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2022-07-05
«Viaggio a Kiev possibile. E anche a Mosca»
Papa Francesco (Ansa)
Qualcosa è cambiato. Se lo scorso 3 maggio, parlando con il Corriere della Sera, papa Francesco aveva detto che non c’erano le condizioni per recarsi a Kiev, né quelle per andare a Mosca, sebbene ritenesse che «prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin», ieri, nella lunga intervista concessa a Philip Pulella della Reuters, il Papa ha detto che «ora è possibile» andare in Ucraina.
«Dopo essere tornato dal Canada», in cui Francesco andrà dal 24 al 30 luglio prossimi, «è possibile che riesca ad andare in Ucraina». Con queste parole rilasciate ieri al vaticanista della agenzia britannica, che ha incontrato Francesco per circa 90 minuti sabato scorso, prende davvero forza la possibilità che il Papa viaggi a Kiev nel tentativo di dare segno della sua vicinanza alla martoriata popolazione aggredita dall’esercito russo. Ma Francesco, restando coerente sulla propria linea nei confronti della guerra, ha di nuovo ricordato anche alla Reuters che «prima volevo andare a Mosca», sebbene in questo caso le cose siano più complicate per organizzare il viaggio.
«(Con la Russia) c’è ancora quel dialogo molto aperto, molto cordiale, molto diplomatico nel senso positivo della parola, ma per il momento va bene, la porta è aperta». Su questa «porta aperta» si intravede, appunto, la linea che il Papa ha tenuto fin da subito, da quando il 25 febbraio attraversò ai piedi via della Conciliazione per andare a parlare all’ambasciatore russo in Vaticano. Per Francesco, la Russia è responsabile di una guerra, ha aggredito il popolo ucraino, ma è anche un interlocutore, è anche quella nazione a cui la Nato avrebbe «abbaiato alle porte di casa», per citare un’altra dichiarazione del Papa.
In un’altra intervista recentissima, concessa alla giornalista argentina Bernarda Llorente, della principale agenzia di stampa argentina, Télam, Francesco ha dichiarato che «ci può essere una guerra giusta, c’è il diritto di difendersi, ma il modo in cui il concetto viene usato oggi deve essere ripensato. Ho affermato che l’uso e il possesso di armi nucleari è immorale. Risolvere le cose con la guerra significa dire no alla capacità di dialogo, di dialogo costruttivo, che le persone hanno». Una dichiarazione, questa, che aiuta a comprendere la linea del Papa sulla guerra in Ucraina, quella per cui non si presta a fare il cappellano di nessuna parte in causa, ma pone l’attenzione verso la possibile escalation e la sofferenza dei popoli.
Con Pulella, sabato, il Papa ha detto la sua anche sulla recente, storica sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti che ha annullato quella del 1973, l’ormai famosa Roe v Wade, che aveva fatto entrare nell’alveo della Costituzione americana il diritto all’aborto. Francesco ha detto di rispettare la decisione, ma di non avere abbastanza informazioni per parlarne da un punto di vista giuridico, tuttavia il suo giudizio sulla pratica dell’aborto è chiaro e già più volte ribadito: «Chiedo: è legittimo, è giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema?». La risposta è nota: «È come affittare un sicario». A corollario, il Papa si è espresso sulla questione della comunione a quei politici sedicenti cattolici che sono a favore delle politiche per l’aborto, come nel caso della presidente della Camera americana, Nancy Pelosi, che proprio qualche giorno fa ha partecipato alla messa del Papa in San Pietro e ha ricevuto l’ostia, sebbene il suo vescovo, monsignor Salvatore Cordileone, a San Francisco, glielo avesse espressamente vietato proprio a causa del suo continuo sostegno alle politiche pro aborto. «Quando la Chiesa perde la sua natura pastorale, quando un vescovo perde la sua natura pastorale, crea un problema politico. Questo è tutto ciò che posso dire», ha detto il Papa, offrendo una risposta che, in un certo senso, suona come una smentita all’operato di Cordileone.
