2025-03-31
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Il leader di Azione annuncia convergenze con Meloni, dopo aver cambiato più posizioni che Lacoste.
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Trento si prepara a respirare aria olimpica, ma lo fa a modo suo: intrecciando sport e cultura, memoria e futuro, riflessione e gioco. Si chiama Gimme Five il progetto che, a partire dal 6 febbraio, trasformerà il capoluogo in una piccola capitale invernale delle idee, accompagnando i cinque weekend dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026 con un calendario fitto di appuntamenti. Il cuore pulsante sarà piazza Cesare Battisti, scelta come salotto olimpico cittadino. Qui troveranno spazio un maxischermo per seguire in diretta le gare - inclusa la cerimonia di apertura del 6 febbraio alle 20 - una pista di pattinaggio attiva per tutta la durata delle Olimpiadi, dal 6 al 22 febbraio, due stand enogastronomici e gli ambienti dell’ex Niccolini, che ospiteranno talk, laboratori e presentazioni.
Il progetto nasce dalla sinergia tra Trento Film Festival e Apt Trento, con il sostegno del Comune di Trento e di Trentino Marketing, il supporto dei Comitati provinciali Coni e Cip e del coordinamento olimpico provinciale. Non è solo una festa dello sport, ma un invito a interrogarsi sul presente. I talk del sabato pomeriggio rappresentano l’anima più riflessiva del programma.
Si parte il 7 febbraio con un tema spiazzante e attuale: il rapporto tra sport e inverno demografico. La cultura del movimento viene letta come possibile antidoto all’invecchiamento della popolazione, in un dialogo tra sociologi e voci del giornalismo, cui seguirà un incontro con lo scrittore Erri De Luca sul tema dell’età come stagione sperimentale. Il 14 febbraio lo sguardo si allarga alla geopolitica con «L’inverno della diplomazia»: può lo spirito olimpico favorire nuovi scenari di dialogo in un mondo attraversato da tensioni? Ne discutono una scrittrice, uno storico dello sport, un’allenatrice con esperienza internazionale e il direttore della fondazione De Gasperi. Il 21 febbraio il focus si sposta sul clima: «In questo inverno c’è qualcosa che non va» mette al tavolo climatologi, imprenditori e studiosi per ragionare sul futuro delle montagne. Il weekend paralimpico del 7 marzo apre invece la porta agli «inverni virtuali», esplorando come i videogiochi possano trasformare paesaggi e storie locali in esperienze interattive. A chiudere, il 14 marzo, una tavola rotonda dedicata al Monte Bondone e ai suoi molti inverni, tra sport, memoria e identità del territorio.
Accanto ai talk, ogni venerdì pomeriggio saranno presentati libri freschi di stampa legati al mondo olimpico e paralimpico: dalle biografie di figure simbolo dello sci italiano alle opere di saggistica che analizzano le ricadute politiche ed economiche dei Giochi nella storia.
Un’attenzione particolare sarà dedicata anche alle donne che segnarono le Olimpiadi di Cortina 1956, con testimonianze che intrecciano sport e fotografia. Il cinema avrà un ruolo centrale, con proiezioni il venerdì e la domenica in diverse sale cittadine, dal multisala Modena al supercinema Vittoria fino a HarpoLab. Il programma spazia dai documentari sulle grandi discese leggendarie e sulle imprese femminili nello sci alpinismo, fino ai racconti di sport minori come il curling, ai film storici sulle Olimpiadi del passato e ai ritratti di campioni che hanno trasformato il loro limite in visione.
Non mancano storie che parlano di eredità olimpiche sopravvissute alle guerre, come quella della pista di Sarajevo, oggi luogo di allenamento per adolescenti che inseguono sogni ostinati. Grande spazio è riservato ai più piccoli e alle famiglie grazie a T4Future, sezione del Trento Film Festival dedicata alle nuove generazioni. Letture ad alta voce, libri per bambini e laboratori creativi costruiscono un ponte tra gioco e immaginazione. Tra le proposte, le «Olimpiadi di Carnevale», che fondono maschere tradizionali e campioni sportivi, e un laboratorio con le unità cinofile del Soccorso alpino per avvicinare i bambini al tema del soccorso in montagna. Il 14 marzo, in sala di rappresentanza a Palazzo Geremia, arriva anche il teatro: uno spettacolo multimediale capace di raccontare con ironia il mondo olimpico e paralimpico e ciò che significa vincere oltre il traguardo.
