Cronache dell'invasione

Non c’è nessuna norma che affidi ai camici bianchi il potere di decidere chi entra in un Cpr. C’è solo un’indicazione ministeriale voluta da Luciana Lamorgese e Angelino Alfano. E che andrebbe eliminata quanto prima.

In margine al procedimento penale aperto a Ravenna contro alcuni medici accusati di falso ideologico per avere attestato, contrariamente al vero, che le condizioni di salute di un certo numero di stranieri colpiti da provvedimento di espulsione non consentivano di dare attuazione al provvedimento del questore che disponeva la loro collocazione nei Cpr (Centri di permanenza e rimpatrio), appare legittimo chiedersi da quale fonte normativa risulti che l’avvio ai Cpr non possa avvenire senza la previa certificazione sanitaria che ciò sia compatibile con le condizioni di salute degli interessati.

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Piantedosi: «Sicurezza minata da sentenze ideologiche»
Matteo Piantedosi (Ansa)
Il ministro Matteo Piantedosi commenta i pronunciamenti dei giudici di Roma che hanno rimandato in Italia stupratori e pedofili stranieri inviati in Albania: «Il lavoro contro gli irregolari sovvertito da magistrati impegnati in appartenenze correntizie».

Quattro criminali marocchini torneranno in libertà. Omicidi, violenze sessuali, pedofilia, furti, rapine e tanto altro nei curricula di queste risorse che la Corte d’appello di Roma ha deciso di far rilasciare dopo che erano stati trasferiti nei centri di accoglienza in Albania in attesa del rimpatrio. Nonostante fossero stati giudicati colpevoli di tutti questi reati, reiterando i crimini nel tempo, alcuni giudici hanno stabilito che non fosse opportuno che rimanessero nel Cpr di Gjader. Notizia che ha suscitato grande indignazione in ampia parte dell’esecutivo.

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Stuprata e segregata dalla famiglia islamica ma i servizi sociali scelgono di scaricarla
(iStock)
Niente protezione per una pakistana schiavizzata dopo le nozze combinate. Ora che ha denunciato rischiamo un’altra Saman Abbas.

Nell’aula del tribunale di Ferrara cala il silenzio. La donna seduta davanti ai giudici smette di parlare, porta le mani al volto e comincia a tremare. Non riesce più a respirare. L’udienza viene sospesa. Sta raccontando 12 anni di prigionia domestica. E mentre il processo è ancora in corso, la protezione che aveva ricevuto è stata interrotta: i servizi sociali l’hanno dichiarata autonoma. Il suo nome non possiamo farlo, per motivi di sicurezza. La chiameremo Nida. Ha 35 anni, capelli neri lunghi sulle spalle e una voce che si spezza mentre testimonia. «Prima o poi mi uccideranno. Loro mi vogliono trovare. E mi vogliono ammazzare».

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Ravenna, i conteggi dei medici no Cpr: «Ci siamo dentro, è una scelta etica»
Ansa
Le indagini sulle chat degli otto professionisti militanti e su 34 certificazioni di non idoneità fanno emergere una vera e propria mappatura dei migranti tolti di proposito dai centri: «Stiamo uniti, non succede nulla».

Le 34 certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento in un Cpr analizzate dagli investigatori della squadra mobile di Ravenna e al centro dell’inchiesta sugli otto medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci, incrociate con le chat contenute nei telefoni sequestrati, sembrano mostrare una competizione neppure troppo silenziosa.

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I giudici liberano persino gli immigrati pedofili
Nel riquadro a sinistra Mehdi El Antaki, condannato per omicidio da minorenne. A destra, Abdelkrim Chahine, condannato per violenza sessuale su minore di anni 14 (iStock)
Altre quattro mancate convalide di trattenimento: la Corte d’Appello di Roma rimanda in Italia immigrati con condanne gravissime che hanno chiesto protezione internazionale.

I giudici liberano dal Cpr in Albania 4 marocchini condannati per gravi reati tra cui violenza sessuale, anche su minori. Hanno fatto domanda di protezione internazionale. A pensar male si fa peccato, ma a vedere le sentenze spesso ci si azzecca. Dopo il caso del marocchino Fatallah Ouardi, trentanovenne con «condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo», per il quale la Corte d’appello di Roma ha annullato il trattenimento nel Cpr albanese di Gjadër, i magistrati della Capitale hanno compiuto nuove prodezze. Liberando altri galantuomini, soltanto perché hanno presentato istanza di protezione internazionale.

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