Ma il Papa con la Reuters ha messo i puntini sulle «i» anche a proposito della sua salute e della eventuale possibilità che arrivi a dimettersi come ha fatto Benedetto XVI. Per quanto riguarda l’ipotizzato cancro al colon, dove ha già subito un’operazione all’ospedale Gemelli di Roma, un anno fa, per rimuovere un problema di diverticolite, Francesco lo ha liquidato in modo secco con un diretto «pettegolezzi di corte». Per quanto concerne la situazione del ginocchio, che gli ha già impedito il viaggio in Africa che era in programma propri in questi giorni di luglio e lo costringe spesso a presentarsi in pubblico in carrozzina, Francesco ha ribadito che non ha intenzione di operarsi perché l’anestesia generale dell’intervento dello scorso anno aveva avuto effetti collaterali negativi. «Sto lentamente migliorando», ha detto.
Sulla questione delle sue dimissioni, ha affermato: «Quando vedrò che non ce la faccio, lo farò». Francesco ha parlato della decisione del predecessore di abbandonare il pontificato, sottolineando che «è stata una cosa buona per la Chiesa e per i Papi» e che lui resta un «grande esempio».
E ha voluto dire la sua anche sulle speculazioni innescate dalla sua visita a L’Aquila il prossimo 2 agosto, in occasione della festa della Perdonanza. La visita nella città abruzzese, dove è sepolto Celestino V, il papa che prima di Benedetto XVI si dimise dal papato nel 1294, ha innescato una serie di voci su una possibile prossima uscita di Francesco. «Tutte queste coincidenze hanno fatto pensare ad alcuni che la stessa liturgia sarebbe avvenuta. Ma non mi è mai passato per la testa. Per il momento no».
Il Cremlino ignora il «4 luglio» Usa e stringe i rapporti con il Venezuela
Crisi ucraina: la diplomazia è al lavoro per cercare di sbloccare la questione del grano. A tal proposito, la Turchia ha annunciato pieno sostegno al piano delle Nazioni unite. «Se il piano funziona, l’Ucraina sarà in grado di esportare il suo grano a livello internazionale», ha detto ieri il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.
Sul tema è intervenuto anche Boris Johnson. «I turchi sono assolutamente indispensabili per risolvere questo problema. Stanno facendo del loro meglio... Dipende dal fatto che i russi accettino di far uscire quel grano», ha dichiarato il premier britannico. «Dovremo sempre più cercare mezzi alternativi per spostare quel grano dall’Ucraina, se non possiamo usare la rotta marittima, se non puoi usare il Bosforo», ha aggiunto. Ankara ha inoltre fatto sapere che, dopo aver fermato una nave mercantile battente bandiera russa al largo della costa del Mar Nero, sta adesso cercando di chiarire se, come denunciato da Kiev, stesse trasportando frumento rubato.
Resta invece per il momento sospesa la situazione dell’exclave russa di Kaliningrad. «Stiamo aspettando che la situazione si risolva. Speriamo per il meglio ma, ovviamente, stiamo anche valutando varie soluzioni, nel caso dello scenario peggiore. Speriamo prevalga il buon senso», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Nel frattempo, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha annunciato ritorsioni per l’espulsione di 70 diplomatici russi dalla Bulgaria.
In tutto questo, è tornato a parlare il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. «Oggi veniamo criticati per essere l’unico Paese al mondo a sostenere la Russia nella sua lotta contro il nazismo. Sosteniamo e continueremo a sostenere la Russia», ha dichiarato. «L’ipotesi di un ingresso diretto in guerra della Bielorussia aumenterà proporzionatamente ai successi russi», ha affermato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. Il Regno Unito, dal canto suo, ha reso noto ieri che comminerà nuove sanzioni alla Bielorussia. «La nuova legislazione bloccherà il commercio di circa 60 milioni di sterline di merci con la Bielorussia per il suo ruolo nel sostenere l’invasione russa dell’Ucraina», ha affermato il governo britannico.