La dimensione diffusa del progetto porta Gimme Five anche fuori città, con un’appendice a Baselga di Piné tra cinema e letteratura, quasi un’eco di ciò che accade a Trento. Intanto in piazza Cesare Battisti la pista di pattinaggio diventa luogo vivo, animato da esibizioni e attività di società sportive, mentre gli stand enogastronomici - aperti 11-18 dal lunedì al giovedì e 11-20 nel weekend - racconteranno il territorio anche attraverso i sapori. Gimme Five, in fondo, è questo: cinque cerchi che non restano simbolo distante, ma entrano nel tessuto della città. Non solo medaglie e classifiche, ma domande, storie, bambini che ascoltano, adulti che riflettono, comunità che si ritrova in piazza. Un modo per ricordare che le Olimpiadi, prima di essere record, sono narrazioni condivise. E che l’inverno, se lo si abita insieme, può diventare stagione di senso.
Durante i mesi delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, la Val di Fiemme sarà animata non solo dalle competizioni sportive, ma anche da un ricco programma di eventi collaterali pensati per coinvolgere residenti e visitatori e diffondere l’atmosfera dei Giochi in tutto il territorio. Tra febbraio e marzo 2026, concerti, spettacoli, mostre e momenti di festa trasformeranno i centri della valle in luoghi di incontro e partecipazione, valorizzando identità, creatività e tradizioni locali.
Il calendario coinvolgerà in particolare i Comuni di Cavalese, Tesero e Predazzo, con la direzione artistica dell’Apt Fiemme e Cembra e il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, in un lavoro corale che unisce cultura, intrattenimento e promozione del territorio.
A Cavalese, la proposta sarà fortemente orientata alla musica e alla cultura, con il Palafiemme come principale palcoscenico. Il programma dei concerti prenderà il via il 7 febbraio con l’Alter Echo String Quartet, seguito l’11 febbraio dall’Orchestra Haydn. Il 14 febbraio sarà dedicato a Max Gazzè, mentre il 16 febbraio vedrà esibirsi il Conservatorio di Trento. Il 20 febbraio spazio alla voce di Nina Zilli e il 7 marzo Cavalese ospiterà uno degli appuntamenti del Dolomiti Ski Jazz. Sempre a Cavalese, per tutta la durata del periodo olimpico e paralimpico, saranno visitabili due mostre. Casa Bertelli accoglierà “Dove il cielo tocca il ghiaccio”, un’esposizione dedicata alla Grande Guerra e alle origini dell’alpinismo contemporaneo, con un confronto tra passato e presente attraverso attrezzature, abbigliamento e pratiche dello sci alpinismo. Al Centro d’Arte Contemporanea, invece, la mostra «Le stelle che non ti ho detto» prenderà forma attraverso una proiezione sulla facciata esterna dell’edificio, con opere legate ai temi dell’arte e dell’inclusività.
A Tesero, il programma punterà sulla tradizione e sull’artigianato artistico, con concerti e spettacoli ospitati al Teatro Comunale in diverse date di febbraio. Il calendario di Tesero proseguirà anche a marzo, con la serata rappresentativa delle bande musicali della valle l’8 marzo, il concerto del Dolomiti Ski Jazz - Klinga Glyk Band (Polonia) il 10 marzo, lo spettacolo della Scuola di musica Il Pentagramma con la Scuola di Danza di Tesero il 12 marzo, e lo spettacolo di danza “La Rete” il 14 marzo. Per tutto il periodo, Casa Jellici ospiterà inoltre la mostra «Presepi dai Cinque Continenti».
