Minacce ai magistrati, 4 indagati. Scontri con gli anarchici a Venezia

Si contano nuovi indagati tra gli anarchici che, a suon di manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine, sostengono la causa di Alfredo Cospito. Ieri a Ravenna, la polizia ha compiuto delle perquisizioni per alcuni volantini scritti a mano e trovati sui muri del centro cittadino a fine febbraio. Secondo quanto emerso, gli slogan inneggiavano alla liberazione di Cospito, in sciopero della fame dal 20 ottobre scorso, dal regime di 41 bis. Tra le scritte anche questa : «Si Alfredo muere todos los jueces son un obietivo». Ovvero: «Se Alfredo muore tutti i giudici sono un bersaglio». Secondo quanto confermato dalla Questura del capoluogo romagnolo, al momento, gli indagati sarebbero tre donne e un uomo di età compresa tra i 32 e i 63 anni per minacce a corpo giudiziario e imbrattamenti aggravati. I quattro farebbero parte del gruppo di matrice anarco-comunista ravennate La Comune.
Oltre alle frase contro i magistrati, altre minacce o ingiurie erano rivolte alle forze dell’ordine, al Partito democratico e ad alcuni giornalisti, politici, perfino ai «cittadini silenziosi». L’indagine di Ravenna, però, non ha fermato le manifestazioni a favore di Cospito, durante le quali continuano a registrarsi momenti di tensione con le forze dell’ordine. Ieri a Venezia un corteo di anarchici ha sfilato nella zona di piazzale Roma. Il gruppo era formato da un’ottantina di persone. Ma c’era il timore che altri manifestanti potessero però essersi sparpagliati per la città. La manifestazione oltre a essere a sostegno di Cospito e dell’ex compagna Anna Beniamino era anche a favore l’anarchico spagnolo Juan Antonio Sorroche Fernandez, condannato in primo grado a 28 anni per l’attentato alla sede della Lega di Villorba. Per prevenire incidenti, fin dal primo pomeriggio di ieri, nella città lagunare erano stati schierati 700 uomini in assetto antisommossa. Gli agenti hanno dovuto anche effettuare una piccola carica, durata pochi secondi. Una decina di persone sono state identificate in Questura.
Sempre ieri il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, finito nelle polemiche per la diffusione di notizie sul caso Cospito, è tornato sul rischio di saldatura tra le battaglie anarchiche e quelle dei mafiosi: «Le irricevibili richieste di Cospito di revocare il 41 bis ad alcuni mafiosi dimostrano ancor più che l’istituto stesso del 41 bis è stato posto sotto attacco dal terrorismo. L’aggressione al carcere duro è sempre stata la battaglia della criminalità organizzata che oggi trova fiancheggiatori nel mondo del terrorismo e un testimonial in Cospito. Non vacilleremo mai sul 41 bis e su tutti gli istituti di contrasto alla criminalità organizzata». In piena sintonia con lui l’altro sottosegretario, il leghista Andrea Ostellari, che ha ricordato che «Cospito è assolutamente tutelato, curato, osservato. Nulla è stato tolto a lui, anzi è lui che si toglie qualcosa. Ha una bella tenuta, fortunatamente per lui». L’esponente del Carroccio ha sottolineato che Cospito «è oggi una persona conosciuta» a causa della «polemica assurda cavalcata molto dal Pd». Ma pure qualcuno membro della maggioranza potrebbe avere «esagerato». Infine il politico ha ricordato che il terrorista continua a rivendicare le proprie azioni violente e che chi manifesta per lui probabilmente non sa neanche che cosa abbia fatto.