Frattanto il processo negoziale tra Kiev e Mosca resta fondamentalmente in stallo. «Cessate il fuoco. Ritiro delle truppe russe. Ritorno dei cittadini deportati. Estradizione dei criminali di guerra. Meccanismo di risarcimenti. Riconoscimento dei diritti sovrani dell’Ucraina. La controparte russa conosce bene le nostre condizioni. Il capo di Peskov non deve preoccuparsi, verrà il tempo e le registreremo sulla carta», ha dichiarato il capo negoziatore ucraino, Mykhailo Podolyak, rivolgendosi al portavoce del Cremlino. Si mantengono fredde anche le relazioni tra Washington e Mosca. Vladimir Putin si è rifiutato di inviare ieri a Joe Biden il telegramma di congratulazioni per il giorno dell’Indipendenza americana. «Quest’anno il telegramma di congratulazioni non verrà inviato», ha detto Peskov. «Quest’anno ha segnato il culmine di una politica ostile nei confronti del nostro Paese da parte degli Usa», ha aggiunto. Lavrov ha, frattanto, ricevuto l’omologo venezuelano Carlos Faria, per rafforzare la cooperazione tra Mosca e Caracas. Ulteriore esempio dei cortocircuiti geopolitici di Biden, che ha appena allentato le sanzioni americane sul Venezuela. Eppure era arcinoto che, oltre ad essere una dittatura, il regime di Nicolas Maduro è vicinissimo a Putin, alla Cina e all’Iran. Vontraddizioni che indeboliscono l’Occidente.
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In una lunga intervista concessa alla Reuters, papa Francesco ha aperto alla possibilità di una visita nei due Paesi belligeranti. E sulla sua salute chiarisce: «Se mi dimetterò come Benedetto XVI? Per adesso no. E non ho un tumore, sono pettegolezzi di corte».Il Cremlino ignora il «4 luglio» Usa e stringe i rapporti con il Venezuela. Trattative di pace a un punto morto. Nuove sanzioni del Regno Unito alla Bielorussia.Lo speciale comprende due articoli. Qualcosa è cambiato. Se lo scorso 3 maggio, parlando con il Corriere della Sera, papa Francesco aveva detto che non c’erano le condizioni per recarsi a Kiev, né quelle per andare a Mosca, sebbene ritenesse che «prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin», ieri, nella lunga intervista concessa a Philip Pulella della Reuters, il Papa ha detto che «ora è possibile» andare in Ucraina.«Dopo essere tornato dal Canada», in cui Francesco andrà dal 24 al 30 luglio prossimi, «è possibile che riesca ad andare in Ucraina». Con queste parole rilasciate ieri al vaticanista della agenzia britannica, che ha incontrato Francesco per circa 90 minuti sabato scorso, prende davvero forza la possibilità che il Papa viaggi a Kiev nel tentativo di dare segno della sua vicinanza alla martoriata popolazione aggredita dall’esercito russo. Ma Francesco, restando coerente sulla propria linea nei confronti della guerra, ha di nuovo ricordato anche alla Reuters che «prima volevo andare a Mosca», sebbene in questo caso le cose siano più complicate per organizzare il viaggio.«(Con la Russia) c’è ancora quel dialogo molto aperto, molto cordiale, molto diplomatico nel senso positivo della parola, ma per il momento va bene, la porta è aperta». Su questa «porta aperta» si intravede, appunto, la linea che il Papa ha tenuto fin da subito, da quando il 25 febbraio attraversò ai piedi via della Conciliazione per andare a parlare all’ambasciatore russo in Vaticano. Per Francesco, la Russia è responsabile di una guerra, ha aggredito il popolo ucraino, ma è anche un interlocutore, è anche quella nazione a cui la Nato avrebbe «abbaiato alle porte di casa», per citare un’altra dichiarazione del Papa.In un’altra intervista recentissima, concessa alla giornalista argentina Bernarda Llorente, della principale agenzia di stampa argentina, Télam, Francesco ha dichiarato che «ci può essere una guerra giusta, c’è il diritto di difendersi, ma il modo in cui il concetto viene usato oggi deve essere ripensato. Ho affermato che l’uso e il possesso di armi nucleari è immorale. Risolvere le cose con la guerra significa dire no alla capacità di