Vertice sulle bollette: più fondi ai bisognosi
Ansa
Incontro a Palazzo Chigi per mettere a punto il decreto di domani: si punta ad aumentare la soglia del bonus alle famiglie fragili fino a 20.000 euro di reddito. Resta il nodo imprese e coperture. Inattuabile la proposta Calenda di disaccoppiare i prezzi delle rinnovabili.

Aiutare le famiglie in modo più consistente ma senza mortificare le imprese. È questo l’obiettivo che si è dato il governo e che deve essere la stella polare del decreto bollette. In vista del Consiglio dei ministri di domani (potrebbe esserci anche una legge delega sul nucleare), i tecnici del Tesoro stanno cercando la quadratura del cerchio proprio nella logica di dare un segnale forte sul fronte delle categorie più deboli e più stressate dagli aumenti ma senza penalizzare il mondo dell’industria, in particolare le aziende energivore del manifatturiero che pur avendo usufruito per anni di una serie di agevolazioni scaricate sulle bollette, soffrono comunque i rincari. Una strategia da mettere in campo non dimenticando che il mercato energetico risente degli andamenti internazionali e, non da ultimo, dei segnali che arrivano da Bruxelles.

Il presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile economia di FdI, Marco Osnato, ha lasciato intendere come il governo intende muoversi: «ampliare la platea delle famiglie che possano usufruire del beneficio dello sconto in bollette, attualmente limitato a quelle con Isee inferiore a 9.530 euro per i nuclei con massimo tre figli a carico e fino a 20.000 per quelli più numerosi, ma anche non mortificare le imprese, che a prescindere dalla fiammata dai prezzi delle ultime settimane patiscono una bolletta energetica molto più cara rispetto al resto d’Europa, e questo fa perdere competitività».

Al Tesoro i tecnici stanno valutando di portare il tetto dell’Isee per accedere al bonus, a 20.000 euro (nella prima bozza era 15.000) e alzare la soglia per le famiglie numerose da 20.000 a 30.000 euro. Inoltre nel ventaglio delle ipotesi vi sarebbe anche l’allungamento della validità delle misure da 6 mesi come era stato ipotizzato nelle prime bozze del pacchetto energetico, a un anno. Sempre a favore delle persone in difficoltà, si agirebbe sull’Acquirente unico che acquisterebbe all’ingrosso sui mercati del giorno prima anziché sui mercati spot.

Tutto ciò naturalmente ha un costo superiore ai 2,5-3 miliardi messi in conto finora e si potrebbe arrivare anche a 4 miliardi. Una cifra importante per un bilancio pubblico risicato e che, come ha rimarcato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, in replica a chi dall’opposizione lamenta l’inerzia del governo, risente delle spese dissennate della precedente legislatura. «Se non avessimo avuto il Superbonus e 116 miliardi spesi dai 5 Stelle noi oggi potremmo dispiegare un azzeramento delle bollette per i prossimi 30 anni».

Dalle file dell’opposizione c’è chi quale il leader di Azione, Carlo Calenda, rilancia soluzioni tecnicamente inattuabili come il disaccoppiamento dei prezzi delle rinnovabili da quelli delle altre fonti di produzione. Ma è un sistema che l’Acer (l’associazione dei regolatori europei dell’energia) boccia da anni spiegando che è inefficace e indebolisce la concorrenza sui mercati.

La maggioranza intanto fa quadrato. «I ministri Pichetto e Giorgetti sono al lavoro. Mi auguro che si possa trovare la miglior soluzione per aiutare le famiglie e le imprese», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani e alla domanda sulla tempistica del decreto è stato possibilista: «Mi auguro che possa arrivare il prima possibile, vediamo, sono al lavoro». D’altronde l’equilibrismo del Tesoro non è solo di trovare le coperture per l’aumento degli aiuti alle famiglie ma anche di conciliare l’importante impegno economico con le prossime partite che non saranno meno onerose. In agenda ci sono la nuova rottamazione fortemente voluta dalla Lega, e il taglio dell’Irpef, che Forza Italia ha posto come un tema indiscutibile.

Da evitare anche di incagliarsi in autorizzazioni da chiedere a Bruxelles per misure che potrebbero configurarsi come aiuti di Stato.

Per i fondi si sta valutando di prorogare le concessioni elettriche che consentono di produrre energia con un costo tra i 20 e i 20 euro a megawattora. Invece di riassegnarle con una gara come è stato promesso a Bruxelles, si sta studiando di lasciare alle Regioni di concordare con i concessionari uscenti, una proposta economica.

Un altro intervento allo studio è di ridurre le differenze tra il prezzo del gas sul mercato di riferimento europeo (l’indice TTF della Borsa di Amsterdam) e quello sul mercato all’ingrosso italiano. La riduzione di solo 1 euro di questa differenza farebbe risparmiare nelle bollette almeno due euro. Risorse dovrebbero arrivare dalla restituzione degli extra profitti al Gse. Negli ultimi giorni, il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha inviato fatture ai proprietari di impianti fotovoltaici incentivati con il Conto Energia, imponendo la restituzione di extra profitti generati nel 2022. Su questo tema però si attende una pronuncia definitiva da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Per altri fondi si sta pensando di attingere alla Cassa per i servizi energetici e ambientali che si occupa della gestione e riscossione degli oneri e dei contributi presenti in bolletta.

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