Cronache dell'invasione

«Prima gli italiani»? Per i giudici è reato
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Le toghe scavalcano la politica sulla gestione dei migranti. La Consulta boccia il Friuli-Venezia Giulia sulle case popolari: «Vivere qui non conta». Mentre per la Corte di giustizia Ue il criterio dei 10 anni di residenza per il reddito di cittadinanza è «discriminante».

Altro che remigrazione! Con il vento che tira dalle parti dei tribunali dall’Italia non solo non se ne andrà nessuno, ma avere la cittadinanza italiana conterà come il due di coppe quando è briscola bastoni.

E a proposito di «bastoni» ecco due sentenze fresche fresche, una della Corte costituzionale, l’altra della Corte di giustizia Ue: entrambe sembrano appunto svuotare di priorità l’essere cittadini italiani ma anche essere stranieri da diverso tempo in Italia.

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Remigrazione, spostato il corteo
Ansa
Collettivi e centri sociali protestano per l’evento di destra nel centro di Bologna. La Prefettura decide così di cambiare location, dandola però vinta a chi minaccia.

Cambia la location della manifestazione. Dopo le polemiche, è stata scelta la strada della prudenza e soprattutto della «prevenzione». Così, al termine di una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura è stato stabilito che il raduno della Remigrazione si svolgerà sabato 9 maggio in piazza della Pace a Bologna.

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La remigrazione manda in tilt i democratici
Ansa
Fiumi di retorica durante il 25 aprile, poi il Pd chiede di impedire la manifestazione in programma sabato a Bologna. E invita Fdi e Lega a unirsi alla lotta per vietare un presidio regolarmente autorizzato. Mentre la questura fa filtrare che la piazza cambierà.

Non molti giorni fa i sinceri democratici hanno sfilato in piazza per celebrare la libertà e la fine della dittatura. E adesso, puntualissimi, in nome della medesima libertà che cosa fanno? Chiedono censure, pretendono di cancellare una manifestazione pacifica e regolarmente autorizzata.

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Vietato dire no alla moschea
Nel riquadro il manifesto della Lega rimosso dopo la protesta degli islamici dell’Ucoii (iStock)

A Venezia i fedeli di Maometto si lamentano per lo spot leghista sui bus contro la costruzione di un tempio islamico. La società concessionaria della pubblicità fa rimuovere i cartelloni: il messaggio non rispetta il codice etico aziendale. Il Carroccio fa ricorso.

Si può inneggiare ai No Tav, schierarsi per il No Trivelle e negare con tutte le forze la caccia e il nucleare. Ma se ti azzardi a scrivere «No moschea» su un cartello vieni bandito dal consesso civile. Accade a Venezia durante la campagna elettorale, con un oscurantismo a orologeria degno di Riad.

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