Predazzo sarà uno dei principali punti di animazione della valle, trasformandosi in Live Site e Fun Zone, con dj set, Fan Parade e serate allo Sporting. Sono previsti dj set in piazza il 6, 7, 10 e 15 febbraio, con una Fan Parade l’8 febbraio e una seconda il 14 febbraio. Il 13 febbraio spazio al Winterfest presso lo Sporting; il 18 febbraio andrà in scena lo spettacolo Fiat Lux dei Pentagramma Winds, mentre il 21 febbraio è prevista una serata con Tribute Band.
Il calendario degli eventi sarà arricchito anche da iniziative diffuse sul territorio: a Castello di Fiemme sono previste proiezioni con luci e musica dedicate alla storia dello sci di fondo in Val di Fiemme, mentre sull’Altopiano di Lavazè, nel Comune di Ville di Fiemme, sarà allestita la mostra «Storia dello sci», con pannelli narrativi e immagini.
Tutte le iniziative saranno coordinate dall’Apt Fiemme e Cembra, in collaborazione con i Comuni coinvolti e con il supporto tecnico di Trentino Marketing.
Il calendario aggiornato è disponibile su Fiemmeworldcup.com.
Boom elettrico della Cina. Petrolio, surplus e sanzioni. L’IEA: fate scorte di minerali critici. Dazi Ue sulle auto elettriche, un autogol. Frenesia e record metalli.
L’attacco è arrivato all’improvviso nella notte tra mercoledì e giovedì scorso quando i jihadisti dello Stato islamico, usando droni e mortai, hanno assaltato l’aeroporto internazionale civile Diori Hamani di Niamey, la capitale del Niger. Un obiettivo non casuale, visto che li si trova la base 101 dell’aeronautica militare; il quartier generale della Forza unificata anti jihadista composta da Niger, Burkina Faso e Mali della Confederazione degli stati del Sahel (Aes); una base per droni; i mercenari russi dell’Africa Corps e, soprattutto, un contingente di circa 250 militari italiani. Gli unici soldati occidentali rimasti in Niger.
«La priorità assoluta resta la sicurezza del personale italiano e dei nostri militari della Missione italiana di supporto in Niger (Misin), che non risultano coinvolti», aveva detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nelle ore immediatamente successive all’attacco. La realtà però sarebbe diversa. Non solo guardando le foto satellitari, che mostrano come almeno tre tetti dell’aeroporto sarebbero stati colpiti, ma soprattutto leggendo il rapporto stilato, all’interno dell’ambasciata, il 29 gennaio scorso. A parlare sono il maresciallo ordinario MZ, il vice brigadiere FF, il primo graduato dell’esercito MM e la prima graduata dell’esercito AA.
Attorno alle 21.30 i quattro si stanno dirigendo verso l’aeroporto perché AA ha necessità di tornare in patria per importanti motivi familiari. È un tragitto come tanti altri, magari fatto con un po’ più di spensieratezza del solito. Si muovono scortati «da una pattuglia della locale gendarmeria nazionale». Passano due ore e AA ha già oltrepassato i controlli insieme a MZ e MM. Mancano meno di due ore alla partenza. Lasciano le armi in auto, dove resta FF, per entrare nella zona franca dell’aeroporto.
Dieci minuti dopo la mezzanotte, però, la situazione precipita. Si sentono i primi colpi di mortaio e da fuoco «provenienti da armi lunghe». MZ e MM si precipitano fuori dalla zona franca per recuperare le armi. «Una volta fuori», si legge nel report, «i colpi d’arma da fuoco si facevano sempre più fitti e la squadra si è trovata improvvisamente in mezzo a un forte cono di fuoco che proveniva dalla zona parcheggi verso l’ingresso dell’aeroporto. MZ decideva pertanto di chiudere l’autovettura (della quale non si riusciva a chiudere il finestrino lato passeggero per un malfunzionamento) e di entrare velocemente all’interno del palazzo aeroportuale per trovare un riparo idoneo che potesse consentire di comprendere esattamente quello che stava accadendo». L’attacco però non accenna a finire. Anzi. L’artiglieria pesante colpisce sempre più forte. Le forze nigerine lasciano le loro postazioni. I tre militari italiani capiscono che c’è solo una cosa da fare: andare a recuperare la loro collega nella zona franca. «Notavamo che l’azione di fuoco stava disintegrando i vetri della struttura aeroportuale, fattore che ha poi impedito l’immediato recupero della AA che, su disposizione della polizia aeroportuale nigerina, si era sdraiata a terra insieme agli altri passeggeri in attesa».
