetto della laicità dello Stato italiano e della pluralità delle convinzioni religiose presenti nelle nostre aule. Imporre o promuovere dall’alto scelte simboliche invade questa autonomia e rischia di ledere la libertà di coscienza di studenti, famiglie e personale scolastico, come ribadito da sentenze quali Cassazione 24414/2021 e Consiglio di Stato 2567/2024».
La presidente della commissione, la dem Beatrice Barbieri, motiva così la decisione: «L’intervento comunale non può sostituirsi alle scelte pedagogiche delle scuole, che devono riflettere la complessità della nostra società multiculturale. Le tradizioni cristiane, crocifisso e presepe inclusi, rappresentano un patrimonio storico-artistico inestimabile e possono essere valorizzati come occasioni di apprendimento culturale, ma solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità, senza privilegiare una confessione religiosa».
Anche se il Sassetti-Peruzzi non rientra tra le scuole su cui il Comune ha competenza, davanti alle parole della consigliera, viene da chiedersi se concedere spazi per pregare durante l’orario scolastico sia o meno privilegiare una confessione religiosa.
Va detto che l’argomento del rapporto tra islam e scuole è da sempre complesso, e a Firenze in modo particolare.
Nel 2023 Ludovico Arte, preside di una scuola superiore, l’istituto tecnico Marco Polo, aveva detto sì a un’esigenza che era stata presentata da alcune studentesse di fede musulmana, concedendo un’aula per pregare a disposizione degli studenti osservanti il Ramadan «durante il secondo intervallo, dalle 11.35 alle 11.45». Il dirigente aveva spiegato, con parole simili a quelle usate dal suo collega quest’anno, che «la religione non può passare davanti alla didattica, non è accettabile. Ma mi sono voluto consultare con le vicepresidi e abbiamo deciso di concedere gli spazi, di ottemperare dunque a una richiesta che ci era stata posta con molto garbo».
All’epoca Alessandro Draghi, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Vecchio, aveva criticato duramente la scelta: «Non sono islamofobo ma se si sceglie la laicità della scuola, se non ci sono i crocifissi allora non ci devono essere nemmeno le aule per il Ramadan».
Quest’anno, però, sempre secondo quanto riporta La Nazione, al Marco Polo non sarebbero state messe a disposizione aule e il caso del Sassetti-Peruzzi sarebbe un episodio isolato. «Non abbiamo avuto nessuna richiesta», ha spiegato Arte. Stesso discorso all’istituto Salvemini-Duca d’Aosta. Anche all’Itis Leonardo da Vinci, fa sapere al quotidiano fiorentino la dirigente Francesca Balestri, «nessuno studente mi ha chiesto niente». Fin qui le scuole superiori. Tra i più piccoli, con l’inizio del Ramadan è tornato il problema del digiuno.
All’istituto comprensivo Vespucci, che si trova a Peretola, stanno facendo il Ramadan un bimbo della primaria e uno della secondaria di primo grado. «Molti meno rispetto al passato», spiega la dirigente Francesca Cantarella. «Come scuola», aggiunge, «abbiamo deciso di far firmare ai genitori un’assunzione di responsabilità, perché in passato, quando il periodo di digiuno cadeva in periodi caldi, è capitato che qualche bimbo, stremato, si sentisse male».
In questi giorni, secondo quanto riportato dal quotidiano toscano, il bimbo della primaria che osserva il periodo di digiuno va regolarmente a mensa, ma non tocca cibo né acqua.






