Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 3 maggio con Camilla Conti
- Lo Stato dà un segnale necessario mentre il Brent torna a superare quota 100 dollari e Total sospende il 15% della produzione nel Golfo. Depositi strategici in tutta la Penisola, ma bisogna sbloccare Hormuz.
- Tra benzina e bollette, Confesercenti calcola una stangata da 14 miliardi di euro l’anno. E arriva pure il caro biglietti aerei. Vladimir Putin intanto incassa 150 milioni di dollari al giorno.
Lo speciale contiene due articoli
L’operazione di rilascio delle scorte strategiche di petrolio ha avuto sui prezzi l’effetto di un raggio di sole in una giornata di tempesta. Peccato che la tempesta prosegua e non se ne veda la fine, almeno a breve. Con la giornata di ieri i prezzi hanno ripreso a correre, con il Brent tornato sopra i 100 dollari al barile e il Wti americano sopra i 96 dollari.
Gli attacchi alle navi sono proseguiti ieri nel Golfo Persico, dove due petroliere ferme in un porto iracheno sono state colpite da razzi iraniani. Dal canto suo, la nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, si è fatta sentire in pubblico per la prima volta, dicendo esplicitamente che «la leva per bloccare lo Stretto di Hormuz deve essere assolutamente utilizzata». Il comandante della Marina militare iraniana del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha raccolto l’invito poco dopo su X: «Infliggeremo i colpi più duri al nemico aggressore mantenendo la strategia di tenere chiuso lo Stretto di Hormuz». La compagnia Total ieri ha annunciato di avere sospeso il 15% della produzione nei suoi impianti nel Golfo.
In questo contesto, Donald Trump con un post sul social Truth ha detto: «Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi. Ma, di ben più grande interesse e importanza per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l’Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e, in effetti, il mondo. Non permetterò mai che ciò accada».
Intanto però a Washington si sussurra che la Casa Bianca abbia consigliato alle compagnie petrolifere e alle società di trasporto marittimo statunitensi di prepararsi alla possibile sospensione temporanea del Jones act, la legge che regola il trasporto marittimo interno negli Stati Uniti. Secondo questa vecchia legge, il trasporto di merci tra due porti degli Stati Uniti può essere effettuato solo da navi interamente statunitensi (costruzione, proprietà, bandiera ed equipaggio). La sospensione permetterebbe anche a navi straniere di trasportare carburante tra porti americani, per facilitare la distribuzione interna di energia.
Il segretario all’Energia americano, Chris Wright, ieri ha detto che gli Usa non sono pronti a scortare le navi al passaggio nello Stretto di Hormuz. «Accadrà relativamente presto, ma non può accadere ora. Semplicemente non siamo pronti», ha detto Wright in un’intervista. Lo stesso segretario due giorni fa aveva pubblicato un post su X affermando che la Marina americana era pronta a scortare le petroliere, ma poi ha rimosso il post stesso, generando sconcerto.
Il maxi rilascio delle scorte petrolifere deciso dall’Iea intanto è stato sopravanzato dagli avvenimenti, anche se in parte contribuisce a prendere un po’ di tempo. Il Dipartimento per l’energia americano ha fatto sapere che Washington metterà sul mercato 172 milioni di barili in un periodo di quattro mesi, il che significa circa 1,45 milioni di barili al giorno in media, a fronte di un deficit complessivo tra i 12 e i 14 milioni di barili.
Anche l’Italia farà la sua parte. Ieri il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) ha comunicato che il nostro Paese metterà in circolo l’11,42% delle sue scorte strategiche. Il sistema di stoccaggio strategico italiano è coordinato dal Mase, che affida le operazioni all’Acquirente unico, il quale funge da Organismo centrale di stoccaggio italiano (Ocsit). A norma di legge, il sistema italiano di scorte petrolifere di sicurezza ammonta complessivamente a quasi 12 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (oltre 87 milioni di barili), pari a 90 giorni di importazioni.