I militari riescono però a recuperarla, staccandola dagli altri passeggeri. Tornano all’auto, presa d’assalto da alcuni nigerini che la vorrebbero usare per scappare. Allontanano la folla e riescono a partire, «diretti verso il gate interno che collega l’aeroporto civile con la base AB101 dove è ubicata la Base Italia della missione Misin». Arrivano al gate. L’odore di polvere da sparo riempie l’aria. Non c’è nessuno a controllare. Prendono così «l’uscita principale dell’aeroporto» e si dirigono «verso il gate principale d’accesso alla base AB101 (e di conseguenza alla Base Italia della Misin). Giunti all’uscita dell’aeroporto, le forze armate nigerine ci intimavano di arrestare la corsa ma, nonostante ciò, abbiamo proseguito sino a giungere dinanzi all’ingresso principale della AB101 dove, dopo esserci qualificati come italiani e membri della Misin, le guardie nigerine hanno tassativamente negato l’accesso».
Resta solo una cosa da fare: andare all’ambasciata italiana a Niamey. Chiamano e avvisano il personale diplomatico. Il maresciallo dei carabinieri Antimo Puca, «resosi immediatamente conto della gravità di quanto accaduto, forniva indicazioni dettagliate e progressive sulle vie da seguire al fine di raggiungere la sede diplomatica in condizioni di sicurezza, riducendo al minimo il tempo di esposizione al pericolo della squadra, considerato anche l’utilizzo di un veicoli non blindato».
Qui, i quattro militari vengono accolti dall’ambasciatore Roberto Orlando e dal generale di brigata dei carabinieri Mauro Conte. Questo è quello che è successo nella notte tra mercoledì e giovedì scorso. Tre soldati italiani si sono trovati sotto il fuoco dei jihadisti, mettendo davanti a tutto il recupero delle armi e la salvezza di una collega. I loro nomi solo la Difesa li sa. E, forse, dovrebbe pensare di dare loro una medaglia.
Petardi, bottiglie e pietre contro i cordoni della celere. In risposta lacrimogeni e idranti. La miccia si accende al corteo nazionale per Askatasuna, convocato dopo lo sgombero dell’ex sede di corso Regina Margherita 47. Un gruppo di manifestanti incappucciati tenta di forzare lo sbarramento davanti all’immobile. Da lì in poi, la giornata cambia passo: cominciano gli scontri.
Il corteo, partito diviso in tre spezzoni, Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova, si riunisce lungo il Po, fino a fondersi in una massa in piazza Vittorio Veneto. Arrivano da tutta Italia. I numeri oscillano: 20.000 attivisti secondo i primi riscontri, circa 50.000 secondo gli organizzatori, circa 15.000 per la questura. La piazza è piena e la tensione è altissima. Sfilano numerosi striscioni. Alcuni a difesa di Mohammad Hannoun, leader dei palestinesi d’Italia arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas, altri contro la premier. Le scritte sono esplicite: «Meloni sionista sei tu la terrorista». Tra chi prende parola c’è anche Zerocalcare: «Sono qui per il motivo per cui ci sono tutti gli altri, ovvero contro lo sgombero di Askatasuna e di tutti i centri sociali». A pochi metri dal centro sociale i disordini non si placano. In corso Regina Margherita viene aperto il fuoco con le bombe carta. Sulla carreggiata viene appiccato un incendio. A oltre un’ora dal primo attacco i lanci continuano. Cassonetti in fiamme. Campane per la raccolta del vetro sradicate e piantate a centro strada.