dialogo, di dialogo costruttivo, che le persone hanno». Una dichiarazione, questa, che aiuta a comprendere la linea del Papa sulla guerra in Ucraina, quella per cui non si presta a fare il cappellano di nessuna parte in causa, ma pone l’attenzione verso la possibile escalation e la sofferenza dei popoli.Con Pulella, sabato, il Papa ha detto la sua anche sulla recente, storica sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti che ha annullato quella del 1973, l’ormai famosa Roe v Wade, che aveva fatto entrare nell’alveo della Costituzione americana il diritto all’aborto. Francesco ha detto di rispettare la decisione, ma di non avere abbastanza informazioni per parlarne da un punto di vista giuridico, tuttavia il suo giudizio sulla pratica dell’aborto è chiaro e già più volte ribadito: «Chiedo: è legittimo, è giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema?». La risposta è nota: «È come affittare un sicario». A corollario, il Papa si è espresso sulla questione della comunione a quei politici sedicenti cattolici che sono a favore delle politiche per l’aborto, come nel caso della presidente della Camera americana, Nancy Pelosi, che proprio qualche giorno fa ha partecipato alla messa del Papa in San Pietro e ha ricevuto l’ostia, sebbene il suo vescovo, monsignor Salvatore Cordileone, a San Francisco, glielo avesse espressamente vietato proprio a causa del suo continuo sostegno alle politiche pro aborto. «Quando la Chiesa perde la sua natura pastorale, quando un vescovo perde la sua natura pastorale, crea un problema politico. Questo è tutto ciò che posso dire», ha detto il Papa, offrendo una risposta che, in un certo senso, suona come una smentita all’operato di Cordileone.Ma il Papa con la Reuters ha messo i puntini sulle «i» anche a proposito della sua salute e della eventuale possibilità che arrivi a dimettersi come ha fatto Benedetto XVI. Per quanto riguarda l’ipotizzato cancro al colon, dove ha già subito un’operazione all’ospedale Gemelli di Roma, un anno fa, per rimuovere un problema di diverticolite, Francesco lo ha liquidato in modo secco con un diretto «pettegolezzi di corte». Per quanto concerne la situazione del ginocchio, che gli ha già impedito il viaggio in Africa che era in programma propri in questi giorni di luglio e lo costringe spesso a presentarsi in pubblico in carrozzina, Francesco ha ribadito che non ha intenzione di operarsi perché l’anestesia generale dell’intervento dello scorso anno aveva avuto effetti collaterali negativi. «Sto lentamente migliorando», ha detto.Sulla questione delle sue dimissioni, ha affermato: «Quando vedrò che non ce la faccio, lo farò». Francesco ha parlato della decisione del predecessore di abbandonare il pontificato, sottolineando che «è stata una cosa buona per la Chiesa e per i Papi» e che lui resta un «grande esempio».E ha voluto dire la sua anche sulle speculazioni innescate dalla sua visita a L’Aquila il prossimo 2 agosto, in occasione della festa della Perdonanza. La visita nella città abruzzese, dove è sepolto Celestino V, il papa che prima di Benedetto XVI si dimise dal papato nel 1294, ha innescato una serie di voci su una possibile prossima uscita di Francesco. «Tutte queste coincidenze hanno fatto pensare ad alcuni che la stessa liturgia sarebbe avvenuta. Ma non mi è mai passato per la testa. 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Dipende dal fatto che i russi accettino di far uscire quel grano», ha dichiarato il premier britannico. «Dovremo sempre più cercare mezzi alternativi per spostare quel grano dall’Ucraina, se non possiamo usare la rotta marittima, se non puoi usare il Bosforo», ha aggiunto. Ankara ha inoltre fatto sapere che, dopo aver fermato una nave mercantile battente bandiera russa al largo della costa del Mar Nero, sta adesso cercando di chiarire se, come denunciato da Kiev, stesse trasportando frumento rubato. Resta invece per il momento sospesa la situazione dell’exclave russa di Kaliningrad. «Stiamo aspettando