Tale riserva è costituita da due responsabilità distinte. La prima è quella statale, gestita direttamente dall’Ocsit, che regolarmente indice gare per il mantenimento delle scorte, ed è pari a 2,208 milioni di tonnellate (circa 16 milioni di barili di petrolio equivalente) di prodotti già raffinati e pronti all’uso, come benzina, gasolio, carburante per aerei e olio combustibile.
La seconda parte è quella degli operatori privati obbligati, che ammonta a circa 9,6 milioni di tonnellate di prodotti, stoccate sul territorio nazionale o anche entro l’Unione europea (pari a circa 71 milioni di barili).
Il totale di scorte rilasciato dall’Italia sarà dunque pari a 9,96 milioni di barili di prodotti pronti al consumo, che hanno l’effetto più immediato di calmiere sui prezzi, poiché non richiedono lavorazioni ulteriori.
Il Mase non ha chiarito in quanto tempo i quantitativi saranno immessi sul mercato. Essendo il consumo del nostro Paese pari a circa 1,2 milioni di barili al giorno, con un periodo di rilascio di 60 giorni, ad esempio, le riserve strategiche fornirebbero circa il 14% dei consumi totali giornalieri.
Le località in cui l’Ocsit mantiene le scorte strategiche rispettano alcuni principi di distribuzione, con punti nevralgici in Sardegna e Sicilia, in Puglia e a Napoli per il Sud. A Gaeta vi è il maggiore deposito di gasolio (oltre 397.000 tonnellate) mentre a Volpiano vi è il maggiore stoccaggio di benzina (oltre 130.000 tonnellate). Depositi anche in Centro Italia e con maggiore densità al Nord, con Piemonte, Liguria e Lombardia ad avere le maggiori quantità.
Il rilascio delle scorte strategiche aiuta a comprare tempo, ma senza lo sblocco dello Stretto di Hormuz il conto si farà sempre più salato.
Mentre noi piangiamo, Mosca ride
È proprio un bollettino di guerra quello dei rincari. Le quotazioni di Wti e Brent chiudono la seduta con un rally di oltre il 10% sfondando la quota psicologica dei 100 dollari al barile. Quelle dei carburanti corrono a ruota. I principali operatori stanno adeguando i listini: tra questi c’è Eni, che pur restando mediamente la compagnia meno cara ha ritoccato verso l’alto i prezzi consigliati. Secondo le rilevazioni diffuse da Staffetta Quotidiana, nella media nazionale in modalità self service la benzina ha superato quota 1,81 euro al litro, il livello più alto dal marzo 2025. Il gasolio è arrivato invece a circa 2,03 euro al litro, tornando sui massimi dall’estate del 2022. Con questi numeri è destinato a cambiare rapidamente il budget familiare.
Secondo una stima di Confesercenti, i rincari di carburanti ed energia seguiti all’esplosione del conflitto in Iran potrebbero tradursi in una stangata complessiva da circa 14 miliardi di euro all’anno. In assenza di interventi correttivi, gli italiani arriverebbero a spendere 6,9 miliardi in più per i carburanti e altri 7,1 miliardi per le bollette energetiche. L’aumento cancellerebbe di fatto gli effetti positivi del cosiddetto decreto Bollette e colpirebbe due voci di spesa difficilmente comprimibili. Il peso complessivo di carburanti ed energia sul bilancio delle famiglie passerebbe così dal 7,4%, registrato nel 2025, all’8,4% nel 2026, riducendo la capacità di spesa e sottraendo risorse ai consumi e agli investimenti. Per lo Stato, invece, prezzi più alti significano anche maggiori entrate fiscali. Le stime indicano un aumento dell’Iva incassata pari a circa 1,9 miliardi: 1,2 miliardi deriverebbero dai carburanti e circa 700 milioni dalle bollette energetiche.
Anche per le imprese la situazione è sempre più pesante. I rincari dell’energia elettrica potrebbero tradursi in costi aggiuntivi significativi: oltre 1.200 euro l’anno per un ristorante con consumi medi, circa 770 euro per un albergo e più di 3.000 euro per un supermercato. A questi si aggiungono gli aumenti del gas, con ulteriori centinaia di euro di spesa annua.