Lo scontro corre su due fronti: corso Regina e via Sant’Ottavio. I manifestanti avanzano verso il centro sociale con un lancio fittissimo di pietre e petardi. Bruciano legna, bancali, materiali di fortuna. Si spostano nelle vie laterali mentre i reparti avanzano. Almeno due manifestanti vengono caricati sui blindati e portati in questura. Un agente è stato colpito alla gamba ed è stato accompagnato nelle retrovie dai colleghi. In un video che gira sui social si vedono gli attivisti tentare di linciare un agente a terra, senza casco, e colpirlo anche con un martello.
Alla fine i feriti trasportati in ospedale sono sei. Una camionetta della polizia viene incendiata. I gruppi più violenti si muovono con tempismo, si coprono a vicenda, in una dinamica che non permette di escludere una regia. Finiscono nel mirino anche i giornalisti. Un filmmaker di Far West, la trasmissione Rai condotta da Salvo Sottile, e una giornalista vengono aggrediti e minacciati. Il rischio di incidenti era dato per concreto fin dall’inizio, anche alla luce di quanto accaduto il 20 dicembre, pochi giorni dopo il blitz che aveva messo i sigilli all’immobile del quartiere Vanchiglia occupato da quasi 30 anni. Nel pomeriggio, mentre gruppi di antagonisti e anarchici lanciano bombe carta e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine in corso Regina Margherita e nell’area del campus universitario Einaudi, la gran parte dei manifestanti segue il percorso prestabilito, poi si disperde. Restano poche centinaia di attivisti, con caschi, alcuni con maschere antigas e mascherine. Una parte punta verso il centro sociale, un’altra verso il campus. Le serrande dei negozi sono abbassate. Sulle vetrate di una filiale bancaria compaiono scritte tracciate con le bombolette: «Stop genocide Gaza» e «Usura!». Un classico.
Nel controviale di corso Regina Margherita spuntano barricate con bidoni dei rifiuti. Brucia anche un’auto. I manifestanti provano ad avanzare di nuovo. La polizia accenna una carica, i manifestanti arretrano. L’aria diventa irrespirabile per i lacrimogeni. Continuano a volare razzi, bottiglie, pietre. Un gruppo avanza protetto da scudi con stelle rosse disegnate sopra. Dalla polizia parte un fitto lancio di lacrimogeni, mentre gli idranti avanzano. Il corteo devia verso corso Regina Margherita e si avvicina al nodo delicato del Rondò Rivella. Dall’alto, droni ed elicottero della polizia controllano i movimenti. La mobilitazione era iniziata già dalla mattina. Da Porta Susa, centinaia di giovani si erano messi in cammino per raggiungere Porta Nuova. Sonagli, megafoni, fumogeni, tamburi, striscioni. Bandiere di Gaza, No Tav, Potere al Popolo, sigle studentesche. In strada giovani dai 15 anni, famiglie con bambini. Dal megafono parte, martellante, la propaganda: «Oggi lottiamo per la libertà e contro la repressione del governo post fascista, la corsa al riarmo e i tagli al welfare. Lo sgombero porterà solo più resistenza». Il dispositivo di sicurezza è massiccio. Nella sola mattinata 747 persone sono state controllate e per una trentina è scattato il foglio di via (tra questi due francesi e un russo). Dieci di loro detenevano maschere antigas e passamontagna; sequestrati spray e bastoni. Dieci gli avvisi orali del questore. Torino resta sotto pressione finché i manifestanti non vengono respinti oltre la Dora. Sono ormai passate le 19. La guerriglia è durata per oltre due ore.
«Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende», ha commentato il premier Giorgia Meloni sui social, aggiungendo: «Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha affermato: «Questi non sono manifestanti. Non sono nemmeno delinquenti. Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, vogliono fare male, sono spinti dall’odio. Se avessero altre armi le userebbero. E allora vanno trattati per quello che sono, senza sconti».