che la situazione si risolva. Speriamo per il meglio ma, ovviamente, stiamo anche valutando varie soluzioni, nel caso dello scenario peggiore. Speriamo prevalga il buon senso», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Nel frattempo, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha annunciato ritorsioni per l’espulsione di 70 diplomatici russi dalla Bulgaria. In tutto questo, è tornato a parlare il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. «Oggi veniamo criticati per essere l’unico Paese al mondo a sostenere la Russia nella sua lotta contro il nazismo. Sosteniamo e continueremo a sostenere la Russia», ha dichiarato. «L’ipotesi di un ingresso diretto in guerra della Bielorussia aumenterà proporzionatamente ai successi russi», ha affermato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. Il Regno Unito, dal canto suo, ha reso noto ieri che comminerà nuove sanzioni alla Bielorussia. «La nuova legislazione bloccherà il commercio di circa 60 milioni di sterline di merci con la Bielorussia per il suo ruolo nel sostenere l’invasione russa dell’Ucraina», ha affermato il governo britannico. Frattanto il processo negoziale tra Kiev e Mosca resta fondamentalmente in stallo. «Cessate il fuoco. Ritiro delle truppe russe. Ritorno dei cittadini deportati. Estradizione dei criminali di guerra. Meccanismo di risarcimenti. Riconoscimento dei diritti sovrani dell’Ucraina. La controparte russa conosce bene le nostre condizioni. Il capo di Peskov non deve preoccuparsi, verrà il tempo e le registreremo sulla carta», ha dichiarato il capo negoziatore ucraino, Mykhailo Podolyak, rivolgendosi al portavoce del Cremlino. Si mantengono fredde anche le relazioni tra Washington e Mosca. Vladimir Putin si è rifiutato di inviare ieri a Joe Biden il telegramma di congratulazioni per il giorno dell’Indipendenza americana. «Quest’anno il telegramma di congratulazioni non verrà inviato», ha detto Peskov. «Quest’anno ha segnato il culmine di una politica ostile nei confronti del nostro Paese da parte degli Usa», ha aggiunto. Lavrov ha, frattanto, ricevuto l’omologo venezuelano Carlos Faria, per rafforzare la cooperazione tra Mosca e Caracas. Ulteriore esempio dei cortocircuiti geopolitici di Biden, che ha appena allentato le sanzioni americane sul Venezuela. Eppure era arcinoto che, oltre ad essere una dittatura, il regime di Nicolas Maduro è vicinissimo a Putin, alla Cina e all’Iran. Vontraddizioni che indeboliscono l’Occidente.
Sanae Takaichi e Giorgia Meloni a Tokyo (Ansa)
«Questa è la terza volta che io vengo in Giappone in tre anni che sono al governo e non è stato un caso, è stata una scelta». Lo ha detto il premier Giorgia Meloni in apertura del bilaterale con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi a Tokyo, sottolineando che dalla sua terza visita «Il messaggio è che crediamo molto in questa alleanza». «La prima volta che sono venuta qui – ricorda Meloni – abbiamo elevato i nostri rapporti a livello di partenariato strategico. La seconda volta che sono stata qui nell’ambito del G7 di Hiroshima abbiamo approfittato per discutere di un Piano di azione triennale 2024-2027 per darci degli obiettivi che fossero chiari, definiti e con delle scadenze temporali, che abbiamo rispettato». La sua terza visita in Giappone, aggiunge il premier, si tiene in occasione del «160esimo anniversario delle nostre relazioni bilaterali che racconta anche quanto siano profonde, durature e continuative le nostre relazioni».
I residenti di via Montello stanno monitorando la zona perché temono che «i rom» si possano vendicare. Ma il giorno dopo la rapina finita in tragedia, sul piano investigativo gli inquirenti stanno cercando prima di tutto di individuare l’altro rapinatore che assieme alla vittima ha fatto irruzione nella villa dove abitano Jonathan e i suoi genitori e si cerca anche l’altro componente della banda che faceva da «palo» in auto e che poi ha accompagnato e lasciato il trentasettenne in ospedale, scappando.
