Cronache dell'invasione

Termini in mano alle gang di maranza: «La pista è l’odio per gli occidentali»
Polizia in servizio alla stazione Termini (Ansa)
Raid continui, scelto a caso anche il funzionario ministeriale: non è rapina. Sei i fermati.

Dietro alle aggressioni alla stazione Termini di Roma ci sarebbe una gang di maranza. Per ora è un’ipotesi. Ma gli inquirenti che hanno messo insieme i filmati acquisiti dalle videocamere di sicurezza, sospettano che un gruppo di giovani nordafricani, in parte pregiudicati o con precedenti e in parte nati in Italia da genitori stranieri, si stia facendo largo, colpendo senza moventi apparenti. Spinti dalla voglia di controllare quella fetta di territorio che per lo Stato è zona rossa e uniti da una forma d’odio per gli occidentali.

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Bande di clandestini scatenati. Paura e pestaggi in mezza Italia
Polizia a Roma Termini dopo le aggressioni dell'11 gennaio (Ansa)
  • Termini choc: in poche ore massacrati di botte un funzionario del Mimit e un rider. Presa un’orda di stranieri: un tunisino con precedenti, un egiziano appena espulso (invano) e molti altri irregolari. Ma ormai è la norma.
  • La città del dem Lepore allo sbando: in stazione due uomini Polfer sono stati aggrediti da un tunisino. In zona università un magrebino è stato «affettato» con lame e machete.

Lo speciale contiene due articoli.

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Si fingono minori per essere accolti: «Lo fanno in tanti, nessuno controlla»
La giornalista di Fuori dal coro a Monfalcone. Nel riquadro, i tre pachistani che si sono spacciati per minorenni
Inchiesta di «Fuori dal coro» su uno «scherzo» da oltre 58.000 euro a Monfalcone: tre pachistani clandestini (e adulti) si spacciano per dei ragazzini, scroccando ospitalità nel centro per under 18. Ma non sono gli unici.

Monfalcone si trova a pochi chilometri dal confine italo-sloveno e per questo è una delle prime città di approdo dei migranti della rotta balcanica. Qui ci sono centinaia di sentieri che attraversano il Carso e che i clandestini percorrono per entrare illegalmente nel nostro Paese.

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E l’Arci ora vende corsi di Corano
Preghiera di fine Ramadan a Torino (Ansa)
Sotto la guida «transculturale» di una mediatrice e col bizzarro pretesto del contrasto alle discriminazioni di genere, l’associazione promuove la lingua e la cultura arabe.

Finora chi ipotizzava di portare avanti un (difficile) processo di integrazione degli stranieri di fede islamica venuti a vivere in Italia puntava su processi di mediazione culturale. Detta in parole povere, si facevano corsi per insegnare agli stranieri la nostra lingua, le nostre usanze, le nostre leggi. In molti casi con scarsi risultati, ma questo non spiega la curiosa iniziativa nata in seno all’Arci, che di fatto ribalta il processo: sono gli italiani che devono imparare l’arabo e conoscere il Corano.

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«Non andate a studiare a Londra». Abu Dhabi teme gli islamisti inglesi
Keir Starmer (Ansa)
Provvedimento paradossale degli Emirati: tagliati i fondi a chi vuole iscriversi negli atenei del Regno Unito per paura del proselitismo dei Fratelli musulmani. Ormai i foreign fighters vengono a formarsi in Occidente...

Si è ribaltato il mondo: anziché essere i Paesi occidentali ad aver paura degli estremisti provenienti dai Paesi islamici, sono i Paesi islamici ad aver paura che i loro cittadini vengano a radicalizzarsi in Occidente. Lo «strano ma vero» l’ha segnalato il Financial Times. E lo ha notato anche il vicepresidente Usa, JD Vance, che su X l’ha definito un «titolo assolutamente pazzesco»: gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato i fondi agli studenti di Abu Dhabi che intendono frequentare l’università nel Regno Unito, poiché temono l’influsso della propaganda dei Fratelli musulmani negli atenei britannici. Nel cuore dell’Europa ex cristiana, dove, invece, la sharia soverchia spesso il common law. Altro che Siria e Afghanistan: i foreign fighters vengono a formarsi nel Vecchio continente.

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