L’emergenza migratoria, è oggettivo, rappresenta il vero tallone d’Achille del governo Meloni. Ecco perché, dopo aver ammesso pubblicamente che i risultati non sono quelli sperati, la premier ha subito messo al lavoro i ministeri dell’Interno e della Giustizia su due nuove norme. La prima riguarda l’immediata espulsione degli stranieri ritenuti socialmente pericolosi. La seconda, invece, è di fatto un giro di vite sugli immigrati minorenni.
In attesa che la bozza delle due leggi venga meglio definita nei prossimi tempi, è comunque interessante analizzare soprattutto la seconda. Anche perché, a sinistra, hanno già iniziato a stracciarsi le vesti. Nell’edizione di ieri, ad esempio, Repubblica apriva in prima pagina con un titolo piuttosto eloquente: «Stretta sui baby migranti». Com’è noto, in base alla Convenzione Onu per i diritti del fanciullo (1989), i «minori stranieri non accompagnati» (Msna) non possono essere respinti. Tutto si gioca, quindi, sull’accertamento della reale età degli immigrati. Come ha spiegato di recente Sara Kelany, deputata italo-egiziana di Fdi, dato che una grande percentuale dei minori stranieri si dichiara diciassettenne, «è evidente che non si può contare sull’autodichiarazione dei ragazzi. I falsi minori tolgono risorse a quelli veri che ne hanno diritto».
In effetti, attualmente lo status dei Msna è normato dalla legge Zampa, varata nel 2017 su impulso di Sandra Zampa, che all’epoca era vicepresidente del Pd e oggi siede a Palazzo Madama. La senatrice dem, ovviamente, rivendica la bontà della sua norma, forse con eccessiva enfasi: «Questa legge», ha dichiarato, «viene considerata una best practice a livello internazionale e il caso italiano viene illustrato come caso di scuola in molti consessi».
Ci piacerebbe molto sapere quali sono questi «consessi». Anche perché, in realtà, la legge Zampa ha contribuito a rendere le frontiere italiane un vero colabrodo, spingendo numerosi clandestini a giocare la carta della minore età per godere di privilegi che, all’infuori del Belpaese, non vengono concessi. Riassumendo brevemente, la norma di marca piddina prevede all’articolo 5 che, «qualora sussista un dubbio circa l’età dichiarata» dal presunto minorenne, si può ricorrere all’accertamento socio-sanitario. Ma ci sono due problemi: questi esami sono molto costosi e, inoltre, hanno un margine di errore di 3-4 anni. Che sono davvero tantini, soprattutto quando gli immigrati sostengono di avere 17 anni. Di conseguenza, per evitare di perdere tempo e denaro, solitamente si prende per buona l’autodichiarazione degli sbarcati (che molto spesso sono «opportunamente» sprovvisti di documenti di identità). Ecco, definire «best practice» una tale legge richiede una certa dose di coraggio.
Ma quanti sono, in Italia, i minori stranieri non accompagnati? Stando ai dati forniti dal ministero del Lavoro, aggiornati al 30 giugno 2023, i Msna sono 20.926 in totale. La loro presenza, che per il 2023 si attesta attualmente sui 11.630 nuovi arrivi, è aumentata sensibilmente nel 2022 a causa dell’afflusso dei profughi ucraini, ma per il resto le nazioni più rappresentate sono, in ordine, Egitto, Tunisia, Guinea e Albania. I presunti minori sono quasi tutti maschi (86,6%) e la stragrande maggioranza di loro (circa il 70%) dichiara di avere 16 o 17 anni. E qui già si capisce che la truffa è dietro l’angolo: non è un caso che molti di loro, appena sbarcati, dichiarino di essere nati il 1° gennaio o indichino solo l’anno di nascita, che magicamente li fa risultare quasi tutti diciassettenni.
Non stupisce allora che, in questi anni, di truffe se ne siano contate a decine. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la somma erogata dallo Stato per il loro mantenimento è doppia rispetto a quella destinata agli immigrati adulti (in alcuni casi si superano i 100 euro giornalieri cadauno). Facciamo qualche esempio, tra i più eclatanti. Già nel 2013, ossia dieci anni fa, il Comune di Roma scoprì una maxi truffa milionaria ai suoi danni che riguardava proprio i falsi immigrati minorenni. Nel 2017, invece, venne a galla la «truffa albanese», di cui si occupò la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza. In sostanza, sin dagli anni Novanta i minori schipetari passavano la frontiera su pullman turistici, accompagnati dai genitori. I ragazzi, in stato di abbandono fittizio, si facevano prendere in carico dagli enti comunali come Msna, mentre i parenti rientravano in Albania e si godevano i ricchi proventi elargiti dallo Stato italiano.
Nel 2019, inoltre, non passò inosservata la denuncia del consigliere leghista del Friuli-Venezia Giulia Antonio Calligaris, che al Giornale parlò di diversi casi di «pachistani e afghani che si dichiarano minorenni ma, molto spesso, sono dei palesi quarantenni». Nel 2021 poi, stavolta a Modena, la polizia inchiodò 14 tunisini per truffa ai danni dello Stato e false dichiarazioni sulla propria identità. Il motivo? Anche loro miravano all’obolo destinato ai Msna. Ecco, chissà quanti altri casi simili potrebbero essere evitati qualora la legge Zampa venisse finalmente mandata in soffitta.