Il governo osserva l’evoluzione della crisi e prepara possibili misure di sostegno. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato in Parlamento che l’esecutivo «sta lavorando a interventi di compensazione per le famiglie a reddito più basso e a strumenti per contenere i costi delle aziende di autotrasporto». Secondo il ministro, nonostante i rincari, l’aumento dei prezzi alla pompa in Italia resta al momento inferiore rispetto a quello registrato in altri grandi Paesi europei. Intanto le tensioni energetiche si stanno riflettendo anche su altri settori dell’economia. L’edilizia, tramite Ance Lombardia, segnala forti aumenti nei materiali da costruzione, con rincari che in alcuni casi vengono giudicati ingiustificati: nelle ultime settimane il prezzo del bitume è salito del 56% e quello del gasolio industriale di quasi il 30%.
Gli effetti arrivano anche nel trasporto aereo. Il gruppo Air France-Klm ha annunciato un aumento delle tariffe sui voli a lungo raggio per compensare il forte rincaro del cherosene. Per i biglietti in classe economica l’aumento medio sarà di circa 50 euro, seguendo la stessa strada già intrapresa da diverse compagnie internazionali.
In questo scenario c’è chi ride: Vladimir Putin. Secondo le stime riportate dal Financial Times, la Russia starebbe incassando circa 150 milioni di dollari in più al giorno dalle esportazioni di petrolio da quando sono esplose le ostilità in Iran.
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Contraerea israeliana (Getty)
Lo Stato ebraico diffonde un video, risalente al 28 febbraio, di Gerusalemme colpita in piena Città vecchia. Interdetti tutti i siti di culto. Altri raid di Teheran nel Golfo. Intercettati ieri dagli Emirati 10 missili e 26 droni.
Mentre la nuova guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha promesso che sarà vendicato «il sangue dei martiri», Israele ha confermato la scelta di chiudere i luoghi di culto. Il ministero degli Esteri israeliano, per spiegare i motivi della sospensione della «preghiera in tutti i luoghi sacri» e per far fronte alle proteste dei Paesi islamici visto il Ramadan in corso, ha pubblicato su X un video risalente al 28 febbraio che mostra l’impatto dei missili iraniani lanciati sulla Spianata delle Moschee.
Il filmato è accompagnato da una dichiarazione che illustra la posizione israeliana: «Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme. Uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro Occidentale, dalla moschea di Al-Aqsa e dalla chiesa del Santo Sepolcro». E la priorità è proteggere «le vite umane e la sicurezza dei fedeli».
Oltre ai siti religiosi, la rappresaglia di Teheran, a detta dell’esercito iraniano, ha preso ieri di mira «le basi aeree di Palmachim e Ovda» e «il quartiere generale dello Shin Bet», ovvero l’agenzia per la sicurezza interna di Israele.
E man mano che proseguono gli attacchi si rafforza anche il sodalizio bellico tra Hezbollah e il regime iraniano. Nella notte di mercoledì, i pasdaran hanno annunciato di aver avviato poche ore prima contro Israele «un’operazione congiunta e integrata» con missili e droni insieme al gruppo terroristico libanese. A confermarlo è stato anche il portavoce dell’esercito israeliano, Nadav Shoshani: «Hezbollah ha programmato un attacco simultaneo con l’Iran lanciando razzi e droni contro città e comunità in tutto Israele». Nel raid, nello stesso momento, Hezbollah ha lanciato «200 razzi e circa 20 droni», mentre Teheran «ha lanciato missili balistici». L’attacco è diventato «il più grande bombardamento di Hezbollah» dall’inizio degli scontri, bersagliando il Nord del Paese per almeno cinque ore.