I carabinieri della compagnia locale e i colleghi del nucleo investigativo di Varese stanno passando al setaccio ogni zona della città, ma stanno cercando anche altrove dal momento che, da quanto è stato ricostruito, la vittima risiedeva in un campo rom di Torino. Le indagini proseguono e la Procura di Busto Arsizio è al lavoro per cercare di ricostruire l’esatta dinamica della rapina e stabilire le responsabilità del giovane proprietario di casa. Il pm Nadia Calcaterra ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima. Mentre i carabinieri stanno provando a ricostruire il percorso fatto dall’Audi, auto sulla quale si trovava la vittima con i due complici, grazie al supporto delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Al momento, la Procura ha aperto un fascicolo solo per «tentata rapina» perché per gli inquirenti, la versione dei fatti di Jonathan Maria Rivolta risulta «molto credibile» e il giovane avrebbe agito esclusivamente per «legittima difesa». Il padre del ragazzo e gli altri familiari lo ripetono in continuazione agli investigatori e ai giornalisti ribadendo che il trentatreenne ha agito «solo per difendersi».
In zona tutti conoscono questo giovane «brillante» con due lauree, una in Scienze della comunicazione e una in Economia, che mai pensava di poter vivere un incubo. Era al piano di sopra della sua villa, quando all’improvviso ha sentito dei rumori ed è sceso in cucina: lì ha sorpreso la vittima e l’altro complice a rubare, ma i due immediatamente - ha raccontato il proprietario - si sono fiondati su di lui aggredendolo e prendendolo a pugni. L’uomo ha avuto «paura di morire» e si è difeso prendendo un pugnale conservato nel kit di sopravvivenza da trekking che aveva lì nelle vicinanze e si è difeso. Il suo colpo ha ferito uno dei due ladri, che subito sono scappati. Poi, Massa è stato «scaricato» dai suoi complici in ospedale e lì i medici hanno provato a salvarlo, ma è deceduto. Intanto, Jonathan Maria Rivolta è rimasto pietrificato dalla paura nella sua casa, con l’angoscia che i rapinatori potessero tornare e uccidere i suoi genitori.
Mentre proseguono le indagini, i riflettori della politica sono nuovamente accesi sulla spinosa questione della legittima difesa. Il vicepremier Matteo Salvini , su Instagram, ha espresso «solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso». Anche Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, ha voluto far sentire la sua vicinanza al «trentatreenne che si è semplicemente difeso dall’assalto dei rapinatori rom che si sono introdotti nella sua abitazione e lo hanno malmenato. Come Regione Lombardia siamo disponibili, come già accaduto in passato, a pagare le spese legali dello sfortunato Rivolta se, come appare evidente e mi auguro, verrà riconosciuta la legittima difesa». L’assessore regionale spera che quanto accaduto possa non avere conseguenze ulteriori: «La difesa in casa propria è un atto legittimo e chi delinque deve sapere a cosa va incontro e quali possono essere le gravi conseguenze dei propri gesti violenti. Mi auguro che l’aggredito di Lonate Pozzolo non debba subire, come è già accaduto in passato ad altri nella sua stessa posizione, lunghi procedimenti penali tramutandosi da vittima a carnefice». La Russa ha auspicato «che la famiglia del criminale deceduto non adduca scuse sostenendo tesi innocentiste che giustifichino odiose ritorsioni. L’assalto al pronto soccorso dell’ospedale di Magenta, come loro abitudine, è già un segnale del loro sentirsi al di sopra della legge e padroni del mondo». L’assessore regionale ha rivolto un pensiero all’uomo deceduto: «Dispiace per la giovane vittima, figlio di un ambiente e di un clima sbagliato dove non esiste la legge e che non ha messo in preventivo le tragiche conseguenze che avrebbe potuto avere il suo gesto illegale e violento. Confido, e spero, che la magistratura faccia il proprio dovere secondo coscienza».
C’è molta preoccupazione per eventuali «ritorsioni o vendette dei rom». «Abbiamo paura anche di stare nella nostra casa», è stato il commento di alcuni abitanti di via Montello. E il dibattito politico torna ad accendersi pure sulla pericolosità dei campi rom, trasformati in ritrovi di «violenza e illegalità».
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