
Leone XIV si recherà in Africa dal 13 al 23 aprile e visiterà Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, fermandosi in Algeria dal 13 al 15 e realizzando così una tappa «storica», visto che nessun pontefice di epoca moderna ha mai messo piede nel Paese, attualmente islamico per oltre il 98%. Papa Prevost visiterà Annaba, l’antica Ippona, di cui fu vescovo sant’Agostino (354-430), il quale nacque nella colonia romana di Tagaste, anch’essa nell’attuale Repubblica di Algeria.
Tuttavia, secondo l’organizzazione Open doors, l’Algeria di oggi, presieduta dal 2019 da Abdelmadjid Tebboune, è uno dei primi «20 Paesi al mondo» quanto a «discriminazione e persecuzione dei cristiani». Proprio all’alba di questo terzo viaggio apostolico, il Centro europeo per il Diritto e la Giustizia (Eclj), che difende la libertà religiosa nel mondo e gode di uno «status consultivo» presso l’Onu, ha pubblicato un report di 40 pagine, intitolato L’oppressione dei cristiani in Algeria.
Il report toglie il velo, con dati accuratamente scientifici e allarmanti, sulla politica di uno dei tanti Paesi arabi «moderati» che, dopo la celebrata «decolonizzazione» degli anni Sessanta, iniziarono una sistematica oppressione verso le «minoranze religiose», ritenute quasi un corpo estraneo alla nazione, «fondata sull’Islam e l’arabità». E che pare spietato specialmente con i cristiani.
Su una popolazione di 48 milioni di abitanti, la comunità cristiana nel suo insieme, cattolici ed evangelici, è composta da circa «156.000 fedeli», appena lo «0,3% dei cittadini». I cattolici, che potranno abbracciare Leone XIV nei prossimi giorni, sono solo «8.000» e per la maggior parte di origine straniera, «subsahariana ed europea».
In un clima non facile per i seguaci del Vangelo, la situazione si è via via aggravata negli ultimi 20 anni, proprio mentre l’Algeria faceva credere di essere divenuta una compiuta «democrazia araba». Nel 2006, ricorda l’Eclj, una nuova ordinanza ha imposto una «autorizzazione amministrativa» per l’apertura di qualunque luogo di culto «non mussulmano». Da allora, e ancor di più dalla nuova legge restrittiva del 2012 sulle «associazioni religiose», le autorità di Algeri hanno «respinto» tutte le domande che chiedevano l’apertura o l’edificazione di «nuovi luoghi di culto».
Il report dedica vari passaggi al vero e proprio «arsenale giuridico» che esiste in Algeria per discriminare i cristiani, «condannandoli abusivamente» per «blasfemia» o «proselitismo». Secondo la legge attualmente in vigore, «è punito» con l’arresto «da 2 a 5 anni» e con una multa «da 500.000 a 1 milione di dinari algerini» chiunque «incita, costringe o ricorre a mezzi di seduzione» volti a «convertire un musulmano ad un’altra religione».
È quindi evidente che qualunque evangelizzazione cristiana, pur fondata sul dialogo e la persuasione, risultano legalmente impedite e pericolose. Addirittura, risulta ad oggi sanzionabile, oltre a chi «offende il profeta» e i «principi dell’Islam», anche chi «produce o distribuisce» sia «documenti stampati» che «materiale audiovisivo» con l’intento di «far vacillare la fede di un musulmano».
L’Italia è il maggior acquirente del gas algerino. E questo specialmente da quando nel 2022 Putin ha attaccato l’Ucraina, perché è noto che il gas di un Paese «che fa la guerra» porta lo stigma del capo e «va boicottato». Mentre quello di un Paese che perseguita le minoranze religiose sarebbe puro come l’aria?
Nel frattempo, ieri il pontefice ha recitato il Santo Rosario per invocare il dono della pace: «Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova. È possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze», ha detto Leone. «La pace ce l’abbiamo tutti nei nostri cuori».