In diverse dichiarazioni, i terroristi, che si dicono pronti «a una guerra lunga», hanno comunicato di aver colpito, a Nord della città di Safed, il quartier generale del Comando settentrionale dell’esercito israeliano e la base militare di Ein Zeitim, mentre nel Nord-Est di Haifa hanno preso di mira gli insediamenti di Kiryat Shmona e Nahariya, la base di Misgav e la compagnia militare Yodivat. Hanno aggiunto che i missili sono piombati anche sulle basi di Amiad e di Samson. Peraltro, il capo dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, si è scusato pubblicamente con la popolazione per non aver comunicato in anticipo il raid di Hezbollah nella notte: «Ieri sera (mercoledì sera, ndr), si è diffusa nell’opinione pubblica una sensazione di mancanza di chiarezza riguardo alle linee guida difensive. Se c’è stato un errore, e il mio punto di partenza è che c’è stato, io, come capo di stato maggiore sono responsabile di tutto». Anche se i vettori nemici sono stati intercettati, sono stati segnalati alcuni impatti, con le sirene che sono scattate più volte in diverse città, tra cui Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa, Eilat.
E nonostante Mojtaba Khamenei abbia dichiarato che Teheran continua a «credere nella necessità dell’amicizia con i suoi vicini», proseguono a tappeto gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo. Negli Emirati Arabi Uniti sono stati intercettati 10 missili e 26 droni. E un velivolo senza pilota ha colpito un edificio nel quartiere Creek Harbour di Dubai, scatenando un incendio. Il regime si è giustificato sostenendo che è stata bersagliata «una delle torri di Dubai che fungeva da nascondiglio per i soldati americani». Altre esplosioni sono state sentite sempre nel centro della città emiratina, mentre le forze iraniane hanno comunicato di aver colpito «il luogo di raduno delle forze americane sulla Sheikh Zayed Road», sempre negli Emirati Arabi Uniti. Tra l’altro, il governo australiano ha ordinato a tutti i diplomatici «non essenziali» di lasciare il Paese. Dopo la fuga dei turisti, anche i i grandi gruppi finanziari e le maggiori società europee e americane hanno già chiuso i loro uffici negli Emirati. Il Qatar ha reso noto di aver intercettato un missile, mentre l’Oman ha abbattuto un drone. Proseguendo la lista dei Paesi attaccati, pure l’Arabia Saudita non è stata immune: «Un drone nemico è stato abbattuto mentre tentava di avvicinarsi al quartiere delle ambasciate» ha affermato il ministero della Difesa. Sempre Riad ha intercettato tre droni diretti al giacimento petrolifero di Shaybah. In Bahrein, dove le sirene sono suonate più volte, è scoppiato un incendio dopo che sono stati presi di mira i serbatoi di carburante in una struttura di Muharraq. Il ministero dell’Interno ha chiesto ai connazionali e ai residenti di chiudere le finestre delle proprie abitazioni. In Kuwait, il governo ha reso noto che le forze di difesa aeree hanno intercettato diversi missili balistici diretti nel Sud del Paese, dove si contano due feriti. I droni di Teheran hanno poi colpito l’aeroporto internazionale. E in via precauzionale, il ministero dell’Interno del Kuwait ha vietato raduni e matrimoni durante l’Eid Al Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan.
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Enrica Bonaccorti (Ansa)
Enrica Bonaccorti è morta a 76 anni di tumore. Nota soprattutto per la conduzione di «Non è la Rai» e «Pronto, chi gioca?», sperimentò anche nel teatro e nel cinema.
La cosa più interessante di Enrica Bonaccorti, scomparsa oggi nella sua città d’adozione, Roma, è la biografia, in particolare la storia professionale. È un dato, questo, condiviso con tanti protagonisti - maggiori e minori - del mondo dello spettacolo italiano della seconda metà del Novecento, la cui carriera, proprio come quella di Enrica, risulta quasi sempre ricca di cambi di direzione, imprese insospettabili, passaggi repentini dal puro intrattenimento all’attività intellettuale.
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
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Dai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 ai mercati globali: l’Ia affianca atleti e tifosi e spinge un settore che passerà da 1,22 miliardi di dollari nel 2025 a 5,01 miliardi nel 2034 (+310%). Dalla prevenzione degli infortuni allo storytelling automatico, ecco come gli algoritmi stanno cambiando le regole del gioco.
Